Evening Standard [06-07-2017]

Brandon Flowers, il frontman dei Killers, è un po’ in ansia per il concerto di sabato ad Hyde Park, così confessa a Craig McLean. Dovrebbero suonare canzoni dal nuovo album o decidere sul momento?

Tutta la verità: credo non ci sia un modo migliore per rimettersi dalla tristezza post-Glastonbury che una sauna in riva ad un lago nella terra del sole a mezzanotte (cioè la Finlandia) con uno dei protagonisti seduto confortevolmente (cioè semi nudo) vicino a te.

Grazie, quindi, a Brandon Flowers per avermi invitato, tre giorni dopo l’apparizione a sorpresa dei Killers a Worthy Farm, a smaltire l’effetto tristezza saltando sul loro jet privato a seguire la band di Las Vegas nel tour del Nord Europa.

Ma direi che questa escursione pomeridiana nella campagna – qualche ora prima che il quartetto sia headliner del Provinssi Festival nella piccola cittadina di Seinäjoki — non è un atto totalmente altruista. Flowers ha la sua tremarella da combattere.

Il cantante mi dice che il suo “orologio interiore” della preoccupazione era molto rumoroso prima di Glastonbury: “Poi c’è stato un sospiro di sollievo. Poi ha iniziato di nuovo per Hyde Park. Ecco qual è la mia situazione attuale,” dice, sorridendo. “Non sto screditando la Finlandia o la Svezia o la Serbia, ma Londra è sempre nei miei pensieri.”

Nello specifico, il più ambizioso, particolare e curioso dei frontman sta pensando alla setlist per il concerto del fine settimana. I Killers hanno già quattro album in studio (e una collezione di B-side, e un greatest hits) e hanno canzoni amate dal pubblico in abbondanza: Mr Brightside, Jenny Was a Friend of Mine, All These Things That I’ve Done, Human.

Ma il loro nuovo album, Wonderful Wonderful, verrà pubblicato a Settembre inoltrato. E Flowers — astemio, attento alla dieta, pronto alla prova costume e arbitro di tutte le foto professionali scattate durante i concerti dei Killers — sta valutando quante canzoni non ancora pubblicate suonare ad Hyde Park, che è stato il primo dei concerti del British Summer Time ad andare sold out. I 65.000 fan presenti vorranno ascoltare la canzone co-scritta con Ryan Tedder, l’autore dei successi di Adele? Quella in cui Flowers, con sua estrema meraviglia, condivide i crediti con Brian Eno (e in cui i tre giovani figli del trentaseienne fanno i cori)? O dovrebbero semplicemente limitarsi a The Man, il disco-tastico singolo di ritorno, nel cui video Flowers non è mai sembrato così in forma?

“E se davvero suoniamo The Man, ci apriremo il concerto?” dice con espressione accigliata. È difficile da cantare, aggiunge. Le parti vocali sono state spontanee, ma non ha pensato alla tonalità. “Mi sto rendendo conto adesso che devo cantarla ogni sera – ed è davvero alta! Devo trovare un modo per cantarla al meglio.”

Il sound del singolo, che strizza l’occhio alla pista da ballo, è stato favorito dal produttore Jacknife Lee. È l’irlandese residente in California che ha lavorato con tutti, dagli U2, agli Snow Patrol, a Taylor Swift e Neil Diamond. Come hanno fatto i Killers a trovarsi a lavorare con lui? Flowers risponde imbarazzato.

“È impossibile da spiegare senza vantarmi di amicizie vip, ma l’ha suggerito Bono. E la cosa si fa anche peggiore — ero nella casa che in quel periodo affittava a Malibu,” ammette, emettendo un’altra risata singhiozzante. Di fronte ad una crisi creativa e di confidenza, aveva cercato il consiglio di una delle rock star cheaveva idolatrato da ragazzino mormone di una piccola città del Nevada. “Ero alla ricerca della ‘parola di Bono’,” dice, riferendosi alla saggezza per cui il frontman degli U2 è conosciuto tra le nuove leve del mondo della musica. “Gli avevo scritto via email un paio di volte e aveva capito subito che avevo bisogno di un piccolo aiuto, e mi ha invitato a casa sua.”

La posta in gioco questo fine settimana è particolarmente alta. Londra significa molto per Flowers e i compagni di band Ronnie Vannucci Jr (batteria), Dave Keuning (chitarra) e Mark Stoermer (basso). Nell’estate del 2003 i Killers erano una nuova band americana senza direzione a casa propria. Ma nell’Agosto di quell’anno, Zane Lowe di Radio 1 suonò il loro singolo di debutto, Mr Brightside. La risposta fu entusiasta.

Il mese seguente la band arrivò a Londra per suonare in quattro piccoli pub/club, al Monarch, al Dublin Castle e al Barfly a Camden, e al Metro, oggi chiuso, a Oxford Street.

“Eravamo così entusiasti,” dice Flowers, sorridendo a tutti denti. “Tutte le case discografiche principali in America ci avevano detto di no. Così abbiamo firmato questo contratto con un’etichetta indie in Regno Unito. Era l’ultimo disperato tentativo, e la prima volta per tutti al di fuori degli Stati Uniti. Ed è stato magico”.

In termini rock’n’roll, “siamo partiti dal basso”. I Killers hanno alloggiato al Columbia a Bayswater, l’alloggio scelto da tutte le band indie, “e andava alla grande. Si poteva trovare un membro dei Libertines o degli Strokes o dei Kings of Leon al bar.”

Spinto dentro ad un concerto dai Ladytron, band elettronica britannica di culto, Flowers sentì qualcuno parlare dietro di lui. “Mi avreste anche potuto bendare, avrei comunque riconosciuto chi era: Neil Tennant,” dice. “Sono rimasto lì a fissarlo. È stata la settimana più bella della mia vita!”

Andiamo avanti di dieci anni e a quando i Killers hanno suonato il loro concerto più recente a Londra: di fronte a 90.000 fan a Wembley. Con un colpo da maestro la band ha celebrato il concerto del 23 Giugno cantando una canzone composta per l’occasione, la Wembley Song. Con diligenza per accontentare il pubblico, il testo di Flowers faceva riferimento ad alcuni degli avvenimenti più importanti accaduti nello stadio: la Coppa del Mondo di Calcio del 1966, il “day-oh!” di Freddie Mercury.

“È stato difficile trattarlo come qualsiasi altro concerto, e volevo davvero fare in modo che contasse. L’unica cosa che mi è venuta in mente è stato scrivere la canzone. E ha reso l’esperienza più solida. È il nostro souvenir, per il pubblico e per noi. È meglio di una maglietta.”

Wembley è stato il giro intorno al campo da vincitori quasi alla fine del ciclo di concerti per l’ultimo album in studio, Battle Born del 2012. E qui sorge spontanea una domanda: perché iniziare la campagna promozionale per Wonderful Wonderful, non ancora pubblicato, con Hyde Park? “Lo so. Non avevamo nemmeno finito di registrare quando l’abbiamo confermato. Non esisteva ancora nemmeno The Man o qualsiasi altra canzone che potesse essere il primo singolo. Mi ricordo di aver pensato, ‘È da un po’ che non andiamo in Regno Unito, l’album non è ancora pronto — che stiamo facendo?’ Ma abbiamo dato l’ok. E ha venduto benissimo il primo giorno, mi ricordo di esserne rimasto sorpreso — non riuscivo a crederci,” dice Flowers.

“Ma è stata una bella sensazione, e forse mi ha dato la confidenza in studio. Mi ha spinto a voler finire l’album. Hyde Park ci ha dato qualcosa a cui mirare.”

Fonte // Evening Standard

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