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PopMatters [12-02-2010]

A pochi giorni dalla pubblicazione di un esplosivo DVD live, Dave Keuning dei Killers ci parla delle umili origini della band e come il suo più grande rammarico sia il fatto che la band non ha potuto pubblicare un altro album di debutto.

Potendo contare su alcuni singoli famosissimi, uno degli album più sottovalutati del decennio e sulla pubblicazione del singolo natalizio non tanto tempo fa, sembra quasi sorprendente che quando i Killers hanno deciso di registrare il loro adrenalinico concerto alla Royal Albert Hall, il palco che hanno usato…fosse davvero piccolo.

Ma forse è stata una scelta deliberata: come ben si nota dal piccolo set che il regista di video Mark Romanek ha dato ai Red Hot Chili Peppers per filmare il loro clip di Can’t Stop, a volte un palco piccolo è proprio quello che serve a una band da stadio per trovare una sorta di nuova energia. Come dimostra il DVD per il Live from the Royal Albert Hall, questo piccolo palco ha dimostrato quanto il quartetto di Las Vegas possa essere esplosivo indipendentemente dalla grandezza del palco, suonando familiari inni da Guitar Hero (When You Were Young) e canzoni preferite dai fan (Read My Mind) con uguale ferocia per la gioia di migliaia a migliaia di fan entusiasti.

Parlando con il chitarrista/compositore dei Killers, Dave Keuning, scopriamo che tutta questa agitazione è in realtà una specie di mossa creata deliberatamente, dato che la setlist del gruppo è costruita con attenzione per ottenere tale reazione. Durante la nostra chiacchierata, Keuning parla delle umili origini della band (su cui spesso si sorvola), la gioia derivante dallo sconvolgere le aspettative delle persone, e come il suo più grande rimpianto sia il fatto che la band non abbia pubblicato un altro album di debutto…

Allora, ho appena finito di guardare il DVD della Royal Albert Hall, e sono rimasto piuttosto impressionato della risposta che voi ragazzi siete stati in grado di creare da parte del pubblico. Nella maggior parte dei programmi che trasmettono concerti dal vivo, il pubblico canta spesso i ritornelli delle canzoni più famose, ma qui cantavano conoscendo alla lettera ogni singola parola. Cosa ne pensate generalmente di una cosa simile? Siete mai intimoriti di andare là fuori e suonare per un pubblico così fanatico?
Si, cioè non ci si stanca mai quando c’è un pubblico così. Voglio dire che è il pubblico perfetto: che canta ogni singola parola, che conosce le canzoni, che apprezza anche le canzoni meno famose, e altre cose simili. È stata una buona ambientazione, e speriamo che si noti nel DVD.

Penso che uno dei motivi possa essere dovuto anche al palco, che sembrava molto piccolo e delimitato rispetto a quello che normalmente si vede alla RAH.
Si, è più piccolo! Avevamo già suonato là un’altra volta, e quando poi siamo tornati per il DVD ci eravamo quasi dimenticati di quanto piccolo fosse. Adesso che abbiamo provato queste dimensioni, se rifaremo una cosa come questa, penso che la faremo su un palco più grande.

Una delle cose che mi ha sorpreso del concerto alla Royal Albert Hall è stato il modo in cui avete progettato la setlist, aprendo immediatamente con Human e Somebody Told Me, quasi come un modo per saziare quelli che sono venuti solo per le canzoni più famose per poi tuffarvi un po’ nelle canzoni meno conosciute del vostro repertorio. Qual è di solito il processo di pensieri che sta dietro la progettazione di una setlist come questa?
Beh, non so. Questi sono sicuramente due dei nostri più grandi successi, ma, fortunatamente ce ne teniamo stretti altri e li facciamo aspettare per questo. Di solito Mr. Brightside è verso la fine del set, All These Things That I’ve Done, e When You Were Young è di solito la nostra canzone finale. Quindi c’è materiale anche nell’ultima parte. Le persone hanno aspettato – alcune di loro per ore e ore – e quando finalmente suoniamo la prima canzone, vogliamo che sia una buona canzone per premiarli un po’. Questo causa immediatamente il delirio nel pubblico, e penso che sia abbastanza divertente anche per noi dar loro finalmente un po’ di quello che desiderano.

Uno dei momenti carini prima dell’esplosione di Mr Brightside durante questa performance è stato quando Brandon ha preso il microfono e ha ripetuto la storia di come voi ragazzi vi siete incontrati grazie ad un annuncio che tu avevi pubblicato, dando il via a quello che i Killers sono diventati oggi. Guardando indietro, sei sorpreso di quanto lontani siete arrivati da allora, e l’aumentare della vostra fama ha intaccato in qualche modo la tua amicizia con Brandon?
(L’essere diventati famosi) qualche volta mi sorprende, ma è quello che ci eravamo prefissati di fare, e non sapevo che sarebbe successo, ma è quello che abbiamo cercato di fare. Quando abbiamo avuto canzoni come Mr Brightside e – pochi mesi dopo – altre che hanno fatto colpo come Somebody Told Me e On Top, ho pensato che avevamo del materiale abbastanza buono. Pensavo che se mai avessero visto la luce del giorno, avrebbero avuto successo. Ci credevo.

Fin dall’inizio.
Certo. Ci credevo, ed è così che la nostra amicizia è cominciata, sai? Brandon e io eravamo sulla stessa lunghezza d’onda e ne abbiamo anche parlato. Gli ho detto “Vuoi diventare il più grande possibile, giusto?“. Lui ha risposto qualcosa come “Si, certo!“. Era una cosa che volevo chiarire subito perché ci sono musicisti – molti di quelli che ho incontrato – che avrebbero riso di questa idea o di questo obiettivo, dicendo “Oh, pensi che un giorno diventerai davvero famoso?” o “Perché mai provarci?“. Quello era il nostro obiettivo, e non c’è niente di sbagliato nel non voler diventare grandi e rimanere solo a suonare nei dintorni della città – è diverso. Noi volevamo solo arrivare il più lontano possibile, ovunque questo fosse stato.

Oggigiorno sembra che ci siano ancora un sacco di band che cercano di costruirsi una credibilità prima di lanciarsi davvero al grande pubblico, quasi come se fosse un pre-requisito per il successo, formando amicizie con altre band della zona…
L’abbiamo fatto! Abbiamo fatto questa cosa. Abbiamo suonato per due anni. Piccoli bar a Las Vegas. Abbiamo suonato in giro, abbiamo pagato il dovuto. Abbiamo suonato in giro per la città, in tutte le bettole, abbiamo girato un po’ in Inghilterra e in posti piccoli prima che uscisse Hot Fuss – cosa successa naturalmente dopo che avevamo ottenuto un contratto discografico. Quindi l’abbiamo fatto – il costruire la credibilità – solo che un sacco di persone non lo sa.

Non è molto risaputa questa cosa.
No, no non lo è.

Ricordo che in un’intervista precedente all’uscita di Sam’s Town, Brandon parlò di una nuova canzone chiamata Read My Mind, che definì come la sua preferita tra le cose che la band aveva mai fatto insieme (e sono abbastanza incline ad essere d’accordo). Per te personalmente, c’è una canzone dei Killers che preferisci?
Ne ho alcune, e molte sono le stesse che anche tutti gli altri preferiscono. Potrei pensare che la mia sia When You Were Young, ed è la preferita complessivamente da tutti e 4 i Killers.

Ho pensato che fosse interessante il fatto che è stata usata anche per l’originale del gioco Rock Band, ma è stata una piccola mossa in una cornice più ampia: sembra che voi ragazzi abbiate deliberatamente cercato di mescolare le cose nel corso della vostra carriera. Penso che un sacco di gente ha voluto descrivervi come revivalisti del synth-rock luccicante fin dall’inizio, ma vi siete diversificati facendo cover dei Dire Straits, una canzone dei Joy Division per la colonna sonora di Control, e adesso avete anche contribuito con una canzone al nuovo disco per New Moon. E per completare il tutto, Lady Gaga parla di andare ad un concerto dei Killers in una delle sue canzoni (“Boys Boys Boys”). C’è una direzione intenzionale in cui sembra che vogliate condurre i Killers, o siete…
Non penso che ci sia una direzione precisa, ma penso che ci diverta sorprendere le persone perché tutti pensano di averci capiti. “Oh hanno fatto questo!” e allora facciamo Sam’s Town. Quindi loro continuano “Oh hanno fatto quello!” e allora facciamo Day & Age. Tutti pensano di essere riusciti a capirci, ma abbiamo molte influenze, tutti e quattro. Ci piacciono un sacco di band. Brandon e io non abbiamo mai detto “Hey, suoneremo in questo modo…” – abbiamo solo cominciato a suonare insieme e queste sono le canzoni che sono uscite, e non sapevo nemmeno come e cosa avremmo suonato quando ci siamo uniti. Penso che suoniamo come noi stessi ,ma penso che “noi stessi” significhi molti gusti differenti, e penso che con una canzone alla volta stiamo dimostrando quello che possiamo fare. Ogni volta che le persone proveranno a prevedere come saremo, resteranno deluse.

Anche se siete ancora coinvolti in pieno nel tour di supporto di Day & Age, quali sono le prossime mosse per i Killers?
Beh, saremo in tour fino alla fine di Febbraio 2010, poi abbiamo questo DVD in uscita, che è un bella cosa – è il nostro primo DVD. Poi probabilmente ci prenderemo una pausa – abbiamo realizzato la canzone per la colonna sonora di Twilight, ma i Killers probabilmente si prenderanno una pausa prima di tornare a scrivere.

Bene, ultima domanda: adesso che siete una band completamente formata da quasi un decennio, guardando indietro qual è stato il tuo più grande rimpianto, e – per contro – qual è il risultato di cui sei più fiero?
(Dave fa un respiro profondo) Ok. Non lo so…Non ho molti rimpianti, anche se una cosa su cui ho fantasticato qualche volta è che avrebbe dovuto esserci un altro album prima di Hot Fuss, perché abbiamo gettato via un bel po’ di buone canzoni. Probabilmente circa 50. Sento che alcune di queste sono le mie preferite dal punto di vista sentimentale, e molte di loro sono solo registrate su nastro. Per cui sapendo che alcune di loro probabilmente non vedranno mai la luce del giorno, mi sarebbe piaciuto che ne avessimo fatto un altro, ma penso anche che sia questo che ha reso così speciale Hot Fuss, il fatto che ci abbiamo messo un po’ per ottenere il contratto discografico e poi avevamo tutte quelle grandi idee da inserire nel primo album.

Quindi non avete avuto avuto la “tremarella del novellino”, per così dire, è stato quasi come un secondo album sin dall’inizio.
Beh, avevamo sicuramente molte canzoni tra cui scegliere per l’album. Tendiamo a scegliere per gli album solo cose che abbiamo scritto di recente – ed è venuto fuori bene. Ci sono molti risultati di cui sono fiero. Suonare al Live Aid è stata la sensazione migliore del mondo. Una lineup grandiosa e una cosa stupenda da guardare. Ricevere i complimenti da gente come Bono ed Elton John. Questi sono i posti da cui vuoi che vengano i complimenti. Questo tipo di aiuti cancellano le cattive recensioni – che comunque io non leggo più (ride).

Fonte // PopMatters

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