Straight.com [29-11-2012]

Il cantante Brandon Flowers e i suoi compagni forse sono l’ultima rock band mainstream al mondo.

Parlando di problemi, è uno bello da avere, ma i Killers hanno un dilemma da risolvere. Il quartetto di Las Vegas è così soddisfatto del nuovo album, Battle Born, da avere difficoltà a scegliere quali canzoni non suonare durante il tour. Il frontman Brandon Flowers racconta a Straight che lui e i suoi compagni di band – il chitarrista Dave Keuning, il bassista Mark Stoermer, e il batterista Ronnie Vannucci Jr. – hanno dovuto resistere alla tentazione di suonare tutto Battle Born.

Conosci le canzoni – le hai scritte tu – ma quando fai le prove per il tour quasi devi reimpararle da capo“, dice Flowers, raggiunto telefonicamente a Birmingham, Inghilterra, il giorno di Ognissanti. “Credo che come band non ci siamo mai divertiti come adesso a suonare le canzoni da uno dei nostri album. E quindi ci siamo ritrovati a pensare, ‘Suoniamolo tutto e basta’. Ma la cosa risulta difficile. Le persone vengono per ascoltare canzoni che conoscono dagli album precedenti, e non vogliamo negargliele, quindi dobbiamo cercare di trovare un bilanciamento. E ci stiamo ancora lavorando su. Abbiamo iniziato suonando 10 o 11 nuove canzoni a sera, e credo che le diminuiremo a nove stasera; forse otto o sette nelle prossime date“.

A questo punto della loro carriera, con tre album alle spalle, ai Killers non manca il materiale per mettere assieme una scaletta letale. I fan di lunga data non devono preoccuparsi, perché Flowers e compagni non liquideranno i singoloni “Somebody Told Me”, “Human”, e “When We Were Young”.

Non ci dispiace suonarli“, dice Flowers parlando del dover suonare le loro canzoni di più successo. “Rimango sempre perplesso quando le band non suonano le loro canzoni più famose. Ma noi invece ne siamo orgogliosi. Siamo grati che le persone siano lì per noi. Diamo loro quello che vogliono“.

Una delle cose che sicuramente vogliono, sera dopo sera, città dopo città, è cantare “Mr. Brightside”. Pubblicata nel 2004, la canzone un po’ dance punk è stata quella di debutto per i Killers, e rimane ancora una delle canzoni più popolari del gruppo. Flowers non riesce nemmeno a contare le volte che dovuto cantarla, ma non si lamenta della cosa.

L’abbiamo suonata sempre, quindi saranno circa un duemila volte“, dice. “Non mi stanco di farlo, comunque. Ha una vita sua, non serve neanche che sia io a cantarla. Appena Dave inizia con la linea di chitarra, lei parte. E le persone la seguono. È un divertimento ogni sera“.

Battle Born può non contenere altrettanti momenti di indie-rock catartico per le persone comuni come il primo album dei Killers, Hot Fuss del 2004, ma questo è perché non rappresentano più la ragione d’essere della band. Il nuovo album è il lavoro di un gruppo maturo, il cui fuoco adolescenziale, anche se non del tutto attenuato, è ora temperato dall’incertezza e l’ambivalenza che vanno pari passo con la crescita. Il singolo di lancio, “Runaways”, è un elettrizzante inno alla Springsteen per tutti. Flowers canta dalla prospettiva di un marito e padre che cerca disperatamente appagamento nella vita domestica ma non riesce a zittire la voce nella sua testa che gli dice che è tutto una gabbia dorata: “At night I come home after they go to sleep/Like a stumbling ghost, I haunt these halls/There’s a picture of us on our wedding day/I recognize the girl but I can’t settle in these walls”.

“Runaways” è una devastante istantanea di un matrimonio tenuto assieme da un filo sempre più consumato, ma Flowers dice che molte persone non riescono a capire. “La gente dice, ‘Oh, è il tipo che ha scritto “Somebody Told Me”, quindi è solo una sdolcinata canzone d’amore’. La prima frase è ‘Blonde hair blowin’ in the summer wind’, dopo di quella non prestano più attenzione. Come se non mi fosse permesso di crescere ed esprimere quello che penso. Ma è quello che ho fatto, e sta succedendo che le persone lo vogliano o meno“.

Sapevamo che era un territorio un po’ pericoloso da intraprendere per ripresentarci e farle rappresentare l’album“, continua il cantante, “e che non è la canzone per eccellenza che senti alla radio. Anche strutturalmente non lo è. Ma ne siamo molto orgogliosi, e ogni sera sono grato di averla scritta, ora che la suoniamo. Ha una certa solennità, ma è anche allegra allo stesso tempo“.

Con le sue melodie sempre imponenti, “Runaways” mostra le crescenti abilità vocali di Flowers. Dal modo in cui il trentunenne spinge con la voce ad ogni coro, è evidente che le lezioni che ha preso prima di andare in studio per registrare Battle Born sono state un giusto investimento. Ma non è solo il cantato del frontman che risalta. I vari livelli vocali dei cori di “Flesh and Bone” e della canzone che dà il titolo all’album potrebbero far ricordare i Queen, ma Flowers rivela che ha tratto ispirazione da una fonte un po’ più improbabile: Eric Carmen. Ma badate bene, non le ballate MOR (“middle of the road”, è un tipo di stazione radiofonica che trasmette le canzoni popolari del momento, ndt.) (“All By Myself”, “Make Me Lose Control”), quanto una particolare canzone della band power-pop di cui faceva parte all’inizio degli anni ’70s, i Raspberries.

Quei cori sono arrivati quasi per caso“, nota Flowers. “Stavamo completando l’album e abbiamo ricevuto una telefonata da Tim Burton, che ci chiedeva di fare una cover per i titoli finali di Dark Shadows. Il film era finito, e avevano bisogno di una mano. Non so perché non abbiamo semplicemente usato la canzone originale. E così abbiamo dovuto imparare questa canzone dei Raspberries intitolata ‘Go All the Way’ – non l’avevo mai sentita prima – e registrarla. Abbiamo avuto circa due giorni per fare tutto. Ci sono questi arrangiamenti di cori fantastici in quella canzone, ed è davvero una bella canzone. Lo stesso tipo (Carmen) ha scritto ‘Hungry Eyes’ negli anni ’80, e un altro paio di famose ballate. Se ascolterai quella canzone credo che capirai a cosa mi riferisco. Ha questi arrangiamenti di cori fantastici. Stavo completando Battle Born, e ho provato alcune delle nuove cose che avevo imparato, credo. E ha funzionato, ed è diventato un vero momento clou dell’album. Siamo preoccupati perché è l’ultima canzone dell’album, e sai, la gente ormai non compra più gli album. Quindi stiamo sperando che le persone la ascolteranno anche solo perché ha lo stesso titolo dell’album“.

Nonostante i dubbi di Flowers, Battle Born ha venduto molto. È andato così bene che quando è stato pubblicato in Settembre ha esordito alla posizione numero tre della classifica degli album di Billboard. Ha debuttato alla stessa posizione in Canada, e al numero uno in UK e Irlanda. Ma il frontman porta alla luce un punto importante. I Killers sono sulla scena da circa dieci anni, un periodo abbastanza lungo per notare un fondamentale cambio nel mercato della musica. Quando è stato pubblicato Hot Fuss, le vendite dei CD non avevano ancora iniziato a scendere nel monumentale precipizio degli ultimi anni. Che questo possa essere visto come una cosa buona o cattiva, i nuovi artisti hanno dovuto trovare modi diversi per far arrivare la loro musica al mondo, e non molti si sono arricchiti in questo modo.

Che i Killers possano quindi essere l’ultima grande band mainstream?

Non lo so“, ammette Flowers. “Spero di no. Non ce ne sono state molte, da quando siamo arrivati noi, che ce l’hanno fatta. Beh, i Mumford & Sons sembrano essere sulla buona strada. Sono praticamente gli unici post-2004. Ma ci sarà sicuramente qualcun altro. Ci sarà qualcuno con talento e amante del rock e delle melodie che scriverà una bella canzone. Ma sarà più difficile per loro di quanto lo sia stato per noi. E per noi è stato più difficile rispetto alle band degli anni ’90 o ’80“.

È vero anche questo. I Killers hanno passato un bel po’ di tempo nelle trincee indie; all’inizio hanno firmato un contratto con l’etichetta britannica Lizard King Records, che segue attualmente band di cui nessuno di voi ha mai sentito parlare. Hanno anche superato i cambi di marea dell’industria discografica senza mai trovare il favore dei critici più snob. Recensendo Day & Age, il loro album del 2008, Ryan Dombal di Pitchfork ha insinuato che Flowers fosse “un tipo strano che cerca di accontentare se’ stesso e il suo pubblico allo stesso tempo, ma non raggiungendo mai il risultato per almeno metà dell’equazione“. Flowers, un mormone, ha visto anche mettere in discussione le sue credenziali rock a causa della sua astinenza dall’alcol e dalle droghe. E nonostante ciò questi quattro uomini rappresentano una delle band rock più grandi del pianeta.

Nati da un battaglia, per davvero.

In + Out

Brandon Flowers dice la sua su alcune cose che molti vogliono sapere:

Sull’affrontare l’ateo Richard Dawkins alla TV svedese:Avevo visto i discorsi di Dawkins sui mormoni prima di quel giorno. Dice parola per parola quello che ha già detto in altre interviste quando gli è stato chiesto del Mormonismo. Quindi sono davvero scioccato quando lo fa, ma è stato davvero strano trovarmi a due passi da lui mentre lo faceva“.

Sul litigare con Dawkins:Non sarò io la persona che gli farà cambiare idea, e lui non lo farà con la mia. È un dibattito che non troverà mai fine. La scienza non riuscirà mai a sollevare una roccia e scoprire che non c’è un Dio. Non succederà mai. Non ci sarà mai modo di confutarne l’esistenza. Ci saranno sempre persone che crederanno in Lui, quindi non vedo perché le due cose non possano andare di pari passo”.

Sulla possibilità della pubblicazione di un singolo di Natale nel 2012:Si. Non siamo mai arrivati così al limite come stavolta, però. Siamo davvero in ritardo. Siamo indietro con i tempi, ma ce ne sarà sicuramente uno. Abbiamo una canzone. Il testo è quasi finito, e faremo un video. Sarà la settima. Non riesco a credere che sono sette anni che le stiamo facendo. Le amiamo. Adoriamo farle“.

Fonte // Straight.com

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