Uncut [03-2009]

Il frontman mormone metrosessuale dei Killers, spaventato dagli uomini con barba e baffi…

Nonostante fossi un bambino timido, sembra che tu abbia sempre voluto fare spettacolo?
Sento come se l’esibizionista che c’è in me sia sempre esistito, ma c’è voluta sicuramente un po’ di persuasione per farlo emergere. Forse è per questo che sono una persona che cerca l’attenzione. Quel desiderio, quel bisogno, forse deriva dal fatto che ero un bambino strano che desiderava ardentemente e disperatamente l’attenzione. Ma alla fine ho delle grandi canzoni. Le canzoni vengono prima di tutto, e sono in grado di cantarle nel modo in cui devono essere cantate.

Una volta bevevi molto, e poi hai smesso. Non è una cosa molto rock’n’roll da parte tua, vero?
Credo di no. Ma non è una cosa troppo importante a cui rinunciare. Innanzitutto, canti meglio. L’alcol ti deidrata. Sapevo che avrei fatto meglio a smettere, sento di poter vivere di più adesso. Abbiamo iniziato a diventare una band molto più brava dal vivo, quindi sapevo che era una cosa matura da fare. La musica è il mio lavoro, così come il mio amore. Non so quanto sia rock’n’roll smettere di bere e fumare, ma credo proprio che bere e fumare solo perché hai letto in giro che fa molto rock’n’roll è stupido ed è totalmente un cliché. Ero risucchiato in tutto questo e sentivo che in qualche modo era una cosa che mi esaltava a quel tempo. Ci sono delle belle storie su persone che ammiravo e che si sono rovinate. C’è un periodo in cui senti che vuoi farne parte.

Quindi mi pare di capire che non saresti d’accordo con il poeta William Blake quando scrisse “la strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza“?
Direi che ho raggiunto la saggezza molto più rapidamente smettendo. Per me l’eccesso è la cosa che fa male. Non si ottiene niente di buono. Solo dolore.

Chi è più sexy? Mick Jagger negli anni ’60, Freddie Mercury negli anni ’70, o Morrissey negli anni ’80?
Mick Jagger. Adoro gli altri due, ma per quanto fossero sexy, non avevano il sex appeal naturale e animale di Jagger. Jagger era una bestia del sesso.

Qualcuno mi ha detto che una volta eri terrorizzato che uomini con barba e baffi ti molestassero. Da dove veniva quella paura?
Si, è vero. Non ho idea da dove venisse quella paura. Forse dal pensiero che stavano cercando di nascondere sé stessi. Quando avevo sei o sette anni, se vedevo un uomo con la barba mi aggrappavo a mia madre. Ero convinto che mi avrebbero rapito.

Quindi se tu fossi stato un bambino famoso negli anni ’60, non avresti fatto entrare i Beatles nel tuo camerino?
Si, sicuramente. E Crosby, Still, Nash & Young. E i Grateful Dead.

Ho anche sentito che sei terrorizzato dal numero 621 – una cosa sconveniente dato che il tuo compleanno cade proprio il 21 Giugno.
Anche questo è vero, ma non ci penso molto. Cerco di fare in modo di non volare il giorno del mio compleanno e che ogni volo su cui sono non abbia il numero 621. Non sto in quella stanza negli hotel, cose simili.

Cosa ti fa paura in questo momento?
Cerco di non pensare troppo a queste cose.

Chi o cosa è stato l’influenza più importante negli anni della tua adolescenza?
Morrissey. Era l’esatto contrario di quello che ero io, dei miei genitori, della città in cui vivevo. Quando ho iniziato ad ascoltare Morrissey, vivevo nello Utah in una piccola cittadina, non aveva neanche un semaforo, la gente andava in giro con il trattore. Sono riuscito in qualche modo ad identificarmi con lui perché vivevo in quel posto così strano. C’era qualcosa di così affascinante in lui, che non esisteva nello Utah, e non esisterà mai!

Nelle 100 band rock’n’roll di tutti i tempi, dove metteresti i Killers?
Contrariamente alla credenza comune, ho abbastanza umiltà e consapevolezza per sapere che non siamo al numero 1. Abbiamo un posto da qualche parte – forse attorno al novanta. Siamo ancora giovani e ci avvicineremo furtivamente.

Immagina che io abbia una valigia con 50 milioni di dollari. Tutto quello che devi fare per andartene con questa valigia è accettare che un cinese cada dalla bici e muoia. Prendi la valigia?
No.

Suppongo tu abbia già troppi soldi allora?
No! Avrei dato la stessa risposta alla domanda anche se fossi povero. Credo fermamente che essere morali sia scritto nei nostri cuori. Non c’entrano niente i soldi – è più la percezione dei soldi. In America è la borsa che una donna ha, o la macchina che guidi – anche se vai a casa nel tuo piccolo appartamento. Apparire e avere un certo tipo di vita, è questo il problema in America. Non è neanche la caccia ai soldi, sono le persone che non ce li hanno che si vendono. Ecco perché siamo nei casini.

Credi che il mondo sia diventando più immorale?
Si, assolutamente. Ci sta confondendo il pensiero che perdendo la moralità siamo più progressisti. Non sono contro il progresso, ma c’è la suggestione che più spendiamo e più liberi diventiamo. Stiamo iniziando a svegliarci. Dobbiamo essere più furbi.

Quali sono le tue speranze?
Spero che continuiamo ad imparare e a crescere, e di non sentirmi imbarazzato di me stesso, ecco tutto. Stiamo ancora nella fase di sviluppo. Guardo a band come i Depeche Mode, che ci hanno messo quattro o cinque album per diventare veramente i Depeche Mode.

Con che aggettivo ti descriveresti? Tranquillo? Gentile? Dolce? Sexy?
Gentile! Oggi mi sento gentile!

E se dovessi scegliere un aggettivo per Dave Gahan?
Sexy. Il modo in cui la sua voce taglia l’atmosfera dal vivo, mi fa impazzire.

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