AbsolutePunk [04-06-2014]

“I got, soul but I’m not a soldier,” proclamava Brandon Flowers in All These Things That I’ve Done, la migliore canzone di quella che probabilmente è stata la più bella collezione di singoli radiofonici che ha fatto breccia nel mercato nella prima decade del secolo. Quella frase rimane iconica e sublime anche un decennio dopo, un grido di battaglia arrogante e carismatico proveniente da un cantante che suona come una rock star molto più di quanto aveva il diritto di sembrare al suo debutto. Forse la fiducia derivava dalla qualità del brano stesso, un ampio pezzo rock dal sapore Americano che ricordava con precisione ai radioascoltatori quanto grande e sfarzoso può davvero essere il rock and roll. O forse l’atteggiamento presuntuoso proveniva dal resto del disco e dalle hit che si susseguono una dietro l’altra nella sua tracklist. Canzoni ormai classiche del pop come Mr. Brightside, Smile Like You Mean It e Somebody Told Me sembravano esagerate alla radio, ma sul disco, in sequenza una dopo l’altra (con il dramma bruciante di Jenny Was A Friend Of Mine ad offrire una notevole introduzione), suonavano come la Parola di Dio…o quantomeno come il Vangelo scritto dalle macchine da successi degli anni ’80.

I critici più duri dell’album lo definirono giustamente troppo di peso nella prima parte, ma quello di cui non si erano resi conto era che ciò faceva parte dei suoi obiettivi. Raggruppa tutte le canzoni di successo sul lato uno e fai assolutamente in modo che vengano sentite: era la stessa strategia impiegata da quasi tutte le band di cui i Killers avevano copiato le mosse, dai Duran Duran ai Journey agli U2. E con l’aiuto di un paio di assoli di chitarra in stile Oasis, un frontman con la spavalderia di Jagger e la convinzione di Springsteen, e una manciata dei più grandi ritornelli scritti da chiunque in tutta la decade, i Killers hanno intessuto quelle mosse in un album che sarà a lungo ricordato come uno dei classici definitivi della sua epoca.

Per me, Hot Fuss è stato uno dei primi pezzi del puzzle. Fino al 2004 ero stato un ascoltatore di musica casuale, mi facevo CD con mix delle mie canzoni preferite e acquistavo l’occasionale nuovo album, ma non assorbivo realmente nuova musica in nessun modo consistente. Tutto ciò è cambiato nella primavera del 2004, quando ho sentito una canzone degli Snow Patrol (Run, ovviamente) in uno show televisivo e subito me ne sono innamorato. Era la mia prima interazione reale con l’idea che là fuori ci fosse altra musica rispetto a quella che veniva suonata alla radio e a quella degli artisti che avevo sempre amato da bambino. (Il fatto che Run sarebbe poi diventato un successo piuttosto considerevole di per sé è irrilevante). Ho comprato l’intero album senza nemmeno pensarci, dopodiché Amazon ha iniziato a sputare fuori consigli per nuovi album di band che non avevo mai sentito nominare: A Ghost is Born degli Wilco, Hopes & Fears dei Keane, Good News for People Who Love Bad News di Modest Mouse e, per ultimo ma non meno importante, Hot Fuss dei Killers.

A questo punto, Hot Fuss era uscito probabilmente da una o due settimane, e singoli come Mr. Brightside e Somebody Told Me non avevano ancora iniziato a permeare le onde radio. Se non fosse stato così, sarei stato conquistato subito e avrei comprato l’album come Amazon mi stava suggerendo, ma da squattrinato tredicenne quale ero (sopravvivendo per tutto l’anno solo con i soldi che ricevevo per il compleanno e per Natale), non ero pronto per fare questo tipo di investimento. Così mi sono rivolto al fidato vecchio Limewire, ho cercato “The Killers”, e fatto quello che avrei sempre fatto allora quando volevo provare un nuovo artista: ho scelto la canzone con il titolo che mi piaceva di più. In quel caso è toccato ad All These Things That I’ve Done, che non mi ha conquistato subito, ma che mi è piaciuta abbastanza – soprattutto grazie al suono esplosivo della chitarra – da finire nel mio CD estivo di canzoni. Nel corso della stagione però, quella canzone ha cominciato a piacermi sempre di più, con il modo di cantare contagioso di Brandon Flowers e la vastità e la portata del punto culminante della canzone, intriso di gospel, che mi ha convertito in un fan della band. Un paio di mesi più tardi, dopo che i singoli si erano insinuati nella mia testa grazie alla radio, alla TV e al Top 20 Video Countdown di VH1, ho comprato il disco per davvero. Il resto, come si suol dire, è storia.

Mi ricordo di aver pensato molto presto – forse addirittura quella prima notte di ascolto del disco a tutto volume sullo stereo di casa mentre ero solo per la sera – che Hot Fuss era uno degli album più interessanti e movimentati che avessi mai sentito. Si trattava di un album che non si apriva solo con una combinazione di due buoni brani; decollava con una-due-tre-quattrocinque, una serie di canzoni eccellenti che rimane uno dei migliori lati A di qualsiasi album di sempre. Potrei tessere le lodi di quelle cinque canzoni per giorni e raccontare in continuazione di quanto le ho ascoltate quell’autunno e quell’inverno. Potrei scrivere un saggio sulla disperazione claustrofobica che risuona attraverso la voce di Brandon Flowers nella narrazione del delitto rappresentato in Jenny Was a Friend of Mine; potrei parlare di come Dave Keuning abbia praticamente inventato un suono di chitarra tutto suo con i ruggiti inimitabili che sono la spinta di inizio di Somebody Told Me; potrei senza dubbio citare la mia frase preferita di Smile Like You Mean It – “And someone will drive her around down the same streets that I did” – e discutere di come mi faccia sentire forse più nostalgico di qualsiasi altro testo in qualsiasi altra canzone che abbia mai sentito.

Naturalmente, però, dato che è così che funzionano queste cose, la canzone di cui ho intenzione di parlare di più è quella che tutti conoscono: Mr. Brightside. Chiedetemi di nominare il miglior singolo pop degli anni 2000, e nove volte su 10 sceglierei Brightside. Questo può sembrare strano, dal momento che ho già ammesso che un altro singolo, All These Things, è la mia canzone preferita dell’album. Tuttavia, mentre All These Things è sicuramente la canzone migliore, Mr. Brightside è senza dubbio la migliore canzone pop, e questo fatto ha determinato la differenza trasformandola in uno dei singoli radiofonici più indimenticabili del millennio, finora (basta chiedere ai votanti nel sondaggio di Grantland della scorsa estate). Brightside deve il suo essere pop ad un riff di chitarra e ad un ritornello accattivante, entrambi i quali sono, a loro credito, vergognosamente orecchiabili, ma che sono anche elementi standard dei singoli radiofonici; in altre parole per il pubblico non sono quello che contraddistingue questa canzone dalle altre. Ma cosa rende Brightside diversa? Perché questa canzone ha la possibilità di rivaleggiare contro Hey Ya! in un sondaggio per la miglior canzone del millennio, mentre altre canzoni, sicuramente più ammirate dai critici, fanno da gregarie?

La risposta a quella domanda non è necessariamente facile da determinare, anche se ci sono numerose possibili spiegazioni. Una potrebbe essere la produzione e l’arrangiamento, che sviluppa un crescendo del suono assolutamente massiccio partendo dai piatti della batteria, dal basso rimbombante, dai muri di sintetizzatori, e più ancora dalla vivace chitarra di Keuning. Sono personalmente affascinato da ciò che Flowers fa nella canzone, riuscendo a ottenere uno dei più grandi tormentoni della nostra generazione da quella che è essenzialmente una strofa con una melodia di una sola nota (e un ritornello che non è molto più dinamico). Ogni volta che canto la canzone o che mi siedo e la suono con la chitarra, rimango ammaliato da quanto la melodia sia davvero semplice. Flowers potrà cambiare il suo stile vocale negli album futuri (con grande disappunto della comunità dei critici), scambiando il suo baritono perfetto per l’indie con un tenore corposo da arena rock, ma qui stava ancora cercando la sua voce, e questo si nota molto bene in una canzone come Mr. Brightside.

Sono stato totalmente esplicito sul mio amore prolungato per i Killers nel corso degli anni – ho dato al loro ultimo album, Battle Born, del 2012, la recensione più positiva di chiunque altro su internet – ma sarò il primo a sottolineare che Mr. Brightside è una canzone che la versione moderna dei Killers non sarebbe più in grado di scrivere. La band cercherebbe di renderla più grande e farla diventare più Springsteeniana e Flowers troverebbe sicuramente il modo per riscrivere la melodia in qualcosa con un range vocale più dinamico. Entrambe le modifiche strapperebbero ciò che attrae della canzone, che è la grandezza senza pretese. Brightside è grande e memorabile, certo, ma non nello stesso modo in cui canzoni come When You Were Young lo sono. Quella canzone, il primo singolo dal sottovalutato secondo lavoro dei Killers, Sam’s Town, del 2006, era Maestosa con la M maiuscola. Era il suono di una band che cercava di sembrare enorme e di arrivare ad esserlo grazie alla pura forza di volontà.

Ma Mr. Brightside non è mai stata pensata per riempire le arene. Suonava invece come un ibrido tra lo sporco indie rock degli anni 2000 (Strokes, Interpol, Bloc Party, ecc.) e la new wave degli anni ’80 – una combinazione amata da un sacco di persone. In realtà, il suono che i Killers hanno messo assieme con Mr. Brightside, e con Hot Fuss in generale, è qualcosa che la gente continua ad associare alla band. Così molti ascoltatori guardano indietro a questo album e dicono cose come “Vorrei che tornassero al loro sound originale” o “Vorrei che facessero un altro album come Hot Fuss“. La cosa divertente è che, dei quattro dischi che la band ha pubblicato, gli ultimi tre risultano più o meno uniformi come sonorità, mentre Hot Fuss si distingue, sia stilisticamente che musicalmente, come un lavoro nettamente diverso. In questo senso, questo album e il suo stile incentrato sugli anni 80 è stato in realtà il colpo di fortuna o la sorpresa nella discografia della band, con la sonorità dal cuore rock dei successivi tre album che si staglia maggiormente come la linea guida principale. È un pensiero interessante che fa sembrare la natura massiccia di Mr. Brightside molto più accidentale, come se tutti gli elementi si fossero messi in fila per trasformarla in un successo che la gente continua ancora a cantare 10 anni dopo. In altre parole, i limiti e l’inesperienza complessiva della band, così come il fatto che non sapevano ancora che tipo di musica volevano fare, sono stati i fattori che hanno permesso alla canzone di diventare un punto fermo della cultura musicale.

L’altro motivo per cui Brightside funziona così bene, però, è che Flowers vi calza alla perfezione. Nessun altro frontman principiante, con la possibile eccezione di Win Butler degli Arcade Fire, si è impegnato così fervidamente per una canzone nel 2004. E ci vuole impegno per rendere convincente il testo di Brightside, che è allo stesso tempo arrogante e vulnerabile. L’intera atmosfera narrativa della canzone è deformata, raccontata dal punto di vista di un narratore potenzialmente inaffidabile (per non dire del tutto fuori di testa) che perde la testa quando la sua amata lo tradisce con un altro uomo. O forse lei non lo sta tradendo, ed è davvero tutto nella sua testa. Chi lo sa? Cercare di seguire il flusso della canzone come se fosse una narrazione coerente è un esercizio inutile, mentre Flowers salta da un’immagine all’altra in rapida successione, anche se tale successione può effettivamente non essere accurata o in ordine cronologico. Il suo modo di cantare crepita di energia nervosa e di emozione sudata e spossata. Lui è il ragazzo che va fuori di testa mentre la sua immaginazione prende il sopravvento su di lui, il ragazzo che potrebbe facilmente trasformarsi nel killer (gioco di parole) che abbiamo incontrato in Jenny Was a Friend of Mine (anche se queste due canzoni non sono, presumibilmente, collegate ). Nel momento in cui arriviamo alla fine della canzone, con i ripetuti e melodrammatici lamenti delle parole “I never”, siamo stati avvolti così strettamente nella sua tela che non abbiamo altra scelta se non quella di riascoltarla. E forse questo è il segreto principale del fascino e della resistenza nel tempo della canzone: attrae e ipnotizza perché, a differenza di molte altre canzoni pop, non è immediatamente facile da analizzare.

Mr. Brightside è il salvagente che ha permesso ad Hot Fuss di raggiungere lo status di album classico a soli 10 anni dalla pubblicazione, ma il resto dell’album non è assolutamente da buttare. Molte persone potrebbero dirvi che Hot Fuss non vale niente dopo le prime cinque canzoni, che è un album di debutto molto promettente che si spegne dopo l’inizio esplosivo e si impantana in canzoni monotone e dimenticabili. Ma anche se l’album concentra senza dubbio canzoni più importanti nella prima parte, queste descrizioni non danno il giusto rispetto ad altre bellezze nascoste, come il vortice Vegas-che-incontra-gli-U2 di Believe Me Natalie, o l’euforia di una notte illuminata dai neon di On Top. Andy You’re a Star, canzone un po’ da stalker, gioca con temi omosessuali in modo simile a quello che un’altra band dal sound anni ’80, i Franz Ferdinand, aveva fatto lo stesso anno con una canzone chiamata Michael, mentre Midnight Show (non Mr. Brightside) è stata citata come il pezzo narrativo che accompagna Jenny Was a Friend of Mine. La solare e spiritosa Change Your Mind è stata per lo più ignorata e dimenticata nel catalogo della band, ma a parte le canzoni più famose, sarebbe stata la scommessa più facile come singolo. E la canzone di chiusura, Everything Will Be Alright, tranquillizza il sound della band con una triste e lenta ballata – il momento più debole dell’album, ma che è tuttavia una chiusura appropriata.

Guardando indietro a questi dieci anni e cercando di ricordarmi quante volte ho ascoltato Hot Fuss, quanti diversi ricordi porta con sé, è difficile credere che l’album abbia già 10 anni. Mi ricordo il giorno in cui ho comprato questo album; mi ricordo di aver visto il primo passaggio in tv dei video delle canzoni; mi ricordo di aver sentito Mr. Brightside alla radio durante il conto alla rovescia dei migliori successi dell’anno per la vigilia di Capodanno nel 2004. Mi ricordo così tante cose del 2004, di come quest’album fosse, come ho detto prima, uno dei “primi pezzi del puzzle” (assieme a Letters di Butch Walker, Futures dei Jimmy Eat World, American Idiot dei Green Day, Hopes & Fears dei Keane e alcun altri) che mi hanno trasformato nel fan ossessionato della musica che sono oggi. Non riesco a credere che tutto ciò è successo 10 anni fa. Non riesco a credere che avevo 13 o 14 anni quando ho ascoltato quegli album per la prima volta, e come adesso abbia 23 anni e sia a cinque settimane dal matrimonio. Non riesco a credere quanto veloce passi il tempo. Non riesco a credere come sembri ieri mentre compravo Hot Fuss dal Wal-Mart locale, ma come tutto ciò che di grande è successo nella mia vita sia iniziato quel giorno. Ma fra tutte le cose a cui davvero non posso credere, ce n’è una che non ho difficoltà ad accettare, e cioè che tutti quegli album sono ancora essenziali per me, li ascolto ancora frequentemente, e hanno ancora tutti un posto nella lista dei miei 50 album preferiti. In tutta franchezza di questi tempi può anche non essere di moda amare album come Hot Fuss, ma li amo tutti come allora – successi e flop, popolarità e critiche negative, e tutto quello che sta nel mezzo.

Fonte // AbsolutePunk.net

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