Q Magazine [06-2008]

Brandon Flowers è sulla rotta per Reading e Leeds. Meno il cappello da cowboy, ma con ancora barba a baffi.

Ciao Brandon. É tempo di Festival – porterete ancora con voi i tipici arbusti delle zone desertiche e i cappelli da cowboy?
No non li porteremo con noi e mi mancheranno. Con il Tour di Sam’s Town è sembrato come se avessimo veramente portato la musica e la nostra città in ogni Paese in cui siamo stati. Sento che abbiamo mostrato al mondo che Las Vegas non è solo spogliarelliste e prostitute. É anche arbusti che rotolano nel vento e capre.

Che canzoni ci dobbiamo aspettare di sentire?
Faremo alcune canzoni da Sam’s Town, ma l’idea è di suonare anche alcune canzoni totalmente nuove. Il giorno in cui abbiamo finito il Tour mondiale di Sam’s Town è stato davvero emozionante. Abbiamo riportato gli arbusti a rotolare di nuovo nel deserto. Dovevano essere liberati.

Come suonerà l’album?
Non c’è un titolo, solo alcuni demo. Suona come quattro ragazzi che se ne stanno nel loro salotto e poi mettono assieme le idee. Quando fai della musica, qualsiasi cosa può infiltrarsi. Prima ho visto passare quest’uomo con la pelle blu. Prende una medicina che si chiama argento colloidale [argento liquido, usato come antibiotico prima della Seconda Guerra Mondiale] che l’ha fatto diventare blu. Ecco questa è una gran bella storia per una possibile canzone.

Vi siete stancati delle immagini che ricalcano la storia americana?
Credo di si. É bello avere delle fasi e quella di Sam’s Town è cresciuta partendo dal sentimento contenuto in una canzone fino a inglobare tutto l’album – e poi i vestiti e gli arbusti. Per ora non abbiamo un concept su cui basare il prossimo album.

Puoi darmene un assaggio?
Non vedo l’ora di suonare Tidal Wave, una canzone pop con una vena di Drive-In Saturday di David Bowie. Assomiglia un po’ anche a I Drove All Night di Roy Orbison.

Hai ancora barba a baffi?
Si. Ma sono arrivato ad un momento chiave. A Tana (la moglie) piace, ma al bambino (Ammon, che ora ha nove mesi) non tanto. Quando mi avvicino troppo, lo pizzica e lui inizia a urlare. Non posso proprio dargliene colpa perché fino a quando avevo dieci anni credevo che qualsiasi uomo con la barba poteva rapirmi.

Ecco il concept per il vostro album; la paternità.
Beh, lo dici tu, e di recente ho anche ascoltato This Woman’s Work di Kate Bush (dalla colonna sonora del film del 1988 She’s Having A Baby), che mi pare parlasse di suo figlio (in realtà parlava del confrontarsi con la condizione di diventare genitori). É incredibilmente potente. Ma non faremo un album sulla paternità. Di fatto quello che critico in Sam’s Town è che ho trascurato la mia abilità di raccontare una storia. In Mr Brightside e Jenny Was A Friend Of Mine (entrambe dall’album di debutto del 2004, Hot Fuss) si poteva seguire il filo narrativo che scorreva in tutta la canzone. Voglio tornare a farlo.

Stuart Price, cha ha lavorato con Madonna e Seal, sarà il produttore. Lo state trascinando a Las Vegas, o è lui che vi sta trascinando a Londra?
Nessuno dei due. Usiamo internet. Facciamo dei demo e glieli mandiamo. Poi lui richiama e ne parliamo. Questo metodo sta veramente facendo dei miracoli per il nostro carbon footprint.

Che musica stai ascoltando in questo momento?
La radio in America è molto più conservativa rispetto all’Inghilterra. A Las Vegas abbiamo Jack FM e Jill FM. Per davvero, una stazione radio di rock classico per i ragazzi e una per le ragazze. Oggi stavo ascoltando un po’ di Fleetwood Mac, un po’ di Peter Gabriel e poi gli Oingo Boingo (gruppo new-wave americano). Ma non puoi trarre degli indizi su cosa potremmo farcene di queste ispirazioni.

Quest’anno farete da headliner per Reading e Leeds. L’anno scorso era stata la volta di Glastonbury. Non vi è piaciuto, vero?
Beh… c’erano dei problemi di audio ed è uno spettacolo così importante che credo ci siamo sentiti in soggezione. Ma poi abbiamo suonato al T In The Park (più avanti in estate), la pressione se n’era andata e siamo tutti d’accordo che è stato il momento migliore della nostra carriera finora. Il pubblico è stato fantastico. Sentivamo che non avremmo potuto sbagliare niente. Quella è stata la prima volta che io abbia mai pensato “Wow, ecco come ci si può sentire ad essere gli U2!

Secondo te Jay-Z può portare sfarzo e glamour a Glastonbury quest’anno?
Non so neanch’io come la penso su questo argomento. So solo che sono contro il gangsta rap. Ma non so nemmeno se Jay-Z faccia gangsta rap. Di certo non è edificante per le persone che ascoltano questo genere. Abbiamo dei seri problemi legati alla violenza in America, e quando convivi con questa realtà è difficile apprezzare la musica che invece la appoggia. Ma quello che parla è il Brandon Flowers di Las Vegas non il Brandon Flowers dei The Killers.

Qual è stata la tua migliore esperienza in un festival?
Basandomi esclusivamente su uno straordinario fenomeno naturale è per forza il Festival che abbiamo fatto in Norvegia l’estate scorsa (l’Hove Festival a Tromøya). Nel sud della Norvegia il sole tramonta solo per due ore. Abbiamo fatto gli headliner e abbiamo finito proprio quando stava diventando scuro. Ci siamo asciugati e poi sono andato a vedere i Bright Eyes all’una del mattino, proprio mentre albeggiava. E’ stato incredibilmente toccante.

Ti fai ancora il bucato da solo quando sei in tour?
Si. Sono molto puntiglioso specialmente con le mie magliette. Il momento in cui le tiro fuori dall’asciugatore è estremamente preciso. Tutti gli altri in pratica le cucinano. A me piacciono quando sono ancora un po’ umide.

Ma dai, una rock star che si lava la biancheria? Solo Morrissey può far funzionare questa immagine.
Forse. É che mi fido di mia moglie quando si tratta del mio bucato, è ovvio. Ma andare in tour è un po’ come essere in un vortice impazzito e a volte è bello fare qualcosa che ti faccia capire che hai ancora tutto sotto controllo.Brandon Flowers è sulla rotta per Reading e Leeds. Meno il cappello da cowboy, ma con ancora barba a baffi.

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