Stereogum [25-09-2012]

La settimana scorsa è stato pubblicato Battle Born, il quarto album dei Killers. Tutti coloro che sono interessati ai Killers avranno già ascoltato l’album e deciso se rispetta i canoni di grandezza da stadio della band. (Si, li rispetta). Quando ho parlato con il frontman Brandon Flowers e il chitarrista Dave Keuning, mancavano ancora due mesi alla pubblicazione di Battle Born e la band era ancora impantanata in quello che era apparentemente un processo piuttosto faticoso di mixaggio e anticipazione. È un testamento all’abilità compositiva e alla forza visiva della band il fatto che Battle Born — un album che ha incluso il lavoro di niente popo’ di meno che cinque mega produttori (Brendan O’Brien, Steve Lillywhite, Daniel Lanois, Stuart Price, ed Damien Taylor) — convernga comunque in qualcosa di coeso (anche se apertamente Springsteeniano). Durante tutta la durata della nostra conversazione, sono stato colpito da quanto Flowers e Keuning siano stati onesti riguardo le difficoltà di fare l’album e le loro enormi ambizioni. Potete dire che ci sono momenti in Battle Born — come in tutti gli album dei Killers — in cui la band oltrepassa ciò che alla loro portata, ma questo aspetto ha sempre fatto parte del loro fascino. Brandon Flowers non può farne a meno. Vuole davvero scrivere quel tipo di grandi e disordinate canzoni rock che si radicano nella consapevolezza cuturale (e nella radio di rock classico, se ancora esistesse) da qui all’eternità. E chi siamo noi per biasimarlo di provarci?

Stereogum: Da quando Day & Age è stato pubblicato nel 2008, ognuno di voi ha avuto il tempo di starsene per i fatti suoi, fare album solisti, lavorare ad altri progetti, etc.. Ero curioso di sapere il ruolo di queste esperienze — oltre ad avere una pausa dai Killers — nella creazione di Battle Born.

Flowers: Quando ci troviamo assieme abbiamo sempre gli stessi obiettivi, e le stesse aspirazioni. Vogliamo fare il nostro meglio. Si basa tutto su questo. Non ci sediamo e mettiamo a pensare a quanto tempo di pausa abbiamo avuto e cosa gli altri hanno fatto. Quando ci ritroviamo assieme l’obiettivo è sempre lo stesso.

Keuning: L’unica differenza è che ci sarebbe potuto essere un album tra Hot Fuss e Battle Born che invece non c’è, solo perchè stavamo facendo altro.

Stereogum: Il modo in cui lavorate come band è cambiato radicalmente rispetto a quando avete iniziato?

Flowers: No. (ride)

Keuning: Siamo fortunati, perché non abbiamo un modo specifico per lavorare. A volte portiamo un’idea con un piano ben preciso, altre volte succede per sbaglio. Ma cerchiamo anche di creare queste coincidenze. Siamo aperti ad entrambe le soluzioni.

Stereogum: Funziona sempre così? Vi ritrovate assieme portando quello che avete e partite da lì?

Keuning: Si, o suoniamo un po’ a caso per vedere quello che succede.

Stereogum: Com’è andato il processo di creazione per questo album? Avete registrato a casa?

Flowers: Si, una parte. Abbiamo anche registrato a Nashville e Los Angeles per brevi periodi. Abbiamo lavorato con diversi produttori, quindi eravamo un po’ dappertutto. Abbiamo collaborato con Daniel Lanois, una cosa che non avevamo mai fatto prima con nessuno.

Stereogum: Com’è stato Lanois?

Flowers È andata bene. Lui ha un approccio piuttosto spirituale. ` bello fare una cosa così familiare per noi ma in un modo così diverso.

Stereogum: È fantastico. Quella con lui è stata una delle mie interviste preferite perché aveva miliardi di bellissime storie da raccontare sulle diverse persone con cui aveva lavorato. Com’è stato lavorare con così tanti produttori diversi per un album? È stata una decisione conscia che avete preso dall’inizio?

Flowers: No. Senza voler offendere nessuno dei produttori (ride), ma l’idea era di sceglierne uno, ma nel momento in cui siamo arrivati a questa scelta abbiamo cominciato a chiedere ad uno ad uno a quelli che avevamo in lista e ovviamente tutti stavano facendo altro. Così lavoravamo con uno per un paio di settimane, con un altro per un mese qui. Abbiamo fatto lavorare assieme Steve Lillywhite e Damian Taylor.

Stereogum: Com’è andata? Sono andati d’accordo?

Flowers: (ride) Non proprio.

Stereogum: Sono sempre affascinato dal ruolo che hanno i produttori nel lavoro delle band. Può diventare un lavoro così informe, dipendentemente dal produttore e dalla band in questione. Si possono trasformare in sostenitori o in sergenti istruttori dipendentemente dai bisogni della band, quindi immagino che sia stato interessante metterne due assieme.

Keuning: È stato un esperimento per noi, credo. Lo abbiamo pensato come un esperimento.

Flowers: Mi piace l’idea di un gruppo, ma bisogna avere il gruppo giusto che crei le giuste dinamiche al suo interno. E ci stiamo ancora lavorando.

Stereogum: Quali erano le differenza tra produttori? Li avete lasciati prendere le redini della situazione?

Flowers: Queste cinque persone erano tutte così diverse.

Keuning: Lo sono davvero. È stato davvero interessante.

Flowers: Beh, Brendan O’Brien è una persona davvero dotata, sente — la canzone — e vedi che la interna e la porta nella direzione giusta. Non so mai bene cosa cerchi in una canzone, ma capisce subito qualcosa e noi lo seguiamo. Succede tutto molto in fretta. Steve Lillywhite è un po’ più libero e giovanile – incredibilmente giovanile – e quindi è divertente stare in studio con lui. Lanois è più una sorta di mago e porta questa specie di incantesimo magico che non ho mai visto prima. Non ho mai visto nessuno così amante della musica; è una specie di zingaro, capisci cosa intendo? Va da una cosa all’altra ma si basa tutto sulla musica. E poi non ci sono TV a casa sua. E pensavamo che Stuart Price e Damien Taylor avessero uno stile simile, ma anche loro due erano diversi fra loro. È stato un mix di persone davvero affascinante, e tutti che lavoravano assieme verso lo stesso misterioso obiettivo.

Keuning: Lanois suonava improvvisando senza click tracks. Credo che abbiamo fatto quattro demo senza click tracks. Per metà del tempo non avevo idea di quello che stavo suonando. Seguivo dove mi portava l’ispirazione. Ma si, lui è stato forse il più diverso per noi dal punto di vista del processo creativo. Stuart e Damien sono bravi ad aggiungere cose.

Flowers: Seguono la nuova scuola. Mixano successivamente e usano molto i computer. La maggior parte delle volte non avevo la più pallida idea di quello che stavano facendo — sono sempre che scrivono al computer. È una cosa che mi frustra ed entrambi lo sanno. Posso capire i produttori della vecchia scuola che usano i comandi del mixer; è una cosa fisica e vedi il risultato mentre viene creato. Lo puoi sentire e vedere. Vedi le dita che muovono i livelli. Ma questo nuovo modo di mixaggio — sono così veloci, e vedi tutte queste immagini sullo schermo — è una sensazione completamente diversa. Quindi in pratica abbiamo lavorato in tutti i modi possibili per questo album. Abbiamo percorso qualsiasi via.

Stereogum: Ci si può immaginare che coinvolgendo così tanto produttori il risultato potrebbe essere un album un po’ schizofrenico. Invece sembra molto coeso, molto da Killers. È stato difficile mantenere questa visione per un album con così tante persone a metterci le mani?

Flowers: È stato difficile per noi.

Stereogum: Anche nelle circostanze più ideali è difficile fare un album. Essere in grado di registrare e mixare qualcosa che suoni esattamente come uno si aspettava è quasi impossibile anche per le band più determinate. Paragonandola all’esperienza dei primi tre album, direste che questa è stata la più difficile?

Flowers: Per me si, senza dubbio.

Keuning: Si lo è. Considerando quanto ci abbiamo messo e quante canzoni abbiamo buttato via o cambiato completamente, è sicuramente la più difficile.

Stereogum: Capisco il desiderio di fare l’album più perfetto possibile. Si può sempre cambiare il modo in cui le canzoni vengono suonate dal vivo se uno vuole, ma l’album è un documento che esisterà per sempre.

Keuning: Mi ricordo di aver chiesto a Flood di commentare una canzone di Violator dei Depeche Mode, di cui lui si era occupato. Mi disse che non riusciva ad ascoltare quell’album perché c’era un suono — il modo in cui un piatto suonava o roba simile — che gli rovinava l’ascolto. Quando lo ascolta oggi riesce solo a sentire quel suono. Credo che vogliamo semplicemente evitare questa situazione il più possibile. Voglio essere in grado di ascoltare i nostri album e non provare quella sensazione di rimpianto per non aver fatto le cose in modo diverso.

Flowers: Vogliamo solo che tutti siano relativamente felici del prodotto finale.

Stereogum: Non vedete l’ora di andare di nuovo in tour?

Flowers: Si. Abbiamo dei fan fantastici, e abbiamo queste grandi canzoni ma non credo che le persone le abbiano ancora capite. Sento che solo adesso si riesca a capire che siamo dei sopravvissuti e che abbiamo raggiunto quello che volevamo. Ma più di questo abbiamo delle canzoni di cui sono orgoglioso. A volte mi sembra come se stessi cantando al karaoke — come se fossi sul palco a cantare e all’improvviso capissi che, wow, queste sono delle grandi canzoni e sono mie canzoni, le nostre canzoni. Quindi è un divertimento – capisci, suoniamo 18 canzoni e 13 di queste sono, per me, una cosa fantastica da cantare, le altre sono quelle nuove con cui sto ancora familiarizzando. Sto capendo adesso che è una bella situazione in cui trovarsi, e mi sto divertendo molto.

Keuning: Non che non mi piaccia registrare canzoni per un album e la loro forma più naturale ma penso sempre al passo successivo, cioè al suonarle dal vivo. È forse la cosa che preferisco di più dell’essere in una band — mostrarle al pubblico — perché è una gratificazione immediata. Vedi il pubblico che le apprezza, mentre in studio non vedo questa reazione.

Stereogum: Non avete chiaramente abbandonato il vostro amore nel comporre queste mini storie epiche. “Runaways” rispetta questa tradizione del raccontare una storia personale in modo molto panoramico.

Flowers: Ad alcune persone non piace — vogliono che le storie siano più vaghe. Ma, si, quella in particolare è piuttosto chiara. Non c’è molto spazio per l’interpretazione. Eppure ci sono ancora persone che mi chiedono il significato e io penso, mi state prendendo in giro? Non voglio essere supponente, ma mi viene davvero da pensare, l’avete ascoltata? Il significato è piuttosto ovvio.

Stereogum: Credo che sia una mossa piuttosto coraggiosa scrivere queste storie così sfacciate e chiare — senza nascondersi dietro ambiguità. Anche se è bello quando si crea qualcosa di così ambiguo da costringere le persone ad interpretarlo come vogliono, la tradizione delle storie da raccontare a cui voi fate riferimento resiste ancora. Mi piace.

Flowers: Quando sei vago, e usi il giusto linguaggio, il risultato può essere più figo. Quindi è sicuramente una direzione che molti prendono. È una scelta più sicura. Sei in qualche modo più a tuo agio quando sai che le cose sono molto ambigue. Quando invece scrivi qualcosa di letterale metti tutto te stesso nelle canzoni — e io lo faccio un po’ di volte in questo album. Ci ho provato.

Stereogum: Cos’è che ti attrae di quel tipo di canzoni?

Flowers: Siamo tutti cresciuti ascoltando molta music brit, ma crescendo abbiamo iniziato ad ascoltare cose più americane, ed è in quel momento, credo, che queste influenze hanno iniziato ad insinuarsi in noi. Ma è tutto un esperimento. Metti tutte queste influenze in pentola e poi cerchi di tirarne fuori il meglio.

Stereogum: È ovvio che molte persone amano i vostri album e siete una band di successo. Eppure, ho la sensazione che abbiate ricevuto un sacco di critiche perché cercate di scrivere queste grandiose canzoni pop in un periodo in cui questa era considerata una mossa da sfigati.

Keuning: Credo che già dall’inizio è stata una cosa che non ci siamo preoccupati di provare. Abbiamo sempre pensato, perchè non dovremmo essere ambiziosi e provare a scrivere le canzoni migliori e grandiose che possiamo?

Flowers: Non pensavamo ci fosse niente di male finché non abbiamo letto certi articoli. Qualcosa nel tempo è cambiata. Non credo sia sempre stato inaccettabile cercare di scrivere canzoni grandi e ambiziose.

Keuning: Qualcuno deve pur provarci no? Non tutti possiamo essere le band super fighe del momento che stanno a fissarsi le scarpe.

Flowers: Credo che una delle ragioni principali sia la nostra provenienza, e quindi non venire da Los Angeles o New York. Non abbiamo quella pressione. Se fossi una band [a New York], sarei terrorizzato a morte di suonare una canzone come “Runaways” in un bar. Non avevamo questo pubblico così altezzoso a Las Vegas. C’erano persone che avrebbero voluto essere così, ma non troppe.

Stereogum: Posso capirlo. Vivendo in Kansas, molti miei amici facevano parte di una band – molte delle quali hanno avuto successo – e sono riuscite a trovare il loro sound in modo naturale e sicuro. Non costava molto vivere lì, per cui potevi andare avanti lavorando part-time e suonando molti concerti. Non credo sia giusto generalizzare tutte le band di New York o Los Angeles, ma posso immaginare che le band che cercando di imporsi lì devono scontrarsi con diversi di tipi di pressione. Se lavori con un sound molto classic-rock alla Springsteen, potrebbe non essere facile ottenere un concerto al Glasslands con le strane band elettroniche.

Keuning: Qui a New York, se vuoi fare una canzone rock normale deve essere qualcosa di speciale o le persone cominceranno a dire: “Roba ordinaria; già stata fatta”. Credo che a New York o a Brooklyn devi essere strano o non sei figo abbastanza. Ma nel Midwest non ti trovi a dover competere con molte altre band e sei solo felice di fare canzoni e cercare di costruire qualcosa su queste basi. Lavori sul tuo modo di comporre e diventi migliore anni dopo, invece di cercare di essere solo strano. Non che ci sia nulla di male in questo, ma non è quello che facciamo noi.

Stereogum: Beh, ci vuole sicuramente una certa abilità nello scrivere canzoni pop melodiche che catturano l’attenzione e che sembra siano state fatte apposta per le radio o per essere cantate a squarciagola in macchina. Lo fate davvero bene.

Flowers: Siamo stati davvero fortunati e dobbiamo solo continuare a lavorare su questa strada. Non si può prestare troppa attenzione alle critiche negative.

Stereogum: Come tutte le band che hanno successo vi trovate all’improvviso a poter scegliere fra tutte queste opzioni — persone che vogliono lavorare per voi, etc. — ma dovete anche avere a che fare con i crescenti problemi di questa entità che all’improvviso coinvolge tutte queste persone. Il successo a volte include certi problemi difficili da gestire. E stato faticoso per voi?

Flowers: Credo che siamo rimasti uguali a come eravamo all’inizio. Quando scriviamo canzoni lo facciamo con i concerti in mente. Credo che ci siano molti momenti “dal vivo” in questo album, che renderà divertente suonare quelle canzoni. Questa è una cosa a cui non prestavamo molta attenzione all’inizio.

Stereogum: Sembra che sia stata una battaglia, ma anche una cosa molto entusiasmante.

Flowers: Siamo entusiasti. È solo che questa volta ci ha fatto un po’ impazzire.

Fonte // Stereogum

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