Independent.ie [20-05-2018]

Brandon Flowers, il frontman di Killers, parla della paternità, le sue connessioni con l’Irlanda e il consiglio di Bono

All’apice del successo iniziale dei Killers, attorno alla pubblicazione del secondo album, Sam’s Town, Review ha intervistato Brandon Flowers a Brighton. La band aveva suonato un concerto elettrizzante la sera prima, ma il mattino seguente il frontman era silenzioso. Il contrasto tra l’appassionato performer che aveva 10,000 persone sul palmo della mano e il timido mormone che faceva fatica a chiacchierare nella sciatta stanza di hotel, non poteva essere più grande.

Oggi è dall’altra parte del ricevitore, e parla allegramente della vita in tour e ciò che richiede essere padre di tre giovani figli. Fa una figura molto diversa e c’è da darsi un pizzicotto per riuscire a credere che una persona possa essere così rilassata mentre fa quattro chiacchiere con un giornalista dall’altra parte del mondo, giusto un paio di ore prima di salire sul palco a Perth, nell’Australia Occidentale.

“Ci è voluto molto tempo [per diventare un frontman esperto],” dice, in quello che a queste orecchie sembra un accento del Sud. “Non è una cosa che mi è venuta in modo totalmente naturale. Sono ovviamente uno studente, e una spugna e un ladro e sono sempre stato attratto da grandi frontman come molte altre persone. Ho preso quello che avevano da offrire e l’ho incanalato attraverso la mia strana vita a Las Vegas, ed è così che sono diventato quello che sono.”

Dice di aver avuto un’illuminazione a metà dei vent’anni, dopo la pubblicazione di Hot Fuss, il sorprendente debutto electro-rock dei Killers. “Mi sono innamorato di persone come Bruce Springsteen, che mi ha mostrato un nuovo percorso, una nuova strada che potevo prendere. È stato importante per me capire che condivido delle cose con lui, e mi sono innamorato del suo modo di fare e della musica che parlava a me e alla mia vita – e non riguarda assolutamente la dissolutezza. È quasi del tutto ‘pulito’, se capisci cosa intendo. Si è accesa una luce per me – è così che sono anche io.

“Mi sono innamorato della musica a 12-13 anni, ascoltando roba come i Cars e i New Order e David Bowie, ed è stato strano che sia successo di nuovo quando di anni ne avevo ormai 25.”

Dice che l’esempio di Springsteen lo ha aiutato a gestire le richieste dell’essere genitore e allo stesso tempo essere a capo di una band famosa nel mondo. “Sono stato fortunato. Ci sono le fondamenta gettate dai miei genitori – sono partito con il piede giusto. Ma all’inizio, quando ho iniziato a fare musica, non sapevo cosa significasse essere un buon cantante rock’n’roll o una pop star, e gli unici esempi che avevo erano queste persone mitizzate o idolatrate che spesso hanno condotto vite che non favorivano l’avere allo stesso tempo una famiglia sana. Ma adesso so che posso fare parte di una band ed essere un padre e non prendere la strada della dissolutezza. E Bruce mi ha illuminato questa strada.”

Flowers ha preso come esempio altri rocker ammodo, incluso Bono, che lo ha aiutato a scegliere il titolo della canzone di chiusura dell’ultimo album, Wonderful Wonderful. “Ho mandato un’email a Bono con oggetto ‘Have All the Songs Been Written?’ Mi ha detto che pensava sarebbe stato un bel titolo. Ma è una cosa a cui ho pensato mentre scrivevo le canzoni di quest’album e a cui ancora penso. Si possono ancora scrivere grandi canzoni?

“Ci sono ormai 60 o 70 anni di grandi canzoni, cos’altro c’è da dire? È una cosa con cui lotti ogni volta che entri in uno studio di registrazione. E, ovviamente, ci sono ancora grandi canzoni da scrivere. Dobbiamo solo lasciarci ispirare da tutte quelle del passato – caspita, ne ho scritte un paio anche io stesso!”

Wonderful Wonderful ha attratto in generale delle buone recensioni ed è largamente considerato come l’album più personale della band ad oggi. Flowers dice di essere stato ispirato dai momenti difficili della sua vita e dalle sfide che ha affrontato Tana, sua moglie da 13 anni, quando ha sofferto di una depressione talmente grave nel 2015 dall’averla portata a pensare di togliersi la vita.

“C’è una canzone nell’album, ‘Rut’, di cui sono molto orgoglioso e scriverla mi ha aiutato a diventare più compassionevole e avere più empatia nei confronti di mia moglie,” dice. “Abbiamo condiviso dei momenti molto intimi quando stavo lavorando a quella canzone, perché ho controllato che le piacesse ogni frase che scrivevo e le facevo confermare le modifiche. Puoi connetterti alla persona che ami con le canzoni di altre persone, ma non mi sarei mai aspettato che sarebbe successo con una delle mie.”

Un’altra canzone, ‘Tyson vs Douglas’, fa riferimento al rapporto che aveva con suo padre ed è centrata ai tempi del famoso incontro di box del 1990, quando Flowers aveva 8 anni.

“Sì, fa riferimento a mio padre, ma anche a me e ai miei figli e quello che significo per loro. Ad un certo punto della loro vita capiranno che non sono infallibile, come è successo a me con mio padre, ma voglio tentare di aggrapparmi a questa innocenza del rapporto padre-figlio quanto più a lungo possibile. Voglio essere un padre migliore e stare con loro, capisci.”

Flowers dice che il tour mondiale sta andando bene, ma ammette che c’è voluto del tempo per abituarsi a suonare senza i membri originali della band, Dave Keuning e Mark Stoermer. Entrambi si sono presi una pausa dai concerti – Keuning per passare del tempo con la sua famiglia e Stoermer per tornare all’università – anche se Flowers sottolinea che sono ancora membri a tutti gli effetti.

“Alla fine del tour di Battle Born abbiamo fatto un mese in Asia senza Mark, quindi ci siamo in qualche modo preparati a come sarebbe stato. E poi abbiamo dovuto fare lo stesso con Dave per un po’.” Ride, conscio che tutto questo possa sembrare il disfacimento della band, ma rimarca che non è il caso.

“Non è preoccupante per me come potresti pensare,” dice. “Il mio lavoro è cantare. Sto cercando di focalizzarmi sulle cose che mi sono più familiari piuttosto che soffermarmi su quelle che non lo sono.”

Dato che sta chiacchierando con un giornalista irlandese, è entusiasta di parlare del rapporto che la band ha con il dublinese Garret ‘Jacknife’ Lee, il produttore dell’album. Avendo lavorato con gruppi come R.E.M. e U2, Lee è molto ricercato. “È una persona davvero musicale ed è creativo ed era entusiasta quanto noi dell’album,” Flowers dice entusiasta.

“Quando una persona è così e ha questa energia contagiosa, non puoi fare a meno che volerne far parte. È ancora così. È quasi come se fosse entrato a far parte della band – che penso sia quello che un produttore dovrebbe fare. Abbiamo lavorato molto a casa sua nel Topanga Canyon (California) e a Las Vegas, e sono molto contento del risultato.”

Finora Flowers ha pubblicato due album solisti e cinque con i Killers, ma cosa riserva il futuro? “In programma c’è il sesto album dei Killers, ma cavoli, amo il mio ultimo album solista! Lo abbiamo portato in tour solo per qualche mese e poi…” La sua voce si affievolisce. È stato allora che ha dovuto abbandonare il tour per occuparsi di sua moglie. “No, in programma c’è un altro album dei Killers e dobbiamo capire come far funzionare la situazione [per Stoermer e Keuning].

“Mark si sente in tutto il nuovo album – alcune delle sue linee e progressioni di basso più belle sono in questo album e riesce a portare una cupezza alla nostra musica che non esisterebbe altrimenti.”

Per ora, Flowers è felice di essere in tour, e mostrare a palazzetti strapieni com’è un frontman esperto. “Sto davvero iniziando a crederci adesso,” dice, “che sono nato per stare sul palco.”

Fonte // Independent.ie

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