The Observer [14-09-2008]

I Killers possono davvero essere la band più strana in America. Ma vogliono anche essere la più grande del mondo. Craig McLean segue Brandon Flowers & co mentre tentano di reinventarsi nuovamente.

Las Vegas, 23 Luglio 2008

Mattino tardi ad Henderson, la graziosa cittadina di provincia che Brandon Flowers chiama casa, e il frontman dei Killers si trova nella sua cucina. È come al solito impaziente. Deve uscire tra poco per un altro giorno di lavoro nel nuovo studio di registrazione della band. Si trova in un’anonima area industriale di Las Vegas, a circa 15 minuti di macchina da dove ciascuno dei quattro membri della band vive: Flowers, Dave Keuning (il chitarrista), Mark Stoermer (basso), Ronnie Vannucci (batteria). L’hanno chiamato Battle Born, come il motto che si trova sulla bandiera del loro Stato, un riferimento a quando il Nevada si unì all’Unione durante la guerra civile americana.

È eccitante mettersi in proprio. Stavamo parlando di come lo studio potrebbe diventare un’impresa commerciale, potremmo affittarlo“, dice Flowers. “È stato fantastico entrarci e non doversi preoccupare di nessuno che possa mettersi ad ascoltare“. Mentre i Killers lavorano al loro terzo album, che deve superare tutto quello che hanno fatto finora – altrimenti il super-diligente Flowers potrebbe anche rinunciare – la privacy è importantissima. Avevano registrato il predecessore, Sam’s Town del 2006, in uno studio nel Palms Casino Resort, uno dei locali più pomposi di Vegas. “Ed è stupendo non doversi preoccupare di chi potrebbe fare un salto dentro perché sta giocando d’azzardo e spende un sacco di soldi e vuole vedere il fottuto studio“. Come si addice ad un uomo con fede religiosa, Flowers non impreca molto. Così quando lo fa si riesce a capire veramente il suo livello di esasperazione. “Anche conigliette di Playboy!“. Come uomo di famiglia anche loro non piacevano a Flowers. “C’era veramente gente pazza al Palms. Quindi adesso siamo assolutamente più produttivi“.

I Killers sono la band americana di successo più strana: quattro membri che sembra come se venissero da quattro band diverse; ragazzi della classe operaia provenienti dal cuore dell’America – piuttosto che dalle coste cosmopolite – con l’amore per le cose sgargianti. Amanti impegnati del pop inglese degli anni ’80 (come si nota nel loro primo album, Hot Fuss) trasformati in agitatori di folle da stadio che hanno riscoperto Bruce Springsteen e il selvaggio West nel secondo album, Sam’s Town.

Accanto ai loro gioiosi inni disco e rock ci sono oscure canzoni su traumi, salvezza e morte: Uncle Jonny parlava della convinzione di un parente cocainomane pazzo che gli alieni volessero il suo sperma (e così cercò di spararsi ai testicoli); Bling (Confession of a King) riguardava invece come il padre di Flowers avesse rinnegato l’alcolismo e il cattolicesimo per diventare un mormone.

L’amore del cantante per la B-Side di Morrissey Sister I’m a Poet ha portato alla composizione della Murder Trilogy – Jenny Was a Friend of Mine, Midnight Show e Leave the Bourbon on the Shelf. Flowers ha scavato ancora di più su questo percorso macabro con Where is She?, ispirata dall’assassinio di una quattordicenne scozzese, Jodi Jones, per mano del suo fidanzato goth nel 2003. Flowers scrisse la canzone dal punto di vista della madre della vittima, senza pensare al turbamento che la canzone avrebbe potuto causare.

Oh si. A 27 anni, Flowers è di cinque anni più giovane dei suoi compagni di band e il più strano tra loro. Simpatico, ma strano. Ha la fobia di volare e del numero 621 (il suo compleanno è il 21 giugno). Un mormone come i suoi genitori e i suoi fratelli e sorelle. Un giovane marito e padre di un bambino di tredici mesi, Ammon. Riflessivo e rispettoso, ma anche un maniaco del controllo. Un super-patriota che non sembra sicuro della sua posizione politica. Una volta è stato citato dicendo che era “comprensivo nei confronti di George Bush” e quando sono con lui menziona con approvazione una copia di un numero recente di Newsweek dal titolo ‘Quello che Bush ha fatto di giusto’. Ma ha recentemente ritrattato la prima citazione, dicendo “Sono nel mezzo con le mie convinzioni, come qualsiasi altra persona” e mi parla in maniera entusiasta di Barack Obama.

Ed è ambizioso. Flowers vuole vedere il nome dei Killers in grande, ora e per sempre, amen. E starà attento ad ogni minimo dettaglio per ottenerlo.

Brandon lavora 14 ore al giorno, giorno dopo giorno dopo giorno“, Dice Stuart Price con ammirazione. Il musicista e produttore nato a Reading (band precedenti: Les Rhythmes Digitales, Zoot Woman; clienti precedenti: Madonna, Seal) è diventato, in qualche modo, il quinto membro dei Killers. Ha fatto il Thin White Duke remix di Mr Brightside, che la band ha apprezzato moltissimo. Poi, come registrazioni di prova, ha prodotto Leave the Bourbon on the Shelf e Sweet Talk, che fanno parte di Sawdust, compilation di B-Sides-e-molto-altro pubblicata lo scorso novembre. La band aveva provato, fallendo, a registrare Sweet Talk per Sam’s Town.

Price e i Killers sono andati subito d’accordo. Alla sua prima visita nello studio casalingo di Price a Londra, Flowers, anglofilo da una vita, ha notato foto di David Bowie e Brian Eno sulla parete. “Ho capito che avevamo trovato la persona che ci serviva“, ricorda Flowers. Adesso Price sta lavorando con loro al successore di Sam’s Town e Sawdust, e di Hot Fuss prima di loro. Gli album hanno venduto in totale 12 milioni di copie nel mondo, aiutando i Killers a diventare – come scrisse una volta un giornale americano – la Miglior Band Inglese Americana. Price, velocissimo con il computer, figlio di due pianisti classici, si è dimostrato complementare a Flowers. “È in lui così come è in noi” dice il cantante. “Brandon è meticoloso e lavora sodo” dice il produttore. “È una di quelle persone che ce l’ha nel sangue. È una qualità davvero ammirabile“.

Ma a Las Vegas, anche giorni di 14 ore di lavoro non sono abbastanza per ora. Flowers, che è quello da cui partono le idee per la maggior parte delle canzoni, sta agonizzando su un paio di cose lasciate a metà.

Anzi adesso è più felice se si parla di vestiti. Ha l’età giusta per essere stato un seguace dei Nirvana ma Flowers odiava il grunge, in parte perché era così trasandato, in parte “perché toglieva l’allegria alle cose“. Il suo amore giovanile per la musica britannica si è intravisto in diversi stili: trench alla Echo & the Bunnymen, fiori alla Morrissey, il trasformismo di Bowie, il genio sartoriale dei Pet Shop Boys, la moda casual del dopo partita di calcio alla Oasis. “In pratica seguo la musica attraverso la moda“.

Così i Killers sono stati dandy sin dall’inizio. Sono partiti dalla Città del Peccato vestendo giacche color pastello, trucco e maglie da piangere. Come Keuning, laconico e con aria un po’ assente, ricorda dei primi concerti, in un club di Las Vegas che si chiamava the Junkyard nell’Agosto del 2002 “anche allora le persone si chiedevano ‘Ma questi chi si credono di essere?’. Beh, tutti possono indossare una maglietta e un paio di jeans. Ma questo è un spettacolo e vogliamo vestirci bene e divertirci. Mi sembra che indossavo una maglietta rosa“. Pausa. “L’ho buttata via“.

Dopo il look (e la musica) disco anni ’80 inglese di Hot Fuss, i Killers si sono dati al look locale per Sam’s Town. È stato un album che suonava come un panorama dell’America e stivali, cravatte a spago e gilet ne erano la prova.

Con Sam’s Town“, dice lo spiritoso e socievole Vannucci, “mi pare fossimo appena stati in tour (per promuovere Hot Fuss), avevamo visitato tutti questi nuovi posti, distaccati dalla nostra casa nel deserto“. Davvero: prima della pubblicazione di Hot Fuss, Brandon Flowers non aveva il passaporto. “Stare lontani dalla propria famiglia, ricordare da dove vieni, era probabilmente un pensiero fisso per Brandon“, continua il batterista. “E una cosa ha portato all’altra. Non è mai stato ‘OK ragazzi, vestiamoci come fottuti cowboy!“. Vannucci crede che il look possa aver preso ispirazione dal servizio fotografico con Anton Corbijn per il libretto dell’album, per cui il fotografo “ha giocato a farci vestire così…“. Ma, insiste, non era una simulazione dello stile post-Joshua Tree. “Vegas non è il Palms Hotel Casino e camicie nere scintillanti. Se sei un vero abitante di Las Vegas sai che hai a che fare con cacca di cavallo e il fumo delle pistole che sparano! Ed è questo che abbiamo portato sul palco“. E, nel caso del batterista, degli stravaganti baffi alla My Name is Wyatt Earp.

Comunque, Flowers vuole sottolineare questo: quel look, e quel sound, appartengono al passato. I Killers vestiti ancora in tema Deadwood? È una cosa così da 2007. Per il terzo album vero e proprio, la band si darà al selvaggio. “Sam’s Town era molto specifico. Era un album che ci riportava a casa“, dice il tranquillo Stoermer, che parla poco ma ha molto da dire. “Questo nuovo album è forse più progressista e…non voglio dire globale, ma più universale“.

Nel nuovo album dei Killers, che si chiamerà Day & Age, ci sono sintetizzatori. Ci sono pezzi travolgenti sicuramente. Ma ci sono anche clavicembali, paesaggi lunari, sassofoni, ottoni, strumenti a corda, piume e pellicce e tamburi di acciaio. Tamburi di acciaio?

Davvero, l’ultima volta che ho sentito i tamburi di acciaio era nella Sirenetta!” esclama Flowers. “Non so se quello sia o meno un buon motivo per usarli“.

Bene allora. Tempo di andare allo studio. Brandon Flowers esce dalla cucina, ancora impaziente.

Dublino, 20-21 Agosto

Quindici minuti dopo che sono usciti dal palco dell’Academy nella capitale irlandese, il piccolo e affollato camerino dei Killers che si trova sotto le scale diventa soffocante.

Ronnie Vannucci è obbligato a starsene nel corridoio fuori a parlare con Jack Black. I Tenacious D, la band dell’attore-comico-cantante-rock, è in città per fare da gruppo spalla ai Metallica al Marlay Park. Vannucci e Black stanno ridendo sguaiatamente sul perenne problema delle rock star che riguarda i vestiti troppo bagnati a causa del sudore. Brandon Flowers, ancora agitato e ancora sudato per la performance, è seduto su una sedia, con le ginocchia che si muovono da sole. Sta rovistando in una scatolona di fiocchi di crusca, ingoiando i cereali secchi ma stando ben attento ad evitare l’uvetta. Mark Stoermer indica inutilmente una scatola di pelle contenente champagne e Guinness. È un regalo dai figli prediletti di Dublino, e la band che i Killers vogliono emulare più di tutte. Un foglietto all’interno dice: ‘Benvenuti a Dublino dagli U2’ers‘. Il loro manager, Paul McGuinness, è in piedi all’entrata e chiacchiera. “Lo spazio attorno a lui è di sua proprietà” Flowers sogghignerà poi. “Rende il nostro manager nervoso!“.

Anche Flowers è un po’ nervoso. Il concerto di stasera in un club da 850 persone, una specie di riscaldamento per il concerto di domani sera a Marlay Park, che è a sua volta il riscaldamento per i festival di Reading e Leeds, è stato fantastico. La band ha suonato una versione semi-acustica di Smile Like You Mean It, con Flowers al piano. La loro decisamente strana collaborazione con Lou Reed, il singolo Tranquilize dell’anno scorso, ha funzionato bene. Due nuove canzoni, Neon Tiger e Spaceman, sono state accolte con entusiasmo dal pubblico. Ma la mente mai ferma di Flowers sta già pensando al prossimo ostacolo. Parlando con McGuinness, scopre che il nuovo album degli U2 è previsto per la settimana prima del loro. Come far fronte a questa notizia? “Dunque ci sono U2, Oasis, Snow Patrol, Keane, Kaiser Chiefs…“. Conta con le dita gli album importanti che usciranno in autunno (l’album degli U2 è stato poi spostato al prossimo anno). Merda. Un sacco di competizione. Flowers mastica i suoi cereali con gusto ma agitato.

Potete ben dire che non si sono facilitati il compito. I Killers hanno interrotto la registrazione di Day & Age per un tour di un mese: alcune piccole date in Nord America seguite da questo giro di date festivaliere in Europa. Poi andranno a Londra per incontrarsi di nuovo con Stuart Price e finire l’album. La deadline si sta avvicinando troppo velocemente.

Dopo mezzanotte i Killers escono dal club e percorrono le poche centinaia di metri che li separano dal loro hotel. La moglie di Flowers, Tana, e il bambino sono al piano di sopra ma lui rimane nella lobby con un portatile, studiando attentamente le nuove foto della band fino all’una. In qualche foto i quattro sembrando stare sulla luna. In altre, Flowers indossa una giacca di Dolce & Gabbana con spalline di piume e pelliccia disegnate dalla fashionist inglese Fee Doran. È stato Stuart Price, per cui una volta aveva fatto una tuta nera in pelle, a presentarla a Flowers. Ma è più famosa per il vestito bianco con cappuccio che Kylie Minogue ha indossato nel video di Can’t Get You Out of My Head.

Sci-fi jungle!” dice Vannucci, scherzando, riguardo al nuovo look che la band – beh, i più eccentrici Flowers e Keuning – vestirà. “È il nuovo stile emo! Basta con i feticisti neo-synth, siamo sci-fi jungle! Basta con i baffi alla Wyatt Earp, anche se ci metterei un’ora a farmeli ricrescere…“.

Il giorno dopo Flowers ed io ci sediamo con un tè e dei biscotti nel ristorante deserto dell’hotel. La notte prima, una volta passata la paura per l’album degli U2, sembrava amichevole e rilassato ma oggi, parlando meglio del nuovo album per la prima volta, è nervoso.

Chiedo a Flowers: hai detto che Sam’s Town parlava molto della tua cultura. Hai raggiunto questo obiettivo?

Beh, la cosa bella è che all’America non è fregato niente! Qui in Inghilterra invece si. Ha venduto quanto Hot Fuss. Ma in America ha venduto la metà – 1.5 milioni rispetto ai 3 di Hot Fuss. E questo dimostra quanto possano essere ciniche le persone. Stavamo cercando di fare qualcosa col cuore – ed è stato fatto col cuore“.

Come ha fatto un album così apertamente americano a non vendere tanto in America?

È stato un po’ maledetto fin dall’inizio. La stampa ci è andata giù pesante“. I Killers sono stati particolarmente dispiaciuti delle due-stelle-su-cinque della recensione di Rolling Stone. “Voglio dire, anche solo perché c’è When You Were Young merita di avere più di quello che ci hanno dato. Quella canzone rimarrà per l’eternità“.

Gli americani hanno pensato che stavate sforzandovi troppo di esserlo?

Forse. Ci siamo fatti conoscere con Hot Fuss e indossavamo completi, trucco e c’era sfarzo. Hanno sicuramente percepito il look di Sam’s Town come se fosse studiato. E lo capisco perfettamente adesso quando lo vedo. È una battaglia senza fine per me. Eravamo questi ragazzetti sfigati e per noi essere in una band voleva dire mostrarci così, alla moda. Quasi all’opposto degli Strokes – questi ragazzi di buona famiglia che sono ora sporchi rock’n’rollers. Al posto di sporcarci, abbiamo puntato all’eccesso, all’eccessiva indulgenza e ai nomi tipo Gucci. Quasi come per l’hip hop. Bling, ecco più o meno cos’era“.

Anche se può sembrare improbabile, il non-più-che-normale Flowers è hip hop da altri punti di vista – parla troppo, proclamando la sua grandiosità e nel contempo criticando gli altri. Non è colpa dei Killers se Sam’s Town non ha venduto come Hot Fuss a a casa loro – è stata la “cinica” America che non ha capito l’album. Ha apertamente dichiarato il suo desiderio che i Killers diventino una band da stadi, per raggiungere i Coldplay e stare assieme agli U2 sul “piedistallo…Stanno invecchiando. Sai che ci saranno un paio di canzoni nel nuovo album degli U2 che adorerai sicuramente. Sono incredibili. Ma ci dovrà essere…Non so, sembra quasi che sia giunto il tempo“.

L’ultima volta che avevamo parlato aveva accusato Thom Yorke di sprecare il suo talento perché non scriveva più canzoni orecchiabili. Ha attaccato i Green Day a causa della loro attività anti-americana: registrare in DVD un concerto a Milton Keynes (“Ho solo pensato che fosse troppo facile. Andare in un posto come l’Inghilterra e cantare American Idiot…“). Adesso ammette mestamente “che non ha aiutato nemmeno noi (in America). La gente ama i Green Day. Tutti quelli che erano ancora indecisi nei nostri confronti, probabilmente hanno deciso che non gli piacevamo a causa di questo“. Flowers è dispiaciuto per questa mancanza di rispetto, ma soprattutto perché ha colpito le vendite della sua band.

Ma secondo l’uomo che ha detto queste cose, comunque, Sam’s Town era stato direttamente influenzato da Springsteen ed era uno dei migliori album degli ultimi 20 anni. Queste citazioni vanagloriose ancora perseguitano i Killers.

Si, non avrebbe dovuto dire nessuna di quelle stronzate!” dice Keuning sbuffando. “Non ho mai pensato a Springsteen…Adesso probabilmente è un po’ più cauto. Non ero d’accordo con quello che ha detto. Non necessariamente rappresentava la band. Era semplicemente eccitato per Sam’s Town quando ha detto quella cosa dei 20 anni, ma non avevo idea di quanto male ci avrebbe fatto“.

Quello che adoro di Brandon è che dice tutto quello che gli passa per la testa“, dice Price. “E non gliene frega di dire cose che gli si ritorceranno contro o che andranno contro altri. È una cosa rincuorante avere qualcuno che dice: ‘Fanculo, voglio essere il migliore e questo è ciò che penso’. E sostiene quello che dice lavorando duramente“.

Brandon è un ragazzo simpatico. Ha un cuore d’oro, è davvero piacevole e sbalorditivamente carismatico sul palco. Apparentemente può scrivere successi pop e inni da stadio a volontà. Ma è anche estremamente nervoso, occasionalmente paranoico e facilmente irritato. È come se avesse sempre qualcosa da dimostrare – forse il retaggio di essere il più piccolo nella sua famiglia. È il più giovane di sei figli; il fratello più vicino di età, Shane, ha 12 anni in più di lui. È Shane, bello e nato-il-4-luglio (come viene menzionato nel testo di Sam’s Town), che il piccolo Brandon ha sempre cercato di raggiungere.
Tutto questo può farlo sembrare riservato e distante. La sua posizione durante l’intervista è ben dritta come se fosse uno studente, o con le braccia fermamente conserte come se fossero uno scudo. Tutto ciò porta ad affermazioni d’intento che se lette sulla carta stampata sembrano terribilmente senza peli sulla lingua.

Perché secondo te molte persone hanno dei problemi per la tua ambizione?

Non lo so. Suppongo che gli piacerebbe di più se fossimo tutti sottomessi e non puntassimo in alto. Non sono molto sicuro di cosa li preoccupi veramente“.

Perché ti vedono come un vile arrivista?

È una cosa che mi hanno già detto. Il cantante degli Idlewild ha detto che ero come Pete Sampras. Lo vedeva nei miei occhi – morto, freddo, una macchina, pronto a investire chiunque. E non sono assolutamente così“.

E comunque il tuo sport è il golf.

(Sorridendo) “Si. Tiger Woods, per favore. Ma riguarda solo le canzoni“.

È l’eccitazione piuttosto che un ego incontrollato a spingerti a promuovere i tuoi album?

Si. È così. Non sono mai riuscito a spiegarlo in modo semplice. Non mi sveglio dicendo ‘Sono il migliore’“.

Quella sera i Killers suonano al Marlay Park per un concerto sold-out da 32.000 persone, il più grande che abbiano mai fatto da soli (cioè, senza contare i festival). Serpeggia la soddisfazione dato che i Metallica non erano riusciti a fare sold-out la sera prima. La setlist di 16 canzoni è assolutamente ottima. L’ormai tradizionale canzone di chiusura dell’encore è la magnifica All These Things That I’ve Done, la canzone scritta da Flowers sulla sua battaglia per conciliare la sua fede mormona e le tentazioni che da uomo e da rock star allo stesso tempo si ritrova davanti. Come il pubblico dei Killers fa sempre, l’intero parco inizia a cantare il coro mentre la band è fuori dal palco e si sta preparando per l’encore: “I’ve got soul but I’m not a soldier…“. È impressionante da sentire.

Durante tutto il concerto un membro dell’entourage dei Killers scatta foto dal lato del palco. In questi giorni è l’unico vero fotografo a cui sia permesso fotografare la band dal vivo. Dopo i concerti, i media vengono invitati a scegliere gli scatti che la band ha selezionato da mettere in un sito fatto apposta. Più tardi chiedo a Flowers perché sia necessario questo.

Ah-ha-ha“, ride nervosamente. Inizia dicendo che il divieto nei confronti dei fotografi è stato in risposta alle pubblicazioni che tendono ad usare ripetutamente lo stesso tipo di foto: lui che canta con la bocca aperta. O, come dice lui “il momento dell’urlo…deve essere – beh, a me, non piaceva“.

Ed è vero che ti riprendono in video solo frontalmente, non dal basso?

Si. Perché? È veramente una posizione poco lusinghiera da cui farti riprendere. Non puoi evitare di sembrare come se avessi il doppio mento, specialmente se stai cantando, aprendo la bocca e urlando. È un’interpretazione ambigua“.

Ma sei magro e in ottima forma.

Sono magro. Ma non lo sono come….Iggy Pop e i bei vecchi tempi“.

Diresti che eri vanitoso, Brandon?

(Ridendo) “Non so se significhi che ero vanitoso. Sono cauto!“.

E ti piace avere il controllo?

Beh, sai, è il nostro destino con cui abbiamo a che fare“.

Presumibilmente ti piace il fatto che il divieto verso i fotografi farà si che tu venga tacciato come una persona dal troppo controllo ed egomaniaca?

Si, non lo capisco. Non me ne frega. La gente può pensare quello che vuole“.

Londra, 3 Settembre

La notte scorsa i Killers hanno festeggiato. Brandon Flowers ha vinto il premio per Most Stylish Man ai GQ Men of the Year Awards tenuti alla Royal Opera House. Ha fumato e bevuto champagne e ha concluso la nottata al Bungalow 8, posto famoso per le celebrità. È un mormone praticante non osservante al 100%, anche se suo figlio ha preso il nome da un profeta del Libro dei Mormoni. Che effetto ha avuto sulla sua fede avere un bambino?

L’ha resa più forte da un certo punto di vista“. Si ferma, sospettoso nel parlare di religione – ha studiato bene la storia della musica e sa che la strada del rock’n’roller ‘santo’ è molto incerta da seguire. “Mi sento arrogante a pensare che siamo un incidente, o che siamo così astuti senza un piccolo aiuto. Penso che sia un miracolo“.

Per alcune persone la nascita di un bambino consolida la loro fede nel creazionismo; un potere molto più importante ci ha messo la mano…

Si, sicuramente. È sicuramente successo lo stesso a me…E mi ha reso anche molto meno egoista, quindi va benissimo. Amo la musica, ma ora la vedo più come un lavoro rispetto al passato. Ora vado a lavorare. Quasi penso che lo sto facendo per lui e per il suo futuro. È cambiato tutto. Ci sono troppi pensieri che frullano nella mia testa. Mi chiedo se sia strano che mi faccio fare la manicure! Ha ha ha! Mio padre non se la faceva fare, non so se dovrei…Perché la faccio? Non lo so! Perché alla fine ti massaggiano le mani. È bello“.

Stiamo chiacchierando negli Olympic Studios a Barnes, sud-ovest di Londra. I Killers hanno due giorni e mezzo di lavoro per finire Day & Age. Questa agenda serrata ha portato all’annullamento della sessione di registrazione programmata con Elton John: lui e Flowers hanno scritto una canzone di Natale (la terza per i Killers), chiamata Joseph, Better You Than Me.

La band mi suona alcune nuove canzoni. Human, il primo singolo, è una canzone synth-pop alla Pet Shop Boys che dovrebbe far contenti i fan di Mr Brightside. Losing Touch è caratterizzata da squilli grezzi di sassofono. I Can’t Stay è magnificamente strana: tamburi di acciaio, clavicembali e un ritmo strascicato che Keuning descrive come “da sdraiarsi su un’isola“, e che Flowers ammette essere ispirata a Concrete and Clay, il numero uno in Inghilterra dei Unit 4+2 nel 1965 (l’aveva sentita nella colonna sonora di Rushmore). E in Joyride, in stile Club Tropicana, i Killers si sono dati al funk.
Al primo ascolto è entusiasmante, il sound della band americana di successo più ambiziosa allarga il suo campo d’azione verso nuove direzioni. Come dice Stuart Price: “Credo che l’idea di fare qualcosa di sbagliato sia ciò che agli Europei piace dei Killers“.

A Dustland Fairytale ricorda di più il rock imponente di Sam’s Town. Punteggiata da un piano incalzante, suona come una produzione di Jim Steinman. Nel testo ci sono frasi tipo “slick chrome American prince“, “long brown hair and foolish eyes“, e “white trash county“. Racconta la storia dell’incontro dei gentiori di Flowers – avevano entrambi 15 anni e vivevano nello stesso parcheggio per roulotte.

La canzone che sta causando più problemi a Flowers è Goodnight, Travel Well. Prevista come canzone di chiusura dell’album e lunga quasi sette minuti, è un tributo alla madre di Dave Keuning, recentemente scomparsa, e alla madre di Brandon Flowers, a cui è stato diagnosticato un tumore al cervello (dice che sta rispondendo “molto bene alla chemio e alla radiazioni per ora“). Deve riuscire a mettere apposto il testo: affettuoso ma non sdolcinato. Ascolto la versione non ancora finita. È una sinfonia gotica, piena di ottoni e violini.

Flowers la descrive come: “Inizia come una delle cose più tristi che abbiamo mai fatto prima di innalzarsi fino alle nuvole alla fine. Oh, è straziante. Ti prende allo stomaco“.

Se Flowers riesce a cantarla sera dopo sera, potrebbe essere una magnifica canzone di chiusura.

Usiamo l’analogia del mangiare troppa cioccolata. Ecco com’erano forse i concerti dei Killers in passato, a volte sono troppo intensi – non abbiamo alti e bassi. È stata davvero una boccata d’aria fresca fare le canzoni da Sawdust e la versione semi-acustica di Smile Like You Mean It. Non si nota sempre. Ma ci sentivamo come una band vera. Una più matura…“. Flowers si ferma e sorride. “C’erano uomini che suonavano“.

Bene allora. Tempo di andare in studio. I Killers hanno poco più di 48 ore per finire l’album che, se tutto va come previsto, li terrà in tour fino alla fine del 2010. L’unica via da percorrere è in salita. In termini di sound e in termini di importanza, la loro ambizione non conosce limiti. Se Brandon Flowers, il più piccolo della famiglia e della band, ci metterà lo zampino, il pubblico che compra cd e va ai concerti verrà messo in moto.

Ho un impulso inspiegabile“, ammette di buon grado. “Non so esattamente da dove viene, ma diventa quasi un’ossessione. C’è qualcosa di speciale nel radunare tutte quelle persone e festeggiare con loro. Lo voglio! Sono ingordo ed egoista, ma voglio questa cosa ogni sera“.

Fonte // The Observer

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