Giant Magazine [10/11-2006]

Una persona sulla terra sapeva fin dall’inizio che il primo album dei Killers, Hot Fuss, avrebbe venduto più di 5 milioni di copie nel mondo: Brandon Flowers, il frontman del gruppo, che è stato erroneamente descritto nei giornalacci musicali come arrogante e presuntuoso, ma che in realtà è solo un timido ragazzo di Las Vegas con un grande sogno e una voce ancora più grande.

Trovandosi di fronte Flowers in carne e ossa, mai si potrebbe credere che una voce così epica, che si è evoluta per assomigliare a quella di Bono dal punto di vista dell’eccentricità e a quella di Freddie Mercury dal punto di vista dell’estensione, possa uscire dal suo corpo simile ad un Ercole in miniatura. E invece è così.

Dal giorno di pubblicazione di Hot Fuss nel giugno 2004, la band è stata nominata a tre Grammy (per Somebody Told Me, Mr Brightside e All These Things That I’ve Done) ed è cresciuta fino a diventare una formidabile band da stadi (come gli U2 e i Depeche Mode prima di loro).

Alla vigilia del debutto del loro secondo album, Sam’s Town, abbiamo parlato con il cantante e tastierista Flowers, il chitarrista Dave Keuning, il bassista Mark Stoermer, il batterista Ronnie Vannucci e il quinto membro non ufficiale, Rob Stevenson, A&R della Island/Def Jam che ha fatto loro firmare il contratto discografico. Volevamo che ci raccontassero a parole loro gli alti e i bassi e come stanno affrontando il loro rapido successo.

Prima parte: L’inizio, e come i ragazzi si sono trovati grazie all’annuncio su un giornale e altri metodi fortunosi.

Brandon: Dave aveva messo un annuncio su un giornale di Las Vegas. Ogni settimana esaminavo le inserzioni e guardavo a chi le band dicevano di volersi ispirare. Era sempre “Staind! Tool! Korn! Staind! Tool! Korn!”. L’annuncio di Dave faceva riferimento ai Beatles e quello mi è bastato. Sono andato a casa sua, ed è stato amore a prima vista.
Mark: Brandon e Dave sono stati i primi ad incontrarsi, e hanno suonato con altre persone che non erano molto brave. Ho avuto il loro cd da un amico che mi disse “ascolta qui, è il gruppo nuovo migliore di Las Vegas“. Era grezzo, soprattutto la sezione ritmica. Brandon sapeva a malapena cantare in quel periodo e dal vivo la voce tremava, ma si poteva vedere che avevano del potenziale. Avevano una versione demo più debole di Mr Brightside. Ho iniziato ad uscire con Dave, e mi propose di unirmi al gruppo come chitarrista. Gli risposi indirettamente che suonavo anche il basso perché avevo il sospetto che un giorno avrebbero cambiato il loro bassista. Quando hanno convinto Ronnie, che sapevo essere il miglior batterista rock a Las Vegas, mi sono venuti i brividi perché in quel momento ho capito che il gruppo avrebbe fatto strada.
Ronnie: Non sono di sicuro il miglior batterista di Las Vegas, ma non importa, sono la mia band, è ovvio che dicano queste stronzate! Mi ricordo che frequentavo la UNLV e studiavo musica. Ero al lago con mio fratello, e il mio compagno di stanza mi telefonò dicendo che la sua band aveva bisogno di un batterista. É stato proprio un colpo di fortuna perché i Killers ci hanno fatto da opener quella sera. Erano una band solo da pochi mesi, ed erano terribili: si vedeva che Dave era un chitarrista competente, e Brandon non era proprio pronto ad essere una rock star, ma era divertente vedere il fuoco che c’era in lui. E tutti nel club pensarono che il loro batterista faceva schifo. Mi ricordo di aver detto loro “Fra alcuni mesi andrete molto meglio“. Ho anche cercato di trovare loro un batterista migliore, non volevo unirmi a loro perché ero concentrato con lo studio. Ma continuavamo ad imbatterci l’uno con l’altro, e poi Brandon mi ha chiamato, abbiamo suonato nel garage per alcune ore. Ecco com’è cominciato tutto.
Rob: Ho letto della band in internet, e poi ho chiamato la mia amica Sarah Lewitinn (conosciuta anche come Ultragirrrl) chiedendole di cercare quello che poteva. Mi telefonò dopo cinque minuti dicendo “devi fare un contratto a questo gruppo subito! Sono incredibili” e io pensavo, davvero? Lo dici sul serio? Tutte queste etichette li hanno già visti, io sono l’ultimo arrivato, perché nessuno li ha già fatti firmare? Stavamo cercando di capire, tipo, il cantante è grasso? Sono troppo vecchi? Qual è il problema? Mi sono fatto spedire il demo a casa un fine settimana, e nella strada verso casa dei genitori di mia moglie al mare, ho aperto la busta e messo su il cd che aveva Jenny Was A Friend Of Mine, On Top, Mr Brightside e Somebody Told Me. Mia moglie disse “Questo è il miglior demo che tu abbia mai avuto tra le mani!” e ne ho avuti migliaia, volevo solo capire se la band era abbastanza brava anche dal vivo. Band così non sono in giro prive di un contratto senza un motivo. Quando trovi un artista così, che ha chiaramente talento nello scrivere canzoni, non riesci più a dormire ne’ a mangiare. Vuoi farli firmare il prima possibile, diventa una cosa ossessiva. La band voleva suonare la CMJ Music Marathon a New York prima di firmare il contratto. Alcune etichette si erano reinteressate a loro perché le loro canzoni ero programmate nelle radio inglesi, allora ho preso Sarah, due stagisti e il mio assistente dicendo loro “Fatevi dare l’agenda dei loro impegni a New York. Uno di noi li seguirà per tutto il tempo“. Li ho portati fuori a bere prima del concerto a Dave disse di essere nervoso. Gli dissi “Non devi esserlo perché non m’importa. Potreste anche cancellare il concerto di stasera, e avreste comunque un’offerta da me“. Qualcuno nella band ha avuto delle serie difficoltà tecniche quella sera, e penso che molte delle altre etichette abbiano pensato “Non sono sicuro“. Mentre noi eravamo “Si! Andiamo! Ce l’abbiamo fatta!“. Gli dei mi hanno sorriso quella notte. Avevo vinto la lotteria.

Gli dei stanno sorridendo a Stevenson e ai Killers fin dal primo giorno, e gli dei erano certamente presenti quando il gruppo ha registrato Sam’s Town a Las Vegas e ci ha lavorato a Londra con Flood e Alan Moulder (i due produttori che stanno anche dietro a Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins) al timone della produzione e del mixaggio. Nel suo complesso Sam’s Town è una gigantesca collezione di hit potenti che non hanno paura di trasudare le loro influenze. Bones, la canzone migliore dell’album, è la loro versione di Bohemian Rhapsody dei Queen ed è caratterizzata da trombe e dal ritornello più teatrale di tutto Sam’s Town. Il primo singolo, When You Were Young, richiama il primo sound molto glamour di Bowie quando Flowers canta “He doesn’t look a thing like Jesus/but more than you’ll ever know“. For Reasons Unknown è una vivace canzone che fa muovere e battere i piedi e che farà cantare a squarciagola l’ultimo coro al pubblico dei loro concerti.

Parte Due: cosa fare quando 30.000 persone cantano i tuoi testi

Mark: Dal primo giorno era tutto perfetto. Era completamente diverso da qualsiasi altra band in cui avevo suonato. Ogni volta che provavamo scrivevamo una canzone nuova. Prima che Hot Fuss fosse pubblicato avevamo quaranta canzoni e ne abbiamo buttate via parecchie di buone.
Rob: La prima volta che sono andato a Las Vegas, Brandon mi ha guardato e mi ha detto “vogliamo diventare famosi“. Gli dissi “Si, lo so” e lui “No, non capisci, vogliamo! diventare! famosi!” con un punto esclamativo dopo ogni parola.
Brandon: Non abbiamo paura di avere canzoni di grande successo, sono quelle che ci vengono meglio. Molte persone sostengono che sia dovuto al fatto che veniamo da Las Vegas, così eccessiva quando si tratta di sfarzo e glamour. Non so quale sia la causa, sono sempre stato un fan di questo tipo di canzoni alla radio. La mia canzone preferita da stadio? With or Without You degli U2. Il modo in cui cresce è uno dei migliori lavori che siano mai stati scritti. Alla fine se non canti, se non urli, vuol dire che non sei vivo.
Dave: A tutti piacciono gli inni. É una cosa che abbiamo in comune.
Ronnie: La mia canzone da stadio preferita è The Stroke di Billy Squier. Ha un gran bel ritmo. Qual è la chiave per scrivere un buon inno? Deve avere cuore e anima. Devi veramente credere in quello che stai dicendo e suonando. Non programmiamo la cosa dicendo, questa canzone vi stenderà, è un processo che si basa su più livelli, ognuno ci mette del suo.
Dave: La mia preferita è Sunday Bloody Sunday. É molto accessibile, e non puoi fermarti, ti ritrovi a cantarla anche se non vuoi. É la sensazione più bella del mondo quando qualcuno canta una tua canzone. Quando migliaia di persone lo fanno è come se dicessero “si, sappiamo di cosa state parlando, vi sentiamo!“. Abbiamo avuto dei momenti belli e dei momenti brutti in tour, ma quell’ora sul palco è la migliore del mondo.
Rob: Sin dall’inizio più che focalizzarsi sui concerti si sono focalizzati sulle loro canzoni perfezionando la loro abilità nel scriverle. Sembra una cosa stupida, ma molte band non lo fanno. Ci sono molte band brave dal vivo, ma hanno canzoni brutte e non ne scriveranno mai di belle. Non ci sono molte band che hanno belle canzoni e fanno schifo dal vivo per molto. Non si può insegnare a nessuno come scrivere una canzone, o lo sai o non lo sai.
Brandon: Sono sempre stato attratto dai cantanti, penso che tutti lo siamo. Chi è che non ha un cantante preferito? Il mio cambia sempre: Morrissey, Bono, Mick Jagger, Bowie. É strano incontrare i miei idoli? Si, ma ho sempre desiderato di avere il dono della loquacità e tenergli testa. Una sera Bowie è venuto a vederci suonare, lo abbiamo incontrato ma se n’è andato dopo un minuto. Avrei voluto essere qualcun altro, in grado di interessarlo abbastanza da magari andare fuori a bere qualcosa. In pratica son rimasto a fissarlo e basta.
Rob: Sicuramente mostrano le loro influenze: Depeche Mode, The Cure, New Order. La verità è che ho trentacinque anni e gruppi come Cure e Depeche Mode erano famosi quando ne avevo quindici. Questa è una band che può fare ai ragazzi di quindici, sedici anni ciò che quelle band hanno fatto per me. E mentre progrediscono, si allontaneranno sempre di più dai loro eroi, ma tutti abbiamo bisogno di una cartina.

Parte tre: evitare lo spauracchio del flop del secondo album

Dave: Tutti dicono che potrebbe essere un flop per il secondo album ma anche se Sam’s Town vendesse solo dieci copie, cosa che non succederà, non sarebbe un flop perché in questo album sono condensate buone canzoni. E volevamo che fosse corto. Thriller ha solo nove canzoni.
Brandon: Non siamo mai stati nella situazione in cui le persone anticipano quello che stai facendo. É frustrante perché a quanto pare ho già sconvolto un po’ di persone quando ho detto che penso che l’album sia proprio ottimo. Non posso evitare di dirlo, se non sto facendo quello che credo sia il miglior album, allora ho sbagliato lavoro. Quando parlo di quanto sia bello questo album non è perché voglio ficcarlo in testa alla gente, ma se qualcuno mi chiede cosa ne penso dico che penso sia il miglior album degli ultimi vent’anni.
Mark: Non vedo l’ora che l’album sia pubblicato per poter suonare le canzoni dal vivo. Abbiamo fatto il miglior album che avremmo mai potuto fare come band in questo momento.
Brandon: Molte band hanno paura che a una persona comune possa piacere la loro musica, sia mai che a Kimmy, che va da McDonalds e non indossa Converse nere, piaccia la nostra musica! Siamo tanto fan del pop quanto del rock. Tony Visconti mi ha detto “Non devi essere un poeta per dire qualcosa di profondo“. E ciò mi infonde forza perché non sono sicuro di cosa sono. Non sono sicuro di essere un compositore o un artista o un musicista. Non mi piace nessuno di questi termini, mi sento un ragazzo normale.
Rob: É strano, i cantanti sono sempre i più tranquilli. Brandon ha molto da dire, ma è anche il più difficile da decifrare. É una persona complessa, sempre in contemplazione del mondo attorno a lui e certamente si rispecchia nei suoi testi. La cosa interessante sui Killers è che sono quattro persone con personalità distinte ma forti e ognuna apporta il suo contributo. Se anche uno di loro non ci fosse, i Killers non esisterebbero. Sarebbero ancora grandi, ma non sarebbero i Killers. Ascolto Hot Fuss adesso e penso “Capisco quello che volevate fare, è che ancora non sapevate come“.
Brandon: A volte sei così preso dall’assicurarti che il concerto vada bene che quasi non ti diverti sul palco. Questa volta faremo le cose bene e ci divertiremo. É facile starsene seduti sugli allori, perché vieni rapito dalla negatività del tour e dei servizi fotografici. L’altro giorno stavo per lamentarmi per l’ennesima intervista, e questo ragazzo dice “É bellissimo! Spero di farne una anch’io un giorno!” e mi ha colpito, mi sono sentito un pezzo di m***a. Tre anni fa quel ragazzo ero io.

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