Alive Magazine [01-08-2013]

Gli headliner del LouFest viaggiano verso St. Louis per parlare di musica, maturità e creare canzoni importanti.

I ribelli alt-rock The Killers non stanno facendo prigionieri mentre si preparano a suonare al LouFest all’inizio di Settembre, come headliner a fianco di Wilco, The National e Alabama Shakes. Con la pubblicazione ancora recente del loro album del 2012, “Battle Born”, i Killers continuano ad aumentare il numero dii fan in giro per il globo con il loro caratteristico sound e indimenticabili performance sul palco. Cavalcando l’onda di canzoni super amate come “Mr. Brightside” e “When You Were Young”, assieme a nuovi successi come “Runaways,” il gruppo di Las Vegas ha venduto 20 milioni di album nel mondo – ed è facile capire perché.

L’ultimo album dei Killers mostra senza dubbio i talenti musicali del cantante-tastierista Brandon Flowers, il chitarrista-cantante Dave Keuning, il bassista Mark Stoermer e il batterista Ronnie Vannucci, Jr., ma rivela anche quanto la band sia maturata da quando si è formata nel 2002 e ha pubblicato l’indimenticabile primo album, “Hot Fuss,” nel 2004. Attraverso tutti i passaggi dello sviluppo della band, incluso l’ottenimento di nuovo successo con il secondo album, “Sam’s Town”, e lo stile più leggero di alcune delle canzoni di “Day & Age” del 2008, il gruppo ha continuato a progredire sia per quanto riguarda le scelte musicali sia per i temi affrontati. Con l’ultimo album che fa esplicitamente riferimento allo Stato del gruppo, il Nevada, sembra che i Killers stiano tornando alle loro radici…in senso metaforico, ovviamente. In realtà, sono lontani da casa, in tour per il mondo per promuovere il nuovo album. Il batterista Ronnie Vannucci, Jr., si è ritagliato una piccola pausa dalla vita da rock star per parlare della crescita musicale della band, dell’album più recente e perché dovremmo continuare ad aspettarci grande musica da questa rock-band sempre in vena di sperimentare.

ALIVE: Avete concluso di recente un tour Europeo. Come vi rilassate quando siete in tour?

Ronnie Vannucci: Mi piace rimanere produttivo musicalmente parlando. Di solito porto roba con me in tour, incluso un registratore. Così se ci ritroviamo rintanati nel tour bus posso fare qualche demo. Molte volte invece, se abbiamo una pausa, andiamo in campeggio al posto di stare in un hotel. È un bel cambio di passo rispetto allo stare nelle città. Cerchiamo di rendere le cose il più normali possibile.

ALIVE: Quest’estate suonate in un paio di festival diversi – inclusi il Lollapalooza e il LouFest. Che significato ha suonare ai festival?

RV: I festival sono divertenti. Sono ancora meglio quando sono ben organizzati – sai, con acqua corrente e tutti i vari servizi e cose simili. Hai un tempo preciso in cui suonare, ma riesci a vedere altre band durante il giorno. Di solito ti trovi con amici di altre band, ed è un bel momento per ritrovarsi e bersi un paio di birre. Siamo fortunati ad essere headliner, che è una cosa fantastica. Siamo headliner, vero? Non arriveranno i Maroon5 o simili?

ALIVE: Siete assolutamente gli headliner!

RV: Oh bene. Mi ero preoccupato. Anche gli Hanson stanno tornando assieme, sai. Volevo essere sicuro che non ci fossero alle calcagna.

ALIVE: Come scegliete i festival a cui suonare? Avevate sentito parlare del LouFest prima di accettare di suonare?

RV: Si! Ci vengono proposti i concerti, noi li valutiamo considerando tutti i particolari. Mi sono sempre divertito a St. Louis. Sono stato uno di quelli che ha insistito di più per suonare al LouFest. Ha anche senso visto che non abbiamo ancora suonato a St. Louis durante questo tour.

ALIVE: Parlando di stile musicale, voi tendete a mettere assieme qualsiasi cosa dal jazz al rock classico e oltre. Come fate a far sposare questi sound quando suonate, e cosa influisce di più sul vostro lavoro?

RV: Più invecchio, più apprezzo i classici. Mi ritrovo ad ascoltare cose davvero strane. Sento che devo ancora educarmi parecchio sul mondo della musica. Una mattina mi sono svegliato e un mio amico mi aveva mandato questa canzone di James Jamerson, uno dei migliori bassisti di sempre. Mi sono ritrovato ad ascoltare questa canzone di solo basso. Anche se non sono un bassista, sono comunque influenzato dall’innovazione e dall’intelligenza delle persone. Semplicemente apprezzo una mente musicale.

ALIVE: Hai iniziato a suonare sulla Strip di Las Vegas a 8 anni. Sei mai stato intimidito da quelle esperienze, specialmente da piccolo?

RV: Beh, quando sei un bambino non ti importa molto, sai? Non c’era molto ad intimidirmi – solo esaltazione. Era molto divertente. Ero piccolo ma avevo l’opportunità di suonare con tutti questi musicisti più vecchi e con più esperienza. In quel momento non capisci nemmeno tutto quello che hanno raggiunto.

ALIVE: Quando i Killers si sono presi una pausa di un anno, hai lavorato ad un progetto e album chiamato “Big Talk”. Com’è stato lavorare a quell’album, specialmente se paragonato a lavorare con i Killers?

RV: Detto molto schiettamente, non volevo annoiarmi più. Ho pensato, beh, farò un album che io e i miei amici possiamo suonare anche ubriachi fradici, e andrà bene comunque. Ho iniziato a scrivere delle semplici canzoni rock, ed è stato davvero divertente. Non ero neanche partito con l’idea di fare un album, ma è successo. Il mio amico Matt (Matt Sharp, ex bassista dei Weezer) voleva unirsi al gruppo. Gli davo dei demo per chiedere il suo parere. Mi sono divertito davvero molto. Lo rifarei di nuovo se ne avessi l’occasione.

ALIVE: Di recente hai concluso un corso di studi alla UNLV. Pensi che avere una laurea in musica ti dia una sorta di vantaggio in questa industria?

RV: [Ride] Tipo, quando stiamo scrivendo canzoni, potrei dire, “Ragazzi, dai! Non è nel ciclo delle quinte!” No, è bello conoscere la teoria e la matematica che sta dietro a quello che facciamo. Ma niente può sostituire il cuore della musica. È la cosa più importante, ed è quello che cerco di fare.

ALIVE: Qual’era la visione dietro a Battle Born?

RV: Ogni volta che entri in studio per registrare un album pensi a cose diverse. Hai un’età diversa, o c’è qualcosa di diverso che è diventato importante nella tua vita…il paesaggio emotivo cambia molto. Anche quando siamo in tour ci chiediamo, “Cosa ci stiamo facendo qui? Qual è il nostro obiettivo? Cosa significa tutto questo?” Credo che “Battle Born” sia stata la realizzazione della parte tre di noi (quella di Day & Age, ndt.) di tutte le differenze con la parte uno (quella di Hot Fuss, ndt.) della nostra band. Adesso stiamo capendo in che momento ci troviamo e come le cose stanno cambiando esponenzialmente su così tanti livelli.
“Battle Born” probabilmente ha un significato diverso per ognuno di noi, ma il titolo nello specifico è importante. È scritto sulla bandiera del Nevada, ed è anche il nome del nostro studio. Quelle parole continuavano ad echeggiare e hanno iniziato a significare qualcosa per noi. Sai, siamo così fortunati ad avere un chitarrista (Dave Keuning) che viene dallo spazio, Mark Stoermer al basso e un cantante (Brandon Flowers) che suona anche altri strumenti ed è bravissimo ai sintetizzatori e a fare cose strane. Siamo tutti cresciuti negli anni ’80 e, in qualche modo – senza sembrare sdolcinato – credo che questo album sia per noi un ritorno alla forma.

ALIVE: Guardando al futuro, c’è niente che i Killers vorrebbero raggiungere nei prossimi anni?

RV: Credo che la maggior parte di noi voglia rimanere in movimento, e in qualche modo credo che ciò significhi sperimentare. Siamo tutti focalizzati sull’essere una band che scrive canzoni importanti. Sai, fra un centinaio di anni, le persone si ricorderanno della canzone “Hound Dog”. Anche se è stupida, è una canzone importante. Voglio essere una band che, tra cento anni, sarà ricordata. Speriamo anche di essere fieri delle canzoni che saranno ricordate e speriamo che quelle canzoni avranno ancora un significato. Non so se abbiamo ancora raggiunto quel punto, ma sarebbe bello arrivarci.

Fonte // Alive Magazine

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