Rolling Stone [08-08-2017]

Il cantante Brandon Flowers e il batterista Ronnie Vannucci Jr. ci spiegano come abbiano puntato sulla sincerità con il nuovo album, evitando ciò che trovavano noioso

Quando i Killers hanno iniziato a registrare quello che sarebbe diventato il loro quinto album in studio, Wonderful Wonderful, che sarà pubblicato il prossimo mese, i membri hanno deciso di volersi comportare secondo la loro età. “Non voglio inseguire quello che si sente alla radio,” dice Brandon Flowers, seduto con il batterista Ronnie Vannucci Jr. nella lobby un po’ riservata di un esclusivo hotel a Manhattan. “Mi spiego meglio: volevo che rappresentasse la mia età, in pratica è un’istantanea – una vera rappresentazione di come siamo adesso.”

Musicalmente parlando, hanno raggiunto l’obiettivo nell’album, che ha Mark Knopfler come ospite speciale in “Have All the Songs Been Written,” caratterizzata da una ricca tessitura alla tastiera e i loro tipici cori. La canzone che dà il nome all’album ha un animo tetro che richiama alla mente i Depeche Mode più maturi e forse un po’ anche i Talk Talk, mentre i singoli “Run for Cover” e “The Man” sono più riconducibili all’allegro e danzereccio pop-rock dell’era post–New Wave che ha definito i loro primi successi – con in aggiunta un pizzico di sex appeal ritmico. Per quanto riguarda il resto, esplorano suoni di sintetizzatori dal fascino rustico in “Rut,” che presenta un tocco alla Springsteen nei suoi accordi scintillanti, e in “Some Kind of Love,” una quasi eterea meditazione sull’amore che si basa su un motivo scritto originariamente da Brian Eno, chiamato “An Ending (Ascent),” che fa parte di Apollo: Atmospheres and Soundtracks, il suo LP del 1983.

A guidarli durante la registrazione dell’album nei Battle Born Studios è stato il produttore Jacknife Lee (R.E.M., U2, Bloc Party). “Ci ha spinti tutti in ogni direzione possibile,” dice Flowers. “A volte la musica e le emozioni che essa porta con sé sono difficili da spiegare. Lui ha un modo intelligente per farlo. E così ci abbiamo lavorato assieme.”

“Riesce a vedere il quadro totale della situazione,” spiega Vannucci. “Abbiamo lavorato con altre persone che erano più competenti in un certo ambito e quindi più brave a fare quello, ma se invece parliamo di pennellate più grandi, di un approccio olistico, ci è sembrato che capisse la band e ciò che avevamo bisogno di raggiungere nel fare questo album.”

Lee ha anche aiutato Flowers nella sua ricerca di realizzare un album più maturo dal punto di vista dei testi. “Ho parlato con lui del mio desiderio di fare un album più maturo. So che ‘adulto’ è una parola allarmante da pronunciare, quindi preferiamo dire ‘maturo'” dice il cantante ridendo. “Ha respinto delle cose un paio di volte, costringendomi a rivalutarle. A volte può aver vinto lui, e a volte forse ho vinto io. Ma è sempre un bene avere quel tipo di conversazioni e conflitti.”

In generale, Flowers sente di aver fatto dei progressi sotto un punto di vista importante. “Mi sono sforzato di essere più personale in questo album,” dice. Per aprirsi, il 36enne ha riflettuto sul sé stesso 21enne per l’ironico testo di “The Man” (“Facevo cose che pensavo un uomo dovesse fare, ma in realtà ero ancora un bambino,” ammette), ha attinto alla vulnerabilità che ha sentito da bambino quando, nel 1990, ha visto Buster Douglas mettere al tappeto il fino a quel momento imbattuto Mike Tyson, e ha capito che “niente dura per sempre” (la crescente “Tyson vs. Douglas”) e ha cantato parole di sostegno nei confronti di sua moglie, che soffre di un complesso disturbo post traumatico da stress derivante da traumi avuti da bambina (l’atmosferica “Some Kind of Love”). “È davvero commovente,” dice, parlando di quest’ultima. “Gliel’ho suonata, e si è messa a piangere.”

Quell’autentica emotività è stata la luce guida della band per tutto il periodo delle registrazioni. “Ieri abbiamo ascoltato alcune canzoni di diversi artisti e nessuno ci ha detto chi ha fatto cosa,” dice Vannucci. “Alcune erano canzoni sincere e altre fatte su misura per una certa demografia – una durava 3 minuti e 14 secondi, e arrivava al ritornello in meno di 30 secondi. Era prevedibilissima e piuttosto noiosa – ed erano dei quasi cinquantenni a suonarla. Niente sembrava genuino.”

Anche prima di questo esercizio di ascolto, però, il controllo qualità è stato importante per la band mentre realizzava Wonderful Wonderful. Per Vannucci, l’idea di essere fedele a sé stesso è stata la forza ispiratrice. “Ciò che ci rende sinceri è la nostra integrità,” dice. “Cerchiamo di rivestire i panni dell’ascoltatore che eravamo a 15, 20 anni e riconoscere quella sincerità negli altri artisti.”

Per Flowers sono state le persone che ama e che avrebbero ascoltato l’album. “Sono i miei figli a mantenermi sincero,” afferma. “Un giorno si troveranno ad avere a che fare con ciò che ho pubblicato, e voglio che ne siano orgogliosi. Voglio anche poter entrare in un ristorante a testa alta.”

Fonte // Rolling Stone

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