Forbes [01-10-2017]

Ronnie Vannucci, il batterista dei Killers, ammette che erano nervosi quando hanno iniziato a lavorare al nuovo album, Wonderful Wonderful, il primo in cinque anni del gruppo di Las Vegas. Sentivano la pressione dopo la pausa. E, ovviamente, nonostante una lunga successione di successi come “Mr. Brightside,” “When You Were Young,” “Human,” “Smile Like You Mean It” e “Jenny Was A Friend Of Mine,” il clima musicale è cambiato considerevolmente negli ultimi cinque anni.

Eppure, nonostante il nervosismo e un diverso mondo della musica, i Killers sono tornati con il loro primo album al numero 1 della Billboard Top 200, Wonderful Wonderful, che ha debuttato questa settimana in cima alla classifica.

Come ha fatto la band a tornare dopo cinque anni con il primo album al numero 1? Ho incontrato Vannucci e il frontman dei Killers, Brandon Flowers, al Sunset Marquis di Los Angeles il giorno dopo la loro apparizione da Jimmy Kimmel, per scoprire la storia di questo nuovo album, la loro ammirazione per ZZ Top, Depeche Mode, U2 e altri, e i colleghi che ammirano dall’inizio della loro carriera.

Com’è andato il concerto per Kimmel ieri sera?
Brandon Flowers: Benissimo, abbiamo suonato al Caesar’s Palace, proprio dove where Evel Knievel ha saltato le fontane.

Voi avete saltato qualcosa?
Ronnie Vannucci: No, faceva caldissimo. Quando ce ne siamo andati verso le 22.15 c’erano 40° fuori. E quando stavamo suonando il sole stava iniziando a tramontare e ci ha dato un po’ di tregua.

Quante nuove canzoni avete suonato?
Flowers: Due, “The Man” e “Run For Cover.” Abbiamo già messo in agenda delle giornate di prove per iniziare a perfezionare le nuove canzoni.

Ce n’è qualcuna in particolare che non vedete l’ora di suonare?
Flowers: Certo, sì, forse ce ne sono di più in questo album rispetto a quante ce ne sono state per molto tempo. “Rut” e “Tyson vs. Douglas,” queste sono le due a cui sto pensando.
Vannucci: Saranno tutte belle da suonare. Quando fai un album ci sono alcune canzone di cui pensi, “Sì, è fortissima, mi sento positivo su questa.” Ma nell’insieme voglio suonare ogni singola canzone di questo album perché credo abbia una sua dimensione dal vivo, specialmente con cinque album alle spalle. E siamo in grado di costruire un arco emozionale dal vivo. E credo che in questo album ci siano molte canzoni che possono aiutarci a farlo.

Quando avete iniziato a scrivere le canzoni per questo album?
Flowers: Probabilmente circa un anno e mezzo fa, l’inizio del 2015.

Spesso c’è una canzone che dà il via libera ad un album. Ce n’è stata una in questo caso?
Flowers: “Rut,” stavamo registrando una puntata di Song Exploder ed è la canzone che abbiamo scelto proprio per quel motivo.
Vannucci: Erano passati cinque o sei mesi e la situazione stava diventando buia. C’è un sacco di pressione quando sei una band rock e ti ritrovi a fare il quinto album.

In realtà mi sembra che il 2017 sia un buon anno per il rock perché con questo mondo impazzito c’è bisogno del senso di libertà dato da un concerto rock.
Flowers: Sì, credo che riusciamo ancora a trasmettere un certo grado di libertà alle persone. Ed è stato simile con Battle Born, che non è stato il nostro album di maggior successo. Ma il tour è stato il migliore senza ombra di dubbio, è stato davvero divertente suonare quei concerti ed aver trasmesso questa libertà dal palco, ed aver sentito l’energia che tornava indietro dal pubblico. È stato incredibile.

Ci sono artisti che ammirate molto per il modo in cui si sono evoluti nella loro carriera?
Vannucci: Ci sono i nomi ovvi delle band che sono ancora in tour, i pesi massimi, dagli Stones agli U2, qualunque band che riesca a superare l’ostacolo dei 15 anni e faccia ancora album trasmessi in radio e faccia sold out. Quando arrivi a quel punto e ti guardi indietro riflettendo sul passato, ti rendi conto che, “Me**a, non è facile far funzionare questo strano matrimonio a quattro.” Non solo devi cercare di tenere in vita la tua vita amorosa, devi anche mantenerla produttiva. Non si può pubblicare la me**a e rimanere insieme. Devi essere soddisfatto dal punto di vista artistico e devi essere sicuro di non deludere te stesso e le persone che vengono a vederti, perché si aspettano un certo livello standard.

Se doveste coverizzare una canzone dei Depeche e una degli ZZ Top, quale scegliereste?
Vanucci: Uh, “TV Dinners,” degli ZZ Top.
Flowers: Se vuoi la mia preferita è “In Your Room.” Amo quella canzone.

Se guardate indietro nel tempo a quando avete iniziato, però, siete persone diverse. Ci sono canzoni di inizio carriera che potete vedere da esterni e capire perché sono state un successo o apprezzarle come se foste una band diversa? Vi faccio un esempio, stavo parlando con Alison Mosshart dei Kills, che mi ha detto di aver sentito una canzone dei Dead Weather in un bar e ci ha messo un minuto per realizzare che era lei a cantare.
Flowers:
Ho avuto un’esperienza simile. Ero in un ristorante messicano, a Londra, chiamato Bodega Negra. Sembra di entrare in un sexy shop ma è un ristorante messicano. Quella sera, in particolare, stavano suonando musica degli anni in cui siamo emersi anche noi, dal 2003 al 2006. E il mio primo pensiero è stato quanto è stato bello quel periodo e quante grandi band c’erano – Franz Ferdinand, The Strokes, White Stripes, Futureheads, Libertines, Kaiser Chiefs, Bloc Party. E noi siamo in questo mix. Mi sono sentito orgoglioso di essere parte di quello che è successo allora. Ma mi sono anche reso conto che non è più una mia canzone. Ma mi sono sentito onorato ancora di più di far parte di quella scena musicale. Se ci guardiamo indietro, anche se eravamo molto giovani, siamo davvero orgogliosi di quelle canzoni.

Ce ne sono una o due che risaltano di più delle altre?
Flowers: Lo scorso Ottobre abbiamo suonato Sam’s Town. Non ascoltavo Sam’s Town da dieci anni e abbiamo fatto questi due concerti al Sam’s Town di Las Vegas.
Vannucci: L’idea era quella di celebrare i 10 anni di Sam’s Town e suonarlo per intero. Non ascoltavo quell’album da tantissimi anni, e così ho deciso di farlo. Stavo guidando, mi ricordo, verso San Francisco, direzione Nord sulla 101 e me lo sono goduto come mai ho fatto con i nostri album perché non stavo pensando, “Ah, avremmo dovuto fare questa cosa meglio o avremmo dovuto alzare qui.” Lo stavo solo ascoltando e godendomelo. Ero davvero orgoglioso di noi in quell’album. Ogni aspetto era eseguito perfettamente. L’ho ascoltato come un fan, non come membro della band.

C’è una canzone a cui i fan hanno reagito in modo più positivo?
Flowers: Abbiamo una canzone speciale intitolata “Be Still.” È una di quelle cose che non puoi mai prevedere, molte persone hanno trovato una connessione con quella canzone e ha dato loro speranza. La musica ha questo effetto su chiunque in un momento della vita. Quindi è incredibile trovarsi dall’altro lato. La musica può essere potente.

Qual è la canzone che ha avuto su di voi questo effetto?
Vannucci: Fino a 10 anni fa non ho mai fatto attenzione ai testi, conoscevo la parole, ma non ero concentrato sul significato. Ma da piccolo, mi ricordo che andavo in skateboard e suonavo la batteria e Tom Petty ha pubblicato Full Moon Fever. “I Won’t Back Down” è stata quella canzone che, anche da dodicenne quale ero, non ancora formato, mi ha aiutato molto. Ed è ancora una delle mie canzoni preferite. Puoi avere 8 o 80 anni, credo ancora che sia una di quelle canzoni che, se sei umano, ti emoziona.
Flowers: Quella che mi viene in mente..anche se non sono mai stato un dark nella mia vita, ho avuto comunque un cuore spezzato e i Cure sono la band a cui facevo riferimento. Ascoltavo canzoni come “Letter To Elise” o “Pictures Of You,” o cose simili, a ripetizione. E’ una sensazione forte perché ti sembra che chi canta abbia passato la vissuto la stessa situazione che stai passando tu.

Fonte // Forbes

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