WARP Magazine [07-2012]

Las Vegas: affascinante come Parigi, cosmopolita come New York, sentimentale come Venezia. È il punto più luminoso sulla terra vista dallo spazio, la città di Frank Sinatra ed Elvis Presley, e nonostante sia citata tantissime volte nella musica, nei film e nella cultura popolare, oltre alle luci rimane un alone di mistero, come se fosse una città fantasma: segreti che hanno alimentato per dieci anni la creatività di Brandon Flowers, Dave Keuning, Ronnie Vannucci Jr. e Mark Stoermer.
Lì, nella loro città natale e nell’intimità del loro studio, Battle Born – come il nome del nuovo album – ascoltiamo le prime canzoni finite di Battle Born, materiale che vedrà la luce fra un mese.
Warp Magazine ha parlato in esclusiva con Brandon e Dave sul ritorno della band con il quarto album in studio: uno dei ritorni più attesi sia da parte dei fan sia da quello dei loro detrattori. E nonostante le vendite, i tour e altre statistiche dimostrino che i Killers sono ormai una band consolidata, loro confessano che la battaglia è appena iniziata…

Come vi sentite a registrare canzoni nuove?
Brandon: È una sensazione simile a quando tutto è iniziato; siamo tornati nella situazione in cui lavoriamo di solito e siamo partiti da lì.

Dopo aver ascoltato le canzoni nuove, non si può fare a meno di ricordare i primi album dei Killers. Avete parlato dei vostri lavori precedenti prima di iniziare a registrare Battle Born?
B: Sì, abbiamo parlato degli album precedenti per trovare i nostri punti forti, le cose che amiamo; abbiamo parlato di quello che abbiamo fatto e siamo orgogliosi del nostro passato. Quindi speriamo di incorporare tutto questo nel nuovo album. Non si tratta di prendere “questo percorso” o “quel percorso”, ma di fare quello che siamo bravi a fare.

Siete entusiasti di poter suonare queste canzoni dal vivo?
Dave: Lo siamo molto perché abbiamo suonato molto dal vivo negli ultimi due anni, per cui sarà bello suonare queste nuove canzoni e avere per la prima volta dopo tanto delle setlist diverse, sarà divertente per noi e speriamo anche per chi verrà ai concerti.

Le band hanno sempre l’opzione di registrare un album di fretta o prendere delle lunghe pause. Voi avete provato entrambe le cose. Cosa vi ha portati a passare quattro anni nello studio di registrazione?
D: Avevo senza dubbio bisogno di un anno sabbatico. Ci siamo presi il nostro tempo e circa un anno fa abbiamo iniziato a lavorare sull’album, che è quasi pronto. Sembra che questa assenza di quattro anni sia passata molto rapidamente: solo nel 2009 abbiamo pubblicato il DVD Live from the Royal Albert Hall.

Tornando alla musica, si notano alcuni strumenti non utilizzati per Day & Age. Come avete scelto di usarli?
D: Non siamo contrari ad essere una band organica dal momento che durante il processo creativo lavoriamo naturalmente con qualsiasi cosa ci capiti sottomano. E si, probabilmente suona più organico; forse in parte è una cosa accidentale e in parte voluta, ma alla fine si tratta solo di ciò che suona bene.

Chi è il produttore di Battle Born?
B: Ce ne sono stati cinque (ride)…
D: Ovviamente non tutti nello stesso momento, ma abbiamo avuto Steve Lillywhite e Damien Taylor per la maggior parte delle canzoni; gli altri tre produttori sono Daniel Lanois, Stuart Price e Brendan O’Brien. Con ognuno di loro abbiamo lavorato su alcune canzoni, delle quali ne rimangono una o due.

Avete costruito un vostro sound durante tutti questi anni, accettereste un produttore che vi chiedesse di cambiare qualcosa di questa vostra essenza?
B: Non credo, siamo quello che siamo e non ci è mai stato chiesto di cambiare. Si iniziano a vedere band che cercano di adattarsi a quello che è “popolare” e, se non è quello che vogliono fare realmente, ciò li rende infelici.
D: Devi sempre essere te stesso.

Cos’è che fa felici i Killers?
D: Avere delle canzoni che le persone hanno scelto di apprezzare; canzoni da Hot Fuss, da Sam’s Town… Adoriamo il fatto che alla gente piacciono canzoni che abbiamo scritto. E finora è andato tutto bene.

Volete continuare a suonare ogni sera o preferireste avere più pause?
D: La nostra agenda dice che dobbiamo abituarci di nuovo all’idea di suonare ogni sera (ride).
B: Siamo ringiovaniti: le batterie si sono ricaricate.

Cosa vi piace di più quando salite sul palco?
B: Abbiamo avuto dei pubblici fantastici e lo abbiamo apprezzato molto.
D: Proprio così: adoro suonare dal vivo.

C’è sempre una sensazione di celebrazione con la vostra musica dal vivo. Pensate a questo, dal punto di vista dei testi e della musica, quando siete in studio?
B: È successo. All’improvvido diciamo: “Questa canzone andrà benissimo dal vivo” e discutiamo sul modo di avere quel tipo di impatto. Credo che parlare di questo aspetto sia stata una cosa salutare per noi; ci piace provocare: i nostri fan sono stati grandiosi e apprezzano quei momenti proprio come noi.

Pensate molto ai vostri fan quando componente musica?
D: A volte sì; ci sono canzoni che, quando arrivano, ci accorgiamo subito che dal vivo saranno piacevoli.

Il Messico vi aspetta per rivivere questi momenti. Avete nei piani di venire?
B: Abbiamo vissuto dei bellissimi momenti in Messico e sicuramente torneremo molto presto.

I Killers sono una band che ha suonato praticamente ovunque: stadi, festival e piccoli posti. Con molto lavoro avete raggiunto quello che ogni musicista spera di raggiungere… Cosa vi mantiene motivati?
D: Finché le persone chiederanno di ascoltare la nostra musica, continueremo a farne, anche quando smetteranno di comprarla, continueremo a scrivere assieme o da soli.
B: Vuoi sempre migliorare, crescere.

Cosa significa “crescere”?
B: Evolvere, che tutto funzioni nel migliore dei modi in tutti i sensi.

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