Newsweek [15-09-2017]

Il frontman dei Killers attenua la spavalderia, ma crede ancora che la sua band sia la migliore al mondo

Le ossessioni pre-concerto di alcune rock star hanno a che fare con stuzzichini in camerino o l’ordine delle canzoni in scaletta. Per Brandon Flowers, il sinuoso frontman della band di Las Vegas, è stato invece il colore dei coriandoli. Quando i pezzettini di carta sono scesi a pioggia sulla folla di 65.000 fan ad Hyde Park, a Londra, erano perfettamente uguali al rosa gomma da masticare della sua giacca. “Lo stavo progettando da mesi,” dice Flowers il giorno dopo, e aggiunge che la reazione euforica del pubblico è stata come “essere connessi con l’energia dell’universo—quasi come l’eternità. Spero di non abituarmici mai.”

Il concerto a Hyde Park, il primo di questa grandezza per i Killers negli ultimi cinque anni, è stato una tappa di avvicinamento alla pubblicazione del quinto album della band, Wonderful, Wonderful. E la giacca rosa—un‘allusione al tema del primo singolo, “The Man”—è quella che il 36enne Flowers aveva indossato per la pubblicazione dell’album di debutto della band, Hot Fuss, del 2004. È stato il momento che ha introdotto un ingrediente chiave nella popolarità dei Killers: l’elegante immagine pubblica di Flowers. Il testo di “The Man” prendere in giro in modo sottile l’arroganza una volta paragonata a quella di un evangelista in TV: “Nothing can break, nothing can break me down/Don’t need no advice, I got a plan.”

“La mia visione di cosa significhi la mascolinità è decisamente cambiata,” dice. “Con la maggior esperienza che ho accumulato, ho capito che si tratta più di compassione ed empatia.”

Flowers è cresciuto idolatrando gli scontrosi fratelli Gallagher degli Oasis, forse fonte di ispirazione per la sua spavalderia degli inizi; in una intervista dei primi tempi, aveva descritto così le band emo e pop-punk, “C’è una creatura dentro di me che vuole prendere a pugni fino alla morte tutte quelle band.” Non tanto tempo dopo si è scusato per quel commento, e i discorsetti da cattivo gli sono sempre calzati male addosso; Flowers è stato cresciuto, e rimane, un mormone devoto e astemio, che spesso e senza ironia esclama, “Porca vacca!”—come ha fatto rispondendo alla domanda riguardante gli iniziali sforzi della casa discografica della band, la Island, di sensazionalizzarli. “Porca vacca,” dice Flowers, “Ho sentito presidenti di case discografiche parlare di come i loro artisti preferiti siano star sia sopra sia fuori dal palco—a causa della controversia secondo cui si stavano montando la testa—e la mia coscienza interiore, o come vuoi chiamarla, sapeva che era sbagliato.”

La popolarità globale dei Killers (con circa 22 milioni di album venduti ad oggi) porta con sé dei benefici. “Non voglio fare un certo tipo di musica per poter essere trasmesso alla radio,” dice Flowers. Wonderful Wonderful, prodotto da Jacknife Lee (U2, REM), introduce degli strati più funky al synth pop da stadio della band, assieme a temi decisamente non pop.
La canzone di cui Flowers è più orgoglioso, “Rut,” è dal punto di vista di sua moglie, Tana Mundkowsky. “Ha una versione complessa di disturbo da stress post traumatico dall’infanzia, ed è lei a parlare,” afferma. “È commovente e l’unica canzone per cui mi sono dovuto mettere al piano e suonarla per lei, per essere sicuro che le andasse bene.”

Mundkowsky e Flowers si sono conosciuti da adolescenti a Las Vegas, e hanno tre giovani figli. Essere genitore, dice, ha avuto un effetto alleviante su di lui. “Quando vedo quanto sono diversi i miei figli—pur provenendo dalle stesse persone—mi rendo conto che ogni persona che vedo per strada è diversa e ha difficoltà diverse da affrontare.”

Una terza canzone, “Some Kind of Love,” gli ha dato l’opportunità di incontrare un eroe di vecchia data, Brian Eno. La canzone è stata scritta sulla base di un brano strumentale di Eno, ma dalla sua parte non era stato dato il permesso ai Killers per pubblicarla. “Abbiamo provato a cambiare la canzone,” dice Flowers, “ma non riuscivamo a farla altrettanto bella.” Poco prima che l’album fosse masterizzato, Flowers ha chiesto ad amici in comune di mandare messaggi ed email a Eno: “Lasciate almeno che gli parli e gli spieghi.” Alla fine è riuscito a telefonare a Eno, e il permesso è stato rapidamente dato.

La loro conversazione ha anche ottenuto qualcos’altro: l’opportunità di chiarire uno sgarbo percepito. A Flowers era stato detto che Eno aveva declinato la produzione del secondo album dei Killers, Sam’s Town. “Per 11 anni, ogni volta che sono salito sul palco o ho messo la penna sulla carta, ho portato con me l’idea che non andavo abbastanza bene per Brian Eno,” dice Flowers. “Così gli ho detto, ‘Ti è stato chiesto di fare Sam’s Town?’ Ha detto di no. Chissà se è stata una mossa losca della mia casa discografica o altro, ma è stata una bella sensazione.”

Fonte // Newsweek

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