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Hot Press [03-07-2013]

I Killers arriveranno presto in Irlanda, che guarda caso è il Paese del mondo in cui hanno più successo. Quando siamo ormai al conto alla rovescia per il loro concerto a Phoenix Park, in una rara intervista il cantante Brandon Flowers rivela la sua paura di volare, descrive come i cellulari ci hanno fatto pendere verso un mondo da incubo – e ricorda dell’incontro ostile in tv con lo scienziato ateo Richard Dawkins.

È domenica pomeriggio a Bruxelles e Brandon Flowers si sente un po’ depresso. Mentre si riposa nella sua lussuosa suite nell’hotel a 5 stelle Amigo, non proprio fresco dopo l’esaltante performance da headliner della sera prima al Festival dell’Isola di Wight, al frontman dei Killers dal mento perfettamente scolpito manca la sua famiglia nel giorno della festa del papà.

La sua bellissima moglie da quasi sette anni, Tana Mundkowsky, e i loro figli – Ammon (6), Gunnar (4) e Henry di due anni – sono tutti a casa a Henderson, Nevada, un sobborgo tranquillo e benestante situato a sole 10 miglia dalla pazzia della strip di Las Vegas. Con la band in tour in Europa fino alla fine di Luglio, inclusa la fermata al Phoenix Park di Dublino sabato 13 Luglio, passerà ancora un altro mese prima che i tre piccoli Flowers rivedano il loro papà. Questa è la vita spezzettata di famiglia della tipica rock star alle prese con tour internazionali.
“Ah, mi mancano sempre quando siamo in tour”, sospira, parlando con un leggero accento americano. “In nessun caso li porterei via con me, però. È davvero troppo difficile con tre bambini piccoli, soprattutto per un volo così lungo”.
Anche se nel tour della band c’è qualche giorno libero sufficiente a permettergli una breve visita a casa, è difficile che Flowers assapori la prospettiva di quel viaggio andata-ritorno così stancante. Un tipo piuttosto nervoso di suo – si può capire dal mondo in cui enfatizza le interviste con una serie di risatine autocritiche – è noto che il trentunenne ha paura di volare.
“Per un periodo l’avevo più o meno sconfitta, e poi ho avuto una ricaduta”, ammette, “il volo dalla Colombia a Guadalajara in Messico è stato davvero brutto, e l’ha fatta venire fuori di nuovo. Ma adesso mi sto riprendendo”.
Volare non è la sua unica paura. È piuttosto superstizioso, e in particolare ha paura del numero 621, in seguito ad uno spaventoso incidente con una tavola ouja quando era ragazzino. È la sua data di nascita (“le indichiamo all’opposto di come fate voi” – usano prima il mese e poi il giorno, ndt.), ma da quando la tavola gli ha fatto sapere che il 21 Giugno sarebbe stato anche il giorno della sua morte, ha evitato il numero 621 quando e come possibile. Non starebbe in una stanza di hotel con quel numero, figuriamoci montare su un autobus, treno o volo. Non sorprende quindi che non si diverta molto il giorno del suo compleanno.
“Si, è davvero così stupido. È ridicolo. Mai giocare con le forze del male. Mi ricordo che stavamo viaggiando per la nostra prima volta a Glastonbury, e dovevo volare il giorno del mio compleanno, ed è stato un incubo. Mi hanno dovuto drogare per farmi salire sull’aereo”.
Adesso hai delle routine per sentirti meglio prima di volare?
“Si, respiro profondamente”, dice con un viso serissimo. “Il respiro ha un peso importante. È una cosa strana perché inizi a prestare attenzione a braccia e gambe e devi lasciarti andare e capisci che ti stai agitando. È fantastico quello che succede quando passi in rassegna ogni parte del tuo corpo che ci si aspetta tu passi in rassegna. Ma una volta che hai finito, è come se fosse un’esperienza ultra corporale”.
Non c’è bisogno di dire che, essendo uno dei mormoni più famosi del mondo, prega anche Dio quando è in volo.
“Si, faccio un sacco di… negoziazioni“, dice ridendo.

Dato il fenomenale successo che si sta godendo con i Killers negli ultimi dieci anni, è normale chiedersi che merce di scambio questa rock star delle più religiose abbia da negoziare. Dopo tutto, Brandon Flowers e la sua band hanno già il tipo di album e le vendite di biglietti per cui molti venderebbero felicemente l’anima, ed è famoso a livello internazionale per la maggior parte della sua vita da adulto.
Il più piccolo di 6 fratelli e sorelle, Flowers è nato a Las Vegas nel 1981, ma la sua devota famiglia mormona si è trasferita nello Utah quando aveva otto anni. Suo padre lavorava in un negozio di alimentari, e sua madre era casalinga.
Silenzioso e timido da teenager, Flowers non era adatto a crescere nella piccola e conservativa città di Nephi. Non era esattamente il posto più rock (Il Libro di Nefi è la prima sezione del Libro di Mormon, e inizia così, “Io, Nefi, essendo nato da buoni genitori, ho dunque ricevuto qualche istruzione in tutto il sapere di mio padre..”).
Un devoto fan delle cupe band indie britanniche come gli Smiths, i Depeche Mode e i Cure, se ne stava per i fatti suoi e ammette che era considerato come un tipo un po’ strano alle superiori. Quando aveva 19 anni la famiglia Flowers è tornata a vivere da Nephi alla periferia di Las Vegas, e il giovane Brandon è riuscito finalmente a trovare le persone che gli interessavano.
Dopo un breve periodo passato in una band chiamata Blush Response – lo hanno licenziato quando si è rifiutato di trasferirsi in California con loro – ha risposto ad un annuncio “Cercasi musicista” messo su un giornale dal futuro chitarrista dei Killers. Dave Kuening menzionava i Beatles, gli Oasis e altre band britanniche, attirando così immediatamente l’attenzione di Flowers.
Keuning era cresciuto in una piccola città in Iowa e i due sono andati subito d’accordo. Dopo un paio di mesi il bassista Mark Stoermer e il batterista Ronnie Vannucci – che conoscevano attraverso i contatti nel circuito dei bar – si erano uniti al gruppo, e nacquero i Killers. Prendendo il nome assassino dalla batteria della band fittizia presente nel video per ‘Crystal’ dei New Order, hanno suonano il loro primo concerto in assoluto nell’Agosto del 2002.
Come è successo per migliaia di band prima di loro, i Killers hanno registrato un grezzo demo e affinato i loro live nei club di Las Vegas. Sfortunatamente non sono riusciti ad impressionare le etichette americane che si sono disturbate ad andarli a vedere. Mentre i ragazzi provavano e suonavano dove e quando potevano, facevano anche lavori pagati poco. Keuning lavorava sodo da Banana Republic; Stoermer era un corriere di ospedale, trasportava sangue e parti umane; Vannucci faceva foto in una cappella per matrimoni di Vegas. In quel periodo, Flowers era un fattorino al Gold Coast Hotel and Casino.

Alla fine i Killers sono riusciti ad attirare l’attenzione di un talent scout britannico della Warner Bros. Anche se alla fine non è stato lui a far firmare il contratto alla band, ha portato il loro demo con sé nel Regno Unito, e lo ha dato ad un amico che lavorava per la Lizard King, etichetta indie alle prime armi dove l’irlandese Shona Ryan giocava un ruolo molto importante. Senza altre offerte sul tavolo, la band firmò con la Lizard King nell’estate del 2003.
Presumibilmente il tipo della Warner Bros si sta ancora prendendo a calci da solo adesso – non tanto quanto Dick Rowe della Decca che ha notoriamente congedato i Beatles solo basandosi sul fatto che i gruppi con chitarra erano una moda passeggera. Ma quasi. Hot Fuss, il debutto dei Killers del 2004, ha prodotto tre grandi successi con Mr Brightside, All These Things That I’ve Done e Somebody Told Me, prima di vendere parecchi milioni di copie.
Anche se l’album successivo, Sam’s Town, non è stato recensito così positivamente, ha ottenuto multipli dischi di platino e guadagnato loro il titolo di “Migliore band britannica in America”: forse aveva un significato un po’ denigratorio, ma Brandon Flowers era in realtà contento.
Day & Age, più armonioso e pop, ha visto gli indie rocker con le piume raggiungere un pubblico ancora più vasto nel 2008. Considerato un ritorno vero al rock ‘n’ roll dopo la lunga pausa, il loro quarto album in studio, Battle Born, è arrivato sugli scaffali lo scorso Settembre. Con la pubblicazione anche di una compilation, Sawdust (2007), e di un DVD dal vivo, Live From The Royal Albert Hall del 2009, in totale la band ha venduto più di 17 milioni di album nel mondo. Di certo non mancano loro i soldi.
Battle Born Studios è il nome degli studi della band a Winchester, dove la maggior parte dell’ultimo album è stata registrata, ma la stessa frase appare anche sulla bandiera di stato del Nevada. I Killers si sentono piuttosto patriottici nei confronti dello Stato da cui vengono?
“Si, credo si”, dice. “Alcune persone credono che sia una brutta cosa. Beh, non necessariamente brutta ma non so…Ci sono così tanti sentimenti negativi nei confronti dell’essere orgogliosi del posto da cui si viene. Ovviamente capisco che si tratta della sorte, sai. Sarei potuto nascere ovunque. Ma credo che ci sia qualcosa di speciale nell’avere un attaccamento a dove sei nato, e la volontà di averne cura”.
“Se alle persone non piacesse da dove vengono, non so cosa succederebbe. Chi proteggerebbe il proprio paese, sai, chi lo farebbe andare avanti? Sono fiero delle mie radici e il modo in cui le persone che vivono qui camminano e parlano, e come sono fatte queste persone, e mi piace. Ho visitato il mondo, ed è stata davvero una benedizione nella mia vita, ma gravito ancora verso il deserto, e credo che giochi davvero una parte importante anche per i Killers”.
Dato che sono l’export musicale più importane dello stato, hanno mai ricevuto qualche onorificenza ufficiale dal Nevada?
“Credo che facciamo parte della Nevada Music Hall of Fame. Non so quante persone ne fanno parte. Di recente abbiamo fatto uno spot pubblicitario, una canzone per promuovere il turismo in Nevada: abbiamo fatto una cover di “Don’t Fence Me In”. Hanno fatto delle bellissime pubblicità per invogliare le persone a venire nel nostro bello Stato, Quindi, si, ci conoscono”.
“Abbiamo anche cantato una versione di “Home Means Nevada”, la nostra canzone di stato, per Harry Reid, che è il leader della maggioranza in Senato negli Stati Uniti. Ha frequentato la stessa scuola superiore dei miei genitori, e ci ha chiesto di suonarla durante uno dei suoi discorsi”.
Anche se hanno fatto quel piccolo favore a Reid, un Democratico, i Killers generalmente tengono per sè le loro tendenze politiche. Quando l’amico mormone Mitt Romney ha chiesto a Flowers di dargli il suo supporto nella campagna presidenziale durante un pranzo al Caesar’s Palace, il cantante ha educatamente declinato la proposta del candidato Repubblicano.
“Mi sono trovato bene con lui”, dice a proposito di quell’incontro a pranzo. “Mitt Romney è una persona piacevole. Non credo che molte persone si troverebbero in difficoltà ad andare d’accordo con lui”.
Tuttavia rifiuta diplomaticamente di divulgare se ha votato o meno per lui.
“All’interno della band cerchiamo di rimanere neutrali e di non parlare di queste cose perché che io l’abbia fatto o meno, che uno degli altri possa averlo fatto o meno, e questo e quello..”. Ride e poi si scusa. “Scusami, è da un po’ che non facevo interviste, davvero, ecco perché oggi sono un po’ arrugginito. Pensavo mi avresti solo chiesto di questo concerto in Irlanda”.
Anche se preferiscono rimanere politicamente neutrali, i Killers hanno suonato per il Presidente Obama alla Casa Bianca l’anno scorso, un modo per dire pubblicamente la loro opinione.
“Si, quello è stato uno dei momenti salienti di tutta la nostra carriera”, ricorda. “Abbiamo suonato il 4 Luglio alla Casa Bianca nel prato sud. È stato incredibile, abbiamo avuto l’occasione di suonare di fronte all’USO (United Services Organizations) e a queste persone che fanno parte dell’esercito e le loro famiglie. Per me è la cosa più bella che si possa fare come band il 4 Luglio”.
Con più di un milione di vendite nel 2012, Battle Born è stato un successo commerciale, soprattutto in UK e Irlanda, dove è andato al numero uno. Ma non è stato l’album più facile da fare. Per le registrazioni a singhiozzo durante lo scorso anno, la band ha utilizzato il servizio di ben cinque produttori diversi durante la gestazione: Steve Lillywhite, Damian Taylor Brendan O’Brien, Stuart Price e Daniel Lanois. Il piano ha sempre previsto di lavorare con così tante persone diverse?
“Il piano era di usare un produttore, ma poi non è andata così, è così che vanno le cose. Inizi a chiamare le persone, e sono già state prenotate da altre band, o hanno altre cose da fare – così abbiamo preso quello che riuscivamo. Abbiamo preso le persone a pezzetti”.
Nonostante i diversi stili di questi produttori, l’album – chiaramente influenzato da band da stadio come Muse, U2 e Springsteen – non è dipinto con larghe pennellate.
“Sai, è stato registrato in parte qui e in parte lì” dice, “nell’arco di alcuni mesi. Quindi sono abbastanza colpito da quanto fluido suoni nonostante abbiamo usato cinque produttori diversi”.
Il regista Tim Burton ha filmato il video per ‘Here With Me’, uno dei singoli di Battle Born. Con protagonisti Winona Ryder, una regina di film horror dai capelli biondi, e Craig Roberts (che ha recitato in Submarine di Richard Ayoade), un giovane fan ossessionato, è la tipica visione surreale dal fautore di film cult come Beetlejuice ed Edward Mani di Forbice.
“Beh, Tim aveva fatto un video per noi per il nostro secondo album, quello per Bones, e quella volta è tutto successo perché avevamo per la prima volta degli ottoni nell’album”, spiega Flowers. “Mark (Stoermer) è cresciuto suonando la tromba e una parte della canzone gli ricordava gli Oingo Boingo, una band che ho ascoltato crescendo che non abbiamo mai menzionato abbastanza. Hanno avuto un grosso impatto su di me”.
“E Danny Elfman, il cantante degli Oingo Boingo, ha lavorato con Burton, e quindi c’era questa sorta di connessione – e poi tutte le stelle si sono allineate. Abbiamo fatto Bones che mi ricordava degli Oingo Boingo e abbiamo pensato che sarebbe stato fantastico se Tim Burton ne avesse girato il video. Ed è uno dei nostri video più belli, senza dubbio, e così abbiamo pensato di chiederglielo di nuovo e adesso ha fatto due video per noi”.
“Ha dei gusti davvero fantastici ed è bello lavorare con qualcuno come lui, che rispetti in toto e di cui sai di poterti fidare. Persone coraggiose in cui credi. E non posso nemmeno spiegarti a volte quanto ci si preoccupa (con altri registi), perché stai mettendo quello che hai fatto nelle mani di qualcun altro – e loro vi daranno forma. Ma non c’è bisogno di preoccuparsi quando lo si da a Tim”.

A seguito di una memorabile e strana esperienza durante un programma televisivo lo scorso Settembre, un’altra celebrità a cui Flowers è ora (suo malgrado) associato è il famoso ateo Richard Dawkins. Poco prima della pubblicazione di Battle Born, il cantante è apparso su Skavlan, un programma televisivo Svedese-Norvegese. Gli altri ospiti erano Ulrika Jonsson e Bjorn Ulvaeus degli ABBA. È iniziata come una normale intervista fra celebrità, ma il giornalista e presentatore Fredrik Skavlan ha presto iniziato a chiedere a Flowers delle sue credenze religiose. La star leggermente imbarazzata ha parlato positivamente della sua educazione mormone e il suo incrollabile credo nella Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni.
Alcuni momenti dopo, è stato colto di sorpresa quando Skavlan ha annunciato l’autore de L’Illusione di Dio. Dawkins non ha perso tempo a fare a pezzi il Mormonismo, affermando che il Libro di Mormon è un “un ovvio falso” e riferendosi al fondatore della chiesa, Joseph Smith, come un “ciarlatano”. Anche se non è riuscito a nascondere di essere infastidito, bisogna dare grande credito a Flowers per non aver messo a tappeto nessuno in tv.
“Sapevo che ci sarebbe stato anche Dawkins”, si ricorda riguardo all’incidente. “E sapevo chi era, anche se sembrava che fossi stato preso alla sprovvista. Dietro le quinte sono anche stato seduto vicino a lui su una poltrona e abbiamo condiviso l’interprete, perché il programma era in Norvegia. Forse non sapeva di me, a parte il fatto che facessi parte di una band, a meno che non gli abbiano dato una sorta di avviso tipo ‘quel ragazzo è mormone’ o roba simile”.
“Lo conoscevo perché… non so. Da credente avevo sentito parlare di lui e avevo visto le sue filippiche sui mormoni. E diventa così freddo e sconvolto per queste cose. Ma non mi aspettavo quello che poi è successo. Non mi aspettavo che sarebbe stato così intenso, credo. Ha delle caselle che controlla e poi ci mette una crocetta, e ha controllato ogni casella che gli ho visto controllare in passato sul mormonismo, e poi è esploso”.
“Non mi aspettavo che sarebbe stato aggressivo, e quindi questo mi ha preso un po’ di sorpresa. Sapevo che non avrei convinto Dawkins che Dio esiste o che c’è stata la Creazione. E lui non mi ha convinto che non esiste. Quindi si è stato strano. Non avrei mai pensato di trovarmi in una situazione del genere in TV”.
Hai letto il suo libro?
“No. Ce ne sono parecchi. Forse dovrei iniziarne uno”.
Flowers trovare difficile essere una sorta di ambasciatore della sua religione?
“No davvero. Credo solo di essere qualcuno che a volte si trova sotto la luce dei riflettori e che è mormone. Non mi hanno dato nessun titolo, sai, all’interno della Chiesa. Credo che sia una religione ancora relativamente nuova e le persone ne sono curiose, ci sono voci strane che girano a riguardo e qualcuna è vera, altre sono completamente false. Credo che le persone siano solo curiose e ultimamente sta ricevendo molta attenzione”.
Con riferimenti a droghe, decadenza e sesso casuale, molti dei testi delle sue canzoni sembrano in qualche modo in contrasto con il mormonismo tradizionale…Scuote la testa.
“Non direi che ‘molti’ dei miei testi lo sono. Forse alcuni degli inizi lo erano. C’erano più testi in contrasto. Cercavo…Ero davvero fissato con il glam rock e, sai, inseguivo questa fantasia, non ero propriamente me. E credo che sia una delle cose meravigliose del fare parte di una band, quella libertà che abbiamo tutti, di diventare qualcos’altro. Ma ho capito abbastanza presto che non mi piaceva fingere. E stavo iniziando a percorrere una strada diversa mettendo in imbarazzo chi sono davvero, e così le cose sono diventate più facili”.
Respingendo il cliché tradizionale dei vizi delle rock star, non tradisce sua moglie, non tocca mai droghe illegali e beve alcol molto raramente. Quindi qual è il suo vizio segreto?
“Non so se ho un vizio segreto”, dice alzando le spalle, “direi che potrebbe essere giocare a Fruit Ninja sul mio telefono. Mia moglie ha messo questa app sul mio telefono ed è l’unica che ho. Non ho abbracciato del tutto questa era elettronica in cui ci troviamo. È molto più facile se non lo fai”.
Sei su Twitter o Facebook?
“No. Non ho niente contro di loro. Ma vado a prendere mio figlio a scuola o vado al parco con loro, o sono a cena con persone che conosco da anni, e ti prendi un momento per guardare indietro e vedi tutti incurvati che maneggiano con i loro telefoni. Le persone non guardano più i loro figli al parco, o non giocano con loro, stanno su facebook o si mandano sms a sfondo sessuale o altre cose che si fanno al telefono. E le persone non guidano più guardando la strada, sono…è da pazzi. È come un incubo“.

Quando la band si è presa una pausa allungata nel 2010 a seguito del tour mondiale per promuovere Day & Age, Flowers si è goduto qualche settimana di vacanza prima di andare a registrare il suo primo album solista, Flamingo. Anche se le recensioni sono state discordanti (la lamentela più grande è stata che suonava come un album dei Killers più potente) le vendite sono andate bene e il tour ha avuto successo. Quindi ci sono piani per farne un altro?
“Oh si”, dice entusiasta. “Ho amato quell’album e amo cantare quelle canzoni. Adesso mi manca cantare quelle canzoni per cui sono entusiasta di crearne di nuovo, e di spolverare quelle e farlo di nuovo”.
I Killers sono un’unità musicalmente democratica?
“Si, si cerchiamo di essere un’unità democratica il più possibile. Per cui ho avuto sicuramente più libertà, cosa ovvia, credo, nel fare il mio album. Ma non è questo il motivo per cui l’ho fatto. Mi piace fare quello che faccio, avevo le canzoni e continuavano ad arrivarne, ma si, è stato fantastico. Forse all’inizio stavo solo immergendo le dita muovendole un po’, ma mi è piaciuto molto e credo che lo rifarò”.
Prima di concludere, il discorso vira sull’imminente data a Phoenix Park. Dopo il concerto sold out alla O2 lo scorso Febbraio, sarà la seconda apparizione dei The Killers in Irlanda quest’anno.
“I nostri concerti migliori sono in Irlanda”. dice. “Voglio dire, è un po’ noioso che lo sappia, ma in proporzione l’Irlanda è il nostro Paese più grande, dove siamo più accettati, per cui è una bella cosa. È esaltante venirci. C’è una grossa eredità musicale, e sembrano sempre apprezzare gli sforzi che facciamo. Sai ci sono dei posti in cui le persone sono quasi viziate, penso invece che l’Irlanda sia ancora molto ricettiva nei confronti della musica nuova e della musica dal vivo, e spero che questo non cambi”.
Prima di suonare nuovamente a Dublino, i Killers suoneranno il loro concerto più grande in UK, quando saliranno sul palco di Wembley il 22 Giugno. È nervoso?
“Un pochino”, ride. “È un posto così iconico. So che non è lo stadio originale, ma è comunque terreno sacro, e le band che ci hanno già suonato – beh, non ce sono state tante, quindi è un vero onore poterlo fare. Sono grato che lo faremo e che possiamo farlo. È incredibile. E cerco di non pensarci troppo, ma cerco di trovare somiglianze fra i concerti che facciamo così da uscire poi lì sul palco a fare quello che so fare. Quindi ci saranno un microfono e Ronnie, Mark e Dave…ed è tutto ciò di cui ho bisogno!”

Fonte // pickle55

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