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Rolling Stone [09-2017]

Il cantante racconta anche di come ha scritto di Mike Tyson per il nuovo album della band, ‘Wonderful Wonderful’, di aver pianto quando ha visto gli U2 in concerto, che musica ascoltano i suoi figli e altro ancora

Sono passati 13 anni da quando i Killers sono esplosi con il loro singolo di debutto, “Mr Brightside,” e sono ancora uno dei gruppi rock più importanti del mondo; la band di Las Vegas ha da poco fatto da headliner al Lollapalooza e partirà con il tour nelle arene a Gennaio. “Ovviamente c’è ancora bisogno di quello che abbiamo da offrire,” dice il frontman Brandon Flowers. “I nostri concerti continuano ad aumentare, e i tour diventano sempre più divertenti.” Vede l’imminente album, Wonderful Wonderful (supervisionato da Jacknife Lee, veterano produttore di U2 e R.E.M.), come un importante miglioramento rispetto all’ultimo, Battle Born del 2012. “A quello abbiamo lavorato un po’ alla volta con diversi produttori,” dice Flowers. “Non sono entusiasta di alcune delle canzoni.” Wonderful Wonderful è più ritmato, con canzoni danzerecce che parlano di tutto, dalla storica sconfitta di Mike Tyson nel 1990 ad opera di Buster Douglas (“Tyson vs. Douglas”) alla appagante vita di Flowers come padre di tre figli.

Nel vostro nuovo singolo “The Man,” canti, “I got a household name. … Don’t try to teach me, got nothing to learn.” Stai cantando di te stesso, quando eri giovane e presuntuoso, poco dopo che i Killers hanno trovato il successo?
Si [ride]. Mi sentivo speciale, invincibile, e cose via. Non mi sento più così, e quindi ho deciso di esplorarlo nell’album. So cosa significa salire sul palco e mentire alle persone. Preferisco le canzoni in cui parlo della verità. Quelle sono le canzoni che emozionano di più.

Cosa ti ha spinto a scrivere una canzone sulla sconfitta di Mike Tyson da parte di Buster Douglas?
È stata significativa per me da bambino perché pensavo che Mike Tyson fosse perfetto, infallibile. Lo prendevo come esempio. La mia prospettiva sul mondo è cambiata quando è stato messo al tappeto. È un ricordo che continuava a insinuarsi nella mia mente e ho pensato che avrei anche potuto analizzarlo meglio. Nella terza strofa rigiro il tutto verso me stesso, adesso ho tre figli per i quali sono perfetto come Mike Tyson lo era per me. Non voglio deluderli, quindi il cerchio si chiude.

I tuoi figli sono fan dei Killers?
Sanno quello che faccio e conoscono alcune canzoni. Stiamo facendo conoscere loro un sacco di musica.

Che tipo di musica piace loro?
A quello di mezzo, Gunnar, piacciono i Journey, il più vecchio, Ammon, ama “Life on Mars?”. Quando li porto a scuola di solito sintonizzo la radio sulle stazioni di rock classico. A loro piace chiedere notizie sulle band e quante sono ancora in vita, da dove vengono. La cosa più incredibile è quanto spesso la risposta è che il cantante è morto per colpa della droga. Adorano anche “I Get Around” dei Beach Boys. Uno dei momenti salienti della mia vita è stato due anni fa quando abbiamo suonato al GeorgeFest e Brian [Wilson] era lì. Ho potuto dirgli che i miei figli adorano la sua canzone. Deve essere bellissimo trovarsi in una tale posizione e sapere che la tua musica vive ancora e ha un effetto sulle persone.

Nel 2008 hai detto che speravi che un giorno avresti scritto una canzone bella come “Imagine.” Ti sei avvicinato a questo sogno?
No so. Va a finire che se se pubblichi la risposta su Rolling Stone, ci sarà un gruppo di vecchi rompiballe che si lamentano perché ho scritto una “Imagine,” quindi fammi un’altra domanda. Voglio dire, mi piacerebbe aver scritto “Forgotten Years,” dei Midnight Oil. Quella canzone mi prende dentro.

Sei un mormone credente. Ti infastidisce che la tua religione sia spesso presa in giro come in The Book of Mormon e South Park?
Non ci perdo il sonno. Il mormonismo è ancora abbastanza incompreso.

Qual è l’impressione più sbagliata riguardante il mormonismo?
C’è questo strano mistero che lo circonda. Con la cristianità ci sono 2000 anni di distanza da quando gli eventi sono accaduti e questi ipotetici miracoli. Nel nostro caso non c’è così tanta distanza da Joseph Smith nel 1800 e gli altri eventi che crediamo siano successi, quindi è molto più facile stringere il cerchio. Le persone che conoscevano Mosè non avevano un diario, invece noi abbiamo questo tipo di informazioni.

Avete preparato l’album durante uno degli anni più folli nella storia della politica. È filtrato qualcosa nelle canzoni?
Beh, ci sono due modi di vedere la situazione. Puoi affrontarla, o capisci che la musica può essere una via di scampo. È difficile scrivere una canzone di protesta. Neil Young e i Clash e Bob Marley sono bravi a farlo. Se vuoi provare a prenderti la responsabilità, devi avere in mano una mazza bella grossa. Non so se fossi pronto a farlo. Avevo anche un obiettivo specifico a cui stavo mirando in questo album che non aveva molto a che fare con Donald Trump.

Sei un grande fan degli U2. Hai visto il Joshua Tree tour?
Sono andato al Rose Bowl. Quando hanno iniziato “Where the Streets Have No Name” e si è acceso lo schermo, ho iniziato a piangere. Sono stato sopraffatto dal significato che aveva per me e dalla felicità di essere lì. Vivo a Las Vegas, e vedo alberi di Giosué ogni giorno della mia vita, e penso sempre a quell’album.

Riesci a immaginare un giorno in cui i Killers potrebbero andare in tour per festeggiare l’anniversario di Hot Fuss?
Non so se arriveremo a fare quello che hanno fatto gli U2 per The Joshua Tree, ma non è mai una brutta idea festeggiare qualcosa.

In “Out of My Mind,” canti che sei “went back to back with Springsteen, you turned and rolled your eyes.” Di chi stai parlando?
Mia moglie. Ho sempre la sensazione di doverla impressionare positivamente. Ho cantato “Thunder Road” con Bruce Springsteen una volta. È una canzone speciale ed è stato un vero momento saliente della mia vita e carriera. Lei è felice per me, ma questo tipo di cose non significano per lei tanto quanto che io sia un buon marito.

Cosa ne pensi di Gene Simmons che ha detto che il rock è morto?
Non direi che è morto, ma adesso ci troviamo in una specie di contesto post-rock. Ma credo che le persone abbiamo ancora cuori rock & roll e sappiamo ancora scrivere canzoni rock. Classificherei la nostra nuova canzone, “Run For Cover,” come rock & roll. Consiglierei a Gene di ascoltarla.

Avrai ancora voglia di cantare “Mr Brightside” quando avrai 65 anni?
Non sono sicuro. Adesso ne ho 36. Ma non vedo male Mick Jagger a suonare “Get Off My Cloud” nonostante la sua età. Quindi forse non sarei male neanche io. Spero di avere molte altre canzoni che sarò felice di suonare arrivati a quel punto.

“Mr Brightside” sta avendo una lunga seconda vita. La sento di più adesso di quando è stata pubblicata.
Spero che non eclissi quello che stiamo facendo adesso. Continua a ingrandirsi come una palla di neve. Comunque, chiunque abbia mai dato vita ad un gruppo si sogna che gli capiti una cosa simile. È incredibile. Non posso lamentarmi.

La maggior parte delle band di quel periodo sono sparite.
Avevamo una routine lavorativa molto solida e credevamo davvero nel rock & roll. Credo sia stato l’elemento fondamentale di questa band. Non lo vedo molto nelle band più giovani. Ma è per questo che siamo riusciti a continuare ad andare avanti.

Come prendi il fatto che avrai 40 anni fra tre anni e mezzo?
Non vedo l’ora. Mi sembra quasi che sia l’età in cui si diventi davvero uomini. Spero di sentirmi ancora creativo e di avere ancora il fuoco in me.

Fonte // Rolling Stone

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