Variance [17-06-2015]

È un pomeriggio di metà primavera e Brandon Flowers si trova a pochi giorni dalla pubblicazione del suo secondo album solista, The Desired Effect.

“Sono stato in ansia,” ammette. “È sempre una sensazione strana sapere che le persone hanno ascoltato le tue canzoni anche se è questo ciò per cui vivo. Il ciclo [dell’album], la fretta, il concerto, tutto.”

Anche dopo 12 anni sotto la luce dei riflettori, il frontman dei Killers dice che si ritrova ancora in momenti in cui si chiede “wow, sta succedendo davvero.” Una di queste esperienze è stata la recente performance al Tonight Show.

“È un programma televisivo talmente iconico e sento assolutamente la pressione in situazioni del genere. Ma sono io ad essere quello più è duro con me stesso. Quindi mi do un B+,” dice ridendo di gusto.

A prescindere da questo scherzoso autocriticismo, Flowers dice che non vede l’ora di tornare sul palco, sotto le luci splendenti indossando quelle caratteristiche giacche luccicanti.

“Mi sono sempre piaciute queste cose,” spiega il cantante. “E le giacche derivano forse un po’ dal mio provenire da Las Vegas. Mi piace tutto il rituale del prepararsi a salire sul palco. Non ci vedo niente di male. Sono un cantante e quando salgo sul palco, voglio che si capisca che sono entrato in quella parte. Forse si tratta proprio di vestire i panni di un personaggio, ma sono sempre me stesso. Alcuni musicisti si sentono a loro agio a saltare sul palco con un paio di jeans e una maglietta, ed è una bella cosa. Anche io lo faccio. Ma mi piace di più cambiarmi completamente, capisci? È come se si accendesse qualcosa dentro di me.”

Pur avendo una naturale affinità con l’immagine da rock star, una cosa che il trentatreenne accetta, sua moglie e i tre figli sono adesso la parte più importante della sua vita. E anche se ama i riflettori come cantante, è veloce a far notare che essere una “celebrità” non è una cosa a cui aspira.

“C’è una lezione che ho imparato da Anton Corbijn, il fotografo,” si ricorda con sicurezza. “Disse che fotografava persone famose ma non celebrità. E fino a quel momento non mi ero reso conto che c’è una differenza. Innanzitutto, gli ero grato di voler lavorare con me, ma mi sono dovuto porre la domanda, ‘Voglio essere famoso o voglio essere una celebrità?’ Voglio essere bravo a scrivere e cantare canzoni. Ma tutto il resto che ne consegue, per niente.”

Fortunatamente, Flowers e la sua famiglia hanno trovato il perfetto bilanciamento a Las Vegas, che è abbastanza vicina a Los Angeles ma abbastanza lontana da Hollywood e la cultura dei tabloid in funzione 24 ore su 24.

“È giusto fuori dai loro radar,” dice, ridendo leggermente. “Perché non cerco davvero di essere seguito da macchine fotografiche e quel tipo di invadenza. Soprattutto adesso che ho tre bambini e so che a mia moglie non piacerebbe tutto questo. Sento che siamo fortunati perché i Killers stanno ancora andando molto bene e possiamo suonare grandi concerti e fare quello che facciamo, ma non mi sento claustrofobico o non ho persone che mi seguono quando sto facendo la spesa. Quando non sono in studio o in tour sono semplicemente un papà. Porto i bambini a scuola e faccio commissioni e cose di famiglia – faccio l’adulto.”

Forse quella crescita personale nei quasi cinque anni tra il primo album solista, Flamingo, e questo nuovo gli hanno anche riservato quello che ha di recente descritto come un mix “inarrestabile” di pop e onesta narrazione.

“Quel giorno mi sentivo sicuro,” dice facendo una battuta, con una risata. Ma chiarisce velocemente affermando che in realtà “ho messo più di me stesso” nell’album senza preoccuparsi delle conseguenze.

“Con l’ultimo album, non so se mi sono trattenuto ma non mi fidavo del tutto di me stesso,” ammette. “Come ‘Runaways,’ ce l’avevo per Flamingo ma poi l’ho tenuta da parte per il successivo album dei Killers, Battle Born. Certo, la cosa ha funzionato e forse è andato tutto per il meglio, ma mi pongo delle domande a riguardo. In questo album ero determinato a rischiare tutto anche avessi avuto il più piccolo dubbio. E sono contento di averlo fatto”.

Dopo un anno passato dentro e fuori lo studio con il produttore Ariel Rechtshaid —i cui lavori più recenti includono la produzione di HAIM, Beyoncé e Vampire Weekend— Flowers ha fatto affidamento alla sua bussola pop interna e ha creato delle vere gemme, come “Can’t Deny My Love” e “Lonely Town,” che sono esempi dell’impeccabile abilità del cantante di trovare la giusta via di mezzo tra pop luccicante e rock duro.

“È un peccato che la musica pop sia spesso etichettata come tutta di plastica e insignificante,” spiega Flowers. “La musica grunge ha distorto l’idea di pop. Non è nemmeno contestabile. Per quanto il grunge sia stato grande, e sia stato un movimento importante, quello è stato un effetto. Per ogni azione c’è una reazione. E io sono cresciuto amando la musica pop. Mi ricordo quando leggevo interviste a Morrissey e anche se non pensiamo necessariamente che sia pop, è quello che lui considerava di essere. Stava cercando di scrivere canzoni pop orecchiabili. Ovviamente è riuscito a cambiare completamente e si trova su un livello completamente diverso da chiunque altro —penso che sia il migliore— ma ho sempre pensato che la musica pop fosse una cosa positiva.”

E continuando con la difesa del genere, il cantante lo definisce come “una bellissima forma di arte che ha bisogno di abilità. Non è così facile,” dichiara con passione. “E non si può considerarlo come spacciato. Se fare musica pop fosse facile come i critici dicono, tutti lo farebbero. Ovviamente non mi piace l’idea di quei grandi team di persone che realizzano un singolo, ma quando sento una bella canzone la apprezzo comunque.”

Pur essendo in questo ambiente da più di dieci anni, Flowers è chiaro nel far capire che vuole più dei successi del passato, delle nomination ai Grammy, dei tour nelle arene. I Killers scelgono sì i festival nei quali suonare e quanto lavorare, ma ha la stessa determinazione – o forse anche di più – di prima.

“Credo che sia una cosa che si ha dentro,” conclude. “Io sono nato con quel desiderio. Alcuni ce l’hanno e altri no. Non è una cosa giusta o sbagliata, ma ho un certo impulso. Sono cresciuto ascoltando le canzoni alla radio e non mi sono mai sentito in colpa di voler essere uno di quelli che si sentono alla radio —Bryan Ferry, U2, quelle persone.”

Parlando invece di quello che passa adesso alla radio, Flowers non è propriamente un fan di quello che sente, dipende dal giorno.

“L’ho già detto che non sono molto favorevole a parte della musica elettronica. So che l’ho definita “canzoni fatte con la tastiera (del computer, ndt.).” Dice, incapace di trattenere una risata mentre si ricorda le sue affermazioni passate. “E qualcuno probabilmente mi ha preso nel giorno sbagliato o a volte non riesco cucirmi la bocca. Ma se parliamo di lavorare con quelle persone, beh, se la canzone fosse quella giusta la farei. Ma per metterci sopra il mio marchio non potrei semplicemente cantare la canzone di qualcun altro. Deve essere qualcosa che mi permetta di aiutare a dare una forma alla canzone, è questa la situazione di cui mi piacerebbe far parte. Non dico no a priori a niente.”

Ammette però che pur cercando di tenere una mentalità aperta nei confronti della musica attuale, è comunque un mondo completamente diverso da quello in cui “Mr. Brightside” è diventata un successo internazionale.

“C’era qualcosa di speciale nel periodo 2003, 2004, che non è durato molto a lungo,” si ricorda sospirando. “È stato difficile per molte band che stavano cercando di rimanere a galla perché la situazione è peggiorata velocemente. Ma le cose vanno così. È un ciclo che va e viene. Tutti si lamentano delle musica dance elettronica, ma ci sono delle belle canzoni. E alla fine le chitarre rispunteranno fuori di nuovo. Ci sono delle ottime band. Father John Misty, The War on Drugs e i Dawes —stanno facendo degli ottimi album. E quando sento le loro canzoni, mi sento stupido per aver detto che non c’è di niente di buono in giro perché è ovvio che qualcuno c’è.”

Mentre Flowers già ammette di stare pensando al prossimo album dei Killers, riconosce che le canzoni in streaming sono state un grande cambiamento con cui scendere a patti per la sua e le altre band. E anche se aveva già un peso nel 2012 quando è stato pubblicato Battle Born, le vendite di musica sono drasticamente diminuite negli ultimi tre anni e continueranno a farlo dal momento che Tidal di Jay-Z e la Apple sono entrate in competizione con Spotify.

“Non vedo alcun modo per combatterlo,” dice Flowers. “Anche se le etichette cercheranno e stanno ancora cercando di combatterlo, le persone lo hanno già provato. Sono fortunato a far parte di una band già affermata, perché anche se perdiamo un po’ di persone che comprano l’album, possono ascoltarlo in streaming e poi venire al concerto. Le persone per cui mi dispiace di più – e sono quelle che non vengono considerate – sono le band giovani. Si parla sempre di Jay-Z o Taylor Swift o Drake, se supportano o meno la musica in streaming, ma loro stanno bene così. I Killers non avranno problemi. Ma che succederà ad altre band? E non ne so abbastanza sui termini degli accordi per poter parlare a favore o contro un servizio o l’altro, ma non è difficile leggere tra le righe e vedere che le persone che stanno in alto si prenderanno la fetta di torta più grande.”
Tuttavia il cantante rimane ottimista. Fa notare che l’industria musicale è sempre in costante evoluzione ed è entusiasta del futuro. E per questo continua a spingere se’ stesso a fare musica, anche se da solo nella pausa tra gli album della band.

“Sono al picco della mia voce come uomo, dal punto di vista dell’età, quindi non voglio starmene seduto a far niente,” ammette, con un accenno di entusiasmo. “Mi piace fare quello che faccio e sono grato dell’opportunità. E fin quando ci sarà spazio e le canzoni continueranno ad arrivare, mi va bene. non mi piace l’idea di diventare una sorta di gruppo d’annata che si crogiola sulle canzoni vecchie. Questa vale per tutte le band rock, per questo prendiamo come riferimento gli Stones, gli U2 o Springsteen, perché hanno continuato a pubblicare ottimo materiale. Finché avrò voglia di fare musica continuerò a farla.”

Ma considerato tutto quello che ha già ottenuto, cosa gli resta da conquistare?

Si prende una pausa prima di confessare: “Voglio ancora scrivere un capolavoro,” dice. “Forse una delle canzoni lo è già, ma non sento che l’abbiamo già scritta.”

Sì, dice, è bello sentire migliaia di persone che cantano le tue canzoni negli stadi o ai festival. “Ma voglio ancora di più,” he spiega. “Credo che alcune canzoni siano dei capolavori, ma ne voglio un album pieno,” dice, ridendo mentre ragiona sulle parole che ha appena detto. “So bene quello che sto dicendo, ma quello che intendo è che sento veramente che ci sia ancora molto in me e nella band per realizzare il nostro lavoro migliore. Sento che i nostri giorni migliori devono ancora arrivare e che la nostra musica migliore non sia ancora stata ascoltata.”

Anche se sarà in tour per promuovere The Desired Effect per la maggior parte dell’anno, “Nella mia testa sono già proiettato al prossimo album dei Killers,” dice piuttosto francamente. “Non appena consegniamo le registrazioni per un album già penso a quello successivo. Le cose stanno andando bene perché Dave [Keuning], il nostro chitarrista, è ansioso di iniziare a scrivere di nuovo. In passato era difficile perché dovevamo metterci tutti d’accordo su quando riunirci e quando ognuno aveva tempo. Ma con la tecnologia che abbiamo adesso ci possiamo inviare materiale avanti e indietro senza problemi. Cominceremo fra poco.”

Flowers osserva che in passato potrebbe essere stato un po’ riluttante ad esprimere tale fiducia nei confronti del progresso della band. Ma dice che non ha “sentito Dave così entusiasta da anni. E questo entusiasma me. Se tutto va come deve potremmo iniziare a lavorarci alla fine dell’anno. E credo che l’energia ci sia. Ecco perché mi sento sicuro che il nostro lavoro migliore debba ancora arrivare. Ho davvero questo nuovo senso di speranza per i Killers.”

Dice anche che sta lasciando la porta aperta a collaborazioni con Anthony Gonzalez degli M83, che ha aperto per il tour dei Killers nel 2009 e poi ha prodotto il loro eccezionale singolo del 2013, “Shot at the Night.”

“È una delle persone più consistenti e creative nell’industria musicale,” Flowers dice di Gonzalez. “È assolutamente nella lista delle persone con cui mi piacerebbe lavorare di nuovo. Ma non so se siamo arrivati a pensare così avanti nel futuro.”

Anche se Flowers è pronto a tornare in studio e in tour (farà concerti per tutta l’estate), non ha fretta di invecchiare.

“I capelli grigi e roba simile? Sto bene senza,” proclama, notando che mentre inizia a pensare come vuole che la sua carriera sia ricordata “fra decenni, ovviamente,” spera di essere semplicemente ricordato per “essere un gran lavoratore. E di essere perdonato per la lingua lunga all’inizio della carriera -e, beh, anche la settimana scorsa,” aggiunge ridendo. “Ma ovviamente spero che sia la musica quella a parlare di più per me. È sempre stata la musica il centro di tutto.”

Fonte // Variance

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