NME [16-03-2011]

Il batterista dei Killers ha fatto un album solista – ma ciò non impedirà alla band di tornare insieme quest’anno…

Hai appena finito il tuo primo album solista, Big Talk. Stai provando a superare Brandon?
Ha, l’anno scorso abbiamo detto che avremmo dovuto prendere una pausa, rimetterci con il vento in poppa e fare le nostre cose. Nemmeno un mese dopo mi stavo già annoiando, Brandon si era imbarcato nella sua missione solista e io avevo proprio bisogno di creare qualcosa. Sostanzialmente non posso stare fermo, per me è stato molto difficile starmene seduto su un divano.

Cosa ti ha fatto pensare che potevi essere un cantante oltre ad un batterista?
Ero un po’ timido. Ma se ti metti in gioco, devi giocare! È stato come fare un’immersione per la prima volta. Fino a poco tempo fa non ero nemmeno sicuro che avrei pubblicato qualcosa. Sai, non vuoi iniziare a strombazzare la cosa fino a quando non sei più che pronto.

Chi altro compare nell’album?
Siamo soprattutto io e il mio amico Taylor Milne. Eravamo in una band ai tempi del college; sostanzialmente avremmo dovuto sposarci. Gli ho telefonato da qualche negozio di casalinghi con mia moglie e gli ho detto che avrebbe dovuto essere coinvolto, e lui è stato d’accordo. Taylor è più per cose in stile J Mascis/Thurston Moore, il che è ottimo per me perché così ci incontriamo a metà strada. Matt (Sharp, ex bassista dei Weezer) e il mio amico Ted hanno suonato il basso in un paio di tracce,ma per il resto ci siamo solo noi due.

E hai suonato anche la chitarra?
Si. Ma non riesco ancora a suonare veloce, dovrò lavorarci sopra.

Quali sono state le tue influenze, musicalmente parlando?
Fare questo disco ha risvegliato questi sentimenti antichi, cose come Elvis Costello, Billy Joel, Tom Petty, i Cars – un sacco di roba dei tardi anni ’70 e dei primi anni ’80 con la quale sono cresciuto. Al giorno d’oggi al rock’n’roll manca un sacco di personalità, e penso che questo trapeli anche un pochino qui.

Perché hai chiamato l’album Big Talk?
Beh, è un pochino scherzoso, è un accenno alle tante stronzate che escono oggi e che non sono altro che chiacchiere, niente altro che la macchina mediatica. In questi tempi le case discografiche sfornano facce carine e non gliene importa niente della musica, è tutto red carpets e stupide interviste.

Niente più cerimonie di premiazione per te, quindi. Qualche progetto per portare in tour questo show solista?
Si, andremo ovunque la musica ci conduca. Comunque non sono pronto a farmi arricciare i capelli e a salire su grandi palchi. Da un punto di vista pratico ha senso provare una tattica di guerriglia finché non ci siamo organizzati. Ma prima devo mettere insieme una band.

Abbiamo anche sentito voci secondo le quali i Killers faranno qualcosa in più rispetto ai concerti programmati quest’anno…
I Killers sono i miei ragazzi, questo è solo divertimento per me. Abbiamo intenzione di incontrarci in maggio. Abbiamo alcuni concerti in aprile ma ci ritroveremo proprio in una stanza insieme e vedremo come ci sembra. Anche Mark sta facendo un disco adesso, al momento sta pasticciando con alcuni brani. Ci sono alcuni sfizi che dobbiamo ancora toglierci. Ma sono davvero ansioso di tornare in studio con questi ragazzi e fare qualche canzone. Questo prossimo album sarà fatto alle nostre condizioni per ciò che riguarda la tempistica, uscirà quando sarà pronto. Vogliamo solo farne il nostro migliore album, è importante per noi come band.

Quindi va tutto bene a Camp Killers?
Certo. L’edificio non si sta sgretolando! Posso vedere che i progetti solisti sono salutari per noi. Poiché tutti sanno come ci guadagniamo da vivere e che quello che facciamo è speciale, non puoi buttarlo via. È custodito e curato molto bene. Non vogliamo stare via per troppo tempo.

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