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Mail Online [13-09-2012]

Brandon Flowers salta giù da una rampa di scale e si dirige verso la zona catering del backstage.

Tra tre ore i Killers si esibiranno come headliner della settimana all’iTunes Festival, a Roundhouse di Londra, e il loro frontman ha bisogno di mangiare.

“Mi dispiace, devo prendere qualcosa da mangiare”, mi dice, “ma tornerò in fretta!”. È consapevole di essere in ritardo per la nostra intervista pre-serale, ma con un incombente concerto impegnativo, il rifornimento ha la precedenza.

Dieci minuti dopo è tornato. E, anche nel prefabbricato buio che funge da camerino di fortuna, sembra il ragazzo di un poster per il rock’n’roll moderno.

A 31 anni sembra ancora un ragazzino, la corporatura snella e la pelle luminosa (sono) il risultato di uno stile di vita sano che, in linea con la sua fede da mormone, disdegna alcool e droghe.

Sotto la lucentezza però si nasconde una certa trepidazione. Il prossimo album dei Killers, il quarto, Battle Born, è il primo della band di Las Vegas dopo quattro anni.

Nel frattempo ci sono stati dei progetti solisti, ma questo rimane un ritorno, con qualcosa in gioco.
“Sono nervoso”, ammette Brandon, più esitante di persona che sul palco. “Vuoi che alla gente piaccia l’album, ma non sai mai come reagiranno. I gruppi che dicono di non essere interessati alle vendite dei loro dischi sono dei bugiardi”.

“Siamo sempre stati onesti sul fatto di volere il successo. Non siamo cresciuti in una città figa come New York o Londra. Siamo cresciuti nel deserto del Nevada, perciò abbiamo una prospettiva diversa. Nonostante i casinò, Las Vegas ha una mentalità da piccola città. Siamo venuti dal nulla e abbiamo fatto le cose a modo nostro. Abbiamo lavorato duramente per diventare grandi”.

E caspita se sono grandi. I Killers hanno venduto 15 milioni di copie dei loro primi tre album: Hot Fuss, Sam’s Town e Day & Age.

Dando un taglio da America media al brit-rock degli anni Ottanta di New Order e Cure, la band (Brandon, il chitarrista Dave Keuning, il bassista Mark Stoermer e il batterista Ronnie Vannucci) ha fatto breccia nelle classifiche da entrambi i lati dell’Atlantico.

Sono anche stati in tour senza sosta, e il loro recente anno sabbatico è stata la prima vera e propria pausa in sette anni. “Sarei andato avanti”, dice Brandon. “Ma devi rispettare i desideri degli altri ragazzi. Se due di loro vogliono una pausa, devi prendere una pausa”.

Battle Born trova i Killers che tornano indietro verso il rock dalle chitarre potenti dopo le deviazioni nella dance elettronica e l’Europop di Day & Age.

I riff sono più pesanti, la batteria più consistente, e la prima metà dell’album è dominata dal tipo di inni che inducono a battersi il petto che sono un segno distintivo della band.

Ma, grazie anche alla presenza dei grandi produttori del rock come Daniel Lanois, Steve Lillywhite e Brendan O’Brien (che tra di loro hanno lavorato con U2, Bruce Springsteen e Bob Dylan), Battle Born è tutt’altro che mono-dimensionale.

Tra i momenti più memorabili ci sono un paio di tenere ballate – l’emozionale Heart Of A Girl e Here With Me guidata dagli archi.

“Il nostro batterista, Ronnie, ha detto che abbiamo abbandonato la disco per tornare al rock”, dice Brandon. “Ora tutti si aspettano questo grande album rock, ma Battle Born non è esattamente così. Ha più chitarre, ma non è proprio una cosa da AC/DC”.

“Ero preoccupato di usare così tanti produttori perché questi ragazzi hanno personalità forti. Avevano tutti le proprie idee. Ma è una testimonianza per noi che si tratta di un disco uniforme”.

Come si addice ad un album che prende il nome dal motto presente sulla bandiera dello stato del Nevada, Battle Born contiene canzoni influenzate dalla città natale della band.

Flowers, che una volta lavorava come fattorino e ha chiamato Sam’s Town l’album prendendo il nome da un vecchio casinò, ha romanzato Las Vegas in passato ma le sue nuove canzoni hanno un taglio più duro.

Deadlines And Commitments tocca il tema delle sventure dell’economia dell’America, mentre il futuro singolo Miss Atomic Bomb (un prequel del maggior successo della band, Mr Brightside) prende la sua macabra ispirazione dai test nucleari effettuati nel deserto del Nevada che erano diventati un’insolita (e malsana) attrazione per i turisti negli anni Cinquanta.

“Vegas è stata colpita duramente dalla recessione, e la strada in cui vivevo adesso ha delle case vuote. Ci sono anche centri commerciali deserti, con le palme morte e le erbacce. È un periodo strano per vivere in città ma ho cercato di essere positivo”.

“Miss Atomic Bomb è un titolo che mi è venuto in mente qualche mese fa. Le persone erano solite andare sui tetti dei casinò, dove avrebbero ricevuto degli occhiali da sole e il martini mentre guardavano le esplosioni nel deserto”.

“I ragazzi delle scuole venivano anche portati in gita nelle aree designate. Mia mamma è andata ad una”.

“Le persone non sapevano quanto fosse dannoso? Avevano anche questi concorsi di bellezza, in cui la vincitrice sarebbe stata incoronata con il nome di Miss Atomic Bomb – questo è quello che ha inspirato la canzone”.

Con brani tonanti come questi, i Killers non dovrebbero essere troppo preoccupati per il loro ritorno. Sembra che non siano mai stati lontani. Ma almeno la loro pausa – durante la quale Brandon ha trascorso più tempo con sua moglie, Tana, e i tre giovani figli della coppia – gli ha dato il tempo di riflettere.

“A casa non sono una rockstar”, dice. “Indosso una mise da papà. Guido un furgoncino. E andiamo in montagna ad accendere fuochi e fare barbecue”.

“Anche in quelle circostanze i Killers sono di solito un pensiero fisso in fondo alla mia mente. Prima della nostra pausa non avevo capito bene cosa avessimo raggiunto. Adesso capisco il nostro impatto. Capisco quello che canzoni come Mr Brightside significano per le persone. Dureranno per sempre. Speriamo di averne altre da aggiungere”.

Fonte // Mail Online

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