NME [14-07-2015]

“Entra!” urla Ronnie Vannucci Jr da dietro il finestrino oscurato del suo furgoncino della Ford, il tipo di veicolo di solito usato dai serial killer e dagli dei del rock. Ronnie mi è venuto a prendere all’aeroporto della Contea di Sonoma nella California del nord. Si tratta di una regione rinomata per i suoi sofisticati vini, ma dato che l’aeroporto prende il nome dal fumettista americano Charles M Schulz, è anche decorato con figure di Snoopy a grandezza naturale. Il contrasto calza a pennello con il batterista dei Killers. Non si può non notarlo nella cittadina rurale in cui ha casa e che paragona a Hill Valley, l’ambientazione inventata di Ritorno al Futuro. Le parole POWER STROKE decorano la fiancata del suo mostruoso veicolo, che ha anche i fanali blu. “Raggi laser!” dice scherzando.

Mentre accelera attraverso silenziosi vigneti ascoltando gli Stynx, vecchia band rock di Chicago, e ‘Bron-Y-Aur Stomp’ dei Led Zeppelin, bevendo un tè verde al gelsomino e indossando una psichedelica camicia a maniche corte di Hunter S Thompson, Ronnie sa benissimo della sua ridicolaggine rockettara. “Mi ritrovo ormai in questo universo superficiale che va di pari passo con la mia strana vita di ogni giorni,” dice. “Un diagramma di Venn di finto rock’n’roll bilanciato da una vita vera in una cittadina americana.”

Conosce tutti in questa cittadina, ma non ha mai ricercato la fama. Dice che i Killers hanno smesso di calpestare i red carpet con Sam’s Town nel 2006. L’unico segno del suo coinvolgimento in una delle band rock più importanti che si trova a casa sua – un tempo una casa di riposo per sole donne – è un numero 2 incorniciato, proveniente dal set del video di uno dei primi successi, ‘All These Things That I’ve Done’. “Non si intona con la mia personalità avere dischi d’oro appesi ovunque per dire, ‘Oh sono così bravo!’ Che cosa ne otterrei? Indossare un mantello dentro casa?’”

A parte un recente concerto con i Killers nel Delaware, Ronnie ha messo da parte le sue bacchette per un po’ ed è tornato alla chitarra/voce. I Big Talk, il suo progetto parallelo, sono quello di cui si occupa quando Brandon Flowers vuole prendere e fare un disco solista, ed è per questo che ogni album di Brandon è seguito a breve giro da uno dei Big Talk. La band è lo sbocco più grande e ridicolo per quell’elemento della sua personalità che vuole costantemente fare sempre di più. “Ho messo assieme una band con tre membri dei Tenacious D come sezione ritmica, ed io e il mio mio amico Taylor [Milne] ci siamo trasformati in Jack [Black] e Kyle [Gass].” Ha sorprendentemente chiamato l’imminente secondo album ‘Straight In, No Kissin”. Davvero. Dal punto di vista del sound, si ispira ai Replacements e qualsiasi altra ispirazione punk è uscita durante le prove live nel suo studio nel seminterrato alle 3 della mattina, grazie all’aiuto di vino e whiskey. Inizia con la frase, “Vannucci better hold that line”. “Chi inizia un album con il proprio nome? Che pezzo di merda!

L’ultima volta che abbiamo parlato aveva detto che il primo album dei Big Talk era “una merda”. “L’ho detto davvero?” chiede, a voce alta, mentre arriva sul vialetto di casa. “Lo ritratto. Cambialo con ‘merda a metà’.” Ronnie si auto biasima per il suo ruolo di cantante/chitarrista, nonostante abbia quasi quaranta chitarre nel seminterrato. “Lo so, è il peggiore,” interviene John Spiker dal sedile posteriore. John è il bassista dei Big Talk; Ronnie lo ha incontrato un anno fa, e poi lo ha invitato a vivere a casa sua.

“Se vedi mio papà nudo dalle parti della piscina, per favore ignoralo,” dice Ronnie. “Abbiamo fatto una festa a base di pizza ieri sera. La situazione è degenerata.” Attorno al tavolo della cucina, la moglie di Ronnie da 20 anni sta preparando della granola mentre sua mamma e suo papà giocano con Archie, il cane. Scendiamo nel “dojo”/studio adornato con “tutto quello che serve per fare un disco”, inclusa la marca di whisky preferita da Al Capone. Ronnie lo versa in tre bicchieri. È mezzogiorno, dopo tutto, e abbiamo già avuto modo di apprezzare il suo sidro di pera, imbottigliato e venduto in un fienile vicino. Una sessione di assaggio vino sostituisce il tè del pomeriggio e viene promessa una margarita per cena. “Te la farai addosso da quanto è buona,” dice sorridendo. “Il piano è di riportarti in aeroporto in una sedia a rotelle.

La canzone di apertura, ‘Hold That Line’, parla di essere una buona persona nel mondo del rock. Che cosa vuoi insegnare agli altri?
Ronnie: “Innanzitutto, chi dice che sono una buona persona? È soggettivo. Si tratta solo di non avere degli standard troppo bassi. Non sono determinato a cercare di cambiare il mondo.”

Sembri piuttosto politico nella canzone ‘La Rue D’Awakening’…
Ronnie: “Beh, compravo il giornale ogni giorno e basavo le canzoni su qualcosa di cui si parlava nelle prime tre pagine. C’erano un sacco di brutte situazioni. Mi hanno fatto arrabbiare. Amo le persone. Ma non posso credere a quando siano stupide. La psicologia del genere umano mi perplime.”

Che cosa ti ha sconvolto nello specifico?
Ronnie: “Le persone che sparano alle persone! Le scuole dovrebbero insegnare più scienza. Le persone dovrebbero essere più gentili. Ma non sono ossessionato dalla pace.”

Cosa ne pensi della legalizzazione dei matrimoni gay?
Ronnie: “Ne sono entusiasta. Ovviamente! Ma ci sono dei pezzi di merda che la rifiutano. La gente deve mettere giù il telefono e prendere in mano un libro. Cinque minuti al giorno e rimarresti sconvolta da quanto impari.”

Allora che stai leggendo in questo momento?
Ronnie: “Dice la persona che si sta lamentando… Beh, ho appena finito ‘Zealot’ [di Reza Aslan], una versione storica di questo tipo che si chiama Gesù Cristo. La teologia mi affascina. Alle persone piace bruciare altre persone in gabbia a causa degli dei. Wow! Non siamo migliorati molto. Mi piacciono gli audiolibri. La gente pensa che quando sono sul palco con i Killers nei miei auricolari io ascolti il suono della batteria. No. Sto ascoltando Stephen King. E Stephen Haw-king. Giusto per imparare qualcosa.”

Sei mai stato tentato di andare in TV o recitare in un film?
Ronnie: “Ho già provato per alcuni film. Ovviamente non mi hanno preso. Ottenere la parte ha molto a che vedere con il tuo aspetto fisico.”

Cosa c’era di male con il tuo?
Ronnie: “È quello che mi chiedo anch’io!”

Volevano che ti tagliassi la barba? Sarebbe un motivo per farti rinunciare?
Ronnie: “Oh no! Se mi chiedi di radermi vado su adesso a farlo. La mia pelle è sensibile, OK? In realtà mi è stato chiesto di fare delle robe stucchevoli.”

Una romcom stile Ryan Reynolds?
Ronnie: “Magari! Sono stato invitato a fare la parte di un batterista vampiro che scopava qualsiasi cosa si muovesse.”

E hai rifiutato?
Ronnie: “Beh, non si tratta proprio di recitare, no? La mia vita è già così.

Ronnie ha ereditato il senso dell’umorismo da suo papà. “Sono entusiasta della felicità. Mi piace vivere istintivamente.” Gli chiedo quand’è stata l’ultima volta che si è spinto troppo oltre con una battuta. “Abbiamo appena approvato la copertina dell’album…” Ronnie tira fuori il telefono e mi mostra una illustrazione psichedelica dei cinque membri dei Big Talk, tutti poco vestiti e in drag. La sua amica illustratrice ha disegnato a caso un ritratto di ogni membro, accompagnato da una loro versione femminile. Non era pensato per l’album, ma in vero stile Ronnie, la circostanze hanno portato in un’altra direzione.

“Alcune settimane dopo, Bruce Jenner è diventato Caitlyn Jenner sulla copertina di Vanity Fair e ho pensato, ‘Che meravigliosa idea! Dovremmo fare queste versioni femminili di noi stessi per la copertina!’ Ho chiesto solo di avere grandi tette e una scottatura. Di farmi carina.” Sembra che Ronnie possa indossare un tanga. “È un tanga? È più una benda per occhi, che mostra un bel po’ di chiappe.” Ti piace essere a contatto con la tua parte femminile? “Mi piace il mio cazzo. Ma sarei una ragazza piuttosto carina.” Ronnie si interrompe. È un messaggio da Brandon. “Gli ho appena inviato la copertina! Ha risposto dalle Hawaii, ‘Amico, è davvero figa. Sono un po’ geloso.’ Haha! Ho fatto ingelosire Brandon.”

Parlate spesso tu e Brandon?
Ronnie: “C’è un’ammirazione reciproca tra di noi. Beh, o almeno io lo ammiro!”

Sei un fan di ‘The Desired Effect’?
Ronnie: “Si! Mi ci è voluto un attimo per abituarmi alla produzione ma non ho niente di negativo da dire.”

Preferiresti che Brandon tenesse le sue canzoni migliori per i Killers?
Ronnie: “Certo. Anche alcune idee del mio album sarebbero dovute essere in ‘Battle Born’, ma amen. ‘The Desired Effect’ è stato proposto sotto forma di demo, ma non sono piaciuti agli altri della band.”

Gli umori si infiammano?
Ronnie: “Certo! [Ronnie simula una piccola sceneggiatura alzandosi e urlando] ‘Dai! Questo è il miglior cazzo di lavoro al mondo! Cosa state facendo lì seduti! Alzatevi! Andiamo a conquistare il mondo!'”

Come reagiscono Mark e Dave?
Ronnie: “Mi dicono di darmi una calmata. Bisogna rispettare tutti, Non voglio creare un casino itinerante.”

Hai mai lanciato un piatto (della batteria, ndt.)?
Ronnie: “Hahaha. No. Lascio bollire dentro e mi autoesaspero. Non ci sono state ferite. Solo strumenti feriti.”

Brandon fluttua tra il dire ai giornalisti che i Killers sono la band più grande del mondo e che non sono abbastanza bravi. Quale delle due è la verità?
Ronnie: “Non è che la band non è abbastanza brava. Sono d’accordo con lui. Abbiamo fatto molto, ma non ce l’abbiamo fatta ancora. Non abbiamo fatto niente di importante.”

Com’è la situazione quando vi trovare di nuovo tutti assieme?
Ronnie: “Voglio solo abbracciarli dicendo loro, ‘Hey! È davvero troppo tempo che non ci vediamo! Prendi in mano il basso!'”

Cosa significano il tuo album e quello di Brandon per il futuro dei Killers?
Ronnie: “Faremo un altro album. Mi piacerebbe che venissero qui perché sono pigro e ho uno studio perfettamente attrezzato. L’idea è stata un po’ dibattuta. Senti, devo andare in bagno sennò scoppio. Hai voglia di fare degli assaggi?”

Mentre ci si gode dei vini degni di lode e la margarita promessa, Ronnie vuole togliersi l’ultimo sassolino dalla scarpa. È la settimana dopo Glastonbury, ed è rimasto particolarmente sconcertato di vedere Kanye West proclamarsi la più grande “rock star” del pianeta. “L’ho visto cantare ‘Bohemian Rhapsody’, ho visto una rana che cadeva del cielo e ho deciso che era tempo di prepararsi alla fine del mondo.” Ronnie non crede che Kanye sia una “rock star”. “Il mio vicino ha suo figlio di sei anni nella Little League e per lui è la sua ‘piccola rock star’. Quindi forse Kanye è una rock star allo stesso modo in cui lo è questo bambino di sei ann che gioca a T-ball.” La definizione di ‘rock star’ secondo Ronnie Vannucci Jr è qualcuno che “riempie uno stadio sera dopo sera ovunque nel mondo, scrive le proprie canzoni, cade dal palco, si rompe una gamba e poi suona per due ore e mezzo.” Quindi non pensa che sia stato imprudente da parte di Dave Grohl suonare con una gamba rotta? “No! Succede spesso. E ti dirò, è un bene che io sia seduto quando suono il mio strumento…”

Ronnie ammette che la sua idea di rock’n’roll può sembrare “antiquata” per gli altri. “Non mi piace fare a gara a chi piscia più lungo. I Killers sono una band che è nata nel mio fottuto garage a Vegas, che suonava otto ore al giorno, scriveva canzoni e faceva concerti nel weekend.”

Nonostante viva la bella vita a Sonoma, è improbabile che Ronnie si dimentichi da dove viene. Troppo ubriaco per guidare, Ronnie chiede a sua mamma di riportarci all’aeroporto. Saltando nella sua macchina, una notifica compare sul cruscotto: “I Killers stanno suonando su Channel 10”. “Si, mamma ha un allarme impostato per questo,” dice ridendo.

Fonte // NME

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