Music Feeds [07-09-2017]

Cavalcando l’onda dei revivalisti dell’indie rock, i Killers sono arrivati sulla scena nel 2003 con un successo immediato. Trainati da una serie di singoli subito orecchiabili come ‘Mr Brightside’, ‘Somebody Told Me’, ‘All These Things That I’ve Done’ e ‘Smile Like You Mean It’, il debutto della diligente band di Las Vegas ha scalato altezze che i loro contemporanei, White Stripes, Strokes o Interpol, potevano solo invidiare. Dopo aver riniettato un senso di sfarzo, grandiosità e un pizzico di decadenza nel cuore della musica popolare, hanno dimostrato nuovamente la loro tempra con l’ugualmente formidabile secondo album, Sam’s Town.

Andiamo un po’ avanti nel tempo. Quasi dieci anni e mezzo più tardi molti dei loro contemporanei si sono dissolti alla vista, ma diamine, i Killers sono ancora qui. Per chiudere i cinque anni di pausa da Battle Born, del 2012, presto pubblicheranno il quinto album Wonderful Wonderful. L’album vede il gruppo tornare più forte e più ambiziosamente strano che mai. Si presenta come una visione entusiasmante ed estesa della musica rock, pop e dance.

Il frontman Brandon Flowers dà l’impressione di un individuo più amante dei dischi che una superstar internazionale. Al telefono da New York, parla allegramente e con poca apprensione. Si tratta di una cosa un po’ sorprendente visto che le cose non stanno andando poi così bene da quando i Killers hanno reso pubblico il fatto che il chitarrista Dave Keuning e il bassista Mark Stoermer non avrebbero accompagnato il gruppo nel prossimo tour. Flowers affronta il discorso con tranquillità. Grida negative di protesta di parte dei loro fan erano inevitabili. A questi replica con l’affermazione che tutti e quattro i membri hanno raggiunto un compromesso non convenzionale ma necessario.

Il frontman si entusiasma di più per il fatto che, dopo dieci anni di complesso di inferiorità e ricorrenti sogni di rifiuto, è finalmente riuscito a contattare il produttore dei produttori, Brian Eno. Come se non bastasse, si è anche assicurato il via libera per campionare una delle tracce di Apollo di Eno per il prossimo album. Ma sbagliereste a pensare che l’ex pittore di suoni dei Roxy Music stia seduto sul trono degli eroi di Flower, perché in realtà esso è riservato per niente meno che Alex Cameron, l’ex frontman dei Seekea e nativo di Sydney.

Music Feeds: Con ogni nuovo album dei Killers, ho la sensazione che ci sia un suono più imponente e sempre più ambizioso. C’è una sorta di pressione nel fare parte di un gruppo da cui ci si aspetta continuamente che alzi la posta in gioco?

Brandon Flowers: Sì, cioè almeno in parte. Ma in realtà è una pressione che mettiamo su noi stessi. Credo che venga da dentro – molta di quella pressione, molte di quelle aspettative – perché vogliamo davvero crescere ed evolvere e non ripeterci. Non abbiamo mai deciso di prendere una strada definita. Amiamo la musica e i diversi generi musicali così tanto, che non sappiamo mai in anticipo cosa emergerà in un album!

MF: Quando siete diventati famosi, i Killers sono arrivati quasi alla fine dell’ondata del revival indie rock. Molto è cambiato da allora, molti dei vostri contemporanei sono spariti o hanno rallentato la corsa, mentre voi siete rimasti una forza dominante. Perché credi che sia così? Perché voi avete resistito?

BF: Credo che un po’ di fortuna ci abbia sicuramente messo lo zampino. Ci sono ancora band che sono cresciute assieme a noi che fanno ottima musica, ma forse noi siamo riusciti a connetterci di più con le persone e ad essere più fortunati. Ma lavoriamo sodo e siamo tenaci e coraggiosi.

MF: C’è stato un po’ di tumulto online su chi sarà in tour, avete appena fatto un annuncio importante via Instagram che parlava di questo. Vi aspettavate una reazione così dura sull’assenza dal tour del chitarrista Dave Keuning e il bassista Mark Stoermer?

BF: Beh, eravamo preparati. Ovviamente ne abbiamo discusso al nostro interno e personalmente negli ultimi tempi cercando di capire la situazione, come gestirla e fare in modo che tutti siano contenti. Non c’era un modo perfetto per gestirla, non c’è ovviamente una guida per queste cose. Non riesco a pensare a nessun’altra band che ha fatto quello che stiamo facendo noi e l’abbiamo fatto nel modo migliore che potessimo. Stiamo cercando di percorrere la strada migliore! Ma sai, sarebbe – spero che le persone vengano ai concerti e non rimangano deluse perché ci abbiamo messo anima, sangue e sudore in questo album. Sarebbe un peccato non portarlo in giro per il mondo.

MF: Parlando del prossimo album, ho letto un’intervista in cui hai affermato che stavate cercando un suono più pesante. Riesco a sentirlo in canzoni come ‘The Calling’. Che cosa, secondo te, rende una canzone ‘pesante’?

BF: Sai, ci sono diverse connotazioni della parola ‘pesante’. Eh! Si può parlare di distorsioni o di un batterista che pesta sulla batteria. Ma può anche riferirsi al contenuto del testo, e credo che avessimo appena scritto ‘Wonderful Wonderful’ prima dell’intervista in cui ho affermato che forse avevamo del materiale che era il più pesante che avessimo mai fatto. Credo che quella canzone catturi entrambe le dimensioni della parola ‘pesante’. Ecco a cosa mi riferivo quando ho fatto quell’intervista.

MF: Hai un esempio di una canzone o di un album che per te lo sono?

BF: Non ci avevo pensato. Direi qualcosa come ‘Famous Blue Raincoat’ di Leonard Cohen, ecco per me lo è. Se invece parliamo di una band… non saprei. Alcuni amano la musica pesante, una canzone come ‘Push’ dei Cure è meravigliosa ma anche un po’ pesante. Non so, credo che sia tutto relativo. Ma queste due sono le prime che mi vengono in mente.

MF: Hai anche lavorato con un Australiano, Alex Cameron, su una canzone intitolata ‘Life To Come’. Com’è stato lavorarci assieme?

BF: Ho scritto parte della canzone che fa parte del prossimo album, intitolato Forced Witness. Mi sono innamorato del primo, Jumping the Shark, e l’ho contattato per farglielo sapere, e siamo diventati amici da allora. È venuto a Las Vegas e ci siamo trovati anche a Londra. Abbiamo anche suonato un concerto assieme. Lui è – è uno dei migliori adesso. Si può imparare qualcosa da chiunque e credo che entrambi traiamo energia dall’altro. A volte può essere un terreno pericoloso (ride), ma credo che il nostro sia un rapporto salutare.

MF: Siete anche riusciti a coinvolgere nell’album qualcuno con cui molti musicisti sognerebbero di lavorare: Brian Eno. Credo che la canzone si intitoli ‘Some Kind of Love’. Puoi parlarmi in dettaglio su cosa avete fatto con lui per l’album?

BF: È una lunga storia ma cercherò di rispondere. È – è una specie di produttore dei produttori. È ‘Il Migliore’! Rappresenta la grandiosità. Quando stavamo lavorando al nostro secondo album [Sam’s Town] ci fu chiesto dalla casa discografica, “Chi volete che lo produca?” Noi abbiamo risposto, “Brian Eno [o] magari Ric Ocasek?” Ci fu detto che Ric Ocasek aveva declinato la richiesta. Ci fu detto che Brian Eno l’aveva declinata e così siamo stati in qualche modo diretti verso Alan Moulder, che è una specie di versione più prudente di Brian Eno, e che alla fine è andato benissimo perché Sam’s Town è fantastico e ne sono orgoglioso. Ma mi sono sempre sentito non all’altezza per Brian Eno. Poi è finito a lavorare con i Coldplay e questo mi ha colpito un po’, mi ha ferito in qualche modo. Mi sono sentito sconfitto da questa situazione.

Comunque sia, negli anni sono riuscito a parlare con Ric Ocasek e mi ha detto che non gli era mai stato chiesto di produrre il nostro album e così mi sono sempre domandato se fosse stato chiesto a Eno. Alla fine, nel mezzo di un blocco creativo, sono riuscito a scrivere questa canzone intitolata ‘Some Kind of Love’ sulla base di uno dei pezzi strumentali di Eno, questo pezzo così meraviglioso e quasi sacro intitolato ‘An Ending (Ascent)’. Amavo tantissimo la canzone e così abbiamo provato a contattarlo… lascia che ti confessi un’altra cosa. L’unico sogno ricorrente che faccio coinvolge me sul lato di una strada e Brian Eno sull’altro. E io non riesco ad attraversarla! Non riesco a catturare la sua attenzione. Mi ha davvero mandato in pappa il cervello.

Comunque, abbiamo provato a contattarlo per chiedergli di poter usare il sample su cui avevamo scritto la canzone. Per usare la sua canzone. Abbiamo ricevuto risposta dal suo manager: “no”. E così questa sensazione che ho avuto negli ultimi dieci anni è tornata, questa sensazione di inadeguatezza. Mi sono sentito umiliato e piccolo.

È passato del tempo e amavo la canzone sempre di più. Abbiamo deciso che dovevamo continuare a rompergli. Ho chiesto a Daniel Lanois di mandargli un messaggio, ad Anton Corbijn di chiamarlo, a Bono di mandargli un’email. Volevo semplicemente parlargli perché la canzone significa molto per me e per l’album. Alla fine sono riuscito a telefonargli ed è stata una delle conversazione più belle che abbia mai avuto perché è stato un gentiluomo totale.

Aveva detto al suo manager che, avendo usato quella canzone troppe volte nelle sue compilatio e in altri lavori, se qualcuno l’avesse chiesta avrebbe dovuto negarne l’uso. Non sapeva che i Killers erano arrivati con una canzone scritta su quel pezzo. Alla fine è piaciuta anche a lui, ha dato il suo consenso E ha confermato che non gli era stato chiesto di produrre il nostro secondo album! Quindi tutto questo, questa BRUTTISSIMA sensazione e lo SCHIFO che mi sono portato dietro per dieci anni era falso! C’è una lezione di vita in tutto ciò. È come se mi fosse stato tolto un peso di dosso, è stata una giornata meravigliosa.

MF: Sembra che ti sia stato tolto un bel peso dalle spalle. Quindi, verrete in Australia per suonare alla prossima finale della AFL (Australian Football League, ndt.) e poi per un tour vero e proprio nel 2018. Cosa possono aspettarsi i fan?

BF: Credo che se le persone hanno un minimo di familiarità con noi sanno che portiamo un po’ di Las Vegas ovunque andiamo. Non ci arrendiamo, io non mi arrendo e lo faccio capire quando canto. Sono grato che le persone siano lì per ascoltarmi. Dal modo in cui suona la batteria capisci che Ronnie ama quello che fa. Credo che sarà una celebrazione dell’arsenale di canzoni che abbiamo e di quelle nuove, perché siamo orgogliosi del nuovo album. Non vedo l’ora di suonarlo dal vivo.

Fonte // Music Feeds

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