Music Feeds [28-11-2012]

Dopo un anno di assenza quasi esaminato al microscopio, i Killers sono tornati sulla scena in modo tranquillo a Settembre con il loro nuovo album, Battle Born. Differentemente dal loro ultimo album dal gusto dance pop anni ’80, Battle Born è più snello, e segna il ritorno a canzoni tinte di America, come quelle dei primi anni della band. Focalizzandosi su una narrativa alla Springsteen e immagini di evasione lungo strade senza fine, l’album rappresenta un brillante bilanciamento tra un’opera teatrale e innovazione, una caratteristica che ha reso i Killers così entusiasmanti, e il loro sound è ancora tagliato a pennello per diventare un vero e proprio spettacolo da stadio.
Il chitarrista Dave Keuning ha parlato con noi mentre si trovava a Manchester.

MF: Battle Born è il risultato di un lungo processo all’interno dello studio di registrazione, e avete avuto un via vai di produttori per molte canzoni, ma secondo me ha il punto focale più chiaro di tutti i vostri album. Come siete riusciti ad ottenerlo?
DK: Ovviamente noi quattro siamo il collegamento in comune fra tutte le canzoni, indipendentemente dal produttore con cui lavoriamo. Ma apprezzo il fatto che tu mi abbia detto questa cosa, perché abbiamo sicuramente avuto paura che non sarebbe risultato così coeso, e ci abbiamo anche riflettuto su, “Come farà a risultare coeso se lavoriamo con questa persona?
Parte dei motivi per cui abbiamo lavorato con persone diverse è imputabile alle tempistiche. Ci sono stati molti diversi motivi per cui siamo finiti a fare quello che abbiamo fatto, ma eravamo preoccupati della coesione… Forse solo perché tutti noi pensavamo allo stesso modo ha influito a far si che l’album avesse il nostro sound – indifferentemente dall’aver usato più persone, credo.

Quindi il via vai non è stato necessariamente un esperimento da parte vostra – un nuovo modo di fare le cose?
Beh, solo in minima parte. Stavamo sperimentando quando abbiamo lavorato con un paio di produttori con cui non avevamo mai lavorato prima, tipo Steve Lillywhite – non avevamo mai lavorato con lui prima. Il suo nome è presente in molte canzoni ormai diventate dei classici. Per cui abbiamo pensato, “È disponibile questi giorni. Vediamo come riesce a contribuire“. Quello è stato un po’ un esperimento, ma alla fine ha solo aggiunto qualcosa a quello che già avevamo, capisci cosa intendo? Ci ha aiutati in quel modo.

L’album è stato pubblicato ormai da un paio di mesi e state suonando le canzoni live da un po’. Vi sentite come se avessero trovato il loro posto nella scaletta?
Alcune si e alcune no…Per ogni album ci troviamo di fronte alla stessa situazione – il pubblico non conosce bene alcune delle canzoni più profonde dell’album e in alcuni casi conoscono una canzone più di un’altra. Si va a fortuna.
Sfortunatamente ci troviamo in un’epoca in cui le persone non arrivano necessariamente ad ascoltare un album per intero. Alcuni ascoltano solo la prima parte e poi passano a qualcos’altro. Ma le cose vanno così. Non è come 20 o 30 anni fa, quando si aveva solo un lettore CD o di vinili, e si ascoltavano entrambi i lati del vinile o l’intero CD prima di passare al successivo. Ho conosciuto molte persone che ascoltano solo le canzoni più conosciute e poi tolgono il CD dalla macchina e lo buttano per terra o cose simili, anche se ci sono altre canzoni. Quindi bisogna avere un po’ di pazienza e sperare che le persone alla fine riescano ad ascoltare e dare una possibilità anche alle canzoni meno conosciute.

Quindi provate ad aggiungere tutte le canzoni nella setlist ad un certo punto?
Li forziamo ad ascoltare alcune di quelle nuove, che lo vogliano o meno! Pensiamo, “Sentite, ascolterete otto canzoni nuove stasera ma suoneremo anche le canzoni più famose e vi divertirete con quelle“, ed è così che andiamo avanti.

Tornerete in Australia nel 2013 per il Big Day Out. Prima di arrivare qui l’ultima volta, hai affermato che la band si sarebbe presa una pausa dopo aver concluso i concerti qui. Quello che hai detto ha ovviamente avuto un grande impatto sulla stampa musicale nel mondo.
Si, direi di si. Anzi, è un’eufemismo. Non avrei mai dovuto dire quelle cose. Me ne pento. Vorrei poter ritrarre quelle parole. Quello che volevo dire…La gente mi chiedeva, “Allora, cosa farete adesso?“, e io ho detto, “Ci prendiamo una pausa“, e tutti hanno pensato “Cosa?!“.
Cioè, tutte le band si prendono una dannata pausa! Mi dispiace di aver detto che ci saremmo presi una pausa. Se non avessimo detto niente, non credo che le persone avrebbero notato che sarebbero passato quattro anni dall’ultimo album, perché il tempo passa in fretta.

Quindi non hai altre grandi annunciazioni da fare stavolta?
No, no! Nessuna grande rivelazione. Ho imparato la lezione.

L’ultima volta che siete venuti al Big Day Out era nel 2007. Andare a quel festival è una specie di rito di passaggio per gli australiani. Hai dei ricordi della vostra prima volta al Big Day Out?
No. Intendo, so che mi sono divertito molto durante il primo tour. Tutti a quel festival si stavano divertendo e quel tipo di concerti sono i miei preferiti perché c’è una bella atmosfera.

È perché continuo a sentire e leggere che adorate venire in tour in Australia, nello specifico. Non riesco mai a capire se sia perché state parlando con i media australiani e state solo cercando di complimentarci per farci contenti.
No, il pubblico è molto buono e i festival sono anche meglio. Quindi ci divertiamo sempre a suonare lì. Non ho dei ricordi specifici. So che una volta che ho suonato lì era il mio compleanno – durante un festival australiano.

I piccoli concerti che suonerete a Sydney e Melbourne sono in posti piuttosto intimi. Mettete mano al vostro spettacolo per soddisfare il pubblico di dimensione più piccola?
Di solito abbiamo meno cose sul palco – gli schermi, i fuochi d’artificio e cose simili. Significa solo che ci sono meno persone, un palco più piccolo e quindi tutti sono un po’ più vicini. Come dici tu, è più intimo. Sono entrambi divertenti. Ci piacciono quei concerti così come i festival.

Cambiate gli arrangiamenti delle canzoni?
Non necessariamente, ma il pubblico di dimensioni minori sembra essere, sembra più portato a tutta la nostra musica, come le canzoni più profonde, quindi ci sentiamo un po’ più liberi di suonare le canzoni che vogliamo, mentre con un pubblico più grande siamo un po’ più consapevoli che le persone vogliono le canzoni più famose, che comunque ci piace suonare.

Le vostre canzoni sono ampie e antemiche, sembrano scritte apposta per un pubblico grande – dalle arene agli stadi. Avete sempre avuto queste intenzioni?
Credo che sia sempre stata una cosa che avevamo già insita in noi, anche prima di suonare per un pubblico grande. Dall’inizio abbiamo voluto grandi cori e grandi canzoni, e non abbiamo mai avuto paura di canzoni esplosive e divertenti. Non credo che le abbiamo mai disdegnate. Non è una cosa di cui parliamo. Ci viene naturale. Suonando ogni tanto con band locali e incontrando altri musicisti mi sono fatto l’idea che altre band disdegnino o siano quasi imbarazzati da questo tipo di canzoni. È una cosa che non abbiamo mai capito, quindi non abbiamo evitato quelle canzoni. Pensavamo, “Perché non si vorrebbe farle?“. Siamo così e basta, mi sa.

Nello specifico mi piacerebbe sapere come erano i primi concerti quando avete iniziato come band. Avete cercato di promuovere sin da subito questo sound?
Alcune delle canzoni già lo erano, si. Abbiamo suonato Mr Brightside da subito. E quella ricade in questa categoria, credo. Mi sembra che abbia catturato la canzone delle persone sorprendendole. Magari hanno rizzato un po’ più le orecchie quando ci hanno sentiti suonare.
Mi ricordo la prima volta che abbiamo suonato Somebody Told Me, un mio amico si è avvicinato e ha detto, “Ragazzi, avete quella bellissima nuova canzone. Sapete – quella con il coro!“. E io ho risposto, “Si, so quale intendi!“. Ho capito da subito che stava parlando di Somebody Told Me perchè l’avevamo suonata per la prima volta. È piaciuta alle persone. È stato un buon segno, da subito.

Hai detto che il vostro sound non è qualcosa che cercate di produrre. È il riflesso di quello che volete essere come band?
Credo sia il riflesso delle nostre influenze. Gli U2 sono una, i Cure, i Duran Duran, tutti questi gruppi. E i Beatles, ovviamente – ottimi e semplici cantautori. Credo che evolvendo e iniziando a suonare concerti, a fare un sacco di tour, la band è diventata più conscia di questo. Si pensa, “Oh, questa canzone andrà davvero bene dal vivo, questa invece no“.
Nel nostro album c’è ancora spazio per cambiare qualcosa nelle canzoni, e se facciamo qualcosa di un po’ più sperimentale, non significa che dobbiamo suonarle dal vivo. Non abbiamo mai suonato Goodnight, Travel Well live, ma è una delle mie canzoni preferite. Ma alla fine si può fare tutto quello che si vuole, solo che ci sono canzoni in ogni album che sono fatte apposta per i cori del pubblico.

Devo chiederti una cosa sul documentario di Werner Herzog, che si può vedere online. So che non eri lì, ma la tua assenza si notava. Dove ti trovavi? (Herzog ha recentemente girato un mini documentario con un’immagine a rallentatore di Keuning e i sottotitoli ‘Non abbiamo trovato Dave Keuning, chitarrista’)
Ero in vacanza alle Hawaii e non volevo tornare in città solo per quello. Ecco il mistero che tutti si stavano chiedendo. Non è davvero una grande risposta, ma non c’è molto tempo libero una volta che inizia il tour, come adesso, e io non ho molto libero. Era l’unica occasione che avevo per andarci e quindi ho dovuto rinunciare a qualcosa. (ride in modo sommesso)

È stato un po’ di umorismo freddo da parte sua.
(ride) Va bene così. Va bene così. Non essendo presente non posso dire niente di quello che viene detto su di me.

Avete un singolo di Natale quest’anno?
Si. Lo facciamo ogni anno…È per la (RED) Campaign. Il ricavato va a loro.

Ci sono novità a riguardo?
La canzone è quasi… La stiamo finendo proprio adesso e non sono sicuro di quando verrà pubblicata e ma ci stiamo mettendo gli ultimi tocchi. Stavo ascoltando la versione mixata mezz’ora fa… Mi sembra bene. Questa mi piace di più delle ultime due. Ha una bella atmosfera. Non suona necessariamente come una canzone di Natale, ma l’abbiamo più o meno resa tale.

Fonte // Music Feeds

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