NME [16-12-2006]

I Killers terminano il loro straordinario anno facendo pace con i loro nemici emo e – chi l’avrebbe mai detto? – pubblicando un singolo di Natale! Pace sulla terra per tutti.

Prima che inizi a chiedere“, sorride Dave Keuning, il chitarrista con i capelli cespugliosi e la lingua acida, mentre si siede nello studio fotografico in cui siamo venuti a celebrare il più grande ritorno del 2006, quello dei Killers. “Non vogliamo parlare dei Bravery, non vogliamo parlare dei Fall Out Boy. E soprattutto non c’è mai stata una faida tra noi e i Green Day, quindi non vogliamo parlare neanche di quello. Parliamo di qualcos’altro, ok? Prossima domanda“.

Brandon Flowers, suo collega, co-cospiratore e capo architetto del Grande Bagno di Sangue Indie del 2006, ci rivolge un sorriso ironico che suggerisce che finalmente l’armistizio è stato siglato. NME è davvero scioccato: era dal Natale del 1914, quando le truppe britanniche e tedesche la piantarono di bombardarsi a morte per un paio di giorni e si riunirono per litigare amichevolmente nella Terra di Nessuno, che non si vedeva un cessate il fuoco così inaspettato, sconcertante, e totalmente rincuorante per la ripresa di fiducia nell’umanità come quello dei Killers, che danno un taglio netto alle molestie verbali contro ciò che è emo, anti americano e che appartiene alla loro stessa casa discografica. D’altra parte questa è la stagione della benevolenza verso tutti gli uomini – anche se quegli uomini fanno parte di band che Brandon Flowers l’ultima volta aveva etichettato come “pericolose” – e mentre il 2006 volge al termine, i Killers non sono esattamente a corto di cose per le quali sentirsi felici.

È stato un anno lungo per Brandon e i suoi amici, cinque estenuanti mesi del quale passati negli studi di registrazione tra Las Vegas e Londra, scrivendo e registrando il “complicato secondo album” che poi sarebbe diventata quella passeggiata che è stato Sam’s Town (1.6 milioni di copie vendute finora). Da allora, hanno portato Sam’s Town in giro per il mondo, raggiungendo il culmine con il ritorno nel Regno Unito il mese scorso per una tre giorni di concerti alla Brixton Academy di Londra che ha registrato il tutto esaurito.

Nel frattempo, hanno toccato nelle classifiche il punto più alto della loro carriera, con When You Were Young, e hanno lavorato per il video del singolo successivo, Bones, con quella divinità gotica dai capelli selvaggi che è Tim Burton. Hanno cessato la battaglia contro i Green Day e il loro cosiddetto “anti-americanismo calcolato”, declinato l’offerta di un’abbuffata di sushi (a spese coperte) fatta da Pete Wentz, sono diventati amici intimi delle rock star più anziane, Bono ed Elton, e come se non bastasse hanno registrato il miglior singolo natalizio sin da quando gli East 17 avevano indossato i loro parka bianchi e fatto finta di saper suonare il piano.

Scritta in parte come replica per quei critici che li accusano di banalità melensa, ma soprattutto per raccogliere fondi di beneficienza, A Great Big Sled – che, possiamo confermarlo, vede Brandon canticchiare “ho-ho-ho” – era l’ultima cosa che chiunque si sarebbe aspettato dai Killers. Non dovevano essere impegnati a cercare lo Spirito dell’America o roba del genere?
Pensavamo da tempo di fare una canzone natalizia“, contesta Brandon. “Ce ne sono state di bellissime, John Lennon, Tom Petty…sono straordinarie canzoni natalizie, e pensavamo che fosse ora che la gente ne ricevesse un’altra. Quindi abbiamo scritto ‘A Great Big Sled’. Mi rendo conto adesso che forse avrei dovuto intitolarla ‘A Great Big Sleigh’ (sleigh significa slitta, sled indica invece lo slittino, ndt.), perché è quella che usa Babbo Natale, ma non faceva rima con il ‘red’ del verso successivo!

È stata una decisione piuttosto veloce“, interviene Ronnie Vannucci, che sta tristemente pensando di radersi i suoi barba e baffi crespi indicibilmente straordinari (molto più meritevoli di quelli da mantenuto e fatti coi piedi che lo sforzo di Flowers ha generato in un momento di pazzia) come regalo di Natale per la moglie. “Non è una grande produzione, non abbiamo dato mezzo milione di dollari a nessuno per produrre nulla. L’abbiamo fatta per la gente sfortunata che popola l’Africa. Fa tutto parte della Red Campaign per la Giornata Mondiale contro l’AIDS”.

Già“, dice il bassista Mark Stoermer dall’espressione glaciale perenne. “C’è chi cerca di provare che è tutta una trovata o che lo facciamo per andare primi in classifica nel periodo di Natale. Si può solo scaricare, quindi non può nemmeno entrare in classifica. E la prima nella classifica di Natale non è decisamente una cosa importante dalle nostre parti. Abbiamo solo pensato che sarebbe stato divertente“.

Non importa ciò che facciamo“, dice Brandon, “non importa nemmeno quanto mettiamo di noi stessi in ciò che facciamo, la gente continua a non prenderci sul serio, capisci? Dicono che non valiamo niente eccetera. O comunque, così sembra. La vita sarebbe triste se dessimo troppo peso a ciò che dicono di noi e se ci prendessimo troppo sul serio. Quindi fanculo, ecco la nostra canzone natalizia“.

Questa è la terza volta in poco più di un anno che chi scrive ha intervistato i Killers, e quando l’impeccabilmente educato (quando non si parla di musica emo) Brandon Flowers si lascia sfuggire un’imprecazione, non lo fa con leggerezza. Nonostante i 12 straordinari mesi che la sua band ha appena vissuto, il suo famelico appetito di successo indica che non sarà davvero felice fin quando non avrà superato se stesso, e Sam’s Town sarà diventato onnipresente come il suo predecessore. Nah, più onnipresente. Non ha paura di ammettere che vuole che i Killers diventino la band più grande del mondo, il che è una ventata di aria fresca considerata la solita frase “siamo felici dove siamo” che usa la maggior parte delle band. Ciò che in realtà fa arrabbiare i Killers comunque, sono le critiche che si guadagnano da parte degli pseudo indie autocompiaciuti, specialmente nella loro natìa Las Vegas.

Abbiamo suonato per la prima volta le nostre nuove canzoni a Las Vegas, e abbiamo ricevuto un’accoglienza decisamente tiepida“, dice Brandon, “siamo dovuti venire qui, a Blackpool, per avere il giusto stimolo di sicurezza in noi stessi di cui avevamo bisogno. L’amore che riceviamo qui nel Regno Unito è unico“.

La gente a Las Vegas si limita a guardarci con sguardo intontito, gli occhi strabuzzati, le bocche aperte” dice Ronnie facendo smorfie. “È una città più piccola di ciò che si pensa. Continuiamo a suonare davanti a un gruppo di fottutissima gente che conoscevamo dai tempi dei corsi di inglese a cui ancora non piacciamo“. La reazione dei Killers? Un grande, accattivante, fanculo rosso e bianco fatto per beneficenza, con tanto di campanelli come decoro. Non è che siano persone molto natalizie, sapete.
L’anno scorso ho comprato ad ognuno di loro un libro di canzoni dei Beatles“, dice Mark. “Pensavo potessimo impararle per suonarle insieme. Loro non mi hanno comprato niente! Penso che questo mi renda il membro più festivo della band“. Il meno festivo è probabilmente Dave, il cui unico ricordo natalizio felice è stato “ricevere come regalo il (modellino del) Villaggio Ewok di Star Wars quando avevo più o meno sei anni. È stata una goduria“. Brandon cita come suo Natale più memorabile la volta in cui si è sparato in testa con una pistola.

Mi regalarono una calibro 22 una volta, è una pistola che spara proiettili piccoli. Era durante la prima guerra del Golfo, e mio padre mi portò delle foto di Saddam Hussein alle quali sparare. Stavo sparando ad una delle foto una volta, e corsi immediatamente verso il bersaglio per vedere se l’avevo centrato, ma ha rimbalzato e mi ha colpito nel bel mezzo della fronte. Ho imparato la lezione. Ho quasi perso un occhio quel Natale!“.

I tuoi ti avevano comprato una pistola per Natale?!” sghignazza Dave. “Yee-haw, figliolo!

Lasciate che il sempre-affabile Ronnie Vannucci, allora – un uomo che crede ancora nell’esistenza di Babbo Natale – cerchi di richiamare con successo alla mente dei ricordi natalizi. “Un Natale mi regalarono una batteria. Sono l’unico musicista della famiglia, ma i miei genitori, cercando di non trascurare nessuno, comprarono degli strumenti musicali anche ai miei due fratelli più piccoli. Cercai disperatamente di fondare una band, ma a nessuno di loro interessava sul serio. Cercai persino di coinvolgere i miei cugini alla fine, ma nessun altro sapeva suonare. Ero un grande fan dei Jackson 5 all’epoca, quindi avrei tanto voluto fondare i Vannucci 5, ma nessuno voleva averci nulla a che fare! Oh! Ne ho un altro. Giuro che non è una stronzata. Ho vissuto tra i boschi della California settentrionale per circa due anni e mezzo, quando avevo 11 anni, e i miei genitori venivano a svegliare me e i miei fratelli molto presto la mattina (di Natale), tipo alle 4, per dirci che Babbo Natale era stato in casa, che avevano sentito qualcuno in veranda. Ad ogni modo, quell’anno ci portarono in veranda, e c’erano delle orme di zoccoli e delle tracce di una slitta nel fango… ma non c’erano impronte! Ancora oggi insistono col dire che non hanno avuto nulla a che fare con l’episodio, continuano a dire che è stato davvero lui. Amico, io ho trent’anni, ma ti dico che è stato il fottuto Babbo Natale!“.

Ti tingerai mai di bianco quei formidabili baffi come tributo a lui? “Aspetterò fino a quando compierò 50 anni. È una buona età per i baffi bianchi. Sam Elliott in The Streets of San Francisco (un telefilm polizesco degli anni ’70), ecco come voglio diventare“.

Io già ora ho bisogno di tingermeli di nero” interviene Brandon. “Continuo a trovare dei peli bianchi qua e là. Ho 25 anni e sto già diventando vecchio! Se lascio perdere, diventerà tutto bianco abbastanza presto“.

Oh sì, siamo rientrati nell’argomento baffi e barba. La pogonologia (studio delle barbe, per i fan dei follicoli) è stato un argomento di conversazione importante quasi quanto lo stesso Sam’s Town durante quest’anno, assieme all’abbandono da parte della band dello stile Dior per il denim e dello sfarzo per la risolutezza. Non che la band stessa neghi di averlo notato, naturalmente.

Quindi siamo diventati dark perché vestiamo di nero ora, eh?” borbotta Stoermer. “Se lo dite voi…
Ad essere sinceri“, scherza Brandon, che probabilmente non sta per dire nulla di sincero, “abbiamo cambiato look dopo aver visto gli Horrors sulla copertina di NME. Stiamo cercando di adeguarci al loro stile. Abbiamo pensato, ‘Hey, quelli lì si vestono sempre di nero e sembra che attirino molto l’attenzione della stampa, quindi…’ pensavamo di non ricevere abbastanza attenzione!

Quando si parla di nero, è ovvio che non c’è nulla di più ‘nero’ di Tim Burton, regista di fiabe gotiche come The Nightmare Before Christmas, Edward Mani di Forbice e, ehm, Pee-wee’s Big Adventure, e altro vip sostenitore dei Killers a tal punto di decidere di fare il suo debutto nel campo dei video musicali con Bones, nel quale figurano, come era prevedibile, degli scheletri. Che fornicano. Da dov’è nata l’idea?
Bones è in realtà la canzone più vecchia dell’album, risale a un paio di anni fa“, spiega Brandon. “Un giorno mentre la stavamo suonando a Mark venne l’idea di metterci delle trombe, e ad un tratto tutto divenne chiaro: Bones, trombe, Tim Burton! Non aveva mai girato un video musicale, quindi non pensavamo che avrebbe mai accettato, ma alla fine è andato tutto bene. È stato molto emozionante. Inizialmente avevamo paura di lui, ma l’ha immediatamente annientata. Il suo film che preferisco è probabilmente ‘Il Mistero di Sleepy Hollow’, ma ‘The Nightmare Before Christmas’ è altrettanto straordinario, amo la colonna sonora di quel film“.

Si è presentato nei nostri studi senza preavviso“, continua Ronnie, “e sin dal momento in cui è arrivato c’è stata una bella atmosfera. Andavamo tutti d’accordo, abbiamo tirato fuori un sacco di grandi idee, e lui sembrava davvero felice di vederci. Quando incontri qualcuno come lui, quando hai un certo rispetto per tutto quello che quella persona ha fatto in passato… abbiamo lasciato tutto nelle sue mani. Ci fidavamo totalmente. Amiamo tutti i suoi film“.

Però non ci ha chiesto di fare un cammeo in Sweeney Todd, il suo ultimo film…

Probabilmente non avrebbero comunque tempo, tra una collaborazione pianificata con Johnny Borrell (“Vogliamo fare una cover di Romeo and Juliet dei Dire Straits“, dice Dave, “ma non sappiamo ancora se alla fine andrà in porto. Chiedetecelo fra quattro giorni“), l’imponente tour delle arene inglesi previsto per il prossimo Febbraio, e l’affare giornaliero del diventare la band più importante del mondo, tutto in una volta.

E mentre per i Killers il 2007 si prospetta impegnato come il 2006, mentre portano lo sfarzo e le luci al neon di Sam’s Town intorno al mondo, c’è già una fermata in cui sperano di infilarsi.
Ci piacerebbe molto portare Sam’s Town a Glastonbury, sotto la piramide, l’anno prossimo” sorride Brandon. “Michael Eavis non ce l’ha ancora chiesto, ma penso che di solito comincino a chiedere durante i prossimi due mesi, quindi speriamo di ricevere molto presto la chiamata. Sarebbe fantastico tornare lì“.

Nel frattempo, comunque, hanno promesso di passare il Natale a Las Vegas (“Per un paio di ore è tutto tranquillo” dice Ronnie, “poi verso mezzogiorno, esplode l’inferno. E i casinò sono sempre aperti“) ed è tempo di riflettere su quello che è indubbiamente stato l’anno più importante per le giovani vite dei Killers. Ma prima che le nostre strade si dividano, Brandon ha un messaggio natalizio speciale solo per voi, cari lettori: “Siamo funamboli, maghi in caduta libera. E la differenza tra un mago e un prestigiatore è che la magia del mago è reale; non è un’illusione. Buon Natale“.

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