Radio X [03-06-2020]

Brandon Flowers e Ronnie Vannucci dei Killers hanno parlato con George Godfrey del loro ultimo singolo, Caution, dal prossimo album, Imploding The Mirage. Hanno anche discusso del loro iconico concerto alla Royal Albert Hall e il peggiore che abbiano mai fatto.

Ciao, come state?

Brandon: Bene, tu?

Non male. Siamo ancora in quarantena in questo momento e volevo chiedervi come sta andando per voi?

Ronnie: Siamo circondati dalla natura, non siamo in una città, siamo vicini a Salt Lake City ma non così tanto, quindi la situazione sembra abbastanza normale qui..non puoi andare da nessuna parte senza un’armatura integrale, maschere e guanti

Avete assunto nuovi ruoli in casa? Abbiamo parlato con Tim Burgess dei Charlatans poco tempo fa e ha detto che è stato preso dall’entusiasmo per l’istruzione a casa, sta facendo l’insegnante..

Ronnie: Lo stai facendo anche tu?
Brandon: Mia moglie si è presa questa responsabilità un po’ più di me. È difficile, è difficile.

Stai tenendo lezioni di musica?

Brandon: Sono più coinvolto nell’assicurarmi che stiano facendo i compiti, più di quanto lo fossi prima, quando supponevo che li facessero e che gli venisse insegnato a scuola. È ciò a cui sono stato abituato crescendo, mio papà non mi ha mai chiesto niente sulla scuola, sapeva che ero lì mentre lui era al lavoro

Purché i compiti siano fatti

Brandon: Sì, e adesso sono un po’ più presente e probabilmente è una cosa positiva.
Ronnie: Anche io dò un aiuto, una volta a settimana faccio un salto e dò loro lezioni di vita. Li porto fuori e li lascio guidare una macchina con cambio automatico come se fosse manuale, mangiamo ciambelle in un parcheggio.

Sono tutte abilità importanti. Comunque, stiamo amando Caution e volevo chiedervi un po’ di questa canzone, perché mi sembra un bel ritorno al passato al sound di Hot Fuss e Sam’s Town di cui tutti ci siamo innamorati tanti anni fa. Potete dirci di cosa parla la canzone, cosa vi ha ispirato quando vi è venuta la prima idea?

Brandon: Il ritornello era in giro da un bel po’ di tempo, anni, i versi del ritornello facevano parte di una canzone che Steve Angello, il DJ, avrebbe dovuto pubblicare, ma la cosa non ha funzionato. Mi è sempre piaciuto quel verso, quindi ci abbiamo messo un po’ ma gli abbiamo trovato posto in casa The Killers, ed è stato bello quando è successo perché ci calza a pennello.

Devo dire che è stata una bella impresa riuscire ad accaparrarvi Lindsey Buckingham per una strimpellata.

Ronnie: Che ne dici di venire per una strimpellata?

È così che glielo avete chiesto? Che ne dici di venire a rompere la tua chitarra sulla nostra nuova canzone?

Ronnie: Quando chiedi a qualcuno come lui, con quello status di leggenda, lo fai quasi per scherzo, sapendo che probabilmente non funzionerà mai, ma poi a volte ti sorprendono.

È vero che è la prima canzone in cui ha suonato che è stata pubblicata da quando ha lasciato i Fleetwood Mac?

Brandon: So che ha suonato..sì, sicuramente da quando ha lasciato la band, ma è già stato ospite in altre canzoni in passato, ma è uno dei grandi ed è stato fantastico stargli vicino. A volte in questi giorni molte delle persone con cui lavori possono semplicemente mandarti il materiale via telefono dal loro studio casalingo, ed è un po’ deprimente, quindi è stato bello averlo in studio a sporcarsi le mani, andarci a cena. È stata una bellissima esperienza per noi.

Non avete mai avuto problemi a collaborare in passato, specialmente quando suonate dal vivo. Penso a Johnny Marr a Glastonbury l’anno scorso, che gran momento è stato, e avete fatto qualcosa con Bernard Sumner. C’è qualcuno che vi siete segnati per il futuro, per suonare dal vivo o lavorarci assieme?

Ronnie: È difficile dirlo pubblicamente, non vuoi parlarne perché porta sfiga, ma ci sono persone con cui vorremmo lavorare, ma non me la sento di spifferarlo..
Brandon: Tu chi vorresti?

Sarei interessato di ascoltare una collaborazione tra i Killers e i Chvrches

Brandon: Ok, credo che condividiamo molte influenze musicali simili. È incredibile come così tante persone possano assorbire qualcosa ma poi, quando la interpretano attraverso la propria vita e le proprie abilità, il risultato sia così diverso. Ma sono sicuro che ci piacciono molte delle stesse band synth-pop.

Una delle cose che stavamo aspettando per quest’estate era ovviamente il tour, che è stato sfortunatamente rimandato a causa del coronavirus, ma una cosa che stiamo facendo a Radio X sono i nostri concerti da casa, quindi stiamo trasmettendo alcuni dei nostri concerti preferiti degli anni passati, come i Foo Fighters a Manchester, Florence and the Machine a Dallas e gli Arctic Monkeys a Londra, giusto per citarne qualcuno. Sono felice di dirvi che ne trasmetteremo uno dei Killers, quello alla Royal Albert Hall del 2009. Che ricordi avete di quel concerto? Perché è un edificio così iconico..

Brandon: Beh, è la prima volta che abbiamo fatto una vera e propria registrazione video di un concerto intero e, che si noti o meno nel risultato finale, eravamo molto nervosi. C’è una grande produzione dietro, tante videocamere. Siamo abituati al palco e al pubblico ma è un’esperienza diversa quando vedi la luce rossa accesa, ma siamo stati soddisfatti del risultato. È un posto così iconico e Human era una canzone così popolare in quel periodo, ci ha dato molta sicurezza che credo si veda nell’esibizione.

Assolutamente, non si vede che eravate nervosi, credo che siate riusciti a nasconderlo bene. In quel concerto avete anche coverizzato Shadowplay dei Joy Division, compito mai facile quando si cerca di emulare il suono della batteria di Stephen Morris. Com’è per te Ronnie, quando suoni quel tipo di canzoni?

Ronnie: Sono cresciuto ascoltando quelle canzoni quindi è come mettere il pilota automatico, lasci che sia la canzone a guidarti. Davvero, non ci penso, di solito suono meglio se non ci penso, lo faccio e basta.

Hai mai suonato Transmission? Sarebbe un bel lavorone

Ronnie: Sì, e pure lungo

Quest’anno sono anche 40 anni dalla morte di Ian Curtis e ci sarà un tributo in cui sarai coinvolto, Brandon. Vuoi dirci qualcosa a riguardo?

Brandon: Sì, non ho moltissime informazioni a riguardo ma ci sarà uno streaming dal vivo e hanno chiesto a un po’ di persone di parteciparvi. Nel mio caso il percorso verso i Joy Division è iniziato con i New Order, ed è stato inevitabile per me fare i compiti e trovare le loro radici e averne un grande rispetto. Per Anton abbiamo suonato Shadowplay, per Control, abbiamo preso il nostro nome da un video dei New Order, quindi facciamo parte di quel mix.

Cosa significa Ian Curtis per te? Come ti connetti con la sua musica? Guardi di più ai testi o alla produzione della musica?

Brandon: C’è una bellezza cruda che è riuscito a creare e che non viene in modo naturale a chiunque, incluso me stesso. Credo che si possa imparare molto assorbendo e ascoltando qualsiasi tipo di musica e i Joy Division sono un gran modo per iniziare a farlo. Non sono riuscito ad applicare su di me questa bellezza cruda, ne abbiamo una nostra versione..ma era sicuramente una persona speciale.

Abbiamo una tradizione nel programma serale..è sempre bello sentire parlare dei concerti incredibili che i nostri ospiti hanno suonato negli anni, e voi ne avete parecchi, ma ciò di cui mi piace sentire parlare sono i concerti dove le cose non vanno per forza bene, magari quelli degli inizi. Qual è stato il peggior concerto dei Killers in assoluto?

Ronnie: Il primo che mi viene in mente, non era un brutto concerto e credo fosse a Manchester..ci sono tutte queste impalcature sul palco e ci sono queste pesanti catene che si usano per tirare su le luci, quindi gli anelli devono essere molto grossi. Di solito le tengono in questi contenitori e per qualche motivo una catena strabordava dal suo contenitore ed è caduta a pochi centimetri di distanza dal mio braccio sinistro e mi ha fatto prendere un colpo, mi sono dovuto fermare.

Ci sei andato vicino

Ronnie: Sì, vicinissimo
Brandon: Non abbastanza vicino
Ronnie: Sarei stato spacciato, morto, se fosse caduta più vicina

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