Essential Homme [08/09-2017]

A poco tempo dal nuovo album dei Killers, Brandon Flowers esamina il suo passato, presente e futuro

Non tanto tempo fa, Brandon Flowers si trovava in un negozio di vestiti a Manhattan per comprare una nuova maglietta. Mentre si dirigeva alla cassa, ha sentito un suono familiare che veniva dall’alto, ma non riusciva a sentirlo bene a causa del rumore circostante. Alcuni secondi dopo, mentre porgeva la carta di credito alla cassiera, all’improvviso ha avuto l’illuminazione: “Low-life” dei New Order. “Ho iniziato a singhiozzare. Sono stato preso dalla nostalgia”, ricorda il musicista. “Non me lo aspettavo o cercavo, ma è stata una bella cosa. La musica può davvero lasciarti un segno simile.”

A 36 anni, Flowers ha una bellezza senza tempo. I suoi capelli sono pettinati all’indietro e più corti del normale. Come il resto della sua figura, sono più curati. Ha trovato un nuovo senso di maturità e, con essa, la libertà d’introspezione.

Crescendo tra città nell’area rurale dello Utah, quel particolare album del 1985 era uno dei preferiti di Flowers, che dice di non essersi mai sentito depresso o un estraneo nella sua giovinezza, ma semplicemente non sentiva di appartenere a quella vita. I New Order e gruppi come The Cars gli hanno dato un senso di evasione di cui aveva bisogno senza che se ne accorgesse. “La musica che mi fa sentire una persona vera mi è sempre piaciuta”, spiega. “La musica che ti porta via da dove ti trovi e ti tira fuori qualcosa di te che si trova nel profondo.” Da ragazzo passava i giorni ad ascoltare ossessionatamente cassette e analizzare i testi con Trevor, il suo amico cineasta più vecchio di lui. “Aveva il coraggio di voler fare corti e video musicali,” dice Flowers. “Quel tipo di punto di vista non mi era mai passato per la testa a quel tempo–ha avuto un profondo impatto.” L’evoluzione dall’interesse per la musica al coinvolgimento totale è venuto a sorpresa per tutti, ricorda Flowers. La sua bisnonna—un’autrice di musica country ottant’anni più vecchia di lui—è stata l’unico altro membro della sua famiglia con talento musicale.

Alla fine del 2001, Flowers, che allora viveva a Las Vegas, ha risposto ad un annuncio su un giornale fatto dal chitarrista Dave Keuning, che cercava artisti con gusti simili per formare una band. L’anno seguente il bassista Mark Stoermer e il batterista Ronnie Vannucci si sono aggiunti al duo per formare i Killers—con Flowers nel ruolo di cantante e tastierista—e ad Agosto 2003 Mr Brightside (che è ancora la canzone più famosa del loro catalogo) ha debuttato su BBC Radio 1. E’ stata nominata come “Canzone del Decennio” da varie stazioni radio e, sette anni più tardi, il sito di streaming musicale Last.fm l’ha annunciata come canzone più ascoltata dal suo lancio. Anche l’album di debutto dei Killers, Hot Fuss, pubblicato dopo Mr Brightside, ha guadagnato cinque nomination ai Grammy e ha venduto più di sette milioni di copie (e continua a vendere), che gli hanno fatto raggiungere il multi-platino attorno al mondo. In poco tempo, i quattro—le cui prime canzoni erano state cantate da Flowers, che usava cabine telefoniche, nella segreteria di Keuning—sono stati catapultati dalla Strip di Las Vegas al palcoscenico mondiale.

Nei dieci anni successivi i Killers hanno pubblicato altri tre album in studio, Sam’s Town (2006), Day & Age (2008) e Battle Born (2012), un DVD, un greatest hits, e una compilation di Natale.
Hanno suonato in più di 50 Paesi in sei continenti, per l’ex presidente americano Barack Obama alla Casa Bianca, e accanto a U2, Elton John e anche i New Order, che i Killers omaggiano per più di un motivo. “Abbiamo preso il nostro nome dal video di Crystal, e quindi suonare quella canzone con loro è stato indescrivibile,” dice Flowers. “Passare dall’avere il loro poster sul muro e le loro magliette a condividere con loro il palco-non riesco a trovare le parole per spiegarlo.”
In tutto questo il gruppo-con il suo rumble di British pop con progressioni indie lo-fi-ha ampiamente definitivo il rock alternativo americano. “In pratica siamo l’ultima band della nostra epoca,” dice il musicista, che si ricorda come ascoltasse i primi demo nella sua Geo Metro del 1992. “Adesso tutto è cambiato.”

Il loro nuovo album, Wonderful Wonderful, che uscirà a Settembre, è forse il più onesto da parte che Flowers ha fatto con la band. Riflettendo sulla schiettezza dei suoi album solisti (pubblicati tra un album e l’altro dei Killers), il musicista ha permesso ai suoi compagni di band di vedere un suo nuovo lato. “Sentivo una libertà, quando lavoravo a Flamingo (2010) e The Desired Effect (2015), che non avevo mai sentito prima,” ricorda. “Potevo mettermi più allo scoperto perché non dovevo rappresentare gli altri. Per questo album ho capito che andava bene non essere così protettivo rispetto a quello che stava succedendo nella mia vita personale. Non è stato facile, ma ha funzionato.” Per esempio Rut, la terza canzone di Wonderful Wonderful, è un urlo di battaglia dal punto di vista della moglie di Flowers, Tana Mundkowsky, che soffre di stress post traumatico a causa di abusi subiti da bambina. Nel frattempo la sognante Some Kind of Love richiama la pacifica facilità dell’evoluzione dell’amore nel tempo grazie al suo delicato testo. Anche Run for Cover, che la band ha scritto e riscritto per gli ultimi nove anni, si rifà ai Killers dei primi anni 2000 con l’incalzante ansia dei giorni nostri. “È difficile avere quei momenti di vulnerabilità quando ci sono quattro persone nella band,” dice. “Devi spiegare loro quello che stai cantando e quello che sta succedendo a casa. E’ una nuova esperienza per me, e una che mette molto a disagio. Mi sto ancora abituando-a come spiegarlo-ma alla fine è diventato un album molto forte. Mi ha aiutato a capire di più me stesso e il anche il resto della band.”

Registrato tra Las Vegas—dove, nella parte storia della città Flowers vive in una proprietà anni ’60 in cui in passato vivevano cavalli—e il Topanga Canyon in California, il quinto album in studio è una pietra miliare non senza problemi di eredità. “Penso a quale sarà il mio contributo alla società; che tipo di segno lascerò,” ammette. “Non è necessariamente una cosa a cui penso quando scrivo una canzone, o quando mi sveglio ogni mattina, ma è comunque lì in agguato.” Forse questo pensiero si manifesta bene in The Man, il singolo apripista di Wonderful Wonderful, la cui melodia funky e disco-rock è accompagnata da un testo che mette in discussione la confidenza, i traguardi e la prospettiva di gioventù.. “Non posso fare a meno di pensare a tutti i grandi cantanti e compositori che hanno lasciato il loro segno su di me e paragonarlo a quello che fatto io,” dice Flowers. “C’e ancora tanto da fare.”

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