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NME [13-08-2021]

Con il nuovo album Pressure Machine incentrato sulla vita in provincia e i traumi dell’infanzia, Brandon Flowers e Ronnie Vannucci ci raccontano cosa li ha spinti a essere più reali di sempre

A volte chiudi gli occhi e vedi il posto in cui hai vissuto,” cantava Brandon Flowers nel 2006 in When You Were Young, la monumentale ferzata di rock del deserto, che faceva risaltare la capacità della band di Las Vegas di mettere assieme la spavalderia con il cuore e il senso di appartenenza ad un luogo. La mente di Flowers è spesso focalizzata sul significato di casa. Come tutti noi, è il posto in cui ha passato più tempo negli ultimi 18 mesi.

Non mentirò – è stato molto bello per me,” dice a NME dalla cucina della sua casa in Utah. Il frontman, che indossa vestiti sportivi, si illumina quando parla di scuola in casa e di vita in famiglia con sua moglie e i suoi figli, di cui ha potuto godere dall’inizio della pandemia. “È una cosa che ho sempre avuto in me,” ammette. “Ero il più giovane di sei figli; ho tipo 19 nipoti. Ha sempre fatto parte dell’equazione e una cosa a cui mi sono subito abituato.

Riuscirà Flowers ad abbandonare la tuta e ricordarsi le mosse da rockstar per essere pronto a reindossare i panni dell’Elvis sbrilluccicoso quando salirà di nuovo sul palco? “È quello il pericolo, perché devo di nuovo rimettermi in forma ed essere pronto al combattimento,” ride. “Credo che appena sentirò il pubblico e vedrò le luci spente, la magia tornerà subito!

Il nuovo settimo album della band è il loro secondo in altrettanti anni – segue molto da vicino l’acclamato Imploding The Mirage – ed è nato per necessità. Quando i Killers hanno abbellito la copertina della versione digitale di NME lo scorso anno, Flowers ci aveva raccontato di come il recente trasferimento da Las Vegas allo Utah gli avesse ricordato della “potere che la musica aveva su di lui,” oltre a rivelare che la band aveva già nuove canzoni ed era già tornata in studio con la speranza di pubblicare un altro album entro 10 mesi.

L’intento originale era di includerle in un altro album,” ci dice il batterista Ronnie Vannucci durante una chiamata via Zoom, con un look molto più da rock star rispetto a Flowers grazie agli occhiali da sole che indossa mentre guida lungo le autostrade californiane. “Ma si stava avvicinando la fine del mondo e siamo stati colpiti da questa sensazione – specialmente Brandon. Volevamo creare qualcosa che seguisse questa sensazione. Mi ricordo che mi ha detto, ‘Seguimi su questa strada’. Abbiamo messo da parte quelle canzoni e ci siamo imbarcati in qualcosa di di nuovo e fresco, che è poi diventato ‘Pressure Machine’.

La musa che stavano inseguendo è stata raggiunta dopo che l’isolamento dovuto alla quarantena ha fatto ricordare a Flowers quanto alla deriva si era sentito da bambino nella vecchia cittadina in cui viveva, Nephi, una piccola città assonnata fondata dai mormoni, a poco più di un’ora di macchina da dove vive ora. La stessa è poi diventata il luogo di nascita spirituale dell’album.

Ho iniziato con la mente a tornare in questo posto in cui sono cresciuto e a scriverci su canzoni,” dice Flowers. “È come se ci fosse stata una stanza dei ricordi da qualche parte che stava solo aspettando di essere aperta. È stato incredibile. Quando sono finalmente riuscito ad aprirne la porta, la canzoni che sono uscite e i ricordi erano molto intensi e commoventi. È stato subito ovvio per me come sarebbe stato questo album.

I due membri più stabili, Flowers e Vannucci, si sono incontrati con il chitarrista Dave Keuning, che non ha partecipato alle sessioni di Imploding The Mirage per passare più tempo a casa a San Diego. Purtroppo non è il gruppo al completo, dato che, stavolta, la pandemia ha tenuto a distanza il bassista Mark Stoermer; il resto della band ha lavorato velocemente alle registrazioni per non “rimuginarci troppo sopra,” come spiega Vannucci, lavorando tra i Sound City Studios a Los Angeles e il loro quartier generale ai Battle Born Studio a Las Vegas.

Flowers, che adesso ha 40 anni, ha vissuto a Nephi dagli 8 ai 18 anni, prima di trasferirsi a Las Vegas e formare i Killers, ma ci torna regolarmente per venire a trovare una delle sue sorelle e mostrare ai suoi figli i posti che frequentava. Durante l’ultimo anno tutto questo è diventato più un sorta di “compiti per l’album,” in una città che per Brandon ha ancora molti spettri – e molto dolore.

Ho molti bei ricordi di Nephi,” dice Flowers. “È risaputo che non ho dovuto affrontare molti ostacoli crescendo. I miei genitori sono rimasti assieme, mi hanno amato e cresciuto. Quello che ho scoperto è che i ricordi dolorosi, tristi o scioccanti erano molto emotivi per me e non mi avevano abbandonato.

Ispirato da libri come I Pascoli del Cielo di John Steinbeck e I Racconti dell’Ohio di Sherwood Anderson, Flowers ha deciso di creare un album che fosse più una raccolta di racconti brevi su persone qualsiasi di una cittadina americana. Armato di tastiera, il suo passato e immagini scattate dal suo amico e acclamato fotografo e direttore della fotografia Wes Johnson, ha scritto testi e reso immortali personaggi che vivevano negli angoli più remoti della sua giovinezza. Uno dei ricordi con più impatto si ritrova nei versi iniziali di Quiet Town, canzone country spezzacuore, quando canta struggente: “Una coppia di ragazzi è stati travolta da un treno della Union Pacific / che trasportava lamine di metallo e elettrodomestici sotto la pioggia battente.

Dopo 25 anni ero ancora toccato da questo incidente col treno, accaduto quando ero in terza media,” ammette Flowers. “Due ragazzi della quinta superiore sono rimasti uccisi. Avevo visto uno di loro quella mattina. Avevano un figlio. Non sono andato agli incontri per l’elaborazione del lutto, non erano i miei migliori amici – ma sono rimasto sconvolto di quanto mi sia emozionato quando ho iniziato a scrivere questo verso.

La morte ritorna più avanti nella canzone, e dà luce ad un’epidemia che ha portato via la vita a molti giovani. “Quando abbiamo iniziato a sentire queste storie sugli oppioidi, venivano sempre bisbigliate,” canta Flowers, “Adesso ci sono striscioni di dolore che segnano i gradini delle case d’infanzia.” Anche in West Hills incontriamo un uomo arrestato per “possesso di pillole di eroina – abbastanza da uccidere un cavallo da corsa”. Se pensiamo alla morte da oppioidi dei rapper Lil Peep e Juice WRLD e al record di 93.331 morti per overdose negli Stati Uniti nell’ultimo anni, questo problema è tuttora ben conosciuto.

Da quando me ne sono andato da Nephi, gli oppiodi hanno lasciato un segno profondo sulla città, sui nostri amici e conoscenti, così come sul resto degli Stati Uniti,” dice Flowers. “Anche se molte di queste canzoni sono ambientate negli anni ’90, abbiamo visto più morti da overdose nel 2020 durane la pandemia che in qualsiasi altro anno. Non ha mollato la mano – per niente. Ha colpito la mia famiglia e altre persone nelle famiglie della band. È una grave tragedia che gli Stati Uniti stanno affrontando.

Dichiarando il suo amore per i Killers all’inizio di quest’anno, Billie Eilish ha detto che “la loro musica ti fa sentire ascoltato.” Questa considerazione non è mai stata più vera che per Pressure Machine. Flowers può anche raccontare vere storie di una cittadina del midwest negli anni ’90, ma ciò non significa che non possa arrivare ai giovani negli Stati Uniti – o in qualsiasi altro posto – adesso.

Nella canzone Terrible Thing incontriamo un adolescente che vive “in questa città recintata da filo spinato dai sogni di filo spinato,” seduto “nella mia stanza sul punto di fare una cosa terribile”. È decisamente una delle più belle canzoni in un album che fa riflettere molto. Vannucci spiega: “Parla di un ragazzino che lotta con la sua omosessualità e non sa che fare in questa cittadina in cui vive. Sta pensando di togliersi la vita. Ci sono un sacco di giovani insicuri sul loro posto in questo mondo – che siano gay o stiano semplicemente capendo che l’adolescenza è difficile. La bellezza di questo album è che è ambientato a Nephi in Utah, ma potrebbe esserlo in qualsiasi cittadina ovunque nel mondo.”

C’è poi una trilogia che ci porta sulla strada di due giovani amanti sfortunati che presto si perdono. Runaway Horses introduce un’ambiziosa “ragazza di provincia” che ama i Radiohead ed è “pazza di ‘The Bends’”; presto, però, “congela i suoi sogni” per amore, “rinunciando alla scuola in cambio di un matrimonio e pagare l’affitto”. In The Car Outside sembra mostrarci la vita dal punto di vista di un giovane marito, che lotta contro il desiderio di andarsene e il tradimento con una vecchia fiamma. In Another Life rappresenta la fiamma che si spegne: “Stanotte ho incrociato per strada dei ragazzini che si tenevano per mano / Mi hanno ricordato di noi due in un’altra vita”.

Pressure Machine è sicuramente un album dolce amaro, una raccolta di piccoli ritratti che assieme creano un’immagine più grande. Nephi era al 90 per cento mormone quando Flowers ci viveva, e dubbi sulla fede scorrono lungo Pressure Machine. In Cody incontriamo “un tipo diverso di ragazzino” che si mette nei guai per aver “parlato con i pugni” e crede che “la religione è solo un’illusione per tenere in linea persone diligenti,” mentre The Getting By semina altri dubbi tra coloro soppressi dall’idea che “l’intera città è legata al torso delle vie misteriose del Signore”.

Credo che tutti siamo nati con una luce,” dice Flowers. “Più fatichiamo e perseveriamo, più siamo in grado di sfruttarla e rifletterla. Ero più attirato da personaggi che erano più liberisti nei confronti della loro luce – o se ne erano totalmente liberati. I personaggi che ci andavano contro sono quelli che si notavano di più. Da ragazzino li vedevo come persone pericolose o cattive. Adesso ho 40 anni, ho vissuto una buona parte della mia vita e ho molta più empatia per le decisioni che quelle persone hanno preso. Volevo esplorare il risultato di quelle decisioni.

Flowers spiega che il ritornello di Cody chiede essenzialmente: “Chi ci porterà via se non c’è un salvatore? Cos’hai da offrirmi, Cody – a parte lamentarti?

Queste importanti domande hanno spinto il frontman a ricordare un battibecco piuttosto surreale che ha avuto con il biologo evoluzionista e scrittore Richard Dawkins alla TV svedese nel 2012. Lo scrittore ha definito il Libro di Mormon (il testo religioso, non il musical satirico di successo) “un ovvio falso,” spingendo Flowers a sentirsi offeso e implorarlo di “ricercare meglio”. Nel frattempo Ulrika Johnson e Björn degli ABBA osservavano. È stato folle.

È sicuramente un dialettico più esperto di me!” dice ridendo Flowers oggi. “Non avevo in programma di fare un dibattito con lui e non pensavo minimamente di cercare di convincerlo che esista un Dio o un salvatore! È stata una mezz’ora folle nella mia vita, sicuramente…

I Killers non sono mai stati per natura una band schietta, ma Flowers ammette di sentirsi “meno ansioso ogni giorno di quello che si legge nei notiziari” da quando Joe Biden è diventato un Presidente “che si occupa di più di fare il suo lavoro piuttosto che lasciare i suoi seguaci con la schiuma alla bocca.” Ma secondo lui ci vorrà un po’ per smaltire i postumi della sbornia da Trump. “C’è stato un momento in cui ci sentivamo talmente divisi che tutti eravamo in ansia e ci chiedevamo cosa significasse non possedere una pistola,” ricorda. “La gente comprava pistole e alcuni posti in Utah avevano finito il rifornimento di pallottole. A cosa si sta preparando questa gente?

Nota come anche la pandemia sia diventata polarizzante: “Indossare una mascherina è diventato una dichiarazione politica, e mi hanno riso in faccia ad una stazione di benzina per questo. È stato un periodo un po’ fuori. La situazione si è un po’ calmata, ma fa paura sapere quanto presto si possa essere presi di mira.

La dissezione in stile documentaristico dell’America vera fatto da Pressure Machine va ancora più nel profondo grazie alle voci fuori campo degli attuali residenti di Nephi, ispirati e raccolti dai creatori del podcast This American Life della National Public Radio degli Stati Uniti. Hanno analizzato attentamente ore di materiale per selezionare spezzoni di introduzione alle canzoni, il cui risultato, secondo Vannucci, è sembrato “anche troppo reale.

Il sound dell’album è stato ispirato, spiega Vannucci, da “una manciata di album degli anni 90 che ci piaceva.” Cita i R.E.M. “come una grande influenza,” assieme a grandi dosi di country e Americana. I suoni scarni e i temi crudi di Pressure Machine invitano sicuramente a fare paragoni con Nebraska, l’opera cupa di Bruce Springsteen del 1982. Flowers ammette che c’è “sicuramente un accenno” in Terrible Things, in cui la band ha usato lo stesso modello di registratore a otto tracce che il Boss aveva usato per quell’album, ma insiste che non lo stanno “copiando o rubando gli stessi temi.

I Killers e Springsteen hanno da poco pubblicato Dustland, un nuova versione collaborativa di A Dustland Fairytale, canzone dall’album Day & Age del 2008. Flowers dice del suo eroe: “Conferma tutte le belle parole che si dicono sulla sua gentilezza e su come trovi il tempo per te.” Ma descrive la canzone come un progetto solitario per “sollevare un po’ gli animi durante la quarantena”. Non ci sono possibilità che si ripeta, quindi? “In realtà non abbiamo parlato di altri progetti,” dice Flowers. “So che sta lavorando ad un altro album con la E-Street Band. Sarebbe bellissimo fare qualcos’altro assieme, ma non vogliamo tirare troppo la corda.

C’è, comunque, un ospite molto speciale in Pressure Machine. Phoebe Bridgers ha subito approfittato dell’opportunità di aggiungere il desiderato “elemento femminile” e il suo tocco da re mida alt-folk a Runaway Horses.

Mi ricordo ancora la prima volta che ho ascoltato ‘Funeral’ su qualche stazione radio pubblica di un college e ho pensato, ‘Questa dev’essere Phoebe Bridgers’,” dice Flowers. “L’ho riconosciuta solo per il modo in cui era stato scritto di lei. Era una canzone così bella e così naturale. Lei ha un po’ di selvaggio ovest dentro, antenati che facevano i rodeo. Ha aggiunto un senso di tristezza fondamentale nella canzone, e che intrinseca in lei. È stata la combinazione perfetta.

Da come la mettono Vanucci e Flowers, i Killers si sentono più collaborativi di quanto lo siano da anni. Dave Keuning li ha raggiunti per alcuni giorni “molto produttivi” in studio per stampare il suo DNA su tutto l’album, e innescando la miccia per la canzone omonima e In The Car Outside e aggiungendo altri tocchi alla ‘Keuning’ in varie altre. “Suona un assolo feroce in ‘Cody’,” spiega Flowers, “che è probabilmente il momento di chitarra più forte nella storia dei Killers. Lo amo.

E sembra che i quattro – al completo con Stoermer – possano davvero tornare tutti assieme. “È solo una mia supposizione, ma credo che tutta la faccenda del COVID abbia fatto capire alle persone quanto siano fortunate,” dice Vannucci. “Ho sentito dei commenti davvero gentili mai fatti prima da parte degli altri che mi hanno spinto a dire, ‘Hey, non voglio mai più non lavorare ad un album – mettiamoci al lavoro’. Ci siamo rimessi in carreggiata grazie all’esperienza della quarantena. Credo davvero che lavoreremo tutti e quattro al prossimo album. Abbiamo già iniziato a fare qualcosa, quindi è un buon inizio.

Non sarebbe un’intervista di NME con i Killers se gli stacanovisti non ci promettessero un altro album prima che si sia asciugato l’inchiostro sulla copertina dell’ultimo. Dopo aver trafficato nello studio casalingo di Keuning a San Diego con quelle che Vannucci definisce “canzoni orfane” e qualche “bellezza”, la band sta attualmente cercando di “capire” il prossimo album. “È un po’ più canyon rock,” dice Flowers, “forse un po’ più Killers tradizionali, direi.

Vannucci si aspetta qualcosa “un po’ più duro e serrato” di Pressure Machine, aggiungendo: “Stavamo facendo le prove sul palco per un concerto virtuale il mese scorso, e mi è sembrato come se ci fosse quest’atmosfera rock n’ roll. Ci vedo seguire quella direzione: qualcosa di più energetico.

Per ora, però, i Killers stanno tirando le corde dei loro programmi in continuo cambiamento per il tour già riprogrammato due volte (non hanno ancora suonato una nota di Imploding The Mirage di fronte ad un pubblico dal vivo). Conoscendo ormai da un po’ quelle canzoni, la band è sollevata dal fatto che l’album abbia ancora un posto nel cuore dei fan. “Ho sempre saputo che ‘Imploding The Mirage’ sarebbe durato,” dice Vannucci. “Per me ha avuto modo di marinare bene. Credo sia uno dei nostri album migliori. Adesso più che mai non vedo l’ora di suonare quelle canzoni dal vivo.

Flowers aggiunge che spera che Imploding the Mirage “sia ricordato con affetto dai nostri fan come una specie di balsamo” nel mezzo della pandemia, ma potrebbe benissimo riferirsi anche a Pressure Machine. Uno era, come lo descrive Vannucci, “un album concettuale su una coppia che cerca di raggiungere un posto migliore,” l’altro parla di persone che cercano di trovare la propria luce indipendentemente da quanto si sentano sole. La copertina dell’album dell’anno scorso raffigurava due divinità amanti che strappavano il cielo, mentre quella di Pressure Machine è adornata da crocifissi oscurati da filo spinato.

Il pensiero che c’è dietro è, ‘Chi stiamo tenendo fuori, chi sono quelli strani dentro, e a chi non stiamo garantendo il perdono?’,” conclude Flowers. “Ha un che di triste ma anche bellissimo.

Mettendo assieme il ruvido e il liscio per trovare la speranza, la band ha creato musica che può farti sentire visto, sentito e al sicuro. Ti sembra di essere a casa, e non ci sono altri posti al mondo a cui si possa paragonare.

Fonte // NME

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