Q Magazine [12-2012]

I Killers sono sopravvissuti alla fatica, alla disillusione e al suicidio di un caro amico ottenendo così qualcosa che sfugge ai loro pari – una nuova energia. Come fanno a convivere con gli allontanamenti? E come fa il frontman Brandon Flowers a gestire il suo essere il secondo mormone più famoso del pianeta? La risposta: bisogna avere fede.

C’è sempre tempo per pregare.
Questo è ciò che Brandon Flowers dice a sé stesso mentre corre da una parte all’altra essendo il frontman di una mastodontica rock band. Spesso è sulla porta di una qualche suite esclusiva in qualche paese in cui i Killers si trovano in tour, quando i versi iniziali di un pertinente inno Mormone gli vengono in mente: “Prima di lasciare la tua stanza stamattina, hai pensato a pregare?“. Poi, si prende un paio di minuti di tranquillità per rendere grazie per ciò che ha, per chiedere di tenere al sicuro le persone che ama e per chiedere umilmente di impedirgli di mettersi in imbarazzo da solo.
A volte prego nel bel mezzo della giornata“, dice Flowers. “(ma) Sono più contento quando prego la mattina e la sera“.
È Lunedì 24 Settembre e i Killers sono a Los Angeles, California. Flowers decide di incontrarmi al ristorante del suo hotel a West Hollywood, dove scegliamo un tavolo all’esterno, al riparo dal sole di mezzogiorno. Abbronzato, in salute e bello, il cantante alto 1,80m sarebbe benissimo potuto uscire da una delle pubblicità di moda affisse sulla vicina Sunset Boulevard. Si presenta rilassato in una T-shirt blu e jeans, ma la nostra conversazione iniziale è misteriosamente carica di tensione. Le dita vengono sistematicamente fatte schioccare, lo scambio di sguardi evitato e un “I don’t know“, educatamente pronunciato con la sua delicata voce rurale, che diventa un tormentone abbastanza irritante.
Passano più o meno quindici minuti prima che Flowers inizi a rilassarsi. Quando i Killers si sono messi in moto per la prima volta con il loro album del 2004, Hot Fuss, la sua idea di ciò che dovrebbe essere una rock star era stata raggranellata un po’ alla volta dall’adorazione adolescente nei confronti di Morrissey, New Order e Oasis. Ciò che emerse fu un aggressivo poseur con l’eyeliner. Adesso che ha 31 anni, Flowers ha avuto l’occasione di trovare da solo le risposte. Con una educazione Mormone, non ha pensato seriamente di convertirsi prima di raggiungere i 20-25 anni. “Non avevo ancora deciso quale sentiero avrei seguito“, dice. “Sarei andato verso Ziggy Stardust o verso il Mormonismo?” e scoppia in una sorprendente risata da soprano. “Ho preso una decisione, e una volta consolidata è diventato molto semplice per me“. Flowers non tocca alcol o sigarette da cinque anni, né prende droghe. Sposato dal 2005 con tre figli piccoli, il cantante annovera escursioni con la famiglia e “cene a casa Flowers” tra i suoi momenti più felici. “Voglio essere me stesso“, dice di questi piaceri fuori moda. “Vivo la mia vita come voglio. Non è questa l’idea del rock and roll? Praticamente sono più rock and roll di chiunque altro ti capiterà di conoscere“.

Conversiamo il giorno dopo che il nuovo album dei Killers, Battle Born, è salito in cima alle classifiche UK. I tre precedenti album di inediti del quartetto di Las Vegas avevano ottenuto lo stesso risultato, quindi questa è ordinaria amministrazione. Eppure, nessuna altra band americana nella storia ha mai raggiunto puntualmente il primo posto a partire dal proprio debutto. Un profilo così impressionante, assieme a vendite mondiali che superano i 15 milioni di copie, non è stato ottenuto senza un considerevole lavoro fatto in tour. Alla fine, i kilometri percorsi si sono rivelati troppi per qualcuno; dopo Day & Age del 2008, il bassista Mark Stoermer e il chitarrista Dave Keuning hanno richiesto una pausa. Di conseguenza, a parte alcuni festival e un concerto sul prato della Casa Bianca per il 4 Luglio, i Killers sono rimasti in pausa per gran parte del 2010. Quell’anno Flowers ha trovato il successo con il suo lavoro solista, Flamingo, mentre Stoermer e il batterista Ronnie Vannucci si sono entrambi cimentati in progetti paralleli meno vistosi. Quando gli viene chiesto cosa gli altri membri della band pensano del suo materiale solista, Flowers dice che in realtà l’argomento non salta mai fuori, ma che Vannucci gli ha detto che gli piace.
Dopo essersi ritrovata lo scorso Maggio, la band non ha apparentemente avuto difficoltà a riprendere le cose esattamente dove erano state lasciate. La promozione di Battle Born includeva un mini documentario realizzato dal regista fatalista tedesco Werner Herzog. Gli ignari spettatori dell’evento tenutosi online il 18 Settembre potrebbero essere perdonati per aver pensato che i Killers sono un potente trio. “Il giorno delle riprese, Dave Keuning (chitarra), era scomparso“, dichiarava una didascalia esplicativa. Quindi, dov’era? “Non ricordo“, dice Flowers. “Semplicemente non è venuto. Può fare quello che vuole“.
Un paio d’ore dopo, Keuning rivela questo mistero particolare. “Probabilmente vogliono che menta, ma ero alle Hawaii“, ammette. “Avevo programmato una vacanza e non volevo interromperla. Il gatto è fuori dal sacco adesso!“.
Siamo in un magazzino del centro città in cui i Killers si sono riuniti per un servizio fotografico. Coincidenza, il video del singolo di Flowers Crossfire – in cui l’attrice Charlize Theron salva il cantante tenuto prigioniero da malefici ninja – è stato girato qui due anni fa. Oziando su un divano verde malconcio in un’anticamera austera, Keuning gioca distrattamente con la chitarra acustica che ha acquistato poco prima. “È una Gibson del 1921“, dice. “Non è costata tanto quanto potresti pensare; 210 dollari“.
Keuning (che si pronuncia correttamente “facendolo rimare con tuning“, fa notare) ha dato vita ai Killers dopo essersi trasferito a Las Vegas dal nativo Iowa nel 2000. Era in cerca di musicisti con i suoi stessi gusti pubblicando un annuncio in un settimanale gratuito, e Flowers gli rispose. Entro il 2002, dopo alcuni cambiamenti nella sezione ritmica, l’attuale formazione fu completata. Mentre Flowers ha da allora condotto svariati esperimenti sulla sua immagine, che comprendevano spalline piumate, pelle rosa e baffi, Keuning è stato sempre identificabile per la sua chioma resistente a ciò che va di moda. Certamente, tranne la classe da boutique di Flowers, il resto dei Killers è tutto muscoli, stivali e barbe; non sembrerebbero fuori posto stipati in un pick-up con la carcassa di un cervo attaccata sul cofano.
A nessuno sembra interessare troppo il fatto che Flowers sia considerato il viso e la voce dei Killers; Keuning elenca chiaramente i pro e i contro del suo essere “quell’altro”. “Dipende dall’ umore“, dice. A volte dà fastidio quando mentre faccio un assolo alcuni preferirebbero guardare Brandon che beve una bottiglia d’acqua. A volte, quando lui lavora di più per fare interviste, è rilassante. Posso dire, ‘Oh, posso stare un’altra ora in hotel’. Cosa ci guadagna lui? Attenzione extra. Alla fine condividiamo in maniera equa i benefici della promozione quindi non importa“.
Quando il chitarrista di 36 anni fa il suo dovere con la stampa si ritrova occasionalmente infastidito dai risultati. “Sono stato deluso“, sospira Keuning prima di raccontare che recentemente un articolo di giornale l’aveva ritratto come uno “svitato”. In precedenza era stato descritto dalla stampa come uno zotico stizzoso, il che non è vero. Sì, preso esclusivamente alla lettera Keuning è il componente della band più “antiquato”: ha una Pontiac Firebird Trans Am del 1979 simile a quella guidata da Burt Reynolds ne “Il bandito e la Madama”; una volta entrato nel suo veicolo mette a tutto volume delle audiocassette heavy metal degli anni ’80 nell’obsoleto mangianastri perché “fa parte dell’esperienza“; il suo drink preferito è un cocktail senza nome inventato da lui, che consiste in parti uguali di Jagermeister, Redbull e succo di mirtillo rosso e che assicura essere delizioso. “Tutti pensano che io sia aggressivo“, dice quando gli accenno della sua irascibilità. “Ho rotto uno o due televisori in stanze d’albergo ma non sono una persona così brutta“. Nel giro di qualche secondo si capisce che Keuning dovrebbe essere descritto come emotivo più che irruento.
Riguardo alla pausa della band, Keuning descrive dettagliatamente il carattere frenetico della tabella di marcia nello scorso tour. “Era non-stop“, conclude. “Volevo solo vivere una vita normale, solo per un po’“. La motivazione principale di Keuning riguardo al volersi prendere una pausa era l’intenzione di vedere più spesso suo figlio di 7 anni, Kyler. “Sentivo di dover stare con lui per almeno un anno per insegnarli ad andare in bici“, riflette. “Quindi mi dispiace se nessuno è comprensivo, ma fottetevi“. Il chitarrista non alloggia a Los Angeles con gli altri al momento, ma preferisce fare il pendolare avendo una casa a due ore di viaggio, a San Diego, perchè è lì che vivono Kyler e “la madre di mio figlio“. L’affabilità di Keuning vacilla solo quando si discute del complesso rapporto che ha con la sua donna. “Per la cronaca, è un rapporto instabile“, dice. “Mi sta facendo diventare matto, non è molto divertente e preferirei non parlarne“. Passiamo a un argomento più leggero come le sue attività nel tempo libero invece. “Faccio cose come comprare chitarre per sentirmi meglio“, dice in modo lamentoso. “O magari giocare da solo a basket nel giardino. Non ho mai nessuno con cui giocare“.
La testa di Flowers spunta sulla porta. “Mi controlli?” chiede Keuning. “Posso prendermi la maglietta?” risponde il cantante a petto nudo. Si è parzialmente cambiato in dei seriosi pantaloni formali che in maniera disinvolta cadono corti su delle scarpe nere graffiate. Il suo girovita di 73 cm e il fisico atletico sono le ovvie ricompense di visite giornaliere in palestra. Invece, Keuning non è ancora completamente in formissima e ha una piccola pancia che non cerca di nascondere. Flowers beve da un piccolo contenitore di plastica contenente un frullato di proteine al cioccolato chiamato Muscle Milk. “Questo è il mio pranzo“, dice.
Stasera i Killers sono gli ospiti speciali del Jimmy Kimmel Live!, un talk show pre-registrato. La serata è appena iniziata quando Flowers arriva nello studio. Ci sono qualche centinaio di fan che stanno aspettando dai cancelli posteriori, vicini al parcheggio in cui la band suonerà. Il SUV di Flowers, guidato da un’autista, arriva e prosegue lento lungo la coda mentre viene preparata l’entrata delle persone. “Gli zombie sono in giro“, brontola l’autista. Arrampicato sul sedile posteriore, Flowers ridacchia nervosamente e spalanca gli occhi a questo dissenso espresso con nonchalance. Il cantante è protetto dagli occhi delle persone grazie ai finestrini oscurati ma una fortunata ragazzina lo vede dal vetro del parabrezza. La sua espressione timidamente sbalordita fa capire che è un evento di grande portata. Mentre le ali dei cancelli si aprono Flowers saluta con la mano e sorride apertamente. Anche tenendo in considerazione le manie dentistiche ossessive dei locali, i denti frontali del cantante sono assolutamente bianchi e dritti. “Sono finti“, dice Flowers. “Ho portato l’apparecchio ma non l’ho curato molto. Quando è giunto il momento di toglierlo, si è portato via anche pezzi di denti. Avevo 14 anni, andavo a scuola e le persone continuavano a dirmi che avevo pezzi di cibo incastrati tra i denti quando in realtà si trattava di buchi. Alla fine ho dovuto rivestirli“.

Prima di decidere di vivere in modo più sano, quanto ubriaco sei mai stato?
Avevo forse 18 o 19 anni. Frequentavamo nightclub o posti simili. Credo che tutti siano arrivati a quel punto in cui si pensa di morire. Mi ricordo il giorno dopo, se fossi riuscito a parlare avrei detto “Portatemi all’ospedale“. Avevo bevuto gin. Io odio il gin.

Sei critico con la band se gli altri bevono?
No! Ognuno sceglie quello che vuole fare. È uno dei regali che credo ci siano concessi vivendo su questa terra. No vedo…Non giudico nessuno per queste cose.

Cosa ti fa sentire in colpa?
Andare in tour ed essere per questo lontano dai miei figli. Ti abitui alla loro innocenza e mi manca anche quella oltre a loro. E a volte mi sento in colpa quando impreco troppo. Mi sto impegnando a non farlo più.

Sembri qualcuno che proviene dagli ani ’50…
Si, non sono uno che scende a compromessi [ride]. Sono stato cresciuto in modo serio, credo che c’entri molto. Non ci sono stati molti litigi nella mia vita.

Ho l’impressione che saresti più contento di essere a casa a tagliare l’erba del giardino che in tour.
No. Amo andare in tour. È solo che ho… Devo prendermi cura dei miei figli. Non sarò molto triste quando le cose saranno più calme. È naturale…è inevitabile.

Inevitabile che un giorno i tuoi interessi saranno più selettivi?
Cosa intendi?

Che probabilmente le cose saranno più calme quando comincerete a vendere meno dischi.
No, no, no. Sarebbe una nostra decisione; non sarebbe perché piacciamo meno alle persone. Ho ancora abbastanza interesse per durare un altro..Credo di poter durare almeno altri due decenni.

I Killers devono ancora fare il soundcheck ma dietro le quinte, nell’area ospitalità di Jimmy Kimmel, qualcuno si è entusiasmato troppo. “Lo porto a casa“, dice la bionda moglie quasi elfo di Flowers, Tana, mentre porta Henry, 18 mesi, verso l’uscita. Gli altri figli della coppia, Ammon, cinque anni, e Gunner, tre, sono lasciati in custodia al padre. “Non lasciare che questi due si ubriachino“, avvisa Tana scherzando.
Ad aiutare Flowers in questo compito c’è suo fratello più grande Shane, 43 anni, che è venuto per vedere la band. Il cantante dice che non ha un soprannome ma tutti i suoi fratelli e sorelle – ha anche quattro sorelle più grandi di lui – lo chiamano Bray. La prima canzone di cui Flowers ha imparato le parole è Just Like Heaven, singolo dei Cure del 1987, che aveva sentito da dietro la porta della camera di Shane quando aveva cinque anni. Oltre allo stesso gusto musicale, i due condividono anche un’abilità naturale nel golf, quasi professionale. Brandon è stato costretto ad abbandonare questo hobby all’inizio dell’estate, quando è stato operato per un nervo che gli dava problemi alla spalla sinistra.
Questa lesione non causa nessuna sofferenza visibile quando arriva il crepuscolo e la band si presenta di fronte alle videocamere per suonare Runaways, il singolo di lancio di Battle Born. Suonano anche altre cinque canzoni non trasmesse in tv – inclusa una versione assolutamente vigorosa della canzone che li ha fatti conoscere, Mr Brightside – per i meritevoli spettatori, prima di tornare in fila dentro. Finito lo sforzo, Flowers si siede con soddisfazione su un divano con suo fratello e una busta di cibi pieni di carboidrati di In-N-Out Burger, catena di fast-food dell’area.
Alle 15 esatte del giorno dopo mi trovo con Mark Stoermer nella lobby di un hotel di fronte al Grauman’s Chinese Theatre. Prendiamo l’ascensore per l’ultimo piano ed entriamo in uno spazio grande di circa 100 m² riccamente decorato, che si scopre essere la sua camera. Il bassista trentacinquenne è in un hotel diverso dal resto della band semplicemente perché è più vicino ai loro vari appuntamenti in città. Ma anche perché non gli dispiace un po’ di indipendenza. “Quando c’è un giorno di pausa ne approfitto per fare le cose che voglio invece di ritrovarmi in una situazione in cui tutto è deciso come gruppo“, dice. “Vado in qualche museo o, come spesso succede, mi rilasso e cerco di fare finta che sia tutto normale“. Stoermer potrebbe anche telefonare alla sua ragazza, prendere occasionalmente qualcosa da bere o guardare un film; ammira in special modo i lavori di Woody Allen, Federico Fellini e Ingmar Bergman.
Il 21 Giugno 2011 Flowers ha compiuto 30 anni. Nessuno dei Killers gli ha regalato niente perché la band ha un tacito accordo di non comprarsi regali a vicenda. Ma non è sempre stato così. Sei anni fa Stoermer ha comprato per tutti un libro di canzoni dei Beatles come regalo di Natale. “Avevo questa visione, che avremmo imparato queste canzoni in tour e le avremmo cantate backstage“, dice. “Non è successo. Non ho nemmeno mai visto nessuno di loro in giro con il libro“. Stoermer non si ricorda di aver sentito nemmeno niente in segno di gratitudine. Introverso di natura, Stoermer ha l’abitudine molto rara di parlare solo quando ha qualcosa da dire. “Mi sento di essere uscito dalla mia conchiglia rispetto a quando avevo 16 anni“, dice. “Ero sicuramente timido. Avevo solo pochi amici ma avevo la musica. Ascoltavo ogni giorno album dall’inizio alla fine, me ne stavo seduto con le cuffie e scappavo in un mondo diverso“.
Da adolescente, uno dei pochi amici di Stoermer era Tommy Marth. Si conoscevano dopo aver suonato assieme in una banda jazz a scuola. Quando i Killers hanno voluto un po’ di ottoni per Sam’s Town, l’album del 2006 che ha seguito Hot Fuss, Stoermer ha pensato che Marth fosse perfetto. Un capace sassofonista con una grande personalità, Marth è stato perfetto ed è tornato per Day & Age prima di andare in tour con la band. Si parlava di coinvolgerlo per Battle Born ma non è mai successo. Marth è stato trovato morto nella sua casa di Las Vegas il 23 Aprile 2012, ucciso da un colpo di pistola alla testa che si è inflitto lui stesso. Aveva 33 anni.

Stoermer: Forse ero quello che conosceva meglio Tommy. Cosa si può dire? Credo che con il senno di poi sapevo che stava passando un periodo difficile e non gli andavano bene un sacco di cose, ma allo stesso tempo era sempre questa persona molto allegra. Mi ha colpito molto.

Flowers: Ti fa.. è una cosa scioccante. È l’ultima persona che avresti pensato potesse fare una cosa simile. La cosa strana è che è stato lui a portare leggerezza nel backstage, frivolezza quando le cose erano pesanti.

Keuning: Non dimenticherò mai che qualche giorno prima mi aveva mandato un sms che diceva, “Hey, se sei in città troviamoci”. Ho risposto, “No, mi dispiace, non posso. Sono a San Diego”. La sua risposta è stata tipo, “Nessun problema, Dave. Sei una brava persona”. Mi è sembrata una cosa strana, lui che diceva qualcosa di carino. Ma già sapeva quello che avrebbe fatto, vorrei poterlo chiamare ma non posso.

Vannucci: Sono molto vicino alla sua famiglia. Voglio dire, quello che provo… chissenefrega? Era un ragazzo scaltro, mega talentuoso che poteva parlare con chiunque. Piaceva a tutti, capisci cosa intendo? Era una situazione tragica quella che stava passando e che all’improvviso è precipitata. Non si può mai dire… non è un mondo perfetto per molte persone.

Mercoledì, 26 Settembre. È metà pomeriggio e i Killers si stanno preparando per suonare all’Henry Fonda Theatre, una venue situata a Hollywood con una capacità di 1300 persone che potrebbero riempire ogni sera fino a Natale. Nel backstage – sotto il palco, ad essere precisi – Ronnie Vannucci apre un baule da viaggio nel quale sono custoditi i suoi effetti personali. Nel cassetto in cima c’è una crema idratante della Clinique (“Ce l’hanno regalata al Jonathan Ross Show“) e un assortimento di boxer corti. “Voglio sentirmi fasciato quando suono“, dice. “Poi me li sfilo e li lancio alla groupie più vicina“.
Vannucci è sposato da 9 anni quindi questi souvenir dozzinali in realtà finiscono in posti non più luridi della pattumiera più vicina. Apre uno scompartimento più in basso e annuisce guardando la bottiglia di whisky Laphroaig che si intravede come se stesse cospirando qualcosa. Dato che è giornata di concerto, Vannucci non se ne servirà prima di finire il suo lavoro. “Ho visto tante band andare sul palco mezze sbronze, e non mi piace“, dice. “Voglio vedere gente che sa quello che fa“. Vannucci è un personaggio socievole e schietto, che tende a punzecchiare chiunque si trovi a tiro. Quando ci spostiamo nel camerino dei Killers una persona lì di passaggio gli chiede come sta. “Mi piace un sacco stare qui!” arriva la risposta mentre chiude la porta.
Senza un pubblico Vannucci è più silenzioso. Gli interessi inaspettatamente raffinati del batterista includono composizione di musica classica, architettura e attività all’aperto (“mi piace andare in bici e stronzate varie“) ma è restio a condividere troppe informazioni riguardo alla vita lontano dai Killers. Adesso che la band è in attività da 10 anni, Vannucci cerca di ricordare se inizialmente aveva immaginato che sarebbe durata così tanto. “In un certo modo strano ci credevo, ma ho raggiunto quell’età in cui ti rendi conto della mortalità di tutto” dice. “Ho 36 anni e ho tutti questi amici con matrimoni che si dissolvono. Niente dura per sempre. Quindi penso, fanculo, vivi giorno per giorno perché tutto può succedere. Aspetto che si tocchi il fondo!“.
Forse perché si sono conosciuti come membri di una band più che come amici, i Killers sono 4 persone completamente diverse l’una dall’altra. Vannucci dice che, avendo passato assieme la maggior parte della loro vita adulta, tra queste differenti personalità si è creato tuttavia un legame estremamente intimo. “È profondo, amico” dice. “Vivi in questa sorta di adolescenza sospesa e tu sei il ragazzo e ci sono mamma e papà che ti fanno il bucato e si prendono cura di te quindi si litiga per le piccole cose. Come, ‘Dio! Dove sono gli avocado?’ Credo che stiamo diventando più maturi“. Litigi sulla frutta a parte, Vannucci è moderatamente indispettito per la ricorrente errata convinzione che loro siano tutti mormoni. Come Keuning, il batterista è in linea di massima agnostico. Stoermer, un ex studente di filosofia, non segue la religione né crede che ci sia “un tizio con una barba che ci sorveglia” ma crede in una forza universale trascendentale. Qualsiasi dubbio sulla fede di Flowers è evaporato l’anno scorso quando è diventato un testimonial della campagna video “I’m a mormon” promossa dalla sua Chiesa.
Fornendo il suo sostegno, Flowers ha guadagnato così tanti punti per la sua chiesa che gli è stato permesso di esaminare alcuni dei manufatti custoditi nei loro quartieri generali a Salt Lake City. Lì, ha sfogliato una copia del Libro dei Mormoni, il testo sacro del gruppo religioso, precedentemente appartenuta e rigorosamente annotata da Elvis Presley. “Elvis ha scritto che può esserci un solo Re“, dice Flowers. “Non gli piaceva essere chiamato Il Re perché, per lui, il re era Gesù. È stato bello poter vedere quelle note“. Flowers sta rispondendo a molte domande riguardanti la sua fede ultimamente. E anche riguardanti la politica. Questo perché anche Mitt Romney è mormone. Il candidato repubblicano alle presidenziali ha pubblicamente acclamato i Killers, alcuni cantanti country e gli Aerosmith. Nel 2011 Flowers ha incontrato Romney al Ceasars Palace sulla Strip di Las Vegas per un pranzo, sui cui dettagli si mantiene significatamente sul vago.

La vita sarebbe un po’ più semplice per te al momento se il mormone più famoso del mondo non fosse un candidato presidente?
Molto più semplice [ride].

Lo sarebbe perché la gente si aspetta che tu esprima un’opinione politica?
Sì. Voglio dire, ho le mie idee su certe cose ma non mi sento abbastanza informato per poter intervenire. Quello che posso dirti deriva dalla mia interpretazione e osservazione maturate crescendo; la sinistra in America è vista a volte come elitaria. Quindi, anche se gli ideali tendono ad appoggiare i poveri, questo li fa desistere. Posso capire perché mio padre avrebbe potuto dire “Sono repubblicano” senza esitazione quando in realtà i democratici incontrano di più il suo favore [Il padre pensionato di Flowers, Terry, ha avuto una carriera variegata ma saldamente operaia]. Lo sto capendo e assorbendo solo adesso. Non sono decisamente nella posizione di poter sostenere una delle due parti. Ho un piede in entrambe, credo.

In che posizione sei nella Top 10 dei Mormoni?
Ha! Devo essere alla numero 2, giusto?

E gli Osmonds? (un gruppo musicale statunitense composto da fratelli, tutti mormoni, ndt.)
Non so. Stanno uscendo dalla classifica.

Il mondo della musica è davvero il posto giusto per un bravo ragazzo mormone?
Io non ho problemi [ride]. Mi sto facendo strada.

I Killers sono attesi sul palco alle 9 in punto, e mancano ancora 45 minuti. Allentando la tensione vicino all’entrata laterale del palazzo, Keuning tiene allegramente in mano un grande bicchiere di plastica. “Vuoi provare il mio drink?” chiede. Il chitarrista aveva ragione; il suo composto viscoso color cremisi composto da liquore, succo di frutta e acqua zuccherata caffeinata è molto saporito. Dopo lo show Flowers sarà l’unico a non mescolarsi con gli invitati ad un modesta festa tenutasi sul tetto. È una pratica standard; non puoi, spiega, bere Coca Cola all’infinito al bar. Quando Flowers si avvicina al microfono sente come se venisse attivato un pulsante interno che lo mette in modalità frontman. Tornare alla modalità uomo integro è ugualmente immediato, anche se il residuo di energia assorbito dal pubblico quando i comandi sono settati sull’altra modalità tendono a tenerlo sveglio. A volte verso le 4 di mattina in una silenziosa camera d’albergo a 3 miglia di distanza Brandon Flowers dice le sue preghiere e va a dormire.

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