Spinner [19-10-2012]

Quando i Killers, da Las Vegas, Nevada, hanno deciso di chiamare il loro nuovo album – e lo studio di registrazione dove hanno registrato la maggior parte dell’album stesso – Battle Born, il loro intento era più di un superficiale segno di approvazione alla frase che adorna la bandiera del loro Stato natale. Per i rocker quelle parole sono una filosofia e un urlo alla raccolta. Rappresentavano il posto da cui questi musicisti provengono sia mentalmente sia fisicalmente parlando.

“Significa molto”, dice il batterista Ronnie Vannucci Jr. a Spinner riguardo questo slogan. “Ha un grande significato dinamico. Puoi semplificarne il significato per dire da dove veniamo o forse per dire dove ci troviamo adesso dopo dieci anni passati attraverso turbini, tornadi e impostori. Credo che sia un titolo che calza a pennello da molti punti di vista. Per chiunque lavori, non importa se sei un meccanico o vivi alla giornata facendo qualche piccolo lavoro. Credo che se sei abbastanza sveglio parole come quelle catturano l’attenzione e sentiamo che in qualche modo quel titolo ci appartiene.

A Toronto per promuovere l’album, Vannucci Jr. ha parlato del processo di scrittura della band, come è stato lavorare con il prodigio musicale canadese Daniel Lanois sia come produttore sia come co-compositore, e come i Killers siano rimasti in contatto con le loro radici da Battle Born.

Il vostro approccio alla scrittura delle canzoni o il modo in cui suonate come band è cambiato passando a suonare in posti sempre più grandi? Battle Born sembra un album molto antemico, disegnato per riempire stadi.
Speriamo che lo sia davvero. La cosa di cui più eravamo consci è che volevamo creare queste canzoni perché andassero bene anche una volta suonate dal vivo. Prima non avevamo l’esperienza necessaria, per cui creavamo le canzoni e dovevamo poi modificarle sei-otto mesi più tardi per adattarle meglio ai live. Ciò non vuol dire che queste canzoni non cambieranno nella loro trasposizione live, ma abbiamo pensato molto di più a “Come saranno queste canzoni dal vivo?”

Parlando dei temi delle canzoni, lungo il corso della vostra carriera sembra che siano diventati sempre più radicati nella vostra città e stato.
Siamo stato fortunati ad avere l’opportunità di viaggiare e vedere il mondo che c’è fuori. Nessuno di noi lo aveva fatto prima. Veniamo da Vegas. Dave è dall’Iowa, ma nessuno di noi aveva viaggiato oltreoceano. Io ero stato in Canada, e in Messico per un minuto. Ma non avevamo ancora sperimentato niente di simile. Quindi credo che molto di quel romanticismo o egocentrismo derivi dall’essere via per lungo tempo. Ti rendi conto di quanto tu sei cambiato e da dove vieni e questo ovviamente si ripercuote sul tuo atteggiamento. Ti forma.

Il vostro successo come band vi ha probabilmente permesso di vivere con tutti i comfort possibili, ma Battle Born parla di temi della classe operaia in un modo che non sembra né ruffiano né protettivo. Come fate a conciliare il vostro status di fama con le vostre radici?
Siamo stati poveri per più tempo di quello in cui siamo ricchi, quindi non c’entra…non viene ancora dimostrato nei testi. Anche se sto iniziando ad essere un po’ pretenzioso. Voglio un vassoio di frutta fresca ogni volta che entro nella mia stanza di hotel quando si affaccia a ovest. (ride) No. Ascolta, siamo stati davvero fortunati e chi lo sa per quanto durerà questa situazione? Non ci sono star di Hollywood fra i nostri amici e non guidiamo Bentleys o roba simile. Le nostre famiglie sono ancora… i nostri fratelli lavorano e hanno famiglia. Quando siamo in tour è come se fossimo immersi in questo mondo fantastico, questa specie di universo alternativo, ma quando siamo a casa e con le persone che conosciamo, i nostri amici e famigliari, facciamo una vita piuttosto normale. È molto da classe operaia e credo sia importante tenere un piede, sai, nel posto da cui vieni per non dimenticartene. Non dimenticarti quali siano le cose vere e cosa è davvero importante perché è facile rimanere incastrati nel mondo della superficialità. Scivolo molto spesso in questo mondo. È una cosa naturale, ma…

Quindi siete nel periodo che per Bruce Springsteen è stato quello di Darkness at the Edge of Town?
Non so… interessante. Abbiamo visto Bruce l’altro giorno. Non so. Forse tra vent’anni sarò in grado di rispondere a questa domanda. È strano quando ti ci trovi dentro. Perdo un po’ di obiettività. È come se se ne andasse del tutto. Vieni accecato da tutto il resto.

Battle Born è la prima volta in cui i Killers hanno scritto musica con una persona diversa dai membri della band. Quanto diversa è stata questa esperienza?
Si. Daniel Lanois. Lo abbiamo incontrato qualche anno fa e siamo rimasti in contatto. È stata una cosa improvvisata…era a Los Angeles, abbiamo parlato del fatto che stavamo facendo un nuovo album, e gli abbiamo chiesto se voleva parteciparvi e produrre qualcosa. E il modo in cui produce è strano, perché dobbiamo partire dal presupposto che a lui piace innanzitutto suonare. È un musicista e poi un produttore, secondo me. E così è venuto con noi in studio e abbiamo passato cinque, sei giorni assieme a scrivere canzoni. Ha fatto parte della band per una settimana. Scrivevamo una canzone, la suonavamo quattro o cinque volte per perfezionarla, cinque persone con le cuffie che si guardavano l’un l’altro.

Vi siete presi una breve pausa come band nel 2010. Secondo è stata data troppa importanza a questa pausa?
Si è trattato dal classico sensazionalismo.

Non è stata nemmeno così lunga.
No! Omioddio, è stata poco più di un anno. Quando la gente dice “sono stati via per quattro anni”, si dimentica che siamo stati in tour per Day & Age [pubblicato nel 2008], per cui siamo stati davvero fuori dalle scene per un anno e mezzo. Ma mi sa che contando secondo gli anni del rock sono stati 17.

È stato un cambio significativo dal ciclo di album e tour che avete seguito da Hot Fuss (2004) fino a Day & Age. Dopo di questo credi che tornerete sullo stesso passo? O ci sarà più spazio tra album d’ora in poi?
Credo che il rigore con cui andavamo avanti era dettato dal fatto che non tutti sapevano della nostra esistenza, e anche adesso un sacco di persone non ci conosce. Uno dei motivi principali per cui seguivamo quel passo è che eravamo una band giovane e da tale devi fare in modo di farti conoscere e farti amare dalle persone. Devi metterti a lavorare sodo. Adesso… a quel tempo non funzionava così…non abbiamo fatto nessuno di quei programmi televisivi musicali, non abbiamo fatto pubblicità per macchine o birre. Abbiamo suonato concerti belli e brutti in bar e festival sconosciuti e abbiamo fatto da supporter a molte band e suonato nei posti più strani in Europa e tutto questo si aggiunge al nostro bagaglio. Vedremo cosa succederà. Credo che ci prenderemo ogni volta il tempo necessario per fare in modo che la band abbia abbastanza spazio per respirare. Perché è faticoso. Alcune persone riescono a tenere il passo, altre no. Bisogna fare in modo che tutti riescano ad avere spazio per prendere un respiro.

Fonte // Spinner

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