The Independent [01-09-2008]

Affascinante, vivace e neurotico rispetto al modo in cui la gente lo vede, Brandon Flowers dei The Killers vuole che tutto sia come decide lui. Parla a James McMahon delle sue ossessioni.

Eccovi un indovinello: cos’ha Brandon Flowers in comune con Kim Jong-Il, Isaac Asimov, la leggenda del pro-wrestling Andre The Giant, e il 18.1% della popolazione Americana? Risposta: tutti soffrono o hanno sofferto di una paura cronica di volare.

Ho visto un dottore“, racconta il lead singer dei The Killers nella stanza prove dello studio della band a Las Vegas, una costruzione qualunque al margine di una zona industriale, a circa 5 minuti di taxi dall’inesorabile ostentazione della Strip. “Ormai seguo questa routine che mi ha insegnato come controllare il respiro e mi ha aiutato a non essere teso quando mi trovo in volo“. Ridacchia, nervosamente. “La cosa peggiore che ho fatto è stata rifiutare un giro con gli U2 nel loro Vertigo jet. Ero così nervoso che ho preferito rimanere in Polonia” sospira. “Volevo veramente fare un giro su quell’aereo…“.

Cosa lo spaventa così tanto? “La mancanza di controllo. Il dottore mi ha insegnato a considerare l’intera esperienza dal di fuori – come se fossi distaccato, quasi come se stessi guardando te stesso. È stato fantastico, e mi sta veramente aiutando a rilassarmi e non avere il controllo. È questa la cosa più brutta. Quando cominci a respirare veloce perdi il controllo“.

Ed ecco di nuovo quella parola, controllo; una parola – nel tempo che trascorro in sua compagnia – che viene ripetuta ogni dieci con quel suo accento indefinito e delicato che richiama il patrimonio culturale del Nevada-via-Utah. “Sono cresciuto come fan delle più grandi band rock’n’roll” dice. “Ora sappiamo che c’è qualcosa di grande a portata delle nostre mani, e vogliamo prenderlo nel modo giusto“. Sorride, nervosamente. Flowers è nervoso riguardo a molte cose. “Sono ossessionato da un sacco di aspetti che riguardano la band – cose ridicole, veramente, come i disegni sulle magliette e altre piccole cose. Non voglio fare casini“.

Eppure l’assenza di controllo è qualcosa che Flowers – con il chitarrista Dave Keuning, il bassista Mark Stoermer e il batterista Ronnie Vannucci Jr – dovrà accettare più prima che poi. Il loro terzo album vero e proprio, Day and Age, la prima pubblicazione dei Killers da Sawdust, compilation di B-side e rarità uscito lo scorso Novembre, è provvisoriamente programmato per essere pubblicato a Novembre, nonostante Flowers dichiari che i testi sono “pronti solo al 30%“. La band è perfettamente consapevole che questa pubblicazione determinerà l’attualità del quartetto, a sei anni di distanza dall’inizio della loro carriera, in un clima di rapida ascesa in cui i fan si stancano di una band già all’ottava traccia dell’album di debutto.

In questo clima già arrivare al terzo album è abbastanza sconvolgente. “Agli inizi, non avevamo nemmeno il tempo di pensare a come la gente ci vedesse“, dice Flowers. “Abbiamo scritto queste canzoni, e prima che neanche ce ne accorgessimo abbiamo firmato un contratto e siamo partiti per il tour. Eravamo così occupati nel periodo del primo album (Hot Fuss del 2004) che qualcuno ci ha fatto vedere una pila di foto e ne abbiamo scelta una a caso per la copertina. E non è che sia proprio il modo giusto per farlo...” Se ne pente? Flowers gonfia le guance. “Oh, si“.

I segnali che il pubblico che desiderano per l’album esiste ancora sono promettenti; lo scorso fine settimana i The Killers hanno fatto da headliner ai festival di Reading e Leeds, un livello al di sopra dei Bloc Party, un’altra band che si è ritrovata a dover riaffermare il proprio posto per la terza volta. Eppure, mentre la band di Londra ha cercato di reinventarsi con il suo Intimacy, pieno di art-electro – nel mezzo della line-up più hard rock-heavy che il leggendario festival abbia avuto negli anni (due dei tre posti da headliner sono andati ai risorti Metallica e ai riformati Rage Against The Machine) – la band di Las Vegas non ha offerto una deviazione altrettanto marcata dalla sua rotta. Continuano a fluttuare tra il vecchio e spettacolare indie anglofilo pieno di sintetizzatori, e il loro rock operaio preso in prestito da Springsteen. I due formano un’alleanza un po’ strana, ma di fronte ad un pubblico che comprende allo stesso modo il casuale ascoltatore della radio e un’impressionante seguito di fan intransigenti per lo più giovani (basta che diate un occhio a quello che scrivono nel forum ufficiale della band per capire quale sia la loro devozione), le loro performance a Reading e Leeds hanno offerto sporadici indizi sul perché siano arrivati dove sono.

Da un lato, negli ultimi sei anni i The Killers hanno accumulato un catalogo irresistibilmente accattivante (“Mr Brightside”, “When You Were Young”, “Jenny Was a Friend of Mine”, e “Spaceman” dal prossimo album). Dall’altro, sono capeggiati da uno dei frontman più irresistibilmente affascinanti dei tempi recenti. Incrollabile nazionalista (Flowers mi mostra con orgoglio la bandiera del Nevada appesa al muro della cucina – “ha a che vedere con noi che uccidiamo i messicani, credo…“), parte di una grande comunità di mormoni che praticano la loro fede nella sua città natale e nei dintorni (dice che l’unico conflitto che deriva dalla sua fede è “lottare contro quello che dovrei fare e contro chi dovrei essere“), e con un credo politico che descrive come “di centro” (dice che ancora non ha deciso per chi voterà nelle prossime elezioni presidenziali americane), Flowers è lontano dall’essere la popstar media – e lo sa.

Credo che molti di quelli che fanno parte di una band parlino di politiche liberali perché sono artisti e si suppone che siano di sinistra, ma ho passato un sacco di tempo cercando di capire chi sono e mi ritrovo sempre nel mezzo. Ma non ne voglio parlare – credo che riconoscere di essere diverso dalla maggior parte di chi è in una band sia già una dichiarazione sufficiente…“.

Eppure è anche gentile (apre il frigo e mi dice di servirmi tranquillamente da solo appena arrivato – cosa che avrei fatto se ci fosse stato altro a parte circa 100 lattine di Red Bull). Chiaramente fedele a sua moglie, Tana – una lunga relazione iniziata quando lei lavorava come manager in un negozio della catena Urban Outfitters – e a suo figlio di un anno, sta cercando di organizzare la parte logistica per portarli con sé quando la band partirà per il prossimo tour.

E non potrebbe essere più diverso dai suoi compagni di band – Stoermer arriva il giorno della nostra intervista raccontando seccamente i dettagli della sera prima passata in uno strip club locale; Vannucci mi dice in modo provocatorio: “Credo che meno tempo passiamo assieme io e te e meglio è“; e Keuning arriva con una maglietta fatta in casa francamente ridicola che ritrae la band scolpita sul fianco del monte Rushmore, e pronuncia al massimo cinque parole in mia presenza. Data questa compagnia è difficile negare la simpatia di Flowers: è divertente, autolesionista, e neurotico in modo quasi attraente parlando del modo in cui lui e la band sono visti.

È difficile immaginare l’uomo che ha guidato la band nella sfortunata serata da headliner a Glastonbuty nel 2007, indossando un vestito attillato di paillette giallo limone, come qualcuno di così insicuro da costringere la band a rifiutare l’accesso ai fotografi delle riviste mentre suonano, preferendo rifornire i media con gli scatti del fotografo ufficiale. Fa tutto parte del mantenimento del “controllo” che Flowers insiste essere cruciale.

Cresci come fan della musica con la bava alla bocca per tutto quello che la riguarda – per le foto dei Depeche Mode e le copertine di Bowie, ed è difficile non riuscire a controllare quelle cose. Cioè i giornali non ti lasciano scegliere le foto che useranno. Alcuni giornali non faranno neanche una recensione sui nostri concerti per questo, ma ne vale la pena perché sento di avere almeno un po’ di controllo“.

Nel tempo che trascorro con loro la band mi suona due canzoni nuove che faranno parte di Day and Age. La prima, “Neon Tiger”, potrebbe tranquillamente essere un seguito della tracklist vertiginosa e molto pop di Hot Fuss ed è caratterizzata da un bridge profetico che vede Flowers quasi parlare in altre lingue. La seconda è la già citata “Spaceman”, che assomiglia a un Bowie del periodo “Lodger”, e contiene una pomposità che riflette quello che il cantante sta ascoltando ultimamente. “Ad essere onesto“, dice, ridendo, “ascolto bene solo gli ELO in questi giorni“.

A Reading e Leeds, Flowers ha anche confermato alcuni titoli di canzoni – “Goodnight, Travel Well”, “Joyride”, “I Can’t Stay”, “Losing Touch” – mentre il disco vede la band sperimentare con loop ed elementi della batteria per la prima volta, nonostante Flowers insista di non esserne ancora “sicuro“. “Ad essere onesto ogni volta che facciamo un album spero di poter scrivere un’altra ‘When You Were Young’ (il mega successo della band datato 2006). Succede in questo disco? Non posso dirlo, ma ci sono canzoni che credo siano davvero piuttosto…speciali“.

Tutto ciò fa pensare che le cose promettano bene per i The Killers. Ma che sia a terra o in cielo, Flowers dovrebbe ricordarsi le tecniche che il suo dottore gli ha insegnato se sente che l’accoglienza per la band sta sfuggendo dal suo controllo.

Flowers e la moda

Il vestito di paillette dorate
I fan dei Killers potrebbero essersi ormai stufati di sentir parlare della sfortunata serata da headliner della band a Glastonbury nel 2007, ma si poteva vedere Flowers dalle alture più lontane di quei campi fangosi. Il frontman ha indossato un vestito molto elaborato composto da tre pezzi, con paillette dorate, dicendo al pubblico: “Vengo da Las Vegas! Non riesco a capire perché non ci siano più persone che si vestono con paillette…

Completo bianco e eyeliner
Agli MTV Video Music Awards del 2005 a Miami, dove hanno vinto un premio per miglior canzone di una band emergente con “Mr Brightside”, Flowers è stato fotografato con una giacca bianca, una maglietta nera, pantaloni neri, scarpe da smoking con i lacci e eyeliner nero. Il cantante canta spesso indossando una giacca bianca da completo – uno stile immortalato da Rufus Wainwright nel suo omaggio al frontman dei The Killers, “Tulsa”: “Your suit was the whitest thing since you-know-who…

Il salvatore del rock
Al Live 8, tutti i membri della band erano vestiti con un completo bianco, in stile Messia. È una scelta che il frontman avrebbe rimpianto di aver fatto. Non erano gli unici vestiti tutti di bianco – lo era anche Madonna.

Mormone chic
Flowers è forse il mormone rock più famoso; ci si chiede se questo stile possa essere stato ispirato dalla sua fede. La moda mormone è semplice, evitare gioielli, colori sgargianti e modelli vistosi, mentre gli uomini di solito indossano completi.

Il direttore del circo
Per il tour del secondo album, Sam’s Town, Flowers ha adottato lo stile di un vecchio direttore di circo americano, mostrando dei baffi ispirati ai film spaghetti-western, gilet, stivali, e una cravatta a farfalla storta.

Fonte // The Independent

Condividi