NME [09-05-2015]

Brandon Flowers afferma che l’ultimo album dei Killers “non era abbastanza buono”. E mentre la sua band è in pausa il frontman è tornato con un secondo album solista, The Desired Effect. Il titolo è un indizio che sta cercando la superfama per conto suo o solo una band funzionante da capitanare? Eve Barlow lo incontra

È una serata spettrale e ventosa a Hollywood e si sta facendo troppo buio per riuscire a vedere. Brandon Flowers tiene la chiave dell’hotel da qualche parte nella borsa. “Fammi luce qui, fammi luce” canta mentre fruga, seguendo la melodia di ‘Philadelphia Freedom’ di Elton John. Poi si ferma all’improvviso. “Aspetta! La conosci la storia su Morrissey? Non l’ho mai mostrato a nessuno.” Tornando indietro correndo sopra il ponte che attraversa il cortile del Sunset Marquis hotel, indica il punto dell’orizzonte verso cui il suo sguardo guardava quando, nel 2010, ha intravisto una inconfondibile figura con ciuffo che si stagliava nell’atrio dell’entrata. “Non potevamo vederci l’uno l’altro in viso perché era scuro, ma non poteva che essere lui. Il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata. È il mio eroe…” Brandon racconta di come è corso in camera, si è lavato i denti, e poi è tornato ad aspettare mantenendo una distanza di sicurezza e pensando a cosa poter dire. Ma Morrissey è apparso dall’altra direzione e ha preso Brandon alla sprovvista. “Faccio parte di una band!” ha farfugliato Brandon. “Abbiamo aperto per te!” Ha detto a Morrissey che si trovava a Los Angeles per promuovere il suo primo album solista. “E ho sentito che sussurrava nel buio, ‘Flamingoooooooo‘.” Un sorriso simile a quello del bambino nella pubblicità del Milky Bar compare sul suo viso. “Lo conosceva! Morrissey conosceva il nome del mio album solista!”

Il Sunset Marquis può anche essere il posto giusto per andare a caccia dell’elite del rock ‘n’ roll, ma la stanza di Brandon stanotte mostra tutti i segni di un responsabile padre di famiglia in viaggio di affari. È impeccabilmente ordinata e pulita, e il vino in omaggio non è stato toccato da anima viva. “Vuoi dell’acqua?” chiede. “C’è eroina nella mia…” Al piano sotto la band e la crew di Flowers stanno festeggiando. Almeno uno di loro, il batterista Darren Beckett, che ha fatto parte in passato della dimenticata band indie degli anni 2000, gli Ambulance Ltd, si ricorda dei giorni in cui Brandon si tratteneva con loro. “Siamo stati in tour con i Killers 10 anni fa e passavamo nottate dissolute a Londra,” dice. “Mi ricordo di questo ragazzetto con l’eyeliner. Aveva quell’aria da star..”

Quella sera Brandon e la sua nuova band – che include anche Joel Stein degli Howling Bells, due coriste, due trombettisti e un bassista sosia di Dave Keuning – hanno suonato in anteprima del materiale dal suo secondo album solista, ‘The Desired Effect’, a 200 fan al Troubadour, che si trova a West Hollywood. Beckett ammette che Flowers ha fatto provare la band fino a raggiungere “un livello supremo di talento musicale”, cosa che si è vista durante il concerto. Nel set di 90 minuti, Brandon ha dato il cinque al pubblico, e si è giostrato pugni in aria come un campione dei pesi piuma tra le canzoni di ‘Flamingo’. Ha cantato a tutta voce la cover di ‘Don’t Change’ degli INXS, che gli piacciono perché fanno parte di un tempo in cui “le band non avevano paura di dirti ciò che erano”, e nuove canzoni come ‘Lonely Town’ e ‘Untangled Love’ hanno fatto il loro debutto accolte da boati. La canzone di chiusura a sorpresa è stata ‘Mr Brightside’ dei Killers – ed è sembrato quasi esserci una sorta di emozione nel modo in cui ha cantato la frase, “just let me goooooooooo“.

“È stato divertente,” Brandon ha detto allegramente dietro le quinte, piegando una fetta di pizza tra le dita. Facendo segno verso la band ha detto: “Bisogna dire qualcosa sul loro atteggiamento. Sono i migliori. Sono miei amici. Il loro carattere va a braccetto con il mio.”

Il carattere dei compagni di band è qualcosa di cui Flowers sa molto. Il 22 Giugno 2013, la band di Brandon, i Killers, ha celebrato 10 anni e quattro album assieme con un grande concerto celebrativo nel posto più ambito per un concerto in UK: lo stadio di Wembley. È stato il culmine di quello che, per Brandon, è stata la migliore sfilza di concerti che abbiano mai fatto. “L’ultimo tour ha sorpassato tutte le mie aspettative,” dice. “Eravamo forti. Eravamo accettati.”

Dopodiché Brandon si è trovato ad un bivio. Voleva ricominciare un ciclo di registrazioni e tour; i suoi compagni di band non erano d’accordo, e non era possibile convincerli a tornare in studio. Il batterista Ronnie Vannucci Jr ha iniziato a lavorare ad un altro album con il suo progetto parallelo, i Big Talk, il bassista Mark Stoermer è andato in tour con gli Smashing Pumpkins e il chitarrista Dave Keuning è tornato a “vivere a San Diego”, secondo il vago sommario di Flowers. Brandon, nel frattempo, è ritornato alla carriera solista che aveva iniziato con ‘Flamingo’.

Al posto del brodo preparato da troppi cuochi che è stato l’ultimo album dei Killers, ‘Battle Born’ del 2012 (su cui hanno lavorato cinque produttori), ‘The Desired Effect’ è una collaborazione con un solo produttore piuttosto richiesto, Ariel Rechthshaid (Vampire Weekend, Haim, Sky Ferreira). Un fanatico della stessa musica, Ariel è andato a braccetto con l’amore di Brandon nei confronti del pop, rock e indie degli anni ‘80. “Il mio amico Benji [Lysaght, anche lui degli Ambulance Ltd, e facente parte anche lui della sua band da solista] me l’ha raccomandato,” ricorda Brandon. “Gli ho telefonato, abbiamo parlato per 30 minuti menzionando chiunque dai Dire Straits ai Depeche Mode.” Ariel è stato più volte in visita agli studi di Brandon a Las Vegas nel corso di parecchi mesi, e hanno concepito un album di 10 canzoni che potrebbero essere tutte singoli. L’idea è che fossero accessibili ma sofisticate, fatte apposta per il passaggio in radio. “Abbiamo lavorato assieme su alcune idee attorno ad un pianoforte,” dice Ariel al telefono. “L’ho aiutato a vedere la cose da un altro punto di vista. Ci siamo spinti a vicenda fuori dalla nostra zona di comfort.”

Ariel ha incoraggiato Brandon ad usare sample per la prima volta – la discotecara ‘I Can Change’ prende a prestito un sample da ‘Smalltown Boy’ dei Bronski Beat, e sfrutta, in un cameo, la voce setosa di Neil Tennant dei Pet Shop Boys. In un’altra hanno corteggiato il rocker maturo anni ‘80, Bruce ‘The Way It Is’ Hornsby, per fargli suonare la tastiera nella ballata ‘Between Me And You’. “Perché Hornsby? Perché no?!” dice Brandon sorridendo. “Era forte.” L’album sembra soprattutto un successore naturale di Hot Fuss, l’album di debutto dei Killers del 2004 – è più Duran Duran che Springsteen. Brandon insiste nel dire che non era l’unica intenzione. “[Il sound] non è tutto farina del mio sacco,” dice. “Ariel aveva una visione più calcolata, ha spazzato via tutti i demo che avevano un sound più ‘americano’.”

Alcuni dei testi di ‘The Desired Effect’ confermano l’idea che Brandon è uno che osserva, non uno che agisce. Condivide le sue verità attraverso personaggi, come nella honky-tonk ‘Digging Up The Heart’, che parla di Tony, un detenuto che entra ed esce di prigione, e la cui madre lo perdona perché è solo umano. “I miei genitori mi hanno insegnato che se le persone fanno qualcosa di male vuol dire che sono cattive. Adesso sono meno intollerante,” spiega. Ma rivolge anche la lente verso di sé. L’album apre con l’appello di ‘Dreams Come True’ – una visione romantica di come Flowers vedeva l’America da dentro una limousine durante i suoi 20 anni, “solo un perdente inesperto” che cerca il successo. “I sogni diventano realtà/Si lo fanno/I sogni diventano realtà,” continua. Ammette che il suo “testo migliore” è quello di ‘The Way It’s Always Been’, che ricorda ‘The Weight’ dei Band. “Quella frase, Tutti se ne stanno seduti aspettando che il sole sorga di nuovo…, uso un inglese semplice per condividere le esperienze delle mie sorelle, i cui mariti le hanno abbandonate,” dice. ‘Between Me And You’, invece, parla della pressione di essere padre di famiglia – qualcosa che Flowers ammette essere un problema piuttosto fuori moda. “Essere l’uomo e colui che provvede al mantenimento della famiglia è una cosa di cui nessuno parla. Io invece ne sono orgoglioso.”

Nonostante la fiorente amicizia fraterna tra cantante e produttore, Brandon è stato sul punto di licenziare Ariel “quattro volte” durante il processo, frustrato dal fatto che il Los Angelino non voleva spostarsi a Las Vegas per finire l’album. Brandon ride nervosamente quando gli chiedo di questo fatto. “Sono possessivo. Secondo me bisogna rinchiudersi in studio finché l’album non è finito. Lui invece si prende tempo e probabilmente vivrà fino a 150 anni.”

Parlare a Brandon Flowers di persona vuol dire resistere a un persistente fascino offensivo. Ci sono sorrisi da ragazzino, risate bizzarre e una costante espressione facciale che sembra quasi dire, ‘Chi? Io?‘. È un ottimo modo per evitare che qualcuno scenda troppo nei particolari. Cosa lo fa arrabbiare? Niente. Da dove viene la passione che tira fuori quando è sul palco? Nessuna risposta. Perde una po’ la pazienza solo quando parliamo del caso giudiziario che ha coinvolto ‘Blurred Lines’. È “d’accordo al 150 per cento” che è stato giusto che Pharrell e Robin Thicke pagassero i diritti alla famiglia di Marvin Gaye, e dice che “ci sono così tante band che dovrebbero essere citate in giudizio. Sono stufo di sentire la gente che ruba. È una cosa che odio. Lo sento dappertutto ma non dirò chi sono queste band. Non lo dirò perché non voglio tirare su un polverone.” È l’unica cosa a cui riesce a pensare che lo fa arrabbiare in questo momento. “Sono felice,” dice. “Magari è tutto represso dentro di me e un giorno avrò una crisi di nervi…”

Una canzone dell’album, ‘Still Want You’, fa riferimento ai cambiamenti climatici e ai debiti, una buona scusa per parlare dei problemi di questi anni. Da che parte sta quando si parla di ambiente? “Dovremmo avere cura della Terra”. Che cosa ne pensa della candidatura di Hillary Clinton, il lancio di Tidal, i problemi che sono sorti a Ferguson? “So un po’ cosa sta succedendo. Faccio fa… Non sono…” si prende una pausa. “È frustrante perché nulla cambia chiunque sia il Presidente.” La cosa che a Brandon pesa di più è il trattamento che viene riservato ai veterani. Suo bisnonno ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale. Suo padre è riuscito ad evitare il reclutamento per la Guerra in Vietnam. La cosa che lo annoia di più è che non ha mai finito di scrivere un canzone che parla di stress post traumatico, intitolata ‘Look Alive’. Il patriottismo lo ha perseguitato dalle prime esperienze dei Killers in Europa. “A quel tempo era una vergogna essere americano. Andavo lì e mi trattavano diversamente per via del mio accento. Mi sono sentito preso di mira. Quando George Bush era presidente questa sensazione è stata travolgente. Era una cosa di cui vergognarsi,” dice. “C’è una canzone intitolata ‘The House I Live In’ del 1945 che Sinatra ha cantato al ‘Main Event’ (un album dal vivo del 1974), uno dei miei album preferiti. La introduce parlando di come l’America sia la Nazione più grande della Terra. E lo è. L’America è un’idea fantastica e grandiosa. Non ho paura di dire che sono patriottico. Siamo tutti diversi. Non dovremmo essere tutti uguali. È una bella cosa che siamo tutti diversi.”

Al di fuori della musica, Brandon è un uomo con obiettivi personali, entusiasta della palestra ed escursionista. “Mia moglie sa quando è tempo per Brandon di andare nella natura selvaggia,” dice, usando la terza persona. Le sue avventure all’aperto lo ispirano. “Si sente spesso parlare di questa lato new age della natura, ma c’è del vero. È pazzesco.” Album di Jim Croce, The Smiths, Elvis e altri gli ronzando in testa quando cammina. “Penso ai grandi album e poi riesco a sentirli,” dice. Un mormone dedicato, prega giornalmente. “Più viaggio più vedo l’armonia nel mio credo religioso e in molto altro,” dice. Oltre a questo, al di fuori del lavoro si concentra nell’essere un buon marito e padre per i suoi tre figli in una casa che, dice, ha pochi oggetti status symbol oltre al fatto che ci vive una rock star internazionale. Il batterista Darren fa solo sapere che Brandon fa una eccellente salsina fatta in casa per le patatine ed è abile al barbecue.

“È noiosa, direi,” dice Brandon, facendo da muro a domande inerenti la sua vita quotidiana. Da fan, non gli piacerebbe sapere la routine giornaliera di Morrissey? “Si ma lui è… diverso.” C’è una differenza tra essere famosi ed essere una celebrità, dice. “Riconosco subito una persona. Lo vedo negli occhi delle persone. Le celebrità che le persone venerano non sono gentili. Sono false. Anche quando ero piccolo io lo avrei capito. Non riesco a credere che le persone non sanno che i loro eroi sono cattivi…” esita proprio mentre il vento fa spalancare la porta della sua camera. “Ho paura di menzionare qualcuno.”

La maggior fonte di insicurezza per Brandon sembra provenire dalla minaccia di essere definito un ipocrita, che vende un modello di vita che lui non è abbastanza figo da poter condurre, che cerca un coraggio e un dolore che non esistono. “La gente vuole che la rock star abbia problemi. Non ho niente per loro. Anche i più grandi narratori hanno qualcosa. Johnny Cash ha raccolto cotone, suo fratello è morto, suo padre è stato crudele con lui. Io non posso mettere la crocetta su nessuna di quelle caselle.”

Lui è invece una rock star che considera l’educazione come una ricerca che dura tutta la vita. In questo periodo sta leggendo La Battaglia di John Steinbeck. “Non sono ancora un gran lettore. Faccio fatica perché ero così giovane quando abbiamo iniziato [con i Killers]. Sarò per sempre marchiato con ‘Somebody told me that you had a boyfriend who looked like a girlfriend that I had in February of last year.’ Ecco qual è il mio problema.” Ne è imbarazzato? “No, è solo che mi sembra che sia l’unica cosa a cui le persone pensano quando mi vedono. Nessuno me lo ha mai detto in faccia. Forse c’era un’idea sbagliata su di me. È una cosa a cui possiamo far fronte invecchiando. L’idea che posso evolvere.” Ha mai saputo che veniva considerato semplicemente un bel faccino? “Ho pensato che forse era così, ma poi se pensi agli uomini più belli sono anche quelli più brillanti.” Come, Springsteen? “È un bell’uomo…”

Brandon inizia a parlare di una cena con Tony Visconti, il collaboratore di Bowie, che gli disse che non serviva essere un poeta per dire qualcosa di profondo. “Gli dissi, Grazie! Non sono un poeta ma ciò non significa che non possa uscirmene con una bella frase ogni tanto. Quella frase mi convince sempre di più della mia evoluzione ogni volta che mi siedo al pianoforte.”

‘The Desired Effect’ dà a Flowers la possibilità di intagliarsi una nuova identità – come voce dei suoi racconti, come il creatore di un pop di significato che va a braccetto con le radici dei Killers ma espande le idee visuali, di produzione e performance sempre più crescenti di Brandon. Fedeltà ai vecchi amori, comunque, fanno fatica a morire. Con qualche concerto per i Killers fissato a Giugno, insiste sul fatto che i quattro faranno un altro album perché l’ultimo “non era abbastanza buono” e “tutti noi lo sappiamo”. Sembra essere incatenato allo stesso obiettivo che sta inseguendo dalle prime prove della band tanti anni fa: essere gli U2. “Dai. Tutti vogliono essere Bono ai tempi di ‘Achtung Baby’,” dice, convincendo solo sé stesso. “Tutti.
La sua instancabile ricerca della grandiosità lo ha recentemente portato e descrivere il resto dei Killers alla stampa come “sfaticati”. Risponde nervosamente. “Hahahaha. Ho detto sfaticati? Ti dirò, di recente Dave ha davvero mostrato un nuovo interesse ad essere il chitarrista dei Killers…” Quindi ha funzionato? “Non so se lo ha visto scritto. Spero di non averlo sconvolto.”

Ronnie Vannucci Jr dice la sua sul futuro della band. “Non ho paura della fine dei Killers – se deve finire, finirà,” dice al telefono mentre si trova ad un distributore nel mezzo di una vacanza di famiglia in Oregon. “Ci togliamo i nostri sassolini [con progetti paralleli, come i suoi Big Talk]. Mi fa piacere sapere che anche Brandon lo sta facendo. Spero che anche gli altri due lo facciano. A volte è strano quando iniziamo a parlare dei nostri lavori con gli altri due.” Ronnie ha ascoltato “la maggior parte” di ‘The Desired Effect’. Che ne pensa? “Mi… piace…aspetto di sentirlo per intero.”

“Gli altri due” hanno sentito l’album? “Hanno sentito (il primo singolo) ‘Can’t Deny My Love’,” dice Brandon.

I Killers possono stare tranquilli sul fatto che non sono gli unici target degli alti standard di Brandon. Anche tutte le band e tutti gli artisti solisti lo sono. “Parlo a nome di tutti coloro che fanno musica adesso: non siamo bravi quanto gli artisti del passato. Nessuno di noi lo è. È incomprensibile.” Julian Casablancas, frontman degli Strokes, riceve la carta per “uscire di prigione”. “Sono ancora scoraggiato per quanto è bello ‘Is This It’,” dice sospirando. “Lui è il migliore, il migliore di tutti noi.” Forse è per questo che Brandon insiste di non essere diventato più famoso dei Killers messi assieme, perché non importa quanto bene andrà ‘The Desired Effect’, deve tornare per sconfiggere il frontman più grande della sua generazione. “Quando tutti noi saremo sulla stessa onda le cose funzioneranno. Devo persuaderli a farsi piacere le stesse cose che piacciono a me.” Che sarebbero? “Oh. Hahahaha. Non lo so più!”

Stasera, dopo il concerto al Troubadour, seduto sui sedili posteriori del furgoncino che lo riportava in hotel, Brandon ha scartato qualche regalo dai fan: una copia dell’album di debutto degli Smiths su cassetta e un’edizione spagnola di ‘Born To Run’ di Springsteen; la band di cui ha fatto parte il suo “eroe” e l’artista solista che cerca di emulare. Dopo essere uscita dalla stanza di Brandon a mezzanotte, mentre passo sopra il ponte di Morrissey, il vento si alza all’improvviso. “Flamingooooooooo”. Questo è Brandon Flowers: stretto tra band e carriera solista, in equilibrio su una gamba, non ancora pronto a mettere il piede definitivamente in una o nell’altra scarpa.

Fonte // NME

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