GQ.com [17-11-2011]

Il frontman dei Killers ci parla del suo ruolo da rockstar impettita,del nuovo album della sua band e di alcune delle sue curiose scelte di stile.

Che sia con i Killers, la sua band allo stesso tempo trash e trascendente che illumina come un casinò che spara un fascio di luce nello spazio, o come solista, Brandon Flowers è la contraddizione vivente più sexy delle arene del rock – un mormone con un cuore d’oro da prostituta che vuole mostrarti il cielo e Las Vegas. E in un’epoca di cantautori che mettono a nudo le loro anime con consapevole moderazione, lui è una gradita esplosione degli eroi della sua vecchia scuola: Freddy Mercury, U2, Springsteen e Morrissey. E i Killers – una band che ha iniziato come amante della musica new wave piena di sintetizzatori ed è cresciuta fino ai grandi eventi da stadio – si sono evoluti con lui. Provate a digitare su google “The Killers Royal Albert Hall” e vedrete Flowers che gira impettito come un pavone, con le spalline piumate che gli si addicono alla perfezione. Abbiamo chiacchierato con il frontman sul suo comportamento, sul prossimo progetto della sua band, e su alcune delle sue ,diciamo, singolari scelte in fatto di moda.

GQ: Hai solo 30 anni, che sono pochi per un gruppetto di sopravvissuti della musica. Ma la tua band, i Killers, è già passata attraverso alcune fasi nei suoi 10 anni di vita. Quali erano le tue aspettative quando avete iniziato nel 2001?

Brandon Flowers: C’era tutto questo movimento revivalista garage rock e poi questa cosa revivalista post-punk, e sapevi che qualcosa stava accadendo. C’erano un sacco di band che hanno condiviso le stesse influenze come abbiamo fatto noi ed è stato un momento perfetto per noi. Le persone erano disposte ad ascoltare quello che stavamo facendo. Siamo stati davvero fortunati. Siamo stati gli ultimi a mettere un piede oltre quella porta (prima che l’industria musicale cominciasse a cadere a pezzi).
Molte persone parlano di quanto siamo cambiati, e questa è sicuramente una cosa che non abbiamo premeditato di fare. Ma siamo sempre alla ricerca di qualcosa. Ho lottato con una identità ,a volte; non so esattamente chi sono. Mi piacciono così tanti tipi di musica e non voglio impegnarmi a percorrere una sola strada. La band sta ancora cercando di capirlo e forse è questo che ha mantenuto le cose fresche agli occhi delle persone.

GQ: Ti impegni sempre a fare grandi spettacoli dal vivo – cosa rara in questi tempi. Chi ti ha ispirato mentre crescevi?

BF: È stata una combinazione tra l’andare ai concerti e il guardare dvd dei concerti di grandi band e cose da Las Vegas. Alcune persone pensano che quello che facciamo è strano o costruito. Ma io ricordo quando ho pagato i miei 20 dollari per vedere Morrissey, volevo che fosse uno spettacolo. Non volevo che stesse fermo lì e basta. Prendo ciò in considerazione. A volte sono davvero coinvolto fisicamente nella musica, si manifesta in quel modo (ride). Non posso fare a meno di muovermi in quel modo.

GQ: Eri quel tipo di ragazzo che si esibiva di fronte allo specchio?

BF: Sicuramente ho imitato le persone che amavo, ma non ho davvero mai pensato che sarei salito su un palco. È successo davvero così in fretta. Questa è la mia prima band!

GQ: C’è stato un momento in cui hai sentito che tutto si era sistemato nel modo giusto e che tutto ciò sarebbe diventato la tua vita?

BF: Penso che sia stato il successo di Mr Brightside. Sono stato toccato da quella canzone nello stesso modo in cui lo sarei stato ascoltando la musica di qualcun altro che mi piace.

GQ: Avevi un piano di riserva nel caso la band non avesse avuto successo?

BF: Quando siamo giunti al nostro contratto discografico, io lavoravo al Gold Coast, un hotel al di fuori della Strip, e mi piaceva. Mi piace lavorare nei ristoranti e darmi da fare per le mance a Las Vegas. Non sono andato al college ,perciò era quello che speravo di riuscire a fare. Una volta che la band ha intrapreso la sua strada, la valanga è diventata inarrestabile e non ci siamo presi nemmeno un po’ di tempo libero dopo il tour di Hot Fuss. Siamo andati direttamente in studio a lavorare all’album successivo. Improvvisamente non ho più avuto una vita normale, ma ero così eccitato dalla prospettiva di scrivere della buona musica che la cosa mi faceva andare avanti. E continua a farmi andare avanti.

GQ: Perciò eccoti, una giovane, bella rockstar a cui è anche capitato di essere sposato e di essere mormone. È stato strano per te?

BF: Il fatto di essere mormone era tutto quello che sapevo quando siamo partiti, perciò non era strano per me. Ma le altre band emergenti, come i Libertines e gli Strokes, avevano un’immagine totalmente diversa, e c’era una spinta affinchè anche noi ci comportassimo in quel modo. Ero giovane e stavo cercando di capire, e vedo come ciò ha creato un paio di titoli in prima pagina. [Ride] La Chiesa crea sempre confusione nelle persone che non la capiscono, e non mi dispiace dare qualche spiegazione. Inoltre mi tiene separato dalle altre persone, il che potrebbe essere una buona cosa. Sto crescendo la mia famiglia nella fede, e ne sono orgoglioso. Sono stato in grado di uscire dall’altra parte e di fare tutto questo lavoro, e sono davvero…felice.

GQ: Com’è stato uscirsene con un tour solista e tornare a lavorare con la band?

BF: È stata una bella boccata di aria fresca fare le cose da solo, ma ritornare con gli altri ragazzi, è stato fantastico, tutti sono contenti! Ha permesso ai ragazzi di fare una pausa e adesso sono pieni di energia e pronti a ripartire, perciò tutte quelle tensioni che si erano create durante quei tour incessanti adesso si sono allentate. Le persone sorridono in studio e finora è andato tutto bene!

GQ: Cos’hai imparato su te stesso mentre percorrevi la strada da solo?

BF: Credo di aver imparato che mi piace davvero molto cantare. Non ero il massimo all’inizio, quando abbiamo cominciato e ho preso alcune lezioni. Le canzoni del mio disco solista non sono così facili da cantare e sono melodiche – più in stile da cantautore – ma erano davvero divertenti da cantare. È qualcosa che ho amato sempre di più sera dopo sera e non era così tanta l’enfasi che avevo con i Killers. Spero di poter portare parte di tutto ciò nel prossimo tour.

GQ: Cos’hai ascoltato in preparazione del nuovo disco?

BF: Sono terribile! Ho quest’auto, e non ha un lettore cd! Non me ne sono reso conto fino a una settimana dopo che l’avevo presa! Ho 200 cd sul sedile posteriore che stanno lì a fondersi sotto il sole. Così ascolto un sacco di stazioni radio che fanno rock classico e c’è una nuova stazione che propone un mix eclettico di roba e passano costantemente canzoni che non ho mai sentito, come “Eminence Front” degli Who. Ascolto il testo così poi posso cercarlo su google. Cose come questa sono state entusiasmanti.

GQ: Sei stato notato per come rischi con il tuo stile personale. Da dove viene tutto ciò?

BF: Dalla confusione! (ride) Sono alla ricerca di qualcosa. Quando siamo usciti, indossavamo degli abiti. Mio padre non ha mai indossato roba del genere, ma io ero preso da David Bowie. È stata una combinazione di lui e di tutta la faccenda di Las Vegas di voler dare vita ad uno spettacolo. È partito tutto e poi abbiamo cominciato a scrivere canzoni rock che si sono incanalate in una strada diversa, e, non so, le cose continuano a evolvere. Continuo a provare cose diverse. Sarei davvero felice di trovare una cosa e di tenermela addosso. Mi ci sto avvicinando! (ride) Più mi alleno e più mi sento a mio agio nella mia pelle, più diventa semplice e più mi sento bene sul palco.

GQ: Qualche rimpianto di stile?

BF: I baffi – non sono mai stato contento del loro aspetto. Ero un po’ troppo giovane. Forse li ritirerò fuori alla metà dei miei 30 anni.

Fonte // GQ.com

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