Sunday Times Magazine [16-11-2008]

Quattro ragazzi da Las Vegas sono diventati la band più eccitante del mondo. Ma i Killers stanno bruciando sotto i riflettori.

Las Vegas, Nevada, 18 Ottobre, 2008. Las Vegas durante la crisi finanziaria. Guardando i titoli della CNN — tutte frecce rosse che cadono e rimbombanti resoconti sui “colpevoli del crollo” — vi aspettereste che la popolazione della città che definisce i limiti del “capitalismo dei casinò” si metta in coda attorno alla fontana musicale per una tazza di latte in polvere. Invece no: quello che succede a Vegas continua a succedere a Vegas. Gioco d’azzardo, ragazze, alcol, enormi hotel che accolgono centri commerciali fingendo di stare nell’antica Roma.

Ma fuori, nel mondo reale, invece, le gru sopra la testa sono ferme e l’edilizia è scesa del 20% mentre nuovi casinò a metà vengono lasciati “in attesa”. Eppure c’è sempre qualcosa che ti fa non pensare alla imminente disoccupazione, e già solo durante questo fine settimana la città ospita diversi giganti dello scintillante showbiz mondiale: Donny e Marie, Bette Midler e Jimmy Buffett, il sessantunenne colosso country-kitsch i cui fan, chiamati Parrotheads, indossano enormi pappagalli di spugna sopra la testa.

Meno stupida ma non meno colorata, c’è anche la band più grande che sia mai venuta da Las Vegas, i The Killers, che hanno venduto qualcosa come 12 milioni di album nel mondo e hanno creato alcuni degli inni glam-indie più irresistibili di questa decade. Il loro impetuoso debutto, Hot Fuss (2004), è stato nominato per cinque Grammy awards, è stato al numero 1 in UK ed è rimasto nella top 50 di Billboard per più di 50 settimane. Il suo seguito, Sam’s Town (2006), li ha visti vincere due Brit awards, per miglior gruppo e album internazionale, e fare da headliner a Glastonbury. Il loro verso più famoso, “I got soul, but I’m not a soldier” è stato incorporato in performance dal vivo da Bono, Robbie Williams e Chris Martin dei Coldplay, che ha anche annunciato sul palco: “Che gran band che sono i Killers!

Proprio in questo momento, li stanno portando fuori nel deserto e si dimostrano dei personaggi con un carattere stranamente incoerente. Mark Stoermer, bassista/compositore, quello con la barba da hippie, è alto 1.95m e non molto compassato ma piuttosto secco come un cactus al sole. “Gesù, deve guidare così da pazzo?” dice Stoermer mentre siamo sballottati in un pullmino attraverso uno sconfinato terreno polveroso e accidentato. “Stiamo andando così lontano nel deserto e c’è deserto ovunque. Sai cosa? Siamo sempre nel deserto. Foto, video..Siamo la Band del Deserto. Non ci vengo mai. Ci sono serpenti lì fuori“.

Dave Keuning, chitarrista/compositore, quello con i capelli alla Marc Bolan, è d’accordo. “Non voglio sporcami di nuovo gli stivali“, si lamenta. “Questo è più o meno il posto in cui eravamo venuti per un servizio fotografico di un giornale un paio di anni fa. Pessimo — non ci hanno neanche messi in copertina. Hanno fatto un lembo che copriva tre di noi!“.

Ronnie Vannucci, batterista/compositore, è sempre contento: “Il deserto ti fa sentire come un cowboy!“. E Brandon Flowers, cantante/compositore/tastierista, quello che assomiglia a Matt Dillon negli anni ’80 e non è mai stato ricoperto da un lembo su una copertina di un giornale nella sua vita (ed è, da quanto ne sappiamo, l’unico mormone del rock’n’roll fissato di Morrisey che si mette l’eyeliner al mondo), ama così tanto il deserto che ne ha appena comprato un pezzo.

Ho comprato un pezzo di terra“, sorride, con i suoi enormi denti bianchi. “Amo anche la città, ma le persone non si rendono conto delle bellezza nascosta nella polvere antica. Cerco di catturare questa bellezza nelle nostre canzoni, come mi sento quando guardo i tramonti in mezzo alle montagne. Sei stata a Los Angeles? Beh, i nostri tramonti sono più belli!“. Dicono che Flowers è un uomo competitivo. Così tanto che è competitivo anche sui tramonti, pare…

Dopo sei anni della loro carriera indie alla moda, i Killers stanno per fare una scommessa che anche un Parrothead completamente ubriaco di margarita al tavolo di una roulette di Las Vegas penserebbe due volte a fare: un brillante album synth-pop anni ’80 intitolato Day & Age, con trombe da cabaret, sassofoni da commedia e tamburi d’acciaio calypso. Hanno già scommesso in passato (e hanno vinto). Nel 2004 il loro album di debutto, Hot Fuss, è diventato un classico da un giorno all’altro.

Una band innamorata delle band britanniche di fine anni ’70/primi anni ’80 — dai Joy Division/New Order agli Smiths e i Pet Shop Boys, erano meglio conosciuti come “la migliore band britannica” d’America. Come se non bastasse, differentemente dagli Strokes, i loro progenitori di New York, bambini art-fop ricchi che si vestivano come studenti squattrinati, loro erano innocenti provenienti dalla classe operaia che si vestivano come una band da spettacoli pop sfarzosi, celebrando la vistosità con scintillanti vestiti d’oro.

Poi, nel 2006, sono diventati “Americani”. Il loro secondo album, Sam’s Town, ha confuso molti critici ed era infuso dell’ambizione cinematica di Tom Petty/Bruce Springsteen — mentre loro si sono vestiti, sorprendentemente, come pionieri del diciannovesimo secolo, con enormi baffi, affermandosi come la band più strana d’America. I baffi, in realtà, erano meno da sporchi cowboy pionieri, e più da porno gay messicano. “Porno gay messicano!” urla Vannucci. “Voglio farmeli ricrescere subito“.

Siamo in un club retro-chic in centro città chiamato Celebrity (muri color rosso acceso, divani di pelle nera, tende fatte con fili di palline argentate), dove i Killers stanno provando per il loro prossimo tour mondiale e gli strumenti luccicano sulla pista da ballo: una batteria dorata, una tastiera ornata con brillanti color porpora, un grande sassofono verniciato d’oro. Appollaiato su uno sgabello nel camerino deserto, Flowers sta dimostrando di essere un personaggio gentile, romantico e apprensivo, con il ginocchio che continua tenere il ritmo, e indossa una vivace camicia a quadri rossi, jeans stretti neri e scarpe nere lucide.

Caspita, è bello (niente eyeliner oggi), con i suoi intensi occhi marrone scuro, pelle perfetta, capelli scuri che puntano verso l’alto con un accenno di ciuffo anni ’50. Day & Age è stato prodotto dal produttore britannico Stuart Price (reso famoso da Confessions on a Dancefloor di Madonna), e Flowers vede quest’ultima avventura sonora come “coraggiosa, divertente, una celebrazione“. Forse è il suo modo per cercare di risollevare il morale al mondo, e forse anche per aiutarci a superare questa recessione.

Ha una voce sorprendentemente da ragazzino, con una risatina comica e un po’ da ragazza. “So solo che c’è troppa negatività e serietà là fuori — c’è cinismo ovunque vai. Credo che ci sono stati momenti in cui abbiamo esagerato a cercare di essere seri; eravamo troppo giovani. Dovrebbero esserci più occasioni di essere liberi dalle preoccupazioni, almeno quando vai a vedere la tua band preferita. Si spera che sia la tua band preferita!

Flowers, a 27 anni, è anche più giovane della sua giovane età, ancora abbastanza giovane per credere nell’importanza di una “band preferita”. Il testo del primo singolo da Day & Age, Human, è una delizia poetica. “Are we human, or are we dancer?” canticchia, ispirato dal defunto pioniere della prosa stravagante, Hunter S Thompson, che ha detto dell’America: “we’re raising a generation of dancers“. (Il testo include un appello per dare l’addio alle qualità umane della virtù, animo, romanticismo, bontà e devozione).

Capite che si tratta di una critica alla nostra Era dell’Intrattenimento, dei sogni della nostra giovane generazione per sempre intrecciati nell’effimero mondo dello showbiz. “È una parte di quello“, annuisce. “Direi che è una affermazione sociale moderata e mi fermo qui. Non voglio fare il predicatore. Per quanto riguarda la parte sulla devozione penso ai miei genitori che sono sposati da 45 anni, e come questa sia una cosa che sta lentamente morendo e io sto cercando di aggrapparmi ad alcune di queste cose. Credo di essere una persona molto all’antica. E più invecchio, peggio sono. Ma non so se è questo che le persone vogliono sentire!“.

Flowers, come il resto dei Killers, è un personaggio curiosamente insicuro, sempre allerta alle affermazioni stupide, controverse o in qualche modo sbagliate. Questa è sicuramente un’agitazione caratteristica della generazione dei media, una tragica conseguenza del brutale e cinico mondo dei tabloid. Si è scottato in passato, con le sue affermazioni che “ci hanno fatto diventare un bersaglio“, come i litigi da bambini tra lui e band rivali.

In realtà dovrebbero essere pieni di confidenza: sono adorati dal loro amico Bono (i The Killers hanno fatto da supporto agli U2), sono amati da Elton John, tanto da pubblicare una canzone di Natale con lui a Dicembre, Joseph, Better You than Me — “È una mia idea” conferma Flowers, “perché Giuseppe è la persona più ignorata in tutta la storia collegata al Natale“. Sei mesi fa, Flowers e Keuning sono stati invitati dai Duran Duran per suonare Planet Earth con loro a Las Vegas. Flowers è da tempo convinto che i Killers potrebbero diventare sia “i prossimi U2” sia “i prossimi Duran Duran“, forse pensando che un giorno un ibrido dei due potrebbe avere un senso.

I loro famosi amici sicuramente approverebbero i vestiti che Flowers indossa ultimamente sul palco, un completo nero ornato di spalline piumate, fatto appositamente per lui da Fee Doran, la designer che sta dietro alla mitologica tuta bianca con cappuccio che Kylie ha indossato nel video di Can’t Get You Out of My Head. Prendendo il centro del palco nel video di Human (girato nel deserto) le spalline di Flowers ornano l’alzatina di spalle migliore del pop dal video di Believe di Cher e lo affermano, ancora una volta, come il dandy meglio vestito del rock’n’roll di oggi.

Quello che indossiamo si basa sul posto da cui veniamo” annuisce. “Elvis, Sinatra, ballerine. Non capisco perché non ci siano più persone che indossano paillette — sono bellissime sotto i riflettori. E a volte mi chiedo anche se è la mia maschera. So che mi sentirei pietrificato se indossassi una maglietta sul palco. Davvero! Non riuscirei a finire neanche la prima canzone“.

Rieccoci nel deserto, nel frattempo, quando mi avvicino a Flowers durante il servizio fotografico per “toccare con mano” quelle spalline piumate, mi dice che non ha idea di che tipo di piume si tratta, ma hanno delle strisce che stanno bene con l'”idea della tigre“, un tema ricorrente nell’album. Perché un tema che coinvolge la tigre? “Ur, ce l’hai acceso!” strilla, fissando il registratore prima di scappare via nel deserto fino a che non lo si vede letteralmente più a causa della sabbia.

Dave Keuning, 32, e Mark Stoermer, 31, sono così sospettosi nei confronti dei media che anche la domanda più disinvolta fa sembrare Brandon Flowers come un audace umorista. Provate a chiedere a Stoermer (un ex-studente di filosofia e a volte fattorino per gli ospedali) perché la sua cravatta a fiocco sembra essere stata fatta apposta per lui e lui vi risponderà sbalordito. “Non è fatta apposta per me“, protesta. “È un articolo di vestiario che gli uomini indossano, occasionalmente“.

Keuning è un altro che ha lasciato il college. L’eterno aspirante musicista, che ha messo l’avviso di ricerca di musicisti su un giornale nel 2002, a cui Flowers rispose (menzionava gli Oasis), è anche entusiasta del turismo nello spazio. Ha già chiesto alla Virgin Galactic ma evita di parlarne troppo. “È che mi piace viaggiare“, spiega. “È una cosa avventurosa. Mi piacerebbe vedere la terra dallo spazio prima della mia morte, e mi piacerebbe andare sulla Luna..ma non so perché continuiamo a parlare di questo argomento…“. Quando gli chiedo della sua reputazione di “festaiolo” dei Killers segue una risata sarcastica. “Dipende dalla serata!“.

Ronnie Vannucci, 32, è sotto diversi punti di vista il membro più socievole dei Killers — un batterista che indossa una maglietta con Animal (dei Muppets), un uomo sposato e un multi-percussionista che ha studiato al college. I Killers, dice, sono indecisi sul riconoscimento che hanno sempre desiderato. “Sai, veniamo tutti dal nulla“.

Nessuno di noi era pieno di soldi, veniamo da famiglie normali e così all’improvviso essere parte del mondo del rock’n’roll, e il modo in cui le persone ti trattano, sono cose a cui bisogna adattarsi. Brandon vuole e non vuole la luce dei riflettori. È difficile tenere la rotta. Credo che stia andando bene. Ma finora ci sono state soprattutto belle esperienze. Non ci sono ancora troppe persone che danno fastidio“.

Ovviamente è difficile essere un mormone nel mondo del rock’n’roll. Flowers “fa il suo meglio” per seguire le regole virtuose ma a volte beve vodka Red Bull, e champagne nelle occasioni speciali, e fuma regolarmente sigarette. Da ragazzino ha provato gli spinelli ma lo hanno buttato in depressione. I suoi genitori sono cresciuti nello stesso parcheggio per roulotte di Las Vegas, hanno iniziato ad uscire assieme quando avevano circa 15 anni e sono sposati da 45, con sei figli (Brandon è il più giovane di molti anni), come documentato nel nuovo album con A Dustland Fairytale: “A dustland fairytale begins, just another white-trash-county kiss“.

Flowers, prima del successo raggiunto con i Killers, non aveva un passaporto. Suo padre era un alcolizzato fino a quando lui aveva 5 anni. “I miei cinque fratelli hanno avuto un padre diverso dal mio”, annuisce “ma era un buon uomo, non ha mai abusato di mia madre, non era cattivo come suo padre (del padre di Brandon, ndt.)”. Negli anni ’80 papà Flowers si è convertito al mormonismo da un giorno all’altro dopo una eccezionale epifania religiosa. Si è rivolto alla fede, vi chiederete, per perseguire una vita meno distruttiva?

No, è soltanto qualcosa che gli è successo e che non poteva ignorare“, dice dell’epifania. “Di solito ti battezzano in chiesa con un’acquasantiera, ma per lui è stato così travolgente che ha dovuto farlo quella notte, e non potendolo fare in una chiesa l’hanno fatto in una piscina. Io ero là. È stato fantastico! L’ho visto mentre veniva battezzato. Erano nella parte dove l’acqua era più bassa“.

Adorava suo fratello, Shane, di 13 anni più vecchio, colui che l’ha introdotto agli Smiths e ai Cure e ha cambiato per sempre la sua vita portandolo, a 15 anni, ad un concerto dei Cure dove “sono stato maltrattato da questa ragazza, mi ha sbattuto nel bagno e mi ha messo l’eyeliner e mi è piaciuto“. Adesso nel 2008, forse a Flowers piacerebbe prendersi il merito per i trucchi disegnati specificamente per gli uomini, dalla collezione di Yves Saint Laurent alla marca specifica di Superdrug, chiamata Taxi Man, che quest’estate ha introdotto i concetti di “Guyliner” e “Manscara”.

Manscara!” ridacchia. “Dirò al mio avvocato di controllare la situazione — dovrebbero darci un po del guadagno“. Era, sorprendentemente, un bimbo grassoccio fino ai 15 anni — “Ero…tarchiatello” è il modo in cui si descrive — adesso invece mostra un fisico magro da ragazzo indie e un profilo psicologico simile. “Amavo il cibo” specifica. “Lo amo ancora. Ho una personalità che mi fa cadere spesso nell’assuefazione. Non mi drogo, quindi devo fare attenzione se voglio salire sul palco e sentirmi bene. Sono cresciuto guardando Iggy Pop e Morrissey, e questo mi ha fatto sentire un complessato. È difficile per me — Devo fermarmi. Ma potrebbero esserci anche problemi peggiori“.

Il ragazzetto attento alla linea è stato costretto a lasciare il college e dopo un periodo come fattorino di un hotel, Flowers ha lavorato in un ristorante, servendo un giorno una piazza al suo eroe, Morrissey — “Era con i funghi“. Disse a Morrissey quanto gli piaceva e Morrissey lo ignorò intenzionalmente. Nel 2004 Morrissey ha chiesto ai Killers di fargli da supporto per le sue date a Los Angeles; che siano diventati conoscenti alla fine?

No” si rammarica, “abbiamo aperto i concerti per lui ma non l’ho toccato. Mi piacerebbe. Quando avevo 15 anni l’ho visto suonare e il mio amico ha toccato la sua mano, cosa che a me manca ancora. Una stretta di mano. È venuto a vederci al soundcheck e io ero pietrificato. Se solo avessi detto ‘Ciao’, forse adesso saremmo amici di penna. Amici di fax. (Sospira) Troppo tardi“.

Nel 2002, due anni prima che i Killers trasformassero Brandon Flowers nello spettro ventitreenne più desiderato del glamorous indie rock’n’roll, incontrò la donna che sarebbe diventata sua moglie, dal nome stuzzicante, Tana Munblowsky, mentre cercava dei vestiti in un negozio vintage. Oggi hanno un bambino di 16 mesi, Ammon.

Indossava un trench rosa” sorride Flowers. “Lavorava da Betsey Johnson; era più alla moda di me. Credo nel destino. È perfetta per me. Lo sapevo già allora. È diversa, creativa, piena di vita. Siamo fortunati che lei può stare a casa e divertirsi con il bambino. I nostri figli saranno fortunati. Sai, ancora non mi sento un uomo ma avere avuto un figlio mi ha fatto fare un enorme passo in quella direzione. Sto facendo il mio meglio per diventarlo. Ed essere un buon uomo. Mette tutto nel suo contesto. Penso sempre a quanto voglio dedicare della mia vita a quello che faccio e con lui sono arrivato al culmine. Uh, devo veramente ripensare alle cose. Piange quando esco per andare in un negozio. E quindi quando devo andarmene per un mese penso ‘Mi ricorderà?’ È difficile. Fa paura. Ma capiremo come fare. Le altre persone lo fanno già da un po’“.

Sembra che Flowers sia una persona molto sentimentale nel processo di ricostruzione delle vite dei genitori, si capisce bene quanto li adori. Nell’ultimo anno a sua madre è stato diagnosticato un tumore al cervello, e la canzone che chiude l’album, l’atmosferica ed epica Goodnight, Travel Well, ha adesso un nuovo significato, dato che all’inizio era stata scritta come tributo alla madre di Keuning, morta da poco.

Mia madre sta sottoponendosi alla chemioterapia e alle radiazioni, ma sta tenendo duro, sta bene” annuisce Flowers con tranquillità.

È successo tutto molto velocemente. Fa paura. Non sai mai quello che può succedere. Ho sempre ascoltato le loro storie: del padre di mio padre, che ha avuto una cancrena ed è stato terribile; la madre di mio padre è morta in un incidente tra un treno e una macchina. Adesso ne parlano come se non fosse niente di importante. Sai. Fa paura“. Come credi che sia e come ci si può sentire nella “vita oltre la morte” in cui credi?

Ridacchia nervosamente in risposta. “Beh, non sono un ambasciatore — Non credo che debba venire fuori dalla mia bocca. Pensiamo che avremo ancora dei corpi. Carne e ossa. Ma non questo corpo, no. È un corpo diverso. L’anima è la stessa. Avrò un corpo migliore. Uh, non come quello di Fabio (il leggendario modello italiano). Non tutti diventeranno sexy all’improvviso! Ma è perfetto nel senso che non morirai. Um. Cerco di stare alla larga da queste credenze! Perché le persone dicono sempre che sono un illuso. E sono stupido a crederci. Sto solo cercando di non deludere nessuno“.

Anche quando si tratta di politica la band è molto enigmatica. Oggi a Las Vegas siamo solo a due settimane dalle elezioni presidenziali ma loro sono schivi a discutere del loro voto. Una band patriottica, da quando Flowers una volta disse “Mi rifiuto di dire ‘F*****o Bush’” (pensando che fosse un metodo semplice per farsi pubblicità), alcuni hanno pensato che devono essere Repubblicani, una credenziale pessima per il rock’n’roll alla pari del Mormonismo. Ronnie ammette di essere indeciso. “È solo che non ho tanta fiducia nel nostro sistema per credere che ci potrà essere un cambiamento” riflette. “Ma la band non ha mai detto di essere dalla parte dei Repubblicani o dei Democratici. O dei liberisti. O degli anarchici. Ave al rock’n’roll! Ci piacerebbe di più riuscire a far smettere le persone di pensare ai loro dannati problemi. Ma questo potrebbe cambiare se diventiamo più consapevoli ed educati“.

L’America non è nel suo momento migliore ma sono ottimista” dice Flowers risoluto. “Credo che siamo elastici e abbiamo ancora i nostri ideali come fondamento, e credo che ritorneremo forti. La speranza c’è. Come vuoi metterla, che voglio Obama? Non ne voglio parlare!“.

House of Blues, Hotel Mandalay Bay, 20 Ottobre.

Las Vegas conosce tutte le parole delle canzoni dei Killers, e sta urlando quegli slogan indie-pop con un gusto retrò. Il completo di Flowers è magnifico, le piume sembrano elevarlo ancora di più, come se fosse innalzato in aria da due eleganti falconi, con le braccia aperte, il ragazzo-uomo più cool del mondo.

Stanotte le loro famiglie sono presenti (la madre, il padre e il fratello di Flowers, Shane, inclusi) e loro hanno suonato quattro nuove canzoni per la prima volta. Las Vegas è stupita, all’improvviso silenziosa, anche se ognuna delle nuove canzoni finisce con un esteso whoop di incoraggiamento. È uno spettacolo straordinario, un prisma elettrizzante di euforia disco-glam. Nel backstage, Vannucci sta festeggiando lanciando i suoi calzini in faccia ai membri della crew e cercando un whisky specifico da lui richiesto (è un conoscitore, il suo preferito è Aberlour A’Bunadh Speyside single malt). Per Flowers invece è una serata da sobrio, dato che si è già cambiato i vestiti, indossando di nuovo la camicia a quadri rossi, e sta aggirandosi per il camerino ripiegando i suoi pantaloni neri stretti su un appendiabito. “Il concerto è andato bene, 50-50“, dice preoccupato. “Non conoscono le nuove canzoni. Ma io so quanto sono buone e le ameranno! Ma non ho mai preso la nota giusta per Joy Ride…“.

Questo è il momento in cui, da irragionevole perfezionista quale è, Flowers decide che la sua bella e robusta voce non “va bene“, è convinto che la tonsillite sia imminente e cancella il concerto del giorno dopo a San Francisco, causando un considerevole dramma logistico. Keuning e Stoermer, sorseggiando bottiglie di Hoegaarden, hanno qualcosa da mostrarci. “Abbiamo incontrato Clinton ieri“, dice Keuning entusiasta mentre Stoermer mostra una foto di loro due accanto ad un raggiante Bill Clinton. Erano andati alla loro vecchia scuola, dove Clinton era l’ospite per un raduno in favore di Barack Obama.

Clinton è uno degli uomini che ho sempre voluto incontrare“, dice Keuning sorridendo, “un grande uomo e un simpatico personaggio. Volevo vedere se poteva suonare il sassofono per noi stasera…“. A questo punto Flowers finalmente fa sapere vagamente il suo voto, poche parole che si staccano come un quadro sacro dal lato di una montagna. “Obama è il mio uomo” annuncia. “Ho le mie ragioni personali per questa scelta. È solo che non voglio che sembri che sto saltando sul carro del rock’n’roll. E questo è il massimo che sentirai da me!“.

Siamo tutti molto più autocoscienti di quanto lo fossimo prima“, afferma Keuning, fissando il registratore. “Siamo tutti un po’ timidi. Un po’ preoccupati. Ed è quello che nella carta stampata viene visto nel modo sbagliato“. È un modo estenuante di vivere, dico. Un giorno, non te ne fregherai più di quello che dicono gli altri. Vivrai nel reame del…post-disagio! “Beh“, sbuffa, “Sono sicuro che qualcuno penserà ad un modo per metterci a disagio!“.

Flowers, nel frattempo, è molto più contento guardando al passato adesso che sfoglia un libro con foto in bianco e nero che documentano Las Vegas negli anni. “Guarda“, sorride, indicando un grande luccicante hotel-casinò, il Frontier, costruito nel 1942 in tema western e leggendario per aver ospitato il primo concerto a Las Vegas di Elvis nel 1956, e l’ultimo spettacolo in assoluto di Diana Ross e le Supremes nel 1970 e che è stato demolito nel Luglio 2007.

Rimane solo un manufatto: la sua insegna esterna accalappia-turisti, aggiornata l’ultima volta negli anni ’60, una colossale colonna verticale con in orizzontale la parola “Frontier”. Questa icona di ferro e neon è alta circa 68 metri, tanto quanto un palazzo — e Brandon Flowers sta per diventarne il proprietario.

Le persone che l’hanno posseduto mi hanno detto che me lo daranno gratis“, dice ammiccando. “Lo metterò nel mio terreno di cui ti ho parlato. Devo solo pagarli per metterlo là. Lo accenderò di notte e si vedrà la scritta “Frontier” nel deserto. Ma forse è troppo grande. Guarda quanto è grande! È ridicolo! Ma è troppo figo“.

In questo momento il 27enne Brandon Flowers è entusiasta come un ragazzino, libero dalle preoccupazioni, il custode prescelto dell’autentica storia del rock’n’roll. Grande, ridicola e figa: proprio come i Killers stessi.

Fonte // Times Online

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