Skip to main content

Metro UK [29-11-2013]

Un’intensa tabella di marcia per un tour internazionale non sembra aver avuto un impatto negativo su Brandon Flowers, frontman dei Killers.

Arriva nella biblioteca dell’hotel a Londra molto abbronzato e slanciato indossando una felpa che legge: ‘Je Suis Americain’. Questo pensieroso e giovanile cantante di Las Vegas veste molto bene lo stile chic patriottico.
‘Ho queste due parti di me in continua lotta,’ ammette. Puntua la conversazione con risatine brevi e nervose. ‘C’è il desiderio di rappresentare il paese da cui vengo, quella strada polverosa americana che fa resistenza al mondo fantastico e alla musica Europea con cui sono cresciuto. A volte quando si incontrano in una delle nostre canzoni, come in When You Were Young, è bellissimo.’
Flowers si è preso del tempo per esaminare le energie contrastanti che si sono ultimamente manifestate all’interno della band. I Killers hanno suonato qualche data dal vivo per presentare la loro retrospettiva, il loro best of Direct Hits. La collezione di canzoni abbraccia ordinatamente gli inizi synth di grande teatralità del loro album di debutto del 2004, Hot Fuss, fino ai riff rock sta stadio del loro ultimo, Battle Born.
‘Molti dei primi album che ho comprato erano greatest hits e sembravano piuttosto brevi,’ dice. ‘Questo ci è sembrato il giusto momento per fare pulizia. Sono entusiasta di metterlo alle spalle – mi sento come un giovane trentaduenne, e sono pronto a guardare avanti. Ma per farlo, dobbiamo guardare indietro.’
Sembra strano suonare adesso le prime canzoni piene di rabbia come Somebody Told Me e Mr Brightside, inizialmente elementi di base delle serie drammatiche per ragazzi? ‘Beh, un po’ mi identifico ancora con quella persona,’ dice. ‘C’è una generazione più giovane che dà importanza a quelle emozioni, per cui l’entusiasmo c’è ancora. È stata una corsa continua. Avevo circa 20 anni quando stavamo scrivendo il primo album, e da allora non ci siamo mai fermati. Gli anni che ho vissuto non sono come quelli di una persona media.’
Si potrebbe anche dire che Flowers non si sia comportato come la media delle rock star. Proietta il suo carisma pieno di gioia sul palco e non nasconde i propri eroi musicali (Pet Shop Boys, U2, Springsteen) ma è anche apertamente un uomo di famiglia e un mormone praticante, più per ideali conservatori e immagini di romanticismo che per l’eccesso sfarzoso.
Fa capire l’arrivo di un secondo album solista per il 2014 (quello di debutto, Flamingo, è stato un successo internazionale nel 2010) ma rimarca il fatto che i Killers rimangono un interesse vitale.
‘Credo che sappiamo quali siano i nostri punti di forza come band,’ dice. ‘Siamo una cosa unica e credo che siamo bravi dal vivo. Che è quello che cercavamo di raggiungere con Battle Born.’ Sembra nuovamente inquieto. ‘A volte l’ambizione è vista come qualcosa di brutto.’
Spesso avere dei valori ‘tradizionali’ porta a pensare che una persona abbia per forza certi punti di vista. ‘Beh, a volte sento il bisogno di difendere da dove provengo,’ dice, attentamente. ‘Quando siamo nati come band, Bush era presidente e c’era un forte sentimento anti-Americano. Lo sentivo mentre giravamo il mondo, e questo mi ha spinto a resistere, perché anche da noi ci sono persone generose. Abbiamo visto che le cose sono cambiate da quando Obama è presidente ma ero giovane e cercavo di capire quello che stava succedendo.’ Aggrotta di nuovo le sopracciglia dicendo queste parole.
Il terreno è più regolare e prevedibile quando parliamo dell’annuale singolo di Natale di beneficenza dei Killers, un rituale popolare per la band dal 2006. La canzone di quest’anno si chiama Christmas In LA.
‘Non ci vedrete mai ridere e lasciarci andare come quando facciamo questa cosa per Natale,’ dice sorridendo apertamente. ‘Alla fine lavoriamo molto ma è davvero rinfrescante. La cosa bella è che capita in concomitanza con la Giornata Mondiale contro l’AIDS, l’1 Dicembre, quindi aveva senso scrivere una canzone di Natale per raccogliere fondi per il Red Project. Questo è l’ottavo anno in cui non coverizziamo [nessuna canzone tradizionale, ndt.] e abbiamo fatto qualsiasi tipo di canzone di Natale, da canzoni d’amore a The Cowboys’ Christmas Ball, e un Babbo Natale che cerca di catturarci. Quest’anno la canzone parla di un attore che si trova in difficoltà a Los Angeles e gli manca il Natale tradizionale. Abbiamo Owen Wilson nel video, e ci sono dei cameo di Harry Dean Stanton e di una versione animata di Warren Zevon, una cosa figa. Ne sono davvero entusiasta – le stelle si sono allineate.’
Se c’è un tema ricorrente nel materiale della band e del lavoro solista di Flowers, è senza dubbio l’atmosfera di Las Vegas. La città si staglia ampia nelle canzoni e nei video dei Killers (incluso il loro recente singolo Shot At The Night), e questo spirito che ama andare in tour ha un’anima tradizionale.
‘Si idealizzano questi altri posti in giro per il mondo ma io non riesco proprio ad andarmene’, sospira. ‘Qui è dove sono le mie radici. Posso portare i miei figli al Lago Mead, dove il loro bisnonno era solito andare a pesca e vendere il pesce durante la Grande Depressione. O posso portarli all’MGM, dove la loro prozia era una donna delle pulizie e ha pulito la stanza di Dean Martin; lui aveva solo smoking, pigiami e pillole, apparentemente. La loro bisnonna ha lavorato al Golden Nugget. E il deserto del Nevada è bellissimo’.
Sembra già desideroso di tornare a casa per le festività natalizie. ‘Il Natale a Las Vegas è bello’, dice. ‘Divento sentimentale su questo argomento. Abbiamo una decorazione “Welcome to Fabulous Las Vegas” e mettiamo luci decorative sulle palme. Ci impegniamo davvero’.
Questo uomo dello spettacolo di vecchio stampo sembra finalmente rilassato, e c’è un luccichio brillante nei suoi occhi.

Fonte // Metro UK

Condividi