Drowned in Sound [22-09-2017]

Sono solo le 3 del pomeriggio, ma la folla fuori dalla Brixton Academy sta aumentando. Non sono qui solo per riservare un posto all’inizio della fila per il concerto di questa sera, ma anche, sperano, per incontrare i loro eroi. Le persone formano un capannello attorno alle porta di entrata degli artisti, all’angolo di Astoria Walk, mentre arrivano tre macchinone con i vetri oscurati. Due se ne vanno subito (verso l’altro lato dell’edificio) senza far scendere nessuno, mentre un po’ di persone scendono velocemente dal terzo. Non sono i Killers. Alla fine un omone della sicurezza esce per annunciare che la band è all’interno, e non uscirà per firmare autografi. Tutti assieme abbassano le spalle sconsolati, e tornano in fila, con la delusione segnata sui loro volti.

Queste scene sono una testimonianza della duratura attrattiva della band e del loro status come una delle rock band più grandi del mondo. Sono passati cinque anni da quando hanno pubblicato materiale degno di nota, ma il concerto di questa sera, che si tiene due settimane prima della pubblicazione di Wonderful Wonderful, è andato sold out nel giro di pochi minuti. Si tratta anche di un concerto di riscaldamento, uno dei pochi, assieme a qualche apparizione televisiva, programmati in giro per il mondo per fare conoscenza con il nuovo materiale, prima dell’inizio di un tour nelle arene britanniche alla fine dell’anno – anche questo sold out – e 18 mesi di viaggio di qua e di là. Non sono molte le band che iniziano una campagna promozionale suonando un’ora e mezza di hit completate da cannoni spara coriandoli e fuochi d’artificio di fronte a 5000 persone, ma in fin dei conti non sono molte le band come i Killers.

Brandon Flowers per poco non ce la faceva ad arrivare. Sta curando una spalla ferita e graffiata, risultato di un incidente in bici solo qualche giorno prima. “Stavo andando in bici con i miei figli, e quello di sei anni è sempre super attento. Continuavo a dirgli: ‘Dai, smettila, smetti di frenare. Era per dargli un senso di libertà!’ Dirgli tutte le cose che non deve fare, capisci? Poi ho accelerato per raggiungere quello di dieci anni, e andavo più veloce che potevo, ma lui si è fermato proprio nel mezzo della strada. Per evitare di andargli addosso, preso dal panico, ho frenato con il freno sbagliato e mi sono ribaltato. Quello di sei è arrivato e, mentre stavo ancora disteso a terra, mi dice: Vedi?’” La battuta finale viene detta con tempistica impeccabile, e fa scoppiare a ridere lui e il batterista Ronnie Vannucci Jr.

È un momento carino tra due amici chiaramente entusiasti di essere di nuovo in giro assieme. La coppia forma un contrasto che varrebbe la pena di studiare. Vannucci arriva a larghi passi in camerino indossando stivali e jeans dalla testa ai piedi, con i capelli e barba arruffati, e con le sembianze del tipico batterista rock and roll. Flowers lo segue, irradiando una figura bella e piena di vita alla Hollywood, senza un capello fuori posto. Il modo in cui si presentano alla stampa segue da molto tempo un copione standard; Vannucci è il pagliaccio dispettoso e autoironico contrapposto al riservato uomo di famiglia serio e Mormone praticante che è Flowers. Di persona, però, sono entrambi cordiali e interessanti, con Flowers, in particolare, che mostra una spiccata sensibilità e una ineccepibile gentilezza. Si rimpallano le domande e si fanno domande retoriche a vicenda, con evidente entusiasmo per il ritorno in pista dei Killers.

Wonderful Wonderful arriva ad un incrocio interessante nella carriera della band. Cinque anni sono una pausa lunga, e mentre Flowers e Vannucci si sono tenuti occupati con progetti paralleli, hanno entrambi espresso frustrazione riguardo la crescente durata del tempo che passa tra album dei Killers. “Dobbiamo trovare un modo per essere migliori,” Vannucci mi ha detto due anni fa. “C’è ancora molta strada da fare.” C’è stata anche la sensazione che la band stesse iniziando ad andare alla deriva; sia Day And Age sia Battle Born erano privi della coesione e chiara visione che aveva reso i primi lavori così convincenti, il secondo, in particolare, un album piuttosto stanco che Flowers ha recentemente ammesso essere stato “un po’ senza direzione”. La loro raccolta di successi, Direct Hits, pubblicata nel 2013 per obblighi contrattuali, è sembrato un modo conveniente di saziare i fan mentre cercavano di capire quale sarebbe stato il loro passo successivo.

Si tratta anche del loro quinto album, il punto in cui le band dovrebbero essere al picco della loro forza e dovrebbero confermare il loro lascito. Il quinto album di Bowie è stato Ziggy Stardust, per gli U2 The Joshua Tree, mentre gli Smiths, eroi musicali di Flowers in particolare, non ci sono nemmeno arrivati. Sapere ciò ha pesato quando si sono finalmente ritrovati a Las Vegas all’inizio del 2016? “Non pensiamo mai in questi termini, ma ci eravamo comunque imposti un po’ di pressione,” dice Vannucci. “La senti da solo, una cosa alla: Merda, dobbiamo fare qualcosa, e deve essere ottima.’”

“Ogni band ha un’evoluzione diversa,” aggiunge Flowers. “Se prendi Springsteen allora pensi al suo terzo album. Con i Depeche Mode, dopo quanti è arrivato Violator? Sei o sette? Nessuna di quelle band ha avuto un album così significativo, o così fondamentale, come è stato il primo per noi, quindi siamo partiti sin dall’inizio con una traiettoria strana e differente e sono fiero di come l’abbiamo gestita. Sono state poche le band ad arrivare sulla scena con un album così, che l’abbiano voluto o meno. Non ci siamo fatti sopraffare, abbiamo perseverato, e abbiamo fatto del nostro meglio per crescere negli anni. Credo che adesso ci troviamo in una buona posizione.”

Ah si. Hot Fuss. L’album dei demo che si sono rifiutati di ri-registrare e che è diventato una sensazione, vendendo oltre sette milioni di copie nel mondo. Ad oggi, il primo singolo ‘Mr Brightside’ non è mai uscito dalla classifica dei 100 singoli più venduti in Regno Unito, una statistica piuttosto sbalorditiva, e rimane un punto fermo delle discoteche indie e dei cori tutti assieme nelle feste in casa all’una di notte. La sua continua popolarità, assieme ad altre canzoni fondamentali come ‘All These Things That I’ve Done’, ‘Somebody Told Me’, e ‘Smile Like You Mean It’, spiega sia le orde di fan cacciatori di autografi sia il loro rigetto in certi circoli di gente pretenziosa, rappresentativi del gusto metà-anni 2000 che vede la vittoria dello stile sulla sostanza.

Il giro in razzo che ha fatto fare loro li ha uniti come se fossero una band di fratelli ma, allo stesso tempo, li ha esposti ai pericoli della troppa promozione e agli eccessi del rock and roll. “Eravamo abbastanza intelligenti da sapere che le droghe ti uccidono; letteralmente!” scherza Vannucci. Il nuovo libro di Lizzy Goodman, Meet Me In The Bathroom, ha rivelato la gelosia degli Strokes nei confronti del successo dei quattro di Las Vegas, e come pensavano che le loro canzoni fossero migliori. Ma mentre Julian Casablancas e compagnia non sono mai riusciti a scampare dalle altezze culturali di Is This It?, passando quindici anni perdendo tempo provandoci, i Killers si sono salvati puntando al deserto e lasciando i neon e i trucchi alle spalle.

Ma come dice Flowers, non fare un Hotter Fuss è stato un felice incidente. “Non è stata una cosa intenzionale ai tempi, ma la rivoluzione che abbiamo fatto con Sam’s Town è stata davvero intelligente. Ne parliamo adesso, ma davvero non pensavamo o capivamo quanto fosse diverso. Sembravamo una band diversa, e le canzoni e i temi erano cambiati. Credo che dobbiamo molto della nostra longevità a quello che abbiamo fatto con Sam’s Town; le persone si sono chieste che cosa stava succedendo, e ci ha dato la possibilità di esplorare nuove cose.”

Vannucci concorda. “Non credo avessimo capito quanto siamo stati coraggiosi, e quanto, una volta capito quanto puoi essere coraggioso, tu possa realizzare cose che le persone non si aspettano da te. L’abbiamo fatto in gradi diversi con ogni album, quindi diciamo che abbiamo avuto un po’ più di libertà di giocare con i suoni rispetto ad altre band.”

Prevedibilmente per una band così affermata come gigante delle arene, non hanno la puzza sotto al naso nei confronti delle canzoni che li hanno lanciati. Qualsiasi cosa per tenersi in carreggiata, no? “Devi capire che le persone perdono del tempo per venirci a vedere; gli costa farlo, ci sono alcuni che devono trovare babysitter e per alcuni può essere anche il primo concerto,” dice Flowers. “Sarebbe stupido non offrire loro quello che vogliono; è arrogante, ed è scortese. Se vado a vedere Tom Petty, voglio sentire ‘American Girl’, voglio sentire ‘Freefall’. Nel caso dei Radiohead voglio sentire ‘Karma Police’ e ‘Creep’. Devi ovviamente dare soddisfazione a te stesso, ma bisogna fare attenzione.”

E così eccoci arrivati all’album che sperano riporti un po’ di lucentezza alla loro reputazione e li riporti in cima. La camminata elastica alla Bowie di ‘The Man’, il singolo di lancio, è stato un ritorno coraggioso, ma il resto di Wonderful Wonderful rappresenta la musica dei Killers più personale e sentita. Ispirata nei testi da “quello che stava succedendo nella mia vita, e a casa con mia moglie Tana”, è il tentativo di Flowers di fare un bilancio, e di elaborare la battaglia di Tana con DPTS, ansia e depressione. Da arci-esperto cantastorie, Flowers ha trovato difficile scrivere in modo autobiografico, una congiuntura negativa che si è aggiunta alla sua sensazione di impotenza. La salvezza è arrivata sotto le strane spoglie di una conversazione con Bono; dettagliando le sue pene di scrittura, Flowers ha chiesto: “Sono state scritte tutte le canzoni?” “È un titolo fantastico,” ha risposto Bono, e questa scintilla ha poi portato alla ballata che chiude l’album.

C’è anche molto simbolismo, una cosa che hanno sempre evitato in passato. Prendete ad esempio la copertina dell’album, una conchiglia tenuta in alto nel deserto. Rispecchia le note di apertura della canzone che dà il titolo all’album, che sembrano molto simili a quelle di una conchiglia in cui viene soffiato dentro. “Fortuito,” afferma Flowers quando glielo chiedo. “Ma sembra come un suono primitivo. E poi l’idea di sentire l’oceano, quando avvicini la conchiglia all’orecchio… è un simbolo di fede e speranza, in un periodo di siccità.” Poi c’è ‘Tyson vs Douglas’, un’esplorazione di eroi caduti e di accettazione di un mondo più crudele di quanto fossi stato portato a credere, ispirata dalla visione di un famoso incontro di pugilato assieme a suo padre quando era bambino.

L’atmosfera cupa si estende alla musica. Non ci sono più gli inni di neon luccicante, incursioni indie nella samba, e scatenati assoli di sax. Flowers ha tirato di nuovo fuori quelli che Pitchfork aveva definito come “ebook di BruceSpringsteen”, e anche se le frasi strane e goffe tornano occasionalmente – “You’ve got the soul of a truck / On a long distance haul” – riesce a destreggiarsi bene nelle acque agitate tra tenerezza e sdolcinatezza. La prima canzone che ha scritto per sua moglie, ‘Some Kind Of Love’, è anche la più tosta; essere riuscito a far cantare ai suoi figli “Can’t do this alone / We need you at home” in coda alla canzone è allo stesso tempo tremendamente bello e struggentemente triste.

Le vecchie abitudini sono però dure a morire, e dato che si parla dei Killers, c’è ancora qualche gesto plateale. Mark Knopfler mette il suo zampino in ‘Have All The Things Been Written?’ mentre Woody Harrelson – adesso un amico stretto di Flowers – recita il Vangelo di Matteo in ‘The Calling’. Parlando di ispirazione musicale e scelta del tono da dare all’album, Flowers afferma che “non c’è stata una tavola rotonda per discuterne. Non c’è stato un punto di riferimento musicale, volevamo semplicemente crescere.” Quindi non ci sono discussioni all’interno della band su questo argomento?

“Abbiamo sempre deciso il momento per ritrovarci assieme e capire in che direzione andare, ma non è che ci sediamo e parliamo di come lo faremo,” dice Vannucci. Ammette che questo tipo di approccio può richiedere molto tempo, e ciò in qualche modo spiega i lunghi periodi tra album. “Ci abbiamo messo un po’ per arrivare al succo; ci abbiamo messo quasi un anno intero per iniziare a sentirci a nostro agio con quello che stavamo creando.”

La diversità musicale, e la varietà di stili che hanno usato negli anni – country, pop sofisticato, rock del deserto, new wave calypso – sono un altro dei loro assi nella manica. Prendete le prime tra canzoni estratte da Wonderful Wonderful, ‘The Man’, ‘Run For Cover’, e quella che dà il titolo all’album; togliete la voce di Flowers, e potreste anche non pensare che siano tutte opera della stessa band. Flowers pensa che questa sia un loro punto di forza, e comunque sia, è quello che sa fare meglio.

“C’è così tanta bella musica. Fossilizzarsi su un tipo per molti è una cosa ammirevole da fare, ma non per noi. Sentivo mio padre ascoltare musica che definiva ‘Country and Western’ e poi mi sono innamorato della musica alternativa degli anni ‘80 e delle band di Manchester che ascoltava mio fratello. Poi a 19 anni ascolti Tom Waits, e devi cercare di conciliare tutti questi tipi diversi di musica. Non ho mai pensato: ‘Oh, devo sceglierne uno.’ Abbiamo tutti influenze musicali diverse e talenti diversi, ed è questo che senti nelle canzoni, solo che noi inseguiamo questa direzione invece di scegliere uno stile o un altro.”

Sarebbe stato interessante chiedere al bassista Mark Stoermer e al chitarrista Dave Keuning il loro parere, ma il problema è che nessuno dei due è presente. E non lo saranno per il prossimo futuro. Mentre Stoermer ha limitato da un po’ i suoi impegni in tour, non partecipando alle date asiatiche del tour per Battle Born e non partecipando molto nemmeno a Direct Hits, la notizia del ritiro di Keuning è arrivata a sorpresa, sia per il resto della band sia per i fan. Creando non poche polemiche, l’annuncio è arrivato dopo che avevano già venduto centinaia di migliaia di biglietti, una mossa che molti hanno attaccato definendola goffa, altri come cinica.

In via ufficiale, entrambi “sono ancora parte essenziale della band”. Keuning vuole rimanere a casa a San Diego a crescere suo figlio. Stoermer sta tenendo sotto controllo un problema alla schiena ed è tornato a scuola; inizierà un corso di laurea in Storia dell’Arte alla New York University fra qualche settimana. In privato mi è stato detto che Flowers stava subendo la pressione, e come la bomba sganciata da Keuning non sia stata una mossa ideale in previsione di mesi così fondamentali, ma insiste che la stampa ha fatto sembrare la situazione peggiore di quello che è in realtà. I Killers non sono decisamente un duo.

“Mark non sarebbe venuto in tour per questo album; lo sapevamo. La sua mano è su tutto l’album e secondo me in questo album c’è il suo lavoro migliore da Hot Fuss. Quindi questo lo conferma.” Vannucci aggiunge che “cercare di tenere tutti assieme è una cosa difficile da fare,” ma che entrambi sono comprensivi nei confronti del ragionamento dei loro compagni di band. Sembra che invecchiare ed essere rock and roll siano due cose difficili da conciliare. “Alcuni di noi sono passati ad una versione diversa di noi stessi, e abbiamo priorità diverse. Le persone hanno bisogni e desideri diversi, livelli di comfort diversi, e se non devono preoccuparsi di fare niente, non lo dovranno fare. Bisogna lavorare con quello che si ha.”

Ma soprattutto, sono preparati a fare tutto quello che possono per continuare a far avanzare la band, anche se Flowers riconosce che: “Non so se qualcun altro lo abbia fatto. Probabilmente hanno rimpiazzato dei membri ma…” Sembra pensieroso per un momento. Gli dico che non mi viene in mente nessuno in questa situazione. Funzionerà? “Si, credo che lo scopriremo.”

Comunque, dice Vannucci: “Almeno non ci saranno con noi persone che non abbiamo mai visto prima. Ted [Sablay] è con noi da Sam’s Town – si sposta solo qualche passo in avanti – e Snake [Jake Blanton] è con noi da cinque anni, quindi per noi non è una situazione così strana. È una sfida districare la matassa perché vogliamo replicare quello che le persone si aspettano di sentire.”

Dal vivo sicuramente non perdono un colpo. Il concerto è raffinato come ci si aspetta che sia, con Flowers come perfetto showman che sembra perfettamente as suo agio sotto i riflettori. La band sembra genuinamente galvanizzata; Vannucci pesta la batteria e Flowers balla lungo il palco, mettendosi in posa sulle casse e stuzzicando il pubblico. Ci sono diverse nuove canzoni, e qualche regalino; suonano ‘Shadowplay’, la loro cover dei Joy Division, così come ‘Andy You’re A Star’, una canzone che dicono di non suonare da “circa 11 anni”. Le canzoni più famose risuonano prepotenti, cantate con trasporto dal pubblico, e sembra che non siano mai stati lontani dalle scene.

E poi c’è un momento totalmente da Killers. Tornando per l’encore, Vannucci arriva da solo sul palco e cammina lentamente verso il microfono. “Per favore date il benvenuto ad un nostro grande amico, l’illustre, encomiabile Dottore Woody Harrelson”. Sì, la stella del cinema è qui, a ricreare l’introduzione di ‘The Calling’ per poi stare dietro a ballare. Chiudono con ‘When You Were Young’, con il palco avvolto in una pioggia di scintille e luci accecanti, una fine che calza a pennello con uno spettacolo travolgente che sperano catapulti la band in giro per il mondo e nella terza età. Se questa sera è stata solo un assaggio, non scomettereste contro il loro successo.

Chiedo a Flowers di spiegarmi una delle sue famose – e profonde – frasi; “I’m so much older than I can take”. L’h scritta quando aveva 21 anni. Adesso ne ha 36, la superstar, il cantante milionario che vive nella vecchia casa di Andre Agassi e compone su un piano regalato da Sir Elton John. Che significato ha per lui questa frase adesso?

“Mi rendevo già conto di quanto veloce passasse il tempo, e adesso ancora di più; continua a scorrere, e ovviamente non lo si può fermare. Sento come una fame di vivere la vita; c’è ancora così tanto che non abbiamo ancora fatto e visto. Quei pensieri stavano solo bussando alla porta in quel periodo, e adesso quasi mi perseguitano. È spaventoso pensare a quanto veloce scorra la vita e non voglio perderne neanche un attimo.”

E con questa frase se ne va, esce per altre interviste, concerti, per il vortice continuo della vita da cantante della “migliore band in tanto tempo!” “Mi sento forte! Mi piacciono queste cose,” aggiunge. Sembra che Flowers, e i Killers, stiano solo iniziando.

Fonte // Drowned in Sound

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