Drowned in Sound [10-01-2018]

Mark Stoermer è probabilmente meglio conosciuto come bassista dei Killers, senza ombra di dubbio l’esportazione musicale di Las Vegas di più successo. Nell’estate del 2016, durante la registrazione del quinto album dei Killers, Wonderful Wonderful, Stoermer ha annunciato che si sarebbe preso una pausa dai concerti per il prossimo futuro, così da focalizzarsi su altri progetti. Uno di questi è stato Filthy Apes and Lions, il suo terzo album solista e secondo nell’arco di dodici mesi. Pubblicato a Novembre dell’anno scorso, Filthy Apes and Lions potrebbe essere descritto come una sorta di album concettuale, immerso nell’ambiguità con riferimenti che possono essere facilmente ricondotti alla situazione degli Stati Uniti sotto l’attuale amministrazione di Donald Trump. Desideroso di scoprire di più sulla sua ultima avventura solista oltre a scoprire le ultime novità sul futuro dei Killers, DiS ha parlato con l’affabile Stoermer e ha scoperto che in realtà ha iniziato suonando la chitarra nel quartetto di Las Vegas…

Le recensioni per Filthy Apes and Lions sono state unanimemente positive. Te lo aspettavi?

È stato bello avere un riscontro positivo dalle persone che lo hanno ascoltato. Non mi aspettavo niente quindi sono piacevolmente sorpreso.

‘Beautiful Deformities’ è stato pubblicato come singolo alla fine del 2016. Il processo di scrittura per l’album è iniziato intorno allo stesso periodo?

Più o meno. Avevo appena finito e pubblicato il mio secondo album, Dark Arts, e stavo pensando di far uscire ‘Blood and Guts’ come singolo per Halloween. Poi ‘Blood and Guts’ mi ha ispirato a scrivere un’altra canzone stile opera rock, e quindi in quel periodo è nata ‘Beautiful Deformities’. Da essa è arrivato un altro momento di scrittura compulsiva, che mi ha permesso di scrivere il nuovo album abbastanza velocemente, in più c’è una cover. Ho finito Filthy Apes and Lions in pochi mesi e avrei potuto pubblicarlo a Febbraio o Marzo 2017. Ma la parte ingegneristica ha richiesto più tempo perché ho usato lo stesso ingegnere del suono che usiamo con i Killers (Robert Root). Ecco perché ho posticipato la pubblicazione a dopo quella dell’album dei Killers; ma allo stesso tempo non volevo aspettare il nuovo anno, perché a quel punto sarebbe già stato materiale vecchio.

Cosa ti ha ispirato a coverizzare ‘Dwarfish Trumpet Blues’ di Marc Bolan, particolarmente considerando il fatto che non è una delle sue canzoni più conosciute?

I Tyrannosaurus Rex sono sempre stati una grande fonte di gemme nascoste per me. Sono cresciuto come fan dei T-Rex ma in America non si trovavano i primi album a meno di comprarli online. Così ho scoperto quella canzone l’anno scorso e mi è venuta l’idea di farne una cover, senza volerla necessariamente includere nell’album. Poi, quando abbiamo finito Filthy Apes and Lions, ho pensato che il testo di ‘Dwarfish Trumpet Blues’ calzasse a pennello con il resto dell’album. È una sorta di mondo fantastico da sogno surrealista, e quindi ho pensato che si sarebbe amalgamato perfettamente nel mondo che stavo creando e aveva un senso includerla. Mi piace anche come negli anni ’60 la maggior parte degli artisti pubblicasse cover – non credo ci sia niente di male a reinterpretare canzoni e inserirle nei propri album. Per la maggior parte il materiale è originale ma non penso debba esserlo per forza tutto.

Sono d’accordo. E poi potrebbe anche portare qualcuno a scoprire quei primi album dei T-Rex di cui non sono a conoscenza. Ascoltando sia Filthy Apes and Lions sia il suo predecessore, Dark Arts, si sente un sound fine anni ’60. Quel periodo musicale è stato un’influenza importante sulle sonorità dei due album?

Sì. Credo che sia un’altra ragione del perché ho incluso ‘Dwarfish Trumpet Blues’. E poi, come succede per molte di quelle canzoni dei Tyrannosaurus Rex, l’originale sembra quasi una demo. C’erano solo Marc Bolan, una chitarra e qualche bongo. Non c’è mai stata una vera e propria interpretazione registrata di quella canzone, quindi è stato bello poterlo fare. L’influenza degli anni ’60 deriva dalla musica che ho ascoltato crescendo. Sono sempre stato un fan dei Beatles, The Kinks, e The Who di metà decade, quindi forse questo spiega perché senti delle sonorità di quel periodo.

Ho dei gusti molto diversi e ascolto tutti i tipi di musica. Ho iniziato a scrivere di più alla chitarra. In realtà ho iniziato come chitarrista quando mi sono unito ai Killers; io e Dave (Keuning) eravamo entrambi chitarristi. Mi conosceva perché suonavo in altre band, ma suonavo anche il basso e così Dave mi ha chiesto di provare qualcosa e sono diventato il bassista poco tempo dopo. Ma all’inizio si parlava di avere due chitarristi nei Killers. E così ho messo da parte la chitarra per un po’; non completamente, ma non l’ho usata come mezzo per scrivere. Quando ho iniziato il mio lavoro solista l’ho ripresa in mano e il materiale che ne usciva era molto simile a quello che ascoltavo come adolescente.

C’è stato del materiale dei tuoi album solisti creato originariamente come canzone dei Killers?

No. Sono due cose completamente separate. Per molte delle mie canzoni inizio scrivendo il testo e poi prendo in mano la chitarra. Mentre con i Killers di solito ho una linea di basso o una progressione di note e l’arrangiamento su cui lavoriamo io e Brandon (Flowers) deriva da quelle. Passiamo la maggior parte del tempo arrangiando melodie e testi finché non ne esce qualcosa. A volte facciamo una jam session prendendo dei riff di base. Le canzoni che scrivo per me tendono a basarsi su idee di testo, quindi non le presento mai ai Killers perché non abbiamo mai seguito questa strada, e non voglio rompere un equilibrio che dura da quindici anni.

Filthy Apes and Lions sembra quasi un album concettuale. C’è stato un tema di base durante il processo di scrittura? Ad esempio, il video in claymation per la canzone che intitola l’album è quasi un film horror ambientato in un mondo fantastico. È stato influenzato dall’entrata in carica di Trump e, di conseguenza, la salita al potere della destra in America?

Da un certo punto di vista sì. Stavo scrivendo l’album durante il periodo elettorale, quindi molte di quelle canzoni sono state realizzate prima della vittoria di Trump. In realtà abbiamo fatto il video ‘Beautiful Deformities’ il giorno in cui Trump ha vinto. È stato più una riflessione su quello che stava succedendo nel mondo in quel periodo, quindi non è stato intenzionalmente su Trump, ma si riesce in qualche modo a percepirlo. Allo stesso tempo stavo sperimentando con un metodo di scrittura basata sul surrealismo e sul subconscio – alcuni testi sono quasi come una ninna nanna ma allo stesso tempo cercano di creare immagini di parole con una trama letterale. Penso che molto di quello che ne è risultato rifletta quello che stava succedendo nel mondo e come mi sentivo io; un po’ in stato di ansia ma allo stesso tempo un po’ spensierato. Quasi una sorta di escapismo. Analizzando meglio ci sono dei temi di fondo nell’album anche se non intenzionali. Non è mai stata mia intenzione scrivere un album concettuale ma se penso a una canzone come ‘Mica Rae’, ad esempio, che è un anagramma di America, e parla del lato oscuro del sogno americano, in realtà l’ho scritta prima che Trump fosse eletto, pur avendo dei paralleli con quello che è successo da allora. C’è anche una canzone intitolata ‘The Perennial Legend Of Dr. Mabuse’, basata sul personaggio creato da Fritz Lang. Anche in quella c’è qualcosa che rispecchia quello che sta succedendo adesso. Menziono l’FBI e questo personaggio apocalittico che si impossessa del mondo, una cosa che rispecchia l’ansia che provavo lavorando su quest’album. Ho cercato di stare in equilibrio tra toccare questi argomenti seri e allo stesso tempo essere molto teatrale e spensierato.

La frase che risalta di più per me è “All I wanted was to live forever” (“Tutto ciò che volevo era vivere per sempre”, ndt.) da ‘Nosferatu Blues’. Era il messaggio principale che l’album vuole dare?

‘Nosferatu Blues’ si riferisce alla mia infanzia e alla mia ossessione con Halloween e i vampiri. Quindi la frase “All I wanted was to live forever” fa parte di questa ossessione, un riferimento all’immortalità dei vampiri. Credo possa aprirsi a interpretazioni, ma l’ispirazione per la canzone è quella. I versi fanno riferimento ai travestimenti per Halloween.

Lee Hardcastle ha fatto un video in claymation per la canzone che intitola l’album. Come è stato coinvolto nel progetto?

Ho scoperto i suoi lavori quando ero alla ricerca di registi che lavoravano con la claymation. Sono sempre stato attratto da quel tipo di arte. Crescendo amavo i video e i film in claymation e ho sempre voluto far parte di uno. Mi piace quanto i suoi video siano taglienti ma divertenti allo stesso tempo. Ha lo stesso umorismo nero che ho io, così ci siamo confrontati sull’idea del video, che poi in sintesi parla di animali che si impadroniscono del mondo, rappresentato dallo zoo. È stato Lee a pensare all’idea dello scienziato pazzo, come una specie Dottor Moreau che incontra L’Esercito delle Dodici Scimmie. Ha preso parte del testo come ispirazione e poi abbiamo parlato di quello che volevo io. Poi da lì abbiamo sviluppato il tutto e sono molto contento del risultato finale. Mi piace collaborare con qualcuno che capisce le mie idee e poi le sviluppa al meglio. Credo che Lee abbia capito quello che volevo ottenere, anche se non era quello che avevo in mente all’inizio.

Hai lavorato con David Hopkins e Robert Root per Filthy Apes and Lions, dopo averci lavorato assieme per Dark Arts (e nel caso di Robert, anche per gli ultimi tre album dei Killers). Cosa hanno portato al processo di registrazione? Pensi che lavorerai ancora con loro in futuro?

Robert Root è un bravissimo ingegnere che acquista sempre più esperienza man mano che gli anni passano. Lavorare con un ingegnere può essere un’esperienza molto personale e mi sento a mio agio con lui. Innanzitutto non ci si deve sentire in imbarazzo a cantare in acustico di fronte a loro. David Hopkins è il motivo principale per cui ho lavorato al secondo album. Il modo in cui suona la tastiera è eccezionale ed è un bravissimo autore di testi. Occasionalmente è anche co-autore ma per la maggior parte si occupa dell’arrangiamento degli archi. Anche quando sono al lavoro su un album solista e non con la band, mi piace avere qualcuno con cui scambiare idee ed è questo il ruolo che David ha avuto negli ultimi due album. Infatti, io e Robert stiamo lavorando adesso all’album di David. Volevo produrlo ma mi sono ritrovato a suonarci il basso quindi sembra che diventerò più un produttore esecutivo. Verrà pubblicato con la mia piccola etichetta discografica a Marzo.

Pensi che farai un quarto album solista?

Non so. Mi trovo in una situazione strana in cui vedo questi tre album come una trilogia. Non significa che non farò mai più altra musica. Voglio esplorare diversi stili musicali e magari anche mettere assieme un progetto di qualche tipo in futuro. Adesso non sto scrivendo ma mi vedo comunque a continuare a comporre musica per sempre. Mi piacerebbe focalizzarmi in pubblicazioni minori, anche se la maggior parte delle persone non compra più dischi. È una situazione difficile perché ormai tutti ascoltano musica in streaming, ma mi piace l’idea di pubblicazioni minori, ma a cadenza più ravvicinata. Magari pubblicare un paio di singoli e un EP sotto progetti con nome diverso? Vedremo.

Hai menzionato la tua etichetta. Ci sono altre pubblicazioni in cantina nel prossimo futuro oltre alla tua musica?

No. Non al momento. Facciamo una cosa alla volta. La prossima pubblicazione sarà l’album di David Hopkins poi pensavo di pubblicare qualche altro artista. Ho in mente un paio di persone ma prima vediamo come va l’album di David. La mia etichetta è veramente piccola. Facciamo quello che possiamo, quindi preferisco occuparmi di una pubblicazione alla volta per ora.

Ti sei preso una pausa dal suonare con i Killers per il tour di Wonderful Wonderful. Andrai in tour con il tuo album solista?

Al momento non ne sono sicuro. Avevo qualche concerto in programma ma ho dovuto cancellare tutto per i problemi alla schiena. Ho fatto qualche concerto per il secondo album e sono andati bene. Dovrei prima mettere assieme una band per fare giustizia a queste canzoni dal vivo, e richiederebbe tantissime prove. Idealmente servirebbero cinque o sei persone sul palco, che, realisticamente potrebbero essere difficili da gestire, quindi ho provato a considerare la possibilità di fare una cosa più semplice. Se riesco a trovare un metodo che funzioni allora potrei seguire quella strada, ma ci sono talmente tanti strati nelle canzoni che non voglio ritrovarmi a suonare su basi varie, dato che alcuni strumenti come gli archi e i fiati, sono essenziali. Quindi sono combattuto su quello che potrei fare. Queste canzoni devono essere suonate dal vivo ma, per fare in modo che tutto funzioni a dovere, sarebbe necessaria una pianificazione logistica importante, soprattutto se non possiamo suonare concerti grandi. Non so davvero come e dove si potrebbe suonare, ma è una cosa che ho comunque a mente.

Stai lavorando a materiale nuovo dei Killers al momento?

No. So che Brandon sta scrivendo qualcosa. Robert Root è andato da lui per fare qualche demo. Ha traslocato di recente in Utah mentre il resto di noi vive ancora a Las Vegas. Non ho lavorato a nuovo materiale Killers dalla pubblicazione di Wonderful Wonderful, che è stata solo tre mesi fa. Il piano per il futuro è che mi concentrerò sulla scrittura quindi vedremo cosa succederà. Quando il momento arriverà lavoreremo ad un altro album – forse fra un anno o giù di lì. Per quanto riguarda il tour, invece, vedremo come andrà. Sicuramente non suonerò a nessun concerto in questo tour.

Ti manca qualcosa dei tour? L’interazione con il pubblico, ad esempio?

Ci sono delle cose che mi mancano, come l’interazione con il pubblico, ma per la maggior parte credo fosse arrivato il momento di fermarmi. L’ho fatto per un motivo. Sono grato per tutto quello che sono riuscito a fare grazie ai Killers. Ho ottenuto così tanto grazie alla band, ma allo stesso tempo era il momento giusto per prendermi una pausa per diversi motivi. Quindi in generale non mi manca, ancora. Mettiamola così.

I Killers hanno ottenuto successo in Regno Unito, ancor prima che negli Stati Uniti. Senti ancora una certa affinità con i vostri fan britannici più che in altre parti del mondo?

Sicuramente. Gli Stati Uniti non hanno voluto avere niente a che fare con noi nel 2003. Non saremmo arrivati da nessuna parte se non fosse stato per il Regno Unito, le cose sono partite là molto prima che negli Stati Uniti. La nostra carriera è partita da lì e continua ancora oggi, quindi non dimenticherò mai come siamo stati accolti. Durante i primi due album eravamo lì almeno una volta mese. È diventata quasi una seconda casa. Forse mi sbaglio ma credo che abbiamo fatto almeno 40 viaggi in Regno Unito. Ho anche pensato a trasferirmi lì per un po’. Ho molti amici lì e, quanto alla nostra carriera, dobbiamo tutto al Regno Unito.

Che consigli daresti alle nuove band che iniziano ora?

È difficile. È sempre stato difficile cercare di farcela nel campo della musica, quindi siate fedeli a voi stessi e fate ciò per cui siete entusiasti. Se entusiasma voi si spera possa essere così anche per gli altri. E poi non pensate troppo al dover adattarvi a quello che va di moda adesso. Credo davvero che, se fate musica con un gruppo di persone che sono altrettanto entusiaste di quello che state facendo, ci sia sicuramente qualcuno là fuori che vi seguirà. Magari non lo troverete subito ma, se quello che fate è genuino, prima o poi vi troveranno e vi aiuteranno ad arrivare in cima.

Fonte // Drowned in Sound

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