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Paper Magazine [05-09-2017]

Brandon Flowers si è sbarazzato molto presto della parte godereccia piena di feste di Las Vegas. Nato nella vicina Henderson, Nevada, Flowers ha trascorso i primi anni della sua vita nell’area di Las Vegas prima di trasferirsi con la sua famiglia nel vicino stato dello Utah. Quando i suoi genitori lo lasciarono tornare a Las Vegas all’età di sedici anni per vivere con sua zia, Flowers ha sfruttato appieno tutto ciò che la città aveva da offrire. “Ho sicuramente testato le acque” dice di aver sperimentato, come tanti, durante l’adolescenza. Ma alla fine la fase non durò a lungo. “È stato prima di incontrare Dave [Keuning] e formare la band dei Killers” aggiunge “che è stata una sorta di porre fine a tutta quella parte”.

Era però solo l’inizio per i giovani musicisti e l’eredità musicale della città stava avendo un impatto. “Sento di essere cresciuto con i fantasmi di Elvis, Frank Sinatra e Dean Martin” dice Flowers. “Erano sempre lì, quella cosa dell’uomo di spettacolo era sempre nell’aria”. L’educazione per osmosi di Flowers lo ha preparato bene per la vita da intrattenitore. Fin dall’inizio si è distinto come un frontman indimenticabile con una voce ossessivamente ricca. Se i Killers cercavano di essere, come ammette Flowers stesso, “la risposta americana agli U2”, allora lui sarebbe Bono e invece delle strade di ciottoli di Dublino, la scenografia per l’avanzata della band sarebbero le luci al neon di Las Vegas. “Lungo il nostro percorso abbiamo ovviamente suonato in un sacco di bar” racconta Flowers di quei primi anni nella città di Las Vegas. Il 2004 ha segnato il successo della band quando i Killers sono balzati sulla scena internazionale con l’uscita del loro album di debutto Hot Fuss. I singoli “Mr Brightside” e “Somebody Told Me” hanno saturato le onde radio e nel 2005 hanno vinto il premio come Miglior Nuovo Artista ai Video Music Awards di MTV. Erano ufficialmente arrivati e conclamati a pieno titolo a rockstars.

È stata forse una fortuna che Flowers, un Mormone praticante, sia già stato messo alla prova dalle tentazioni di uno stile di vita rock ‘n’ roll prima di saltare nella corsia veloce della vita. “Senza Las Vegas sarei un relitto”, dice. Anche se la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e Las Vegas possono sembrare dei strani compagni di letto, Flowers dice che “la comunità mormone è veramente forte qui” ed è pronto a sottolineare come la chiesa sia stata parte integrante nella costruzione della città, prima con i missionari che si erano stabiliti nella zona e più tardi come finanziatori di molti casinò e resort.

Ora sposato e padre di tre figli, Flowers trascorre più tempo a fare la spola con il deserto e prendersi cura dei suoi affetti che stare sulla ribalta. Inoltre, naturalmente, fa musica, tra cui due album solisti, Flamingo (2010) e The Desired Effect (2015), che lo hanno mantenuto occupato quando i suoi compagni della band hanno avuto bisogno di una pausa dai tour. Il quinto album dei Killers (il primo dopo cinque anni), Wonderful Wonderful, in uscita a fine settembre, presenta alcuni dei lavori più eloquenti di Flowers.

“Non ho mai scritto niente di così personale come per questo nuovo disco”, dice. La sua canzone preferita dall’album “Some Kind of Love” con la collaborazione di Brian Eno, è una lenta ode a qualcuno che ha “la fede di un bambino prima che il mondo si metta in mezzo” e “la grazia di una tempesta nel deserto“. “Le canzoni che mi piace cantare di più sul palco sono le canzoni in cui dico la verità”, dice Flowers. “Quando posso farlo e trovarne riscontro nelle persone, allora è il Santo Graal della musica e questo è quello che sto cercando — quella connessione. Non so perché ho bisogno di farlo o perché sono spinto a farlo, ma questo è quello che voglio fare. Non mi sono mai state date molte occasioni per farlo come su questo nuovo disco”.

Fonte // Paper Magazine

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