It’s Rude to Stare [15-08-2012]

Dopo aver pubblicato un meraviglioso album solista, Another Life, e con un nuovo album dei Killers che uscirà il 17 settembre, il bassista/cantante Mark Stoermer si è preso un po’ di tempo per riflettere prima che l’inevitabile vortice colpisca.

GL: Dalle reazioni avute finora a Runaways, tratto dal prossimo album Battle Born, appare chiaro a tutti che state tornando al suono di un tempo. Più con i piedi per terra, meno elettronico, sei d’accordo?
MS: Non sono sicuro di essere d’accordo al 100%. Molto è stato detto a proposito di come questo album è un ritorno al “Rock” per la band. Mentre può essere vero che le chitarre sono più evidenti, in generale, rispetto al precedente album, non direi che questo è un disco rock in senso stretto. Per quanto riguarda il suono di un tempo, credo che tornando al nostro primo album ci sia sempre stata una miscela di rock, pop ed elettronica. Questo album continua su quella strada.

GL: Pensi che Las Vegas come città, il paesaggio, la cultura, lo spazio e via dicendo, condizioni ancora la musica che fate?
MS: Penso che sia difficile non essere influenzati dal luogo di provenienza, nel bene o nel male. Penso che il terreno neon-fantasy che è Las Vegas abbia giocato un ruolo in molte delle canzoni che abbiamo fatto e probabilmente abbia avuto un’influenza anche negli show dal vivo. In ogni caso Vegas è anche una vera e propria città della classe operaia. Credo che questo si senta anche nella musica.

GL: Come band, voi ragazzi avete suonato in alcuni show epocali, dai più grandi festival ai più intimi night club. Sapresti dire quale dei concerti che avete fatto nell’ultima decade ti ha impressionato maggiormente? Senti più forte la connessione quando suonate per un pubblico più piccolo?
MS: Un concerto che mi è davvero rimasto impresso è la nostra prima performance al Glastonbury nel 2004. Il nostro album era fuori da una settimana o giù di lì ma eravamo stati in tour in UK per 8 mesi con due singoli. Fino ad allora si trattava sempre di piccoli locali con non più di poche centinaia di persone. Non sapendo cosa aspettarci, e avendo solo una vaga idea di cosa fosse Glastonbury o l’intera scena dei festival inglesi, siamo saliti sul palco e siamo stati letteralmente sconvolti dalla dimensione del pubblico. C’erano dalle 15 alle 20 mila persone stipate nella tenda in cui dovevamo suonare alle 5 del pomeriggio. Per coronare il tutto, il pubblico sembrava conoscere ogni canzone. È stato in quel momento che ho capito che qualcosa stava cambiano per noi, e che stava cambiando velocemente.
Per quanto riguarda il pubblico grande o piccolo, penso che tutto dipenda dalla serata. Penso che alcune volte abbiamo davvero creato una vera connessione con un pubblico di oltre 50.000 persone. Ma mi vengono in mente anche volte in cui abbiamo completamente floppato di fronte a un centinaio o anche meno di persone. Entrambi i tipi di concerto richiedono che sia la band che il pubblico siano nello stesso spazio mentale per dare vita ad un grande concerto. Non penso che le dimensioni del concerto possano realmente determinare se ci sarà o meno quella connessione.

GL: Recentemente hai pubblicato il tuo album solista, Another Life, un bellissimo album che sembra un viaggio. Dev’essere stato bello esprimere un lato personale di te che raramente viene espresso. Hai già pensato alla possibilità di fare un secondo album?
MS: Prima di tutto grazie. Quell’album è stato un completo esperimento per me. Prima di farlo, non avevo mai davvero cantato o scritto un testo. Non sono ancora sicuro di quello che ne penso, ma sono contento di averlo fatto. È stata una bella sfida per me. Volevo davvero provare a suonare l’album dal vivo, ma quando l’ho finito i Killers stavano già lavorando ad un nuovo album. Quindi c’era poco tempo. Penso proprio che farò un altro album. Non so se sarà ancora un album solista da cantautore, però. Forse potrei formare una band o qualcosa di simile per comporlo. Chi lo sa? Tutto dipende da se e quando avrò tempo per fare qualcosa di simile e dove l’ispirazione sceglierà di portarmi.

GL: Per finire, so che altre correnti di cultura, come il cinema, l’arte, la letteratura giocano un ruolo importante nella tua produzione creativa. Quali opere in particolare puoi dire che abbiano avuto l’impatto più profondo su di te come musicista?
MS: È una domanda difficile. Direi che i film e la letteratura ispirano maggiormente dopo la musica. Per quanto riguarda i film, tendo a gravitare attorno a certi registi. Alcuni dei miei preferiti al momento sono Ingmar Bergman, Woody Allen, Alejandro Jodorowsky, Fellini, David Lynch, e Werner Herzog per nominarne alcuni.
Hermann Hesse e J.D Salinger sono due tra i miei autori preferiti. Steppenwolf e Raise High the Roof Beam Carpenters sono due opere importanti per me.
Al di fuori del mondo dell’arte, pensatori come Joseph Campbelle e Carl Jung mi hanno influenzato moltissimo.

Fonte // It’s Rude to Stare

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