Substream [Issue 59]

Nel loro quinto album, Wonderful Wonderful, i Killers sfidano tutto quello che i fan si erano abituati ad aspettarsi da una loro nuova uscita. Non si tratta di una band nuova, ma sono pronti a riconoscere che non sono più gli stessi che conoscete con quel nome.

Siamo a due giorni dalla pubblicazione del quinto album dei Killers, Wonderful Wonderful. Il cantante Brandon Flowers e il batterista Ronnie Vannucci Jr. sono rilassati, nonostante siano stati lontani dai riflettori dalla pubblicazione del loro ultimo album, Battle Born del 2012. Ma va bene così,arrivati a questo punto sono ormai veterani della frenesia del giorno di pubblicazione. “Non abbiamo mai avuto una pista di rullaggio così lunga,” spiega Flowers. “Di solito finiamo gli album per il rotto della cuffia sulla tabella di marcia.” Non sta scherzando. Dopo che il tour di Day & Age, del 2008, è arrivato alla fine di un viaggio durato 18 mesi, la band ha annunciato una lunga pausa. Quella pausa è durata solo fino a metà 2012, dopodiché è stato pubblicato Battle Born e il tour è ricominciato. “Siamo arrivati ad un punto in cui avevamo bisogno di andare in tour, ‘Runaways’ era l’ovvio singolo, ed eravamo pronti a partire.” Questo quartetto di Las Vegas ha sempre scritto canzoni per il palco, ancorate al carisma coinvolgente di Flowers. Sono passati cinque anni dalle ultime canzoni scritte. Di cosa, o di chi, scrivono ora i Killers?

Quando Vannucci Jr. si unisce alla conversazione, Flowers è nel mezzo di un discorso sulla batteria in “Rut.” È cavernosa e pesante, più esclamatoria rispetto alla sezione corale della canzone. E per una band che si è costruita su asserzioni più moderate, è qualcosa da tenere conto. È una performance che il cantante vede come prova dell’accresciuta dinamica della band. “In questo album ci siamo controllati come mai prima, ma le nostre forze si fanno notare.” Quando Vannucci Jr. arriva, Flowers sottolinea questa affermazione. “So che è strano dirlo perché adesso è al telefono con me, ma suona proprio delle belle cose nell’album.”

Forse è la determinazione aggiuntiva che Vannucci Jr. porta alla canzone – una corposa sottolineatura alla ballata di Flowers– che spiega il sostengo di Flowers. È il secondo di due momenti nell’album che parlano della battaglia della moglie di Flowers contro un disordine da stress post traumatico, ed entrambe hanno cori eseguiti con estrema cura. Con questo non si vuole dire che siano più controllate senza un culmine emotivo. L’altra canzone, Wonderful Wonderful, apre l’album con un rombo più cupo e cauto prima di esplodere nel coro cinematico tipico della band. Si tratta comunque di un album dei Killers, ma le storie raccontate sono più organiche. “Ho fatto così tante esperienze e ho scoperto così tante altre cose,” dice Flowers. È da quella canzone che l’album prende la sua immagine più significativa–tenere la conchiglia all’orecchio–e il suo tema più rivelatore. I Killers scrivono per loro stessi in Wonderful Wonderful, cercando ispirazione ovunque possono. Lo stanno facendo senza annunciare la loro presenza; questa è la prima pubblicazione senza il loro appariscente logo. Non si tratta di una band nuova, ma sono pronti a riconoscere che non sono più gli stessi che conoscete con quel nome.

I Killers non hanno mai avuto bisogno di mostrare la vulnerabilità. Si riesce a relazionarsi anche con le canzoni più inventate, che sono diventate un punto di riferimento culturale. Sono passati quasi 15 anni dalla pubblicazione di Hot Fuss, l’album di debutto della band, e il suo singolo più famoso, Mr Brightside, è ancora in classifica dall’altra parte dell’Atlantico. L’inizio carriera della band ha dato il via ad una grandiosa rinascita della musica rock, cementando il compiacimento e il dramma interpersonale come arte conformista. E mentre i contemporanei della band vanno avanti ad inerzia con tour di anniversari, i Killers sono rimasti a galla non solo con il loro catalogo dei primi tempi. Battle Born è arrivato tra i primi 5 album negli Stati Uniti nella prima settimana di vendita e ha ottenuto una manciata di certificazioni d’oro e di platino in giro per il mondo. Tuttavia, ci è voluta la celebrazione di un loro compleanno perché apprezzassero l’età in cui si trovano.

Sam’s Town del 2006, diversamente dal neon brillante del suo predecessore, ha le luci dell’ingresso ricoperte di polvere. Con l’obiettivo di creare un’atmosfera invece di impilare inno su inno, ha lasciato confusi i critici alla sua pubblicazione. Ma, come ricorda Vannucci Jr., la sperimentazione è stata una lettera d’amore al mondo che avevano lasciato alle spalle quando erano andati in tour. “Abbiamo portato Hot Fuss in tour per due anni di fila, in cui non siamo tornati a casa. Sam’s Town è stato un album che ci ha aiutato a capire da dove venivamo.” L’anno scorso i Killers hanno tenuto due concerti al casinò che ha dato il nome all’album, circondati da tutto ciò che lo ha caratterizzato. “Abbiamo tirato fuori il palco e tutte le cose che abbiamo usato allora: i festoni, il legno. C’era una certa teatralità che ci ha ricordato quanto fosse coeso quell’album,” aggiunge Flowers.

La loro casa è un tema affrontato in altri loro album. Battle Born ha preso forma e nome dallo studio della band a Las Vegas, che a sua volta lo ha preso dal soprannome del Nevada. Eppure Flowers ricorda quell’album meno coerente dell’ultimo. “Inizi a lavorare su un album, e puoi avere già un’idea o un obiettivo prima di partire. Molte volte aspettiamo che emerga, ed è una cosa che può rivelarsi difficile. Credo ci siano delle ottime cose in Battle Born. Non voglio stroncarlo–ma non avevamo un obiettivo comune. Questo album ha una direzione più precisa.”

Anche se i Killers del 2017 hanno in mano una bussola migliore, le coordinate si sono messe a fuoco mentre i membri si sono trovati in direzioni diverse. “Adesso viviamo in situazioni diverse, specialmente se paragonate ai primi due album, ma tutti dobbiamo ancora venire e sporcarci le mani.” Jacknife Lee, l’unico produttore di Wonderful Wonderful, ha scoperto un’energia onesta nella scrittura, che Flowers sentiva la band avesse perso negli ultimi album. “È entusiasta della musica in generale. Invecchiando di solito questo entusiasmo diminuisce, specialmente se ci lavori tutti i giorni. Ma lui ha questa esuberanza. È stato bello averla iniettata nel processo di registrazione dell’album”.

“Abbiamo avuto cinque produttori nell’ultimo album e abbiamo lavorato in modo incrementale, stavolta invece abbiamo scalato la montagna con una sola persona e siamo arrivati fino in cima. È stata una cosa un po’ all’antica, ma anche autentica”. Aver lasciato le redini completamente in mano a Lee ha fatto anche da ponte tra il passato e il presente della band. I crediti di Lee includono album con Bloc Party e gli Hives, gruppi che hanno cavalcato l’onda creata dall’ascesa dei Killers al reame dell’alt-rock, ma anche Red di Taylor Swift e il ritorno di Michelle Branch al pop rock. “Sa molto bene cosa sta succedendo oggi nel mondo della musica, ciò che le persone fanno e ciò che è stato fatto in passato. Ha aiutato a creare il clima giusto per questo album.”

I consigli di Lee hanno aggiunto più calore alla incandescente personalità dei Killers. Sono serviti meno come rinforzo e più come sfida al marchio della band. Il miglior esempio della guida di Lee è “The Man”, una canzone che arriva presto nell’ordine della tracklist ed è stata scelta come primo singolo. Piuttosto di uguagliare l’adrenalina degli assaggi degli album precedenti, la fa cucinare a fuoco lento. La canzone vanta una spavalderia puntualizzata dal ritmo del basso di Stoermer e cori con una spruzzata di R&B. Diversamente dai precedenti singoli–che parlano di separazioni o spazio sconfinato–Flowers è un narratore impudente che ricorda il sé stesso più giovane e accetta gli errori commessi lungo la via. Come la persona descritta nelle canzoni più di successo della band, questa è gasata, al limite ed elegante. Ma è scritto tutto con meno determinazione. Non è satira–Flowers è troppo sincero per questo–ma una tagliente auto-critica. “Ho fatto del mio meglio per annotare dove avrei potuto migliorare…Volevo comportarmi da 36enne e cercare di fare il mio meglio per rappresentare ciò che ho da offrire”.

Con la guida ad uno di Lee, quello che viene offerto è i Killers alla massima potenza. Dieci canzoni che si destreggiano tra pista da ballo e ballate, ciò che la band sa fare meglio. È ciò che succede tra le cose più familiari che mostra una visione con più sfumature. “Run for Cover” sarebbe potuta finire nel primo album dei Killers, con il suo grandioso ritornello e chitarre graffiante. (La canzone è, infatti, stata iniziata, durante le sessioni per Day & Age.) Sotto alla sua classica lucentezza, tende anche la mano alle vittime di abusi domestici. È la canzone in cui i Killers sono più politici, soprattutto considerando la situazione attuale dei mezzi di comunicazione. Ma nonostante Flowers sfidi un famoso pezzo di merda e le ‘fake news’, la canzone non è stata scritta con in mente la fine del mondo. “Sapevo la linea che stavo calpestando e credo si possa fare, ed è stato fatto, bene. Se viene da una motivazione giusta, deve essere seguita. Non è una cosa che avevo progetto di fare in questo album. Avevo un percorso ovvio da seguire, e non aveva niente a che fare con Donald Trump.”

Il percorso è stato seguito per cinque anni, un viaggio che Flowers e Vannucci Jr. concordano sia stato troppo lungo. Vannucci aggiunge che questa pausa è stata necessaria. “Parte della ragione per cui abbiamo aspettato così tanto tra album è stata di lasciare ad ognuno abbastanza tempo per riposare e ricaricare le batterie.” Flowers e Vannucci Jr. hanno usato questa pausa per lavorare a materiale solista e progetti paralleli. “Non avremmo fatto album solisti, ma avremmo preferito fare album dei Killers,” ammette Vannucci Jr.. “Sono contento che l’abbiamo fatto. C’è molta ricerca personale e si scoprono tesori, ma credo che io e Brandon avremmo preferito continuare a spaccare legna.” (Questi progetti solisti hanno portato comunque dei benefici ai Killers. Il lavoro di Vannucci Jr. con i Big Talk lo ha fatto uscire da dietro la batteria per cantare e suonare quasi tutti gli strumenti in studio. Anche se Straight in No Kissin’ del 2015 è già il secondo album, gli ha comunque permesso di “apprezzare molto di più i miei compagni e quello che fanno.”)

Nonostante tutto il tempo passato, il pensiero di andarsene rimaneva ancora. L’anno scorso Stoermer ha deciso di abbandonare la formazione dal vivo, mentre il chitarrista Dave Keuning avrebbe raggiunto la stessa conclusione poco dopo. “Posso immaginare che sia spiacevole dire che odi andare in tour quando fa parte del tuo lavoro. Siamo quattro tipi molto maschi e non abbiamo comunicato nel modo in cui avremmo dovuto farlo. Si stavano formando molte incrinature,” spiega Vannucci Jr.

Per evitare che queste incrinature si trasformassero in legami spezzati, la band si riuniva durante il processo di scrittura di Wonderful per discutere i passi successivi. “Siamo arrivati ad una soluzione all’interno della band,” dice Flowers. Sia Stoermer sia Keuning hanno contribuito alla scrittura dell’album, con Stoermer che ha concettualizzato molte delle canzoni con Flowers, dato che sono gli unici due Killers che ancora vivono a Las Vegas. “Se tutto si sistema, non passeranno altri cinque anni prima del prossimo album.”

Ottima notizia. Ma, per quanto riguarda i concerti? Vannucci Jr. riconosce il cambiamento di dinamiche che una formazione rivista può causare. “Stiamo chiedendo davvero molto a questi ragazzi nel cercare di replicare Mark e Dave. Tutti suonano in modo leggermente diverso–anche una croma alla chitarra. Stiamo cercando di mantenere la caratteristica delle canzoni, e non è una cosa semplice.” Dato che lui e Flowers sono gli unici membri originali sul palco, capisce anche che lo spettacolo deve andare avanti. È lo stesso discorso per la narrazione che Woody Harrelson fa in “The Calling”. Non narrerà il verso della Bibbia dal vivo ogni sera. “È insopportabile andare in tour con chi non ci vuole stare,” dice. “Non voglio accusare nessuno, ma è il motivo per cui adesso loro non sono qui. Vogliamo che siano felici perché sono i nostri fratelli, ma non vogliamo che si creino disagi, e questa è stata la soluzione. Dobbiamo seguire azioni scrupolose, ma siamo in grado di completare il lavoro che siamo qui per fare.”

I Killers hanno fatto bene il loro lavoro, abbastanza da sopravvivere il reinnamoramento degli anni 2000 con la musica rock e dare il loro giudizio sui gusti mutevoli di questa decade. Ma Flowers non è né rancoroso né confuso, anche se “Mr Brightside” è un’ode ubriaca alla confusione dettata dal rancore. Infatti è più sicuro che mai, ora che gli ostacoli sono stati spostati via dalla strada. “È bello avere qualcosa che ti contraddistingue,” dice. “Credo che ci siano alcune cose che siano solo nostre, che sono impenetrabili. Credo che le mie band preferite abbiano sempre avuto questa caratteristica–David Bowie sicuramente, come gli U2 e i Beatles. Stiamo solo cercando di andare avanti.”

Ma, con il produttore Lee dietro il volante, Flowers non è pronto ad abbandonare la presa che i Killers hanno sugli ascoltatori. “Voglio le nostre canzoni alla radio, non lo nascondo, ma voglio che ciò succeda stando alle mie regole.” I primi tre album dei Killers filosofeggiavano di notti solitarie su ritornelli potenti, per cui la base nelle radio rock era solida, ed era umana. (Anche “Human”, il primo criptico singolo da Day & Age, ragionava sull’esistenza con un ritmo ballabile.)

Stavolta, Flowers e compagnia si soffermano a rendere omaggio ad un collage di influenze. (Questa cosa è iniziata molto presto. La band ha preso il suo nome da un gruppo fittizio in un video dei New Order. Hanno porto i loro omaggi nel video per il loro mega successo “Somebody Told Me”.) Lee è stato contattato a seguito della raccomandazione di Bono, dato che ci sta lavorando per il prossimo album. L’album inserisce elementi di Kool & The Gang – “The Man” deve la sua corposa linea di basso a “Spirit of the Boogie” del 1975 – e “Redemption Song” di Bob Marley. Come afferma Flowers, i Killers non sono “i Ramones. Abbiamo sempre avuto ambizioni diverse.” Anche “Out of My Mind” gioca con questi riferimenti, con Flowers che nomina chiunque da Springsteen a Paul McCarteny su una fetta di power pop che farebbe arrossire entrambe le icone. La canzone è una specie di bolla del tempo della carriera di Flowers – sia come frontman dei Killers sia come solista – dato che ricorda i momenti in cui i suoi idoli sono saliti sul palco con lui.

Uno degli altri campionamenti in Wonderful Wonderful ha dato vita e ossigeno alla fiamma di “Some Kind of Love”, di nuovo da una fonte personale. La canzone è la prima boccata di respiro dell’album più avanti nella tracklist. È nebbiosa e stratificata, e così usare Eno come base è stato naturale. “Ero in difficoltà. Andare in studio ogni giorno mi sembrava davvero ridondante, e così ho provato a scrivere su una delle tracce strumentali di Eno,” ricorda Flowers. “È stato molto contento del prodotto finale.” (Si era sparsa la voce che Brian Eno avesse declinato un’offerta di produrre Sam’s Town a seguito della richiesta della band. È stato poi rivelato che l’etichetta dei Killers non glielo aveva mai chiesto.) Come il quinto album della band, serve da sommario della carriera del gruppo, che è stata plasmata da, e continua a plasmare, i mutanti confini della musica rock.

Ma anche i Killers, nonostante sia Flowers sia Vannucci Jr. confermino che ci potrebbe essere un sesto album prima del previsto, mettono in discussione la loro longevità. In “Have All the Songs Been Written?,” all’uomo, di cui Flowers aveva parlato all’inizio, è stata pompata via tutta la benzina, ed è stato ripulito dell’oro dal conto in banca. Tempi bui richiedono azioni disperate, e così la band chiama il chitarrista dei Dire Straits, Mark Knopfler. La sua ospitata aggiunge anima all’arrangiamento, e il prolungato finale della canzone conferma che la risposta alla domanda posta nel titolo è no. “Sporcandoci le mani siamo riusciti ad aggiustare quello che doveva essere aggiustato.” dice Vannucci Jr.

I Killers sono consumati, ma non senza saggezza. Wonderful Wonderful mostra una band ringiovanita e riconcentrata, anche se i concerti avranno una forza diverso rispetto al passato. “Abbiamo questa fantastica opportunità e questi talenti che abbiamo acquisito e accudito. Sarebbe stupido non continuare.” Sembra meraviglioso.

Fonte // Substream

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