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Las Vegas Review-Journal [11-08-2021]

Tutti conoscono il treno. Sembra sempre ruggire attraverso questa piccola città dello Utah, a detta dei suoi abitanti.

“Si sente incessantemente,” un nativo nota durante un’intervista registrata.

Quel treno rappresenta molte cose: l’industria che fà da cuore pulsante di questo posto, la Jones Rubber Plant, dove finiscono a lavorare tutti i ragazzi; un mezzo per andarsene; e, per alcuni, una via di fuga da qualcos’altro.

Ogni due o tre anni quel treno ammazza qualcuno…” continua l’uomo nella registrazione, che funge da introduzione alla seconda canzone di Pressure Machine, il nuovo album dei Killers. “Credo che il treno sia un modo per trovare la via di fuga da questo posto se ti prende sotto.

E così finisce, lasciando spazio ai sintetizzatori, al tuono della batteria e al ruggito della chitarra.

Una coppia di giovani è stata travolta da un treno della Union Pacific / Che trasportava lastre di metallo ed elettrodomestici sotto la pioggia battente,” canta. “Stavano progettando di sposarsi dopo il diploma / Avevano una bambina / Questa tragedia ha spento il loro sogno / Queste cose non dovrebbero accadere / In questa tranquilla città.

Questa tranquilla città: Nephi, Utah, popolazione 5.400, annidata nella parte centrale dello Stato, a circa 40 minuti di macchina a sud di Provo. Flowers ha passato 6 dei suoi anni formativi qui, dai 10 ai 16 anni. “Quando ho incontrato Brandon per la prima volta, ha detto che aveva vissuto a Nephi,” si ricorda il batterista durante una chiacchierata via Zoom, a petto nudo e con un cappellino della NASA. “E ho pensato, ‘La conosco, c’è un Taco Time lì.’ E lui risponde, ‘Oh, sì, ho lavorato a quel Taco Time.’ Mi sa che è stata una delle nostre prime conversazioni,” continua. “È interessante vedere come il pianeta di Nephi abbia continuato la sua orbita nelle nostre vite.

Implodendo le aspettative

Lo paragona al trovarsi con un fucile puntato contro sé e la sua band. “È stata una sensazione diversa,” inizia a dire Vannucci. Sta parlando della messa in moto del processo creativo all’inizio della pandemia.

La scorsa estate i Killers hanno pubblicato il loro sesto caleidoscopico album Imploding the Mirage, con la maggior parte del mondo praticamente chiuso in quarantena. E così al posto di andare in tour sono tornati in studio.

Quando siamo stati costretti a casa verso la fine di Marzo, la nostra reazione spontanea è stata, ‘Oh, OK, raccogliamo i pezzi e continuiamo con l’attitudine di questo album,’” ricorda Vannucci riguardo allo sfruttamento della rinvigorita atmosfera di Implosion. “Ma poi la situazione è diventata molto ma molto buia. Ordinanze di chiusura totale e gente che moriva. Abbiamo iniziato a capire con che cosa avevamo a che fare,” continua, “qualcosa più pericoloso di quanto avessimo pensato. Ci ha mandato su di giri; ci ha messi in una condizione mentale pesante, facendoci quasi diventare perone diverse.

Tutto ciò ha scaturito una domanda pressante: “Come possiamo creare un album con un sound simile quando — all’improvviso — c’è la fine del mondo?” si chiede Vannucci.

La risposta? Fare invece qualcosa totalmente diversa.

Brandon un giorno mi ha detto, ‘Questa situazione mi ricorda di quando vivevo isolato a Nephi,’” ricorda Vannucci. “E poi ha iniziato a pensare alla città in cui aveva vissuto e buttare giù queste poesie, in pratica, e abbiamo costruito le canzoni attorno a queste poesie e testi. Abbiamo deciso di imbarcarci in quel viaggio,” continua, “quella sfida di fare un album come questo, di farlo in modo diverso — perché tutto era diverso. Credo che abbiamo seguito un approccio più onesto possibile.

Pentola a pressione

L’album apre con lo sceriffo che butta giù la porta. Flowers canta “Mi hanno arrestato per posseso di eroina,” in West Hills, dando voce ad un personaggio sfortunato in una inquietante elegia puntellata da violino e violoncello, che stabiliscono un tono premonitore per le 10 canzoni che seguono.

La tossicodipendenza getta una lunga ombra su Pressure Machine. “Ci sono un sacco di oppioidi in giro,” un abitante di Nephi dice in uno spezzone registrato che fa da prefazione alla inquisitoria e allo stesso tempo commovente In Another Life. “Ti fanno sentire davvero bene. Dopo qualche ora devi prenderne ancora. E poi dopo un po’ ne prendi un quintale e non stai più bene.” Mesta risata.

Tutti stanno cercando di fuggire da qualcosa,” spiega.

Pressure Machine esplora il cambiamento dell’ideale Americano, quando le cittadine di provincia erano una volta viste come paradisi affiatati lontani dai problemi delle grandi città, ma che adesso sono spesso rovinate dallo stesso tipo di abuso di droghe, che possono distruggere una comunità intera.

C’è una dualità insita nella vita di provincia: alcuni trovano conforto in un ambiente dove tutti si conoscono; altri lo trovano soffocante, limitante, un catalizzatore di innata irrequietezza.

Pressure Machine è pieno di personaggi permeati da un senso di desiderio, di voglia di qualcosa di più, di liberazione dalla morsa di queste “strade di sabbie mobili” o si scontrano con “una città di filo spinato dai sogni di filo spinato.

Ci sono mariti infedeli, poliziotti assassini e operai insoddisfatti su queste colline, e molti di loro contemplano il passato come modo per prepararsi ad un futuro difficile.

Dal punto di vista sonico, queste canzoni respingono per la maggior parte la pomposità dei vecchi album dei Killers, favorendo un approccio più terreno tendente all’Americana rispetto a quanto abbiano mai fatti prima, scavando più in profondità con il violino, la chitarra pedal steel e l’armonica.

Ovviamente ci sono ancora momenti da pugni in aria — In the Car Outside ruggisce come un motore a cui viene dato gas — in special modo grazie al ritorno al gregge del chitarrista Dave Keuning, dopo che aveva saltato le sessioni di Imploding the Mirage, il quale si porta a casa un paio di crediti e crea un assolo piuttosto infuocato in Cody.

Per una band con una nota passione per Bruce Springsteen — ed è una cosa reciproca, da qui la recente collaborazione con i Killers in una versione del loro singolo A Dustland Fairytale da Day & AgePressure Machine scava una vena simile a Nebraska, il capolavoro sommesso di Springsteen, un album essenziale di narrazioni in prima persona che documentano vite di disperazione e frustrazione operaia.

Come succede con Nephi, però, c’è bellezza in mezzo alla desolazione, con Flowers che racconta la storia di maturazione di un giovane amore in Runaway Horses, un duetto acustico che scalda il cuore con Phoebe Bridgers, mentre cattura la magia delle stagioni che cambiano in Sleepwalker.

Non ti manca come / i fiori selvatici creavano un quadro sulle colline dell’ovest?” canta in quest’ultima. È una domanda retorica a cui la canzone risponde.

A proposito di quei pezzi di interviste…

L’idea è venuta loro quando stavano mixando l’album. Il merito va al co-produttore Shawn Everett. “Stavamo tutti parlando del fatto che l’album fosse come un documentario, una versione musicale di un documentario,” dice Vannucci di Pressure Machine. “Il racconto di queste storie – storie vere – è stato quasi giornalistico, e poi ci abbiamo adattato la musica intorno. Sean è arrivato il mattino dopo,” continua, “e fa, ‘Stavo ascoltando NPR, ‘This American Life,’ e qualcuno ha messo un registratore a nastro in un ristorante e l’ha lasciato andare, e si potevano sentire tutte queste interessanti conversazioni. Dovreste andare a Nephi, portarvi un registratore e registrare la gente mentre la intervistate’. E io ho risposto, ‘Sarebbe fighissimo.’

Ovviamente, essendo una delle più importanti band rock al mondo, non avrebbe funzionato se si fossero presentati i Killers stessi parlare con i locali. Così hanno assoldato un professionista per farlo.

Un giorno sono andati, hanno intervistato la gente sulla città, e poi abbiamo ascoltato ore e ore di audio per trovare questi spezzoni di storie,” dice Vannucci. “Non è stato difficile. C’erano così tante gemme nelle registrazioni di quel giorno a Nephi. Queste storie e questi accenti, la dizione e come le persone pronunciano le parole danno proprio il senso della città. Aiutano a dare una forma completa all’album.

Aggiunge anche un’ulteriore strato di realismo all’album. Secondo quello che dice Vannucci, Pressure Machine non parla solo della vita di provincia, parla della vita in generale, punto. “Anche se incentrato su una cittadina di provincia in Utah, si può davvero adattare ad ogni città o una situazione simile,” dice. “Credo che quello che vuole dimostrare è che, indipendentemente che si viva in una città piccola o grande, tutti hanno alti e bassi.

Come Nebraska, Pressure Machine finisce con un pizzico di caparbia speranza.

Allora impegnati un altro giorno, figlio,” canta Flowers in The Getting By, pronunciando il verso finale. “E tieni duro finché quello che ottieni ti soddisfa.

Poi arriva il rumore di quel treno.

Fonte // Las Vegas Review Journal

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