Spin [09/10-2012]

I Killers hanno voglia di picchiare qualcuno. Battle Born, che prende il titolo da uno dei motto dei Nevada e ultimo album della band di Las Vegas, è una collezione di momenti da pugno in aria che combina l’ambiziosa atmosfera americana della loro seconda fatica, Sam’s Town, con i ritornelli al neon del trionfante Day & Age del 2008. Ma le mise di Brandon Flowers, sempre in anticipo sulle mode, sono sempre state un’arma vincente contro le avversità, sia che queste derivino da testi da grattacapo, da critiche verso le altre band contemporanee, o da un’ondata di progetti solisti dei membri della band. Mentre il quartetto stava ancora mettendo gli ultimi tocchi all’album, abbiamo messo sotto torchio Flowers su dubbie scelte di stile, porgere le scuse e abbuffate di carne rossa.

In “Flesh and Bone”, presente nel nuovo album, canti, “What are you afraid of and what are you made of?” (Di cosa hai paura e di cosa sei fatto, ndt.) Che vuol dire?

In linea di massima sono una persona piuttosto ottimista, ma ho preso da mia mamma il pallino della preoccupazione. Mi preoccupo costantemente dei miei tre figli. Quando hai figli qualsiasi altra cosa passa in un lontano secondo piano. Non è che mi siedo e mi preoccupo che il mio successo possa crollare.

Avete lavorato con cinque produttori su Battle Born. La vostra visione musicale era davvero così difficile da capire per una sola persona?

No, non è stata una cosa intenzionale. Quello che volevamo fare era aspettare finché non fossimo pronti, dopodiché avremmo trovato il produttore giusto. Ma quando abbiamo iniziato a chiamarli, erano già stati prenotati da altre band. Così abbiamo imparato qualcosa da ognuno di loro e lo abbiamo applicato a quello che abbiamo fatto successivamente. Siamo un gruppo dalle personalità molto forti, quindi deve esserci una persona che arriva e prenda in mano la situazione. I risultati sono piuttosto coesi.

Dato che sei conosciuto come quello che indossa una giacca con piume di struzzo, come ti è venuto in mente di indossarla?

Stuart Price mi ha fatto conoscere la fashion designer Fee Doran, che si fa chiamare Mrs Jones. Parlandoci assieme è venuta l’idea di quella giacca. Sembra che Fee ne avesse fatta una anche per Muammar Gaddafi. Mi piaceva molto indossare quella giacca e salire sul palco. Mi preoccupo della mia apparenza, e ci metto impegno, ma non pensiamo ancora molto al nostro stile quanto band come i Cure.

Qual è stato il tuo passo falso peggiore in tema di moda?

Quando abbiamo iniziato ad essere conosciuti, probabilmente ho mangiato troppe bistecche e ho preso un po’ di peso.

Quindi non è stato il guyliner?

C’erano alcuni di noi che si mettevano il guyliner quando i Killers hanno iniziato la loro carriera. In realtà la prima volta in cui l’ho messo avevo 14 anni. Stavamo andando a vedere i Cure e l’amica di mia sorella me l’ha messo, e mi è piaciuto.

In passato sembrava quasi che non vedessi l’ora di criticare i tuoi contemporanei. Perché eri così ostile?

Stavo solo gonfiandomi il petto. Stavo abituandomi a dare interviste e non sapevo che dire. Le persone mi facevano domande su queste band e io semplicemente rispondevo in modo onesto. Tempo dopo ho incontrato alcune delle persone di cui avevo parlato – non dirò chi – e mi sono sentito un idiota. Mi sono dovuto scusare, una cosa piuttosto imbarazzante. Ma preferisco parlare di cose positive adesso. Non sono io adesso a sedermi e parlare male delle persone.

Ma allo stesso tempo sei sempre stato celere a rispondere a chi ti criticava. Ci tieni troppo a quello che le persone pensano della tua band?

All’inizio è stato difficile per me affrontare le critiche. Ero giovane e cercavo accettazione e approvazione. I critici ci hanno un po’ stroncato. Ma siamo diventati una live band migliore grazie a loro. Immaginavo che gli stessi critici venissero a fare una recensione dei concerti e volevo impressionarli così suonavamo più rumorosamente, più forte e meglio – e questo ci ha reso una band migliore. Vogli dire, mostrami un’altra band con chitarre che ha canzoni come “When You Were Young”, “Read My Mind” e “Bones”.

Beh, Elton John ti ha definito uno dei suoi eroi. È una cosa positiva.

È follia che lui dica cose lusinghiere su di me. Posso solo sperare di essere bravo come lui. Ha lavorato al nostro singolo di Natale del 2000, “Joseph, Better You Than Me”. Quando ero bambino, non avrei mai immaginato che potesse accadere.

È anche un’icona di stile. Ti piacerebbe che più band giovani prendessero il loro stile più seriamente?

Non si vedono più video in giro, quindi non saprei neanche dirti come si vestono le nuove band. Si sente parlare di tutte queste nuova band di Brooklyn e si sentono le loro canzoni, ma non saprei dirti come sono fatti di persona. Non saprei nemmeno dirti come si chiamano.

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