Digital Spy [17-09-2012]

Sin dal 2004 con Hot Fuss, i Killers hanno intrattenuto il mondo con i loro inni radiofonici da festival destinati a diventare successi internazionali.

Digital Spy ha raggiunto il batterista Ronnie Vannucci per parlare del quarto album della band, Battle Born, e gli abbiamo chiesto se prenderebbero in considerazione l’idea un duetto con Rihanna o con un DJ.

Congratulazioni per il nuovo album Battle Born. Vi sentite mai nervosi prima di questi grandi lanci?
Ovvio, è un gran momento per noi. Quando non hai più l’album tra le mani non ti resta che aspettare e vedere che succede.

È preceduto dal nuovo singolo Runaways – perché l’avete scelta come primo singolo?
Ci sembrava la canzone con cui fosse più giusto iniziare. Non credo che stessimo cercando di dire nient’altro che, “Abbiamo saputo che vi siamo mancati e adesso siamo tornati”.

L’album ha un classico suono “da Killers”, ma c’è anche una qualche influenza esterna?
Sì, non abbiamo mai avuto paura di parlare di chi ci piace, chi è nelle nostre corde al momento. Le influenze però non si notano fino a che non è stato costruito lo scheletro delle canzoni. Quando si tratta di strutturare le canzoni, ecco che vengono fuori le influenze.

Ci sono canzoni che sono cambiate radicalmente durante quel processo?
Sì, abbiamo fatto un paio di versioni di Be Still. Una versione era elettronica e aveva questa drum machine – è quella che abbiamo scelto di usare nell’album. Ha poca chitarra, ma abbiamo usato questi vecchi sintetizzatori vintage e aggiungono atmosfera. L’altra versione dava una sensazione molto omogenea – c’eravamo noi in una stanza ed è stato ugualmente bello. Ma per l’album abbiamo scelto la versione più moderna e futuristica.

C’è una impressionante lista di produttori nel disco, ma c’è qualcuno che non siete riusciti ad accaparrarvi col quale vi piacerebbe lavorare in futuro?
Praticamente ci siamo accaparrati tutti. La ragione per cui abbiamo avuto così tanti produttori è che la tabella di marcia era un incubo! Abbiamo dovuto aspettare fino all’ultimissimo minuto per capire se potessero farlo – ovviamente di solito vengono precettati con molto anticipo – quindi li abbiamo avuti a disposizione per un periodo di tempo limitato.

Sono passati quattro anni dal vostro ultimo disco e nel frattempo la musica dance ha dominato le classifiche; vi siete mai preoccupati per il fatto che sareste tornati con un sound rock?
Penso che siamo sempre stati piuttosto bravi nell’andare controcorrente. Non è una decisione davvero conscia, ma abbiamo un nostro personale temperamento. Valutiamo quello che facciamo e fino ad ora siamo stati molto fortunati – la fortuna c’entra molto – quindi speriamo che le stelle si allineino di nuovo a nostro favore.

Avete mai giocato con l’idea di lavorare con un DJ?
Lavorare con un DJ? No. Stai parlando con un tizio che suona nei garage da quando aveva 7 anni.

Qualcuno dei vostri rispettivi progetti solisti è filtrato nella stesura di Battle Born?
Sì, un sacco di idee. Almeno del mio materiale; c’era un sacco di roba nuova, ma ricordo che quando ho iniziato a lavorare al mio album ho lavorato con dei vecchi scarti dei Killers. Ma un paio di idee qua e là sono finite in Battle Born.

I Coldplay si sono recentemente uniti a Rihanna per Princess of China, ma voi prendereste mai in considerazione l’idea di collaborare con un’importante artista solista?
Non so. Non dico di no, ma non è entrata nel mio raggio di interesse.

Ci sono delle grandi star con cui vi piacerebbe lavorare?
Sì, tanta gente – abbiamo tutti i nostri idoli. Ma queste cose devono venire con naturalezza. Avrei l’amaro in bocca se il mio manager chiamasse il loro manager e organizzassero insieme un qualche strano incontro sul tappeto-rosso-o-forse-no per cercare di vendere una fottuta massa gigantesca di album. Penso che a prescindere dai nomi di coloro con cui vogliamo lavorare – di qualunque genere – deve trattarsi di un incontro naturale.
Preferirei di gran lunga incontrare Rihanna al banco ortofrutta da Whole Foods (una catena di supermercati, ndt.) e dirle “Ehi, perché non vieni in studio, ci mettiamo attorno a una chitarra, scriviamo una canzone e vediamo che succede?” Piuttosto che dirle “Ehi, vediamoci su Skype e poi in uno studio a New York per cercare di fare un milione di dollari”. È un’idea che mi fa cadere le braccia.

La musica in digitale sembra essere in crescita, mentre le vendite degli album continuano a scendere. Pensi che l’accesso alternativo alla musica dovrebbe contribuire alle classifiche principali?
Assolutamente, lo scenario sta cambiando per la musica – in meglio o in peggio – ma ha bisogno di evolversi costantemente. Inoltre, dato che ci stiamo inserendo nel futuro con tutti questi modi di procurarsi musica, c’è bisogno di qualcosa che possa tenere traccia di chi sta facendo cosa.

Cosa hai ascoltato quest’anno?
Non vedo l’ora di sedermi e ascoltare Tempest, il nuovo album di Bob Dylan. Non mi entusiasma troppo quello che vedo in giro. Ci sono un paio di band che hanno catturato la mia attenzione e mi hanno fatto venire voglia di scoprire chi fossero, ma non c’è niente che sembra spiccare per essere il prossimo pezzo da novanta.

State per iniziare un tour nelle arene – cosa possono aspettarsi i fan dai concerti?
È difficile non sembrare un esperto venditore di automobili! Penso che la cosa più importante sia capire che vogliamo rendere felici le persone che pagano i biglietti e dare loro un buon audio e fare concerti belli anche visivamente. La batteria dovrebbe essere molto forte! Voglio assicurarmi che per loro varrà la pena spendere quei soldi.

L’album è uscito adesso, quali sono i vostri progetti per il resto dell’anno?
Continuare il tour e continuare a promuovere l’album. È bello avere un catalogo consistente adesso. Ricordo quando salivamo sul palco e suonavamo otto canzoni, adesso ne abbiamo settanta. È assurdo.

Fonte // Digital Spy

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