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NME [22-07-2016]

Spie sci-fi. Despoti distopici. Poeti cockney psicotropi. Rembrandt, Jung, Nietzsche, Jean Luc-Godard e Nick Drake. Non sono, forse, il tipo di figure che ci si aspetterebbe spuntar fuori dal secondo album del ‘Bassista Tranquillo’ dei Killers. Eppure ‘Dark Arts’ di Mark Stoermer coinvolge tutti questi personaggi e altri ancora e, cosa ancora più strana, è stato in parte scritto attraverso un processo conosciuto come Ping-Song.

“Si tratta di scrivere una canzone assieme e in pratica scambiarsi una frase alla volta via sms,” spiega Stoermer. “Se ci aggiungi la musica, la registri assieme al testo e poi la spedisci avanti e indietro. A volte ci si mette solo due giorni, altre fino a un mese. È un po’ come giocare a scacchi con una persona lontana. Non sai bene quello che ne verrà fuori. Quello che si fa partecipando a questo gioco è selezionare solo gli elementi essenziali della canzone, solo chitarra, voce e le parole, senza tenere conto di tutto il resto della produzione. Questo metodo mi ha portato ad una nuova mentalità e metterla in pratica per molte più canzoni.”

Quello che Mark ha ottenuto, scrivendo il successore di ‘Another Life’, del 2011, con un nuovo collaboratore a Las Vegas – il cantautore irlandese David Hopkins – è stato un album molto più sperimentale, psichedelico ed elettronico del suo più rustico album di debutto, e pieno zeppo di idee cinematografiche, mistiche e filosofiche.

Ci siamo seduti con Mark per una partita a, se così vogliamo chiamarlo, Think Pong

Hai finito di registrare l’album ai Battle Born studio dei Killers e al Palm studio a Febbraio, come mai ci hai messo così tanto per la pubblicazione?

“Stavo quasi per metterlo online ma alla fine ho deciso di seguire la strada più appropriata. Mettere apposto tutto da solo e cercare di trovare un’etichetta prende un sacco di tempo, anche se faccio tutto in piccolo. Anche di questi tempi, in cui ormai sono rimasti pochissimi negozi fisici, ci sono un sacco di cose da organizzare per la pubblicazione di album.”

L’album si addentra in arti magiche come lo psych pop o l’acid folk, il glitch soul, la buzztronica industriale, i Pink Floyd e gli Who. Chi se lo aspettava?

“Ho voluto prendermi qualche rischio in più ed esplorare alcune delle mie altre influenze che non sono mai riuscito ad approfondire, specialmente con i Killers. Non so quanti altri riuscirò a farne, ma volevo mettere qualcosa in più di me e prendere qualche rischio in più. Lo sto facendo soprattutto per me stesso, non perché debba farlo. Per me il processo è divertente quando si ha completa libertà di fare ciò che si vuole, ed è una sfida essere soddisfatto almeno a metà. La direzione era sicuramente più rock, con un tocco di psych pop qua e là. Quelle erano le influenze che non avevo esplorato al primo tentativo, in cui mi sono focalizzato di più sulla parte di cantante-compositore. E poi deriva anche dalla persona con cui ho lavorato, perché io e David Hopkins abbiamo un sacco di influenze simili ma lui ha aggiunto molto dei Pink Floyd e dei Beatles e anche alcune influenze britpop anni ’90 come i Blur.”

Quando dici che non sai quanti altri ne farai, intendi che gli album solisti sono solo progetti da tempo libero?

“È qualcosa che farò quando ne avrò l’occasione e mi sentirò ispirato, vedremo. Non sto dicendo che non ne farò più ma richiedono un sacco di tempo e di fatica, e poi c’è il problema di cosa si intenda ormai per album? Se continuo a scrivere e pubblicare canzoni singole o canzoni come progetti paralleli propendo più per l’idea che dovremmo fare solo singoli ed EPs. La maggior parte delle persone non ascolta più album interi. Penso che gli album avranno sempre un loro posto ma non credo che debba essere il solo modo in cui si possa pubblicare musica. Nei Killers abbiamo avuto questo tipo di conversazione nel 2007 e come molte altre persone non riesco a decidere se gli album siano ancora così rilevanti. Volevo fare almeno un altro album perché l’altro era corto, e poi forse farò solo una canzone alla volta.”

Alcune canzoni hanno un orientamento politico, in particolare la ballata neo soul ‘Spare The Ones That Weep’ – che sembra parlare di un futuristico leader ribelle preso da una spietata follia omicida, che “pulisce tutto” – e la cover di Nick Drake, ‘Tow The Line’?

“’Tow The Line’ è presente nell’album perché ci stava con il tema, è una cover oscura. ‘Spare The Ones That Weep’ è stata ispirata dal film Alphaville di Jean Luc-Godard, ambientato in un mondo distopico in cui i computer hanno preso possesso di tutto e la società è fredda e insensibile. L’eroe arriva e cerca di salvare la situazione, distrugge la macchina e salva la ragazza da quel mondo. Quella canzone parla del film ma anche di qualcuno che lo sta guardando e ne vorrebbe fare parte. Allo stesso tempo ha verosimilmente anche un livello politico e culturale, ma fa tutto parte del film.”

C’è anche una sensazione cinematografica futuristica in ’39 Steps’, una canzone da spia sci-fi?

“Ci sono un paio di canzoni in cui ho sperimentato con uno stile di scrittura a flusso di coscienza e cercato di scrivere poesia surrealistica o la prima cosa che mi veniva in mente. ’39 Steps’ è una di quelle, ho scritto la maggior parte del testo sul mio iPhone in 25 minuti, prima di andare a letto. L’ho rifinita poi ma l’85% era già pronto nei primi 5 minuti. Nel primo album ho scritto un sacco di storie che avevano un significato più lineare, testi logici. Ho cercato di allontanarmi da quel modo di scrivere. Ma quando ho fatto un passo indietro e osservato il tutto, ho sentito una sensazione di isolamento rispetto alla società e un’atmosfera da racconto distopico.”

Parli male dei banchieri in ‘Avarice/What’s Coming’ e ‘The Break In’?

“Si e no. ‘Avarice’ parla dell’avidità e ‘The Break In’ è un modo auto-incolpante di guardare all’avidità, e guardare se stessi e pensare che forse si possiedono troppe cose materiali o si tiene troppo a loro. ‘Avarice’ parla dell’avidità e dell’economia attuale e ciò include le banche e tutto quello che ci gira attorno.”

Con la poesia filosofica surrealista del 78enne Tony Cutis che punteggia canzoni come ‘Alchemical Formula’, citazioni di Jung e Nietzsche con accento cockney, e canzoni come ‘Blood And Guts (The Anatomy Lesson)’ che parlano di “grandi illusioni” e meditano sulla scissione tra scienza e spiritualità, c’è una parte un po’ mistica di te che viene fuori?

“Era già venuta fuori un po’ nel primo album. ‘Another Life’ lo potrei categorizzare come una specie di poesia mistica. ‘Blood And Guts’ in realtà è ispirata da un quadro di Rembrandt intitolato Lezione di anatomia del dottor Tulp, ma lo reinterpreto con un punto di vista più esistenziale.
Non so se io sia mistico ma tendo ad avvicinarmi a cose che le persone potrebbero chiamare così. Mi diletto con film e letteratura che si potrebbero inserire in quella categoria. È più da un punto di vista simbolico e psicologico che credere letteralmente a queste cose. Sono le cose che la magia e il misticismo e la poesia possono rappresentare. Nel 2005 o 2006 ho iniziato ad interessarmi ai lavori di Carl Jung e Joseph Campbell, che era un esperto di mitologia. ‘Alchemical Formula’ è una specie di riferimento alla psciologia di Jung, che può essere considerata come semi-mistica a modo suo. Il primo discorso di Tony Cutis riguarda l’accettazione della propria parte più oscura. C’è una frase di Friedrich Nietzsche in cui essenzialmente dice ‘non liberarti di tutti i tuoi demoni, potrebbero essere la tua parte migliore’. Joseph Campbell ha usato quella frase per descrivere l’accettazione di un po’ del proprio lato più oscuro e usarlo per fare del bene, è così che la interpreto. A volte le cose che pensi siano negative devono solo essere rivalutate e usate in modo diverso. Bisogna accettarsi come una cosa unica.”

Stai lavorando con i Killers in studio ma non suonando ai concerti al momento – ti stai stabilendo in un ruolo più defilato?

“Sono stato così occupato con la pubblicazione dell’album e in studio con i Killers in questo periodo. Sto anche facendo qualcosa che volevo fare da un sacco di tempo, fare qualche corso universitario. L’obiettivo finale è finire il corso di laurea che avevo abbandonato quando i Killers hanno iniziato ad andare in tour. È sempre rimasto chiuso in un cassetto dei miei pensieri. Facciamo questo lavoro da 14 anni e siamo tutti in una situazione tranquilla che possiamo gestire da adulti. Sto facendo le cose che voglio fare e loro stanno facendo quello che vogliono fare. Andiamo tutti d’accordo e stiamo lavorando in studio, ma volevo focalizzarmi su altre cose. Credo non sia una situazione tipica. Di solito ci sono litigi clamorosi o qualcuno cerca di sciogliere la band o la gente comincia a farsi causa l’un l’altra per cose come questa, ma noi non ci troviamo in questa situazione, la stiamo affrontando bene. La vita è breve e le persone dovrebbero poter fare quello che vogliono fare e la pensiamo tutti così.”

Tornerai di nuovo in tour con loro?

“Non lo so. Decidiamo di anno in anno. Sicuramente non farò concerti quest’anno ma sono stato in studio con loro stasera. L’album sta procedendo. È un processo lungo. Ci sono molte idee ma credo ci troviamo ancora nella fase di osservazione. Ci siamo da un po’ ma sentiamo che siamo ancora all’inizio e potrebbe prendere migliaia di direzioni. Nessuna delle canzoni è sicura al momento.”

Piani per un tour dell’album solista?

“Sto cercando di capire cosa fare. Anche se facessi dei concerti non si tratterebbe di un vero tour. Sto praticamente facendo tutto questo per me stesso per divertirmi. È ancora bello per me suonare, e sto pensando di fare qualche concerto ma non ho una band e non è facile metterne su una, o comunque una che mi andrebbe bene. Si parla di, massimo, una manciata di date.”

Fonte // NME

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