Sunday Magazine [10-11-2008]

I Killers sono tornati con un terzo album e una nuova direzione. Abbracciando una cornucopia di stili dalla bossa nova alla disco, sembra che a volte il crimine ripaghi.

Condurre un’intervista con delle star del rock’n’roll nei confini clinici di un ambiente minimalista progettato da Philippe Starck, come al St Martin’s Lane Hotel a Londra, è una cosa un po’ incongrua. Sicuro, è un hotel terribilmente alla moda – in questa maniera controllata, da camera di isolamento – e i Killers, dalla boccia polverosa al neon che è Las Vegas, sono una band davvero eccezionale, in parte grazie alle loro dichiarate ispirazioni come quelle delle influenti band inglesi The Smiths e New Order (sono indicati come la “migliore band britannica d’America”).
Ma sono musicisti, non architetti. Sono capelluti e non rasati (beh, Ronnie Vannucci lo è), fumano (beh, il cantante Brandon Flowers lo fa), indossano stivali e blue jeans e apprezzano bere un po’ e dormire fino a tardi. Stare seduti in una stanza bianco-su-bianco con uno specchio caratterizzato da particolari color verde-bile non rispecchia le loro personalità.
Flowers non riesce a trovare un apribottiglie (il disordine in cucina è un anatema dell’hospital chic) e risolve rompendo il collo della bottiglia della sua Coca-Cola con la mano. “Credo di averla rotta“, miagola, controllandosi la mano. Vannucci ammette che preferirebbe qualcosa di un po’ più familiare. “Stiamo cercando di trasferirci al Brown’s Hotel domani“, dice, affascinato dalla promessa di tendaggi e candelabri vecchio stile.
È importante essere circondati da un ambiente confortevole quando si lavora fino alle 2 di notte al proprio terzo album in studio, atteso con ansia. È per questo che Flowers (che suona anche le tastiere) e Vannucci, insieme al chitarrista David Keuning e al bassista Mark Stoermer, sono a Londra dopo la coda finale della stagione dei festival che li ha visti come headliner di due dei più grandi eventi dell’estate, a Reading e Leeds.
Vannucci si sta curando quello che definisce “il maledetto raffreddore europeo“, ma sostiene che è tutta colpa del tour piuttosto che di feste selvagge. Al di là di questo, i Killers adesso sono in modalità perfezionamento. “Non puoi autocommiserarti troppo, ascoltando cosa ci sarà scritto sul tuo epitaffio“, ride. Sebbene riconosca che “esiste anche in me questo lato autocommiserativo”, Vannucci dice che ha visto abbastanza esempi nel suo tempo per assicurare che non vuole fare qualcosa di tanto stupido. “Quante volte le persone sono morte nella vasca da bagno? Andiamo, il libro è stato scritto. Leggilo. Capisci quello che voglio dire?“.
Flowers, intanto, si sta occupando non sono sicuro di cosa. Il frontman dei Killers con una bellezza da ragazzino, si comporta come qualcuno che sta aspettando fuori dall’ufficio del preside. Ha la reputazione di essere nervoso e distante, una persona che ha bisogno di avere il controllo su tutto, con la tendenza ad auto-elogiarsi. Oggi sembra preoccupato e infelice; percorre la stanza con come se fosse a disagio, le sue risposte sono vaghe e incomplete.
Alla fine si riprende e appare sulla superficie una vulnerabilità che sembra possibile toccare, quando parla di sua moglie, Tana, e del loro figlio di 15 mesi, Ammon, che sono volati a casa a Las Vegas una settimana fa. “Sono riuscito a stare con lui quando ha iniziato a camminare“, dice, sorridendo timidamente, “quindi è stata una cosa stupenda“. Naturalmente preferirebbe essere con loro piuttosto che parlare con un estraneo in uno sterile cubo bianco, al di sopra delle inzuppate strade di Londra.
Comunque, c’è un prodotto di cui discutere e i Killers hanno goduto di abbastanza successo finora per apprezzare il fine commerciale dell’accordo. “Non abbiamo paura di fare interviste“, dice Flowers, balbettando un po’. “Ci preoccupiamo di quali foto sono la fuori e di cose simili. È difficile da sostenere, ma allo stesso modo vogliamo scrivere buone canzoni ed essere una grande band dal vivo. È diventato un affare abbastanza grande adesso“.
Lo è certamente – le vendite totali degli album stanno per toccare quota 12 milioni. Da Adelaide ad Albuquerque, i loro fans – molti di loro membri del fan club a pagamento chiamato, in modo più che appropriato, The Victims – stanno morendo (scusate il gioco di parole) per mettere le mani sul nuovo cd dei ragazzi, Day & Age. Registrato a Las Vegas e Londra, e prodotto da Stuart Price (Madonna, Gwen Stefani, Seal), l’album di 10 tracce rivela che i Killers stanno sperimentando con stili musicali e arrangiamenti sofisticati e sfaccettati, mentre conservano il suono spigoloso, ma molto raffinato, che finisce per caratterizzarli.
Il primo singolo, Human, è sospinto da un battito euro-dance e da ondate lussureggianti di sintetizzatori, con l’alta, chiara voce di Flowers che taglia tutto come una barca a vela attraverso la nebbia, mentre chiede, in modo alquanto strano, “Are we human or are we dancer?“. Ha ‘canzone per riempire le discoteche’ scritta praticamente ovunque, cosa che mi porta a chiedermi se la band ha frugato nel fondo del vecchio catalogo dei Pet Shop Boys ultimamente.
Altre tracce richiamano alla mente la spavalderia carica di sax di Bryan Ferry e la estroversa spettacolarità degli U2. La musica è intatta e controllata ma anche densa e davvero molto viva. Nel mix è riversato un basso funk e diretto, archi, clavicembalo, tamburi d’acciaio e, in una traccia, un ritmo bossa nova che non suonerebbe fuori posto in un nightclub di Rio. Succedono molte cose in ogni traccia, qualcosa che Vannucci riconosce. “Se sei nel dubbio, aggiungi qualche ottone“, dice. “Questo è il mio motto – essendo il batterista!
Il nuovo album è stato, dice Flowers, “letteralmente scritto in giro per il mondo durante il tour di Sam’s Town (il nostro ultimo album)“. Una volta che il tour è finito, ciascuno di loro ha mandato i demo attraverso internet a Price e agli altri membri della band. “È stato come fare la prova di una band virtuale“, ride Vannucci. “È stato estremamente conveniente. Puoi essere ovunque nel mondo e continuare a essere produttivo. Non è come quando di solito continui a fare le prove e tutti stanno sulle spine perché stanno aspettando che arrivi qualcuno con una struttura di un accordo o qualcosa del genere“.
Quando è arrivato il momento di registrare queste idee, tutto è sembrato chiaro e facile“, continua. “Sapevamo in cosa ci stavamo addentrando“. Dalle iniziali 50 ‘idee’ hanno selezionato 21 canzoni, che hanno portato in studio a giugno. “Ne abbiamo ri-registrate alcune, e altre le abbiamo lasciate com’erano nei demo – andavano bene a sufficienza così com’erano“. Una canzone è stata finita nel loro tour bus una settimana prima di questa intervista. “Abbiamo cambiato il coro, con un buon microfono e un computer portatile, da qualche parte in Germania. Il processo di registrazione è stato organizzato in modo divertente“.
Flowers è d’accordo, anche se confessa, “Mi sembra di scrivere continuamente la stessa canzone. Siamo sicuramente più avventurosi in questo album. Abbiamo cercato di rilassarci un po’ e divertirci di più, ma ci saranno sempre un paio di canzoni dei Killers che sono più pesanti e che hanno toni religiosi, suppongo. È una cosa da cui non possiamo sfuggire“.
Ah si, i toni religiosi. Flowers è un Mormone praticante la cui fede pervade il suo processo di scrittura delle canzoni e molti aspetti della sua vita, facendo di lui una curiosità nel mondo della musica popolare. È un aspetto di lui che genera una quantità enorme di articoli, non sempre ben accolti. Gli chiedo se sarebbe stato un musicista diverso se non fosse stato Mormone. “Lo sarei stato“, risponde timidamente. C’è una pausa. “Probabilmente sarei stato peggiore. Probabilmente sarei stato pericoloso“. La sua religione lo aiuta a livellarsi, dice. “È come una specie di regola intrinseca. Sono più produttivo a causa di ciò. Non sono sconsiderato e apprezzo le cose. È un bene per me“.
Quello che forse non funziona nel contesto di un gruppo death metal che scrive canzoni su teschi di capre, funziona bene con i Killers. La spiritualità penetrante di Flowers si traduce in una musica che crea una connessione con i cuori e le menti degli ascoltatori. Nella canzone che dà il titolo al loro ultimo album, canta: “I’ve got this energy beneath my feet, like something underground’s gonna come up and carry me“. Un’altra, When You Were Young, parla di qualcuno che “doesn’t look a thing like Jesus, but he talks like a gentleman, like you imagined when you were young“.
Che Flowers scriva o meno la stessa canzone in continuazione, come teme, la musica certamente viene compresa dai fans, la cui devozione è massima. Richiama alla mente un altro gruppo molto amato, gli Smiths, per cui Flowers ha avuto un’ossessione per gran parte della sua gioventù. Si ricorda di aver servito il loro enigmatico cantante, Morrissey, in un ristorante di Lad Vegas dove lavorava. In realtà Flowers più che servirlo è scoppiato in lacrime.
È successo all’apice della mia passione per Morrissey”, dice. “Mi chiedo se si ricorda di me. Sono sicuro che si ricordi, perché l’ho spaventato“. Flowers gli disse che era un suo grande fan, ma Morrissey non rispose. “Ha voluto che me ne andassi. Penso di essergli sembrato strano. Per il resto del suo pasto, ho notato che mi guardava, probabilmente per essere sicuro che che non stessi afferrando un coltello o qualcosa del genere“. (Andiamo avanti velocemente di qualche anno e i Killers hanno supportano Morrissey sul palco, ma Flowers era troppo nervoso per parlare al suo idolo. “Ha assistito al nostro sound-check ed ero spaventato da morire. È talmente inavvicinabile“).
Con un tale evidente affetto per la musica britannica, è stato coerente che i Killers siano esplosi in UK prima di trovare il successo nel loro paese d’origine e nel resto del mondo. La band si è formata nel 2002, quando il chitarrista Keuning mise un annuncio in un giornale locale alla ricerca di menti simili e Flowers rispose. Vannucci, che arrivò insieme alle sue bacchette dopo poco tempo, ricorda l’istantanea chimica musicale e il comune senso dell’impegno.
Ho realizzato, Ok, questi due ragazzi sono pazzi come me, a volerlo. Ho suonato con altri musicisti, ma avevano sempre altre cose che accadevano nelle loro vite. Avevo detto loro, quasi come un test, ‘Guardate, faremo così ogni giorno’. Era una cosa senza precedenti. Ma abbiamo abbiamo messo mano ai nostri programmi e abbiamo ridotto i guadagni così abbiamo potuto provare. Sapevamo che sarebbe successo. Così quando Mark è arrivato, ha completato il quadro“.
Eppure, Flowers dice, “Non riuscivamo a firmare un contratto in America. Abbiamo provato per alcune etichette e ci hanno mandati via. Così abbiamo fatto un piccolo contratto in UK, con un’etichetta indie, siamo venuti qui e abbiamo suonato in cinque bar, e (la rivista musicale britannica) NME ha scritto di noi“. Dopo il loro ritorno negli Stati Uniti, tutti volevano scritturarli. “È successo tutto veramente in fretta“.
Vannucci ricorda che in quel periodo nella storia della band è stato come essere in un tornado (il loro album di debutto, Hot Fuss, è stato pubblicato a metà del 2004). “All’improvviso ci ha portati in alto ed eravamo sempre più impegnati. Non ti rendi conto di quelli che sei riuscito a fare finché non rallenti – e non è successo fino all’incirca al periodo di Sam’s Town“. Essere invitati al concerto del Live8 nel 2005 nel Regno Unito è stato il punto culminante. “È stata una buona indicazione del fatto che stavamo in qualche modo impressionando le persone”, dice. Così come finalmente comprare una macchina con l’aria condizionata. “Questo è un successo per me“, ride.
I Killers sono stati in tour in Australia tre volte, e Flowers e Vannucci sono eccitati all’idea di suonare ancora dall’altra parte del mondo. “È uno dei miei paesi preferiti“, dice Vannucci. “Non lo voglio dire per lusingarvi o cose simili, ma l’Australia – e anche la Nuova Zelanda – sono i migliori paradisi nascosti del mondo. Ho pensato di trasferirmi qui, ma è così lontano“.
In uno dei loro tour australiani, Vannucci ha portato con sé il padre durante il viaggio. “Non è mai stato in Europa, figurarsi in Australia. Se l’è goduto un casino. È stato divertente essere in grado di mostrargli che possiamo far impazzire il pubblico a 10.000 miglia di distanza da casa”, ridacchia. “Adesso può morire da uomo felice“.
Parlando dei ricordi felici del tour, Flowers rievoca la volta in cui i Vines, gli Howling Bells e i Louis XIV li hanno raggiunti sul palco a Sydney per una cover improvvisata di Helter Skelter dei Beatles. “È stato davvero fantastico“, sorride. “Ci siamo sempre stati in estate, è stupendo. Penso che torneremo ancora l’anno prossimo“.
Prima, però, i Killers devono affrontare l’uscita del nuovo album, hanno videoclip da girare e canzoni non ancora eseguite dal vivo su cui esercitarsi. Flowers legge mai le recensioni sulla band? “Le leggo“, dice con un po’ di amarezza. Ogni tanto vorrebbe non averlo fatto? “Si. Se credi nel buono, devi credere anche nel cattivo. Non puoi prendertela troppo a cuore“.
Chiamatela Sindrome delle Difficoltà del Secondo Album, ma Sam’s Town, un album dal suono più americano, non ha incontrato una lode unanime, diversamente dal più brit Hot Fuss. Chiedo a Flowers se non gli viene mai da pensare che i media – i media britannici, in particolare – in realtà adorino idolatrare una nuova band solo per farla cadere come una patata bollente un anno o due dopo in favore del prossimo artista X. “L’ho visto succedere e si, è spaventoso. Ma mi sembra che ci sia una bella aspettativa per questo album. Siamo stati fortunati, mi pare che ce l’abbiamo fatta – penso“.
Quello che non vede l’ora di fare è salire sul palco e creare un contatto con un nuovo pubblico ogni sera. Per lui è questo il momento in cui tutto si realizza – “una volta raggiunto un certo momento. La prima volta che suoneremo queste canzoni, ci sarà agitazione e nervosismo. Ma più io sarò a mio agio, col tempo che passa, più diventerà una vera gioia. Sarà meraviglioso ogni sera“.

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