Billboard [13-07-2017]

All’eta di 36 anni, Brandon Flowers ammette che sta già pensando a ciò che lascerà in eredità. “Non è qualcosa di cui parliamo spesso,” dice il frontman dei Killers, mentre siede su un divano nel Soho Grand Hotel di New York. “Ma più invecchi, più sei conscio del tempo che passa e di quanto sia limitato. E il megalomane che è in te si chiede, ‘Beh, che segni ho lasciato?’”

Con voce calma e riflessiva, Flowers non è più la candela d’accensione da Las Vegas che metteva l’eyeliner per girare i video, che contrapponeva orgogliosamente il suo Mormonismo al glam-pop e che dichiarava dei Killers, in un’intervista del 2004, “Voglio che diventiamo gli U2 americani.” Con il senno di poi, non era così lontano da colpire il centro. Assieme al successo commerciale — 7,1 milioni di album venduti, secondo i dati di Nielsen Music, con 12 canzoni nella top 20 della classifica alternativa di Billboard, e centinaia di concerti nelle arene — l’eredità dei Killers è stata quella della malleabilità, forse anche di più di Bono e compagnia, Flowers, il batterista Ronnie Vannucci, il chitarrista Dave Keuning e il bassista Mark Stoermer hanno conquistato le radio rock con canzoni di successo piene di sintetizzatori come “Mr Brightside” e “Somebody Told Me” da Hot Fuss, l’album di debutto del 2004. Hanno sfidato le aspettative con il loro album successivo ispirato a Springsteen, Sam’s Town del 2006 — insultato dai critici al momento della pubblicazione, considerato adesso un classico di culto — e dal quel momento in poi hanno saltellato tra dance-pop, classico rock americano ed elettronica.

Il quinto album Wonderful Wonderful è un’altra amalgama di suoni: il singolo di lancio,“The Man”, è un’appariscente canzone disco, mentre canzoni come “Run for Cover” e “Some Kind of Love” sono più post-punk e ballata da concerto, rispettivamente. Eppure l’album, in uscita a Settembre, è anche il più introspettivo della band. Flowers dice che la pulsante “Tyson vs. Douglas” parla di eroi caduti e di come spera che i suoi tre figli (Ammon, 9; Gunnar, 7; e Henry, 6) “non mi vedano mai cadere” come Mike Tyson nella sua sconvolgente sconfitta del 1990 per mano di Buster Douglas. Poi c’è quella che diventerà un inno ai karaoke, “Have All the Songs Been Written”, che fa riferimento alle difficoltà che la band ha avuto nel cercare di risolvere i problemi legati all’album. I cinque anni di pausa tra Battle Born, del 2012, e Wonderful Wonderful, è la più lunga che hanno avuto tra album, e con i membri che vivono in stati diversi (Flowers si sta trasferendo in Utah, Vannucci e Keuning hanno traslocato in California, e Stoermer divide il tempo tra Los Angeles e Las Vegas), il nuovo LP è stato il più difficile da finire.

“Le dinamiche sono cambiate,” dice Flowers. “Quando iniziavamo a scrivere in passato, tutto era possibile. Adesso c’è una sorta di peso, come uno spettro che aleggia sopra di noi — di quello che abbiamo fatto, e se riusciremo a farlo ancora. Sono pensieri che si insinuano nella mente.”

Secondo Stoermer, la band ha iniziato il processo creativo nell’Ottobre del 2015, mettendoci un anno a formulare idee che alla fine sono state poi cestinate. “Abbiamo cercato di scrivere canzoni in gruppi, in paia, a co-scrivere con produttori,” dice Stoermer. “Molto malteriale è stato accantonato.” Nel mezzo di queste difficoltà, Stoermer ha anche fatto sapere che non voleva più andare in tour con i Killers. Il quarantenne, che incide musica come solista e sta studiando per laurearsi in storia dell’arte, dice che il rigoroso calendario di concerti del gruppo (il tour mondiale di Battle Born è arrivato a più di 140 concerti) l’ha fatto sentire non concentrato. “Fare musica con i Killers mi dà gioia, ma andare in giro a fare concerti e stare anche in studio era troppo,” spiega.

Il resto della band sapeva di quanto Stoermer fosse diventato infelice per colpa del tour; parte del motivo per cui Flowers ha registrato due album solisti tra quelli dei Killers è stata per interrompere i lunghi periodi in tour della band. Quando il gruppo ha deciso di assumere un bassista per il tour, Stoermer è diventato “molto più piacevole” in studio, dice Flowers. “È ancora nella band, aiuta ancora a scrivere. Semplicemente non suonerà molti concerti,” dice Flowers. “È un ostacolo, ma abbiamo le gambe forti abbastanza per saltarlo.”

Il processo è diventato ancora più liscio quando il gruppo ha deciso di lavorare con un solo produttore lo scorso Settembre. Dopo aver lavorato con i veterani dello studio Ryan Tedder e Steve Lillywhite, i Killers hanno chiamato Jacknife Lee (Taylor Swift, R.E.M.) per metterlo al comando di Wonderful Wonderful —dopo che Flowers ha ricevuto la raccomandazione da non altri che Bono. “Jacknife sta lavorando all’album degli U2,” dice Flowers. “Lo abbiamo incontrato e ci è piaciuto molto. Poi abbiamo provato a lavorarci [in studio] e ci è piaciuto ancora di più.”

Flowers liquida le domande sui suoi incontri con Bono e su quanto spesso lui e la leggenda del rock parlino assieme. È più interessato a parlare enfaticamente dell’attuale tour degli U2 negli stadi e a ricordare di come sia rimasto sbalordito quando li ha visti per la prima volta a Las Vegas nel 2001. A quei tempi Flowers aveva appena compiuto 20 anni. Non aveva idea che il suo gruppo avrebbe aperto i concerti degli U2 quattro anni più tardi e che avrebbe emulato la loro ambizione compositiva nel quinto album dei Killers. (Il quinto album degli U2, per quelli che tengono traccia di queste cose, è stato The Joshua Tree, un classico del 1987.)

“Non mi sentirei così entusiasta se le canzoni non fossero vere,” afferma Flowers. “Abbiamo sentito un sacco di musica falsa lì fuori — musica disegnata per ascoltatori poco perspicaci. È sempre un bene quando senti quella sensazione di sazietà, che il desiderio è stato dissetato, quando hai della sostanza dietro. È in quel momento che capisci che hai qualcosa di giusto.”

Fonte // Billboard
Foto // Ryan Pfluger

Condividi