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Radio.com [22-04-2015]

È sempre strano vedere qualcuno che cerca di apparire ancora gotico o new wave o qualcos’altro quando comincia ad essere avanti con gli anni. È così strano.

Brandon Flowers si è sempre sentito a disagio con il termine “artista” e con quello che può fare alla psiche di un giovane musicista. Nel lontano 2004, quando il frontman dei Killers era solo un giovane 23enne proveniente da Las Vegas che cantava dei compagni di letto androgini di una ex, è stata quella parola che l’ha fatto sentire del tutto inadeguato.

“Quando cominci, hai la parola ‘artista’ che incombe sopra la tua testa. Pensi di dover essere poetico”, Flowers dice a Radio.com. “Invecchiando ed essendo diventato in qualche modo più intuitivo rispetto alla musica che ascolto e i personaggi che erano grandi, ti rendi conto che non erano così”.

Nella molto sofisticata Club Room del Soho Grand Hotel a New York, il 33enne siede su un divano e ha un aspetto casualmente spettinato. Sembra che i suoi capelli siano stati pettinati con una semplice passata di mano. Indossa jeans e una felpa con cappuccio – è una felpa esclusiva, qualcosa che Kanye West considererebbe alla moda, ma rimane comunque una felpa. Guardando Flowers che ha ancora un viso parecchio infantile, è difficile credere che la sua carriera duri già da una decade. Flowers stesso a volte ha difficoltà a crederci.

Mentre si prepara a pubblicare il suo secondo album solista, The Desired Effect, il mese prossimo, la certezza di invecchiare è qualcosa presente nella mente di Flowers. Non è qualcosa per cui sia necessariamente preoccupato. Non ha attraversato alcuna crisi quando è arrivato ai 30. Ma l’incertezza di come l’invecchiamento si ripercuoterà sul suo lavoro pesa sicuramente su di lui. A differenza di quanto Aaliyah disse una volta, l’età è molto più di un numero nel mondo della musica pop, un luogo dove è molto difficile invecchiare con grazia lasciando gli artisti con due scelte, una volta raggiunto un certo punto della loro carriera: salvaguardare il proprio status succhiando la linfa vitale di artisti più giovani e più popolari (Madonna o Jennifer Lopez) o essere messo al pascolo a Las Vegas, nella speranza di scacciare via la nostalgia (Britney Spears, presto Mariah Carey).

“Non sto cercando di soddisfare i giovani perché ascoltano la radio”, dice Flowers. “Sto solo cercando di fare cose che voglio davvero fare, che riflettono dove mi trovo oggi. Non ho mai finto di non essere sposato o di non avere tre figli”.

Flowers ha sempre promosso un’immagine di sé molto poco rock di devoto uomo di famiglia – anche apparendo in un video per la chiesa Mormona a fianco della moglie e dei figli per parlare di come la religione e la famiglia lo abbiano salvato dalle insidie del successo. Invecchiando Flowers dice che vuole scommettere su quell’immagine e fare musica per gli adulti, un gruppo che vede come un mercato non sfruttato.

Già negli anni ’70 e ’80 artisti come James Taylor, Billy Joel, Bob Dylan e Joni Mitchell facevano musica per le persone che volevano ascoltare temi più maturi, che si trattasse di matrimonio, dell’essere genitori o dei fallimenti, probabilmente in una se non in entrambe le aree precedentemente menzionate. “Penso che in passato fosse più accettabile fare musica che riguardava il punto in cui eri nella tua vita”, dice Flowers. “È uno strano tempo questo, in cui non se ne sente molta. Mi chiedo che cosa ascoltino gli adulti”.

È una buona domanda. Degli 11 artisti che sono stati al top della Billboard Hot 100 l’anno scorso, solo quattro erano di età superiore ai 30 – Mark Ronson, Pharrell, John Legend e il frontman dei Magic!, Nasri Atweh. Di quegli artisti, però, solo la canzone di Legend “All of Me” sconfina veramente nel territorio della musica adulta contemporanea e anche di quella canzone è stato poi fatto un remix per cercare di renderla di tendenza per i ragazzini. Se le vendite di 21 di Adele ci hanno insegnato qualcosa, però, è che gli adulti compreranno (e compreranno e compreranno e compreranno) un album che sentono rappresenti i loro gusti.

Quindi cosa ascoltano gli adulti? Flowers sembra rispondere alla sua stessa domanda quando spiega che è tornato ad ascoltare gli artisti classici che amava da bambino. Le stelle del rock americano provato e vero come Bruce Springsteen e Don Henley, che non sembrano avere mai paura di crescere. Questi artisti hanno insegnato a Flowers che nessuno, non importa quanto duramente ci provi, può essere giovane per sempre. Almeno, non senza sembrare un po’ ridicolo.

“È sempre strano vedere qualcuno che cerca di apparire ancora gotico o new wave o qualcos’altro quando comincia a essere avanti con gli anni. È così strano”.

Nel seguito del suo debutto da solista, Flamingo, del 2010, Flowers baratta alcuni elementi tipici di Las Vegas del suo primo album per un pop più ridotto e dalle percussioni pesanti ripescato dagli anni ’80 grazie al produttore Ariel Rechtshaid, che tra l’altro si è fatto un nome lavorando con artisti più giovani come Vampire Weekend e HAIM. Lavorare con Rechtshaid non è stato sempre facile però. “Entrambi siamo forse un po’ testardi”, dice con un sorriso Flowers, spiegando che i loro disaccordi erano incentrati su qualsiasi cosa, dalla produzione di un brano ai loro impegni. Flowers lo ha quasi licenziato “tre o quattro volte per davvero”.

In effetti è stata la moglie di Flowers a convincerlo a continuare a lavorare con Rechtshaid dopo aver sentito la canzone “Still Want You”. Non è la prima volta che l’ha aiutato in una decisione che riguarda la musica. “Raramente dice che una cosa non le piace proprio. Ma io posso intuirlo, sai”, dice. “È molto più intelligente di me, di sicuro. Sa se sarò in imbarazzo per qualcosa l’anno successivo. Quindi ho bisogno di darle retta più spesso”. Flowers dice che gli vengono in mente esempi specifici di quando lei ha avuto ragione, ma preferisce tenerli per sè.

“Still Want You” è una giocosa canzone d’amore dolcemente apocalittica con Flowers che giura che arrivi pure la vecchiaia, ci siano il riscaldamento globale, l’aumento dei tassi di criminalità o la guerra nucleare, vorrà ancora sua moglie, che ha incontrato quando era solo un adolescente. La canzone è una specie di continuazione tematica del brano dei Killers del 2008 “A Dustland Fairytale”, una lettera d’amore ai genitori dello stesso Flowers, anche loro incontratisi negli anni dell’adolescenza.

In un’intervista con The Quietus nel 2008, Flowers ha spiegato che ha scritto “A Dustland Fairytale” per aiutare i suoi genitori ad accettare l’invecchiamento, in particolare suo padre, che ha detto era collegato ad una “America più pura”, quando agli adulti era permesso essere adulti e la cultura pop non era interessata solo ai giovani. Il punto di vista di Flowers però era piuttosto cinico allora, si chiedeva: “C’è ancora magia nel sole di mezzanotte, o l’hai lasciata indietro nel ’61? Nel movimento degli occhi di un giovane uomo/ là fuori dove tutti i sogni si nascondono”. In tante parole, Flowers fondamentalmente dice ai suoi genitori che sono irrilevanti e che i bei tempi sono passati. Con “Still Want You”, Flowers non ha lo stesso atteggiamento secondo cui essere-giovane-è-meglio, invece è pronto ad abbracciare la vecchiaia con la sua donna al suo fianco. Conclude la sua lettera d’amore non solo con la promessa che continuerà ad amare la moglie a qualunque costo, ma “anche più di quanto ho fatto finora”.

Invecchiando, dice Flowers, si sente più fiducioso nelle sue capacità di scrivere canzoni e spiega che, prima, scrivere canzoni spesso lo faceva sentire come Bill Murray in Groundhog Day (film che in italiano è intitolato Ricomincio da Capo, ndt.). “Facendo la stessa cosa ogni mattina, le canzoni vengono allo stesso modo”, dice Flowers. “È bello se si possono modificare le cose in modo che la canzone venga da un posto diverso. Forse i brani saranno diversi, se si arriva a loro in un modo diverso”.

La discussione sullo scrivere canzoni porta Flowers di nuovo dritto alla parola “artista”, quando la usa per descrivere John Lennon. Secondo Flowers, Lennon era così bravo a scrivere canzoni perché parlava un “inglese semplice”, non cercava di aggiungere orpelli inutili ad una storia, la raccontava come veniva dal cuore. È qualcosa che Flowers sente di aver fatto in The Desired Effect, in particolare in brani come “Lonely Town”, che dichiara essere quasi un seguito di “Every Breath You Take” dei Police, e la sobria e nostalgica canzone di chiusura dell’album “The Way It’s Always Been”. Questa nuova fiducia nella sua capacità di scrivere è il motivo per cui ha incluso per la prima volta un foglio con i testi nel suo ultimo album. Ma Flowers vorrebbe chiarire qualcosa che ha letto in una recente intervista circa il motivo per cui ha finalmente inserito i testi. Qualcosa a proposito di lui che finalmente vorrebbe “mettere a nudo la sua anima”.

“Non direi mai ‘mettere a nudo la mia anima’”, dice Flowers con una risata. “Voglio solo che tu e tutti gli altri lo sappiate”.

Fonte // Radio.com

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