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Radio.com [30-03-2020]

I Killers non sono mai stato un gruppo che segue i trend, non hanno mai mollato ma anzi sono avanzati, nei loro 16 anni di successo, guidando sulla loro corsia nell’industria musicale. Tutto ciò è evidente dagli inizi della band di Las Vegas, e continua nel loro sesto album di prossima uscita, Imploding the Mirage, in arrivo il 29 Maggio.

Sono Kevan Kenney da Radio.com e qui con me ci sono i Killers. Grazie per essere qui, Ronnie e Brandon come state?

Brandon: Alla grande.
Ronnie: Ragionevolmente bene.

La cosa divertente adesso è che dobbiamo far finta che non siamo qui assieme già da mezz’ora ascoltando il vostro nuovo album.

Ronnie: Hai ragione, se solo sapessero.

Non sapete voi a casa che state guardando. Ma è un periodo entusiasmante. Vorrei iniziare all’origine di tutto, è una storia che avete già raccontato molte volte, con te, Brandon, che stavi guardando gli annunci e tutti riguardavano la musica nu-metal che andava tanto nel 2001-2002, ma non era ciò che ti interessava. Suppongo che fosse così anche per te Ronnie?

Ronnie: Non supponiamo…

Sì non voglio supporre

Ronnie: Diamo una possibilità al nu-metal.
Brandon: Andava alla grande.

Sì andava alla grande, era il sound del momento. Come giovane aspirante creativo nel 2002, era terrificante o in qualche modo dava libertà guardare al successo commerciale o all’idea di successo della musica che volevate fare, quella rock alternativa, e non è ciò che volete fare?

Brandon: Non dava libertà, sapevamo di doverci scontrare contro qualcosa, perché non era la musica che veniva tipicamente suonata alla radio o che aveva successo. Ma c’è stata qualche band che ha iniziato a spalancare una nuova porta, come i White Stripes, gli Strokes e simili. Loro hanno iniziato a darci speranza.

Per me non avete mai fatto parte di una scena specifica, avete ottenuto così tanto nel mondo della musica, e altri artisti sono in giro da altrettanto tempo, o hanno venduto altrettanti album e biglietti di concerti, ma non so se sono riusciti a fare tutto quello che voi avete fatto, ed essere anche indipendenti dal punto di vista creativo e sonico rispetto a tutto ciò che li circonda.

Brandon: Mi piace!
Ronnie: Già, sei un grande.
Brandon: Beh sì, c’era la scena di New York, o Londra, o Los Angeles, oppure il sound di Seattle, mentre Las Vegas non ha mai avuto niente di simile. Abbiamo avuto molte delle stesse influenze di altre band di quel periodo, ma non ci siamo mai sentiti parte di una scena particolare.

È stata una sfida all’inizio? Senza scendere nei dettagli, a volte è un aiuto per una band dal punto di vista dei costi dei tour o di marketing assomigliare a qualcun altro, ma questo non è mai successo per i Killers. Il merito del vostro lavoro è stato tutto sulle vostre spalle.

Ronnie: Credo che spiccassimo, c’era sete di qualcosa di diverso e l’abbiamo sfruttata. Suonavamo in bar sport e qualcuno ci ascoltava, e abbiamo fatto dei bei concerti in bar per travestiti nelle serate dedicate alla musica dal vivo, o la sera tardi in qualche bar punk rock. Ma tutto ciò ci ha fatto conoscere.

Mi ricordo che la prima volta che ho ascoltato i Killers, quando ripenso ai primi album, danno la sensazione di guidare di sera a tutta velocità sulla Strip di Las Vegas. Era questo quello che volevate ottenere o era qualcosa di intrinseco che avete sempre avuto?

Brandon: In realtà non ci abbiamo mai pensato finché la gente non ha iniziato a notarlo. Sapevano che eravamo da Las Vegas, ma adesso quando penso alle influenze che avevamo, credo davvero che siano state incanalate lungo la Strip di Las Vegas e poi date al mondo. Sembra proprio così. E poi il secondo album ricorda più il deserto in cui siamo cresciuti, e quella è stata una cosa più ragionata, ma nel primo album si sente davvero la città.

Sembra che possa essere lo stesso anche per il nuovo album che pubblicherete a Maggio. Prima stavate parlando della copertina, che è un bellissimo dipinto, e siamo stati fortunati qui a New York perché ci avete fatto sentire cinque delle nuove canzoni. Il sound ricorda la copertina, che è forse il modo più semplice e stupido in cui possa descriverlo, ma è davvero così. È un album che dovrebbe essere assorbito mentre si guarda la copertina. La scorsa settimana c’è stato Ed O’Brien dei Radiohead e diceva che da quando ha sentito Walking on the Moon dei Police ha sempre associato la musica ad un’area geografica quando crea, anche per voi è così?

Ronnie: Bello! Mi ricordo dei posti quando creiamo musica.

Metaforicamente o proprio dove vi trovavate?

Ronnie: Esattamente dove ci trovavamo. Ma in questo caso, parlando della copertina, è stato il nostro primo tentativo di creare qualcosa di concettuale dall’inizio. Mi pare che avessimo già quattro o cinque canzoni quando abbiamo trovato questo dipinto di Thomas Blackshear, che ci ha ispirato ed è stato una sorta di luce guida per scolpire l’album, dal punto di vista del suono. Potevamo guardarlo e dire ‘Sta funzionando?’, ‘Questo testo funziona?’, o ‘È così che deve suonare?.’ Alla fine ne abbiamo cestinata qualcuna, che era anche ottima, ma non rientrava in questo concetto.

Quanto più facile è scrivere un album quando si ha questa sorta di ancora creativa e visuale?

Brandon: Ha aiutato. È stato difficile tagliare la cose che non calzavano, ma ci tornavo sempre quando avevo bisogno per i testi. Ha reso facile decidere cosa tagliare, che tipo di strumenti avremmo dovuto usare, e forse anche il tipo di suono e che confini volevamo superare. Abbiamo inserito una componente più femminile perché era presente in copertina. Ci ha ispirato sotto ogni punto di vista.

Sapete cosa non era andato l’ultima volta? Mi ricordo che nell’album precedente avevate fatto fatica all’inizio con il processo di scrittura perché eravate preoccupati, a volte, dell’idea di quanto era stato raggiunto nella storia del pop e del rock e cosa avreste potuto aggiungere di vostro. Non riesco nemmeno ad immaginare quel tipo di pressione, di pensare quelle cose, ma è qualcosa che vi trovate davanti quando create, aggiungere a quello che già esiste?

Brandon: Se sei in grado di portare avanti la conversazione allora sì, perché non siamo mai partiti con l’idea di reinventare la ruota. è già difficile scrivere una canzone. È un pensiero sicuramente sempre presente. Siamo stati fortunati a dare, forse, un piccolo contributo, e questo ci basta.

Non c’è dell’ironia in quello che Brandon ha appena detto, Ronnie? Che non partite con l’idea di reinventare la ruota, ma facendo così avete in qualche modo scolpito un sound così unico che riconosceresti una canzone dei Killers..

Ronnie: Sei così gentile con noi.

No, dico la verità. Non trovi sia interessante? Non solo per voi due ma per la band

Ronnie: È davvero un bel complimento. Sono troppo coinvolto per rendermi conto se sia vero, quando sei nel mezzo non riesci a vederlo. Ma lo spero, è quello che ci auguriamo.
Brandon: Qualcuno l’altro giorno mi ha chiesto che consiglio darei ai giovani artisti e uno dei miei primi pensieri è stato di non seguire i trend, e forse è questo che ci ha aiutato, perché abbiamo seguito il consiglio. Nei primi giorni, se avessi seguito i trend, avrei risposto agli annunci nu-metal, ma non sarei mai andato bene, non avrebbe mai funzionato, e quindi siamo stati fermi su questo punto.

Siamo felici di questo. Caution è il primo singolo che si può già ascoltare, e pubblicherete una seconda canzone tra qualche settimana, mi è parso di capire, intitolata My Own Soul’s Burning..

Brandon: My Own Soul’s Warning.

Scusami

Ronnie: 1 a 0 per Brandon..stavi andando così bene.

Parlatemi dell’arte nel scegliere la prima canzone per introdurre un album e poi la seconda canzone, perché sono sicuro che c’è un pensiero dietro.

Ronnie: È difficile.
Brandon: Qualsiasi canzone pubblichi per prima sarà l’introduzione all’album e quindi vuoi che rappresenti tutte le altre canzoni il più possibile. Ma se dovessi fare questo ragionamento per Wonderful Wonderful, saresti totalmente fuori pista, perché The Man è completamente diversa da tutto il resto, ma era la canzone più accessibile, quindi aveva senso come primo singolo. In questo caso Caution ti indirizza davvero sul percorso giusto di quello che questo album rappresenta.

Fantastico. E poi una breve aneddoto su Lindsey Buckingham, è un bel nome da menzionare. È una feature ufficiale o Lindsey ha semplicemente donato il suono della sua chitarra a Caution?

Ronnie: Non so come faremo sul disco, se lo aggiungeremo tra parentesi al titolo.

Come avete coinvolto Lindsey?

Ronnie: Beh stavamo seduti mangiando cibo thailandese durante una pausa, discutendo delle canzoni e quello di cui pensavamo avesse bisogno e ho detto ‘Chiamiamo Lindsey Buckingham’, quasi scherzando, come se non sarebbe mai successo davvero. È venuto il giorno seguente e secondo me ha trasformato Caution da 2D a 3D. L’aggiunta dell’assolo alla fine e dei suoni durante tutta la canzone, ha usato il trucco della velocità del nastro di registrazione che usava nei primi album dei Fleetwood Mac. È stato bello avere quell’elemento, e ha capito subito ciò che stavamo cercando e ha completato il messaggio della canzone.

Siete ovviamente grandi fan della sua intera carriera

Brandon: Sì, tutti erano sulle spine per il suo arrivo, e non ci aspettavamo che avrebbe eseguito l’ordine così perfettamente lì sul momento.

Brandon, so che non ti tiri indietro nell’approcciare altri artisti attraverso i social o altri mezzi quando apprezzi il loro lavoro o la loro musica, o ne sei fan. C’è qualcuno che hai sentito di recente e lo hai contattato per dire ‘Hey, bel lavoro!’?

Brandon: Non l’ho contattata ma abbiamo fatto un post. Penso ci siano un paio di bellissime canzoni nell’ultimo album di FKA Twigs, Magdalene. Sono proprio ottime. Siamo stati in tour con i White Reaper e i loro singoli stanno andando bene adesso, ma se avessi sentito la loro canzone, indipendentemente dal fatto che abbiano aperto i concerti per noi, li avrei contattati, perché è una bella canzone.

Il tour partirà in Agosto, inizierete al Pepsi Center di Denver, ci sarà anche una data qui al Garden, credo in Settembre. Cosa vi aspettate di più dal tour? Ve lo chiedo non come un cliché, ma avete suonato ad ogni festival immaginabile, in qualsiasi tipo di posto sul pianeta terra, a questo punto della vostra carriera cosa vi entusiasma?

Brandon: Credo che siamo drogati dai concerti, credo che abbiamo un problema. Non c’è niente di simile. Facciamo dei bei concerti e instauriamo un dialogo con i nostri fan, che continuano a venire, e non è una cosa che diamo per scontato. Amiamo andare in tour e amiamo celebrare il lavoro che facciamo, non c’è nient’altro di simile.

In chiusura, so che My Own Soul’ Warning è in cima alla lista delle canzoni che non vedete l’ora di suonare dal vivo in tour, ditecene un’altra.

Ronnie: Hanno tutte una sorta di..direi Dying Breed. L’hai ascoltata?

Ronnie: Credo che Dying Breed andrà molto bene, come anche Caution, credo che siano tutte..sono entusiasta di suonarle tutte, non ce ne sono di lente in questo album.
Brandon: Forse Lighting Fields.
Ronnie: Lightning Fields..ma anche quella ha un suo ritmo, una sua velocità.

Beh ragazzi, grazie mille e buona fortuna per quest’anno. Grazie per essere venuti.

Brandon: Grazie per averci avuti.

FonteRadio.com