Belwood Music [10-12-2017]

È stato davvero un anno straordinario per gli album solisti di membri di band grandi e famose. Tra i piatti forti ci sono stati i suoni surreali psichedelici e i testi teatrali di Filthy Apes and Lions di Mark Stoermer, il bassista dei Killers. Con la creazione di mondi colorati e storie sinistre, è stata una delle pubblicazioni più sorprendenti dell’anno. Belwood Music ha avuto la fortuna di fare una telefonata a Mark e chiedergli qualche domanda sul suo nuovo album solista e sul nuovo album dei Killers, Wonderful Wonderful.

Grazie mille di poter parlare con noi! Come stai? Stai già entrando nel clima festivo?
Più o meno, ci sto arrivando ma è ancora presto. A te come va?

Bene, grazie. Volevo parlare con te del tuo nuovo album Filthy Apes and Lions. Esplora un suono più psichedelico rispetto a quello dei tuoi lavori precedenti, cosa ti ha attirato verso questo stile?
Credo che rifletta molta della musica che ho ascoltato crescendo, molto rock anni ‘60/’70, dai Beatles ai Pink Floyd, Jimi Hendrix, anche roba meno conosciuta come Captain Beefheart durante l’adolescenza. Quando suono la chitarra è questo lo stile che preferisco, e quando scrivo tendo a farlo soprattutto su chitarra.

Se questo è lo stile con cui sei cresciuto, perché hai iniziato solo ora a esplorarlo nel tuo lavoro solista?
Non ho mai scritto canzoni totalmente da solo. Magari offrivo idee, riff, progressioni di note, ma ho sempre fatto parte di band, e non ho mai scritto un pezzo intero ma ho contribuito come arrangiatore. Ma adesso che mi ci sono messo e cerco di scrivere canzoni intere da solo, questo è quello che ne risulta.

È uno stile su cui pensi di soffermarti e continuare a seguire o hai intenzione di passare oltre e magari provare qualcosa di diverso in futuro?
Forse, vedremo. Se scriverò altri album in futuro… Non lo so, mi piacciono un sacco di generi musicali diversi e questo è quello che è risultato stavolta quando mi sono messo a scrivere sulla chitarra, ma non è una cosa che farò sempre. Occasionalmente ho sperimentato qualcosa di più elettronico, usando anche il piano e sintetizzatori, quindi vedremo.

Parlando della parte strumentale della tua musica, c’è una canzone in particolare che mi piace molto sotto questo punto di vista, ‘Muju’s Revenge’. Se penso a lunghe tracce strumentali come questa, mi chiedo sempre se la canzone è stata progettata così dall’inizio o ha un certo grado di improvvisazione?
C’è una buona parte di improvvisazione. Mi è sempre piaciuta roba come la Mahavishnu Orchestra e il Miles Davis periodo tardi anni ‘60/ inizio anni ‘70, tipo gli album Bitches Brew e Live-Evil. Non voglio dire di essere arrivato a quel livello di virtuosismo, o essere diventato una sorta di musicista jazz, ma in un certo senso ho sempre voluto esplorare come sarebbe stata la situazione con un tema musicale e un po’ di gente con cui improvvisare, e questo è successo con me, David Hopkins e il batterista John Wackerman. È stata una jam session improvvisata una notte, alla fine di una sessione di registrazione, probabilmente all’1, e io ho detto “perché non proviamo, senza tracce guida? Ho questa melodia, possiamo improvvisare e vedere cosa succede.” Abbiamo fatto 3 prove, le ho portate in studio per qualche modifica, ho sovrainciso il basso, messo insieme qualche pezzo e il risultato è quello presente nell’album, non è stata fatta su uno schema prestabilito.

Hai mai avuto un testo o hai sempre avuto l’intenzione di tenerla come pezzo strumentale?
Ho sempre pensato di tenerla come strumentale, che dovesse o meno far parte dell’album è un altro discorso. Stavo ragionando sull’idea di fare un album o un EP totalmente strumentali, ma una volta finito non volevo tenerlo in stand by per sempre. Il resto di Filthy Apes and Lions era già pronto, ma non ero sicuro che ne avrebbe fatto parte, pensavo di tenerla per un altro progetto, ma alla fine ho messo tutto assieme.

Per quanto possa valere, sono contento sia andata così! Spostandoci un attimo ai testi, nell’album viene costruito un mondo surreale con personaggi altrettanto surreali, quali erano i tuoi pensieri mentre scrivevi?
Cambiano da canzone a canzone. Sono ancora un novellino nella scrittura dei testi, ho iniziato poco dopo i 30 anni, quindi ho sperimentato con diversi modi di scrittura. ‘Filthy Apes and Lions’ è stata una combinazione di scrittura a partire dal titolo; il titolo deriva da una canzone diversa, una frase che canto in ‘Beautiful Deformities’, e volevo riutilizzarla. Ho preso quella frase e ho fatto un esercizio di scrittura automatica, una sorta di flusso di coscienza, per vedere cosa ne veniva fuori. L’ho perfezionata un po’ ma essenzialmente sono andato alla cieca. È diventata questa sorta di visione apocalittica degli animali in uno zoo, ma è intenzionalmente molto vaga e gioca con un linguaggio figurato. Un’altra canzone, invece, ‘The Perennial Legend of Dr. Mabuse’ si basa su un film di Fritz Lang. Stavo guardando un sacco di film muti degli anni ’20 e dopo aver visto Il Dottor Mabuse ho avuto l’idea di fare una specie di mini opera rock quasi espressionista, e quindi per quella canzone il testo vuole raccontare una storia.

Sono molto attratto dalle canzoni teatrali con un soggetto principale, quindi è stata una delle mie preferite dell’album. Ma mi colpisce il fatto che l’ispirazione sia così oscura, che cosa di quel film ti ha ispirato a scriverci una canzone?
Mi piacciono molto i film e la storia dei film, e mi trovo spesso a guardare i cosiddetti classici. Qualcosa di quel film mi è rimasta in testa, anche solo l’atmosfera. Ho trovato su youtube un video di Leonard Bernstein che insegnava teoria musicale, in cui parlava di Schoenberg e l’espressionismo tedesco nella musica. Nello stesso periodo ho guardato Il Dottor Mabuse, che dura 5 ore e quindi l’ho visto a pezzi nell’arco di una settimana, e così nella mia testa queste due cose si sono unite; la musica espressionista tedesca e questo film appartengono allo stesso periodo storico. Poi ho creato questo riff dissonante che è stato un po’ un modo di alludere a quello stile, avevo qualche idea sul testo e il ritornello, e alla fine ho voluto scriverci su una storia intera.

Quella canzone, e molte altre dell’album, hanno un tono molto cupo. Il video musicale in claymation per la canzone che dà il titolo all’album fa addirittura un passo oltre. È piuttosto cupo e violento, e assolutamente l’opposto di quello che ci si aspetterebbe da quel tipo di stile artistico. Cosa ti ha fatto venire quell’idea?
Già nel testo c’è una situazione apocalittica, ma allo stesso tempo c’è una sorta di atmosfera da ninna nanna, e credo che il video metta queste due cose una di fianco all’altra allo stesso modo della canzone. Innocenza e allegria, mescolati a quei temi cupi e violenti. Per me crea una visione cupa sognante, ma è comunque allegra allo stesso tempo.

Avevi tutte queste idee ma allo stesso tempo stavi anche lavorando a Wonderful Wonderful per i Killers. Sono sorti dei conflitti?
Oltre un anno fa ho smesso di andare in tour con Killers, e anche quando stavamo lavorando su Wonderful Wonderful gli altri hanno suonato 35 concerti, quindi ci sono state parecchie pause e durante queste lavoravo al mio album. Alla fine ho fatto due album in queste pause, perché ci sono voluti due anni per Wonderful Wonderful. Pur avendo smesso di andare in tour continuavo ad andare in studio con loro, e quando erano in giro a suonare concerti usavo lo studio per registrare il mio album. L’intenzione era di pubblicarlo prima di Wonderful Wonderful, l’ho finito a Febbraio o Marzo, ma dato che l’ingegnere a cui faccio riferimento è uno dei principali dei Killers, non siamo riusciti a mixarlo e masterizzarlo in tempo. Così è stato messo in pausa e non volevo pubblicarlo nello stesso periodo, anche se sono due mondi completamente diversi. Stavo cominciando a fare troppe cose tutte assieme e se fossi andato per la mia strada l’avrei pubblicato prima, ma alla fine è andata così. Ma in quanto a conflitti nella realizzazione dell’album, no, non ce ne sono stati.

Sei stato tentato di utilizzare alcune delle tue idee da solista, magari più dal punto di vista della musica che dei testi, in Wonderful Wonderful, o preferisci avere due direzioni distinte per la tua creatività?
Non credo avrebbe funzionato, e il fatto che tu abbia specificato il punto di vista musicale piuttosto di quello dei testi già indica il nodo cruciale. Nella band nessuno degli altri ha presentato dei testi prima d’ora, e tutte le mie idee musicali erano collegate a idee di testi. Tendo spesso a scrivere prima i testi e poi la musica, e quindi per me tutta la musica è strettamente collegata a idee di testi. Al punto in cui ci troviamo adesso con la band non me la sentirei di rompere l’equilibrio per cambiare il modo in cui lavoriamo. I miei album seguono un’altra direzione in modo che possa fare qualcosa di diverso; scrivere più testi, suonare di più la chitarra, ecc.

Va bene, rispetto questa scelta. Ho letto qualche intervista con Brandon in cui afferma che Wonderful Wonderful è un passo avanti rispetto a Battle Born, che non è contento di quell’album e di voler fare di meglio. Lo pensi anche tu?
Sì, credo che eravamo tutti d’accordo quando abbiamo iniziato il nuovo album, ma siamo una band e quindi diventa complicato capire cosa si intende con “meglio”. A volte ci sono problemi a pensarla tutti allo stesso modo, ma credo sia un aspetto insito in una band. Comunque siamo stati tutti d’accordo sul principio di poter fare meglio.

Hai detto che attualmente non vai in tour con la band, ed è una cosa perfettamente comprensibile visto che ci sono molte pressioni e problemi che ne derivano, ma c’è una qualche parte della vita in tour che ti manca?
No, al momento no. Voglio dire, i concerti mi piacevano, e sono grato di aver potuto girare il mondo, ma mi sto prendendo una pausa per un motivo. Sento che è la cosa migliore per me personalmente in questo momento.

Beh, dopo anni di grande musica hai sicuramente diritto ad una pausa!

Fonte // Belwood Music

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