Nylon [10-2017]

Con 15 anni alle spalle, il nuovo album della band sembra quasi un album della maturità

“Come ci sono arrivato qui?” è la domanda che il cantante-tastierista Brandon Flowers si è ritrovato a chiedersi mentre lavorava ai testi più sentimentali di Wonderful Wonderful, il quinto album dei Killers. Per trovare le risposte è tornato all’inizio di tutto, e ha dissezionato il moccioso, sbruffone 21enne che era quando la band ha iniziato a lavorare a Hot Fuss, l’album di debutto imbottito di successi. Ha incanalato quel personaggio nel primo singolo di Wonderful Wonderful, “The Man.” “I’ve got gas in the tank/ I’ve got money in the bank/ I’ve got news for you, baby: You’re looking at the man,” canta sarcasticamente su un ritmo da discoteca.

“Quando abbiamo iniziato ero davvero insicuro,” dice Flowers, seduto con il batterista Ronnie Vannucci Jr. nella stanza di un hotel di SoHo a New York. “Quando cantavo non ero davvero me. Mi sentivo come un dono di Dio,” ammette ridendo. “Quando cresci hai questa percezione di cosa significhi essere un uomo, e solitamente c’entra essere forti, portare a casa i soldi ed essere seduttore. Ma quello che ho capito è che per essere un vero uomo devi avere molta più empatia e compassione.” Il singolo tenta di riconciliare queste scoperte, anche se il suo umorismo lo rende un’eccezione in un album decisamente maturo. I Killers sono assieme da più di 15 anni, per cui è appropriato che Wonderful Wonderful sembri quasi un album della maturità.

Gli albori della band risalgono al 2001, quando Flowers e il chitarrista Dave Keuning si sono incontrati grazie ad un annuncio in un giornale di Las Vegas. La prima canzone che hanno scritto assieme è stata “Mr. Brightside,” che hanno poi suonato ad una serata open mic. Vannucci e il bassista Mark Stoermer, che suonavano in altre band locali, si sono uniti a loro nel 2002. Qualche anno più tardi sono esplosi: quella prima canzone sarebbe diventata una delle migliori canzoni del secolo a detta di Pitchfork, e avrebbero poi fatto vendere un totale di più di 15 milioni di album in tutto il mondo.

Ma quando Flowers, Vannucci, e gli altri sono stati spinti sotto i riflettori, stavano ancora imparando a conoscersi. “È simile ad un matrimonio,” dice Flowers parlando della dinamica del gruppo. “Come in qualsiasi relazione, bisogna mettersi d’impegno. Siamo durati più di molte altre band.” “Si dice che le cose si mettono male dopo sette anni di matrimonio,” aggiunge Vannucci. “È lo stesso per una band. Noi ne abbiamo passati due di quei sette anni.”

Una solida creatività richiede inevitabilmente una certa trasformazione—cosa che hanno capito durante una visita nello studio del produttore Jacknife Lee a Los Angeles. “Io e Brandon siamo andati da Lee in macchina,” ricorda Vannucci. “Eravamo in fase di colloquio con un po’ di produttori. Una delle cose che ha detto è che credeva nel rock ’n’ roll ma che avremmo dovuto fare qualcosa di diverso. E che il tutto ci avrebbe messo un po’ a disagio.”

La band ha accettato la sfida, facendo di Wonderful Wonderful il primo progetto in cui hanno permesso ad un produttore di essere così presente nel processo di registrazione. “Avevamo bisogno di una nuova prospettiva,” dice Vannucci, “qualcuno che avesse un approccio da esterno.” Il risultato finale è uno dei loro album più completi, dalla traccia di apertura pesante e cupa alle esaltanti ballad, al soft rock sufficientemente melodrammatico. L’album segue Battle Born del 2012, e segna la pausa più lunga che abbiano mai preso tra album.

Il nuovo album medita sulla forza e la vulnerabilità, i successi e i fallimenti, la mascolinità e l’idolatria. In certi punti la voce di Flowers sembra più vigorosa del solito, ma questi momenti sono anche fra quelli più introspettivi. “Run for Cover”, a chiusura della prima metà dell’album, ne è il cuore pulsante, una narrativa ambiziosa che ricorda il secondo album del gruppo, Sam’s Town, ispirato a Springsteen. Con esplosivi riff rock e crescenti suoni elettronici, sembra quasi un aggiornamento post-punk di “Born to Run” con sintetizzatori. Il suo rock da stadio richiama una sorta di escapismo alla “Don’t Look back in Anger”, anche se il soggetto della canzone è meno piacevole, pur se Americano quanto una tipica torta di mele: scappare da tossici uomini al potere. Mentre il Boss canta di scappare dall’abbandono per trovare il significato dell’amore e della libertà, in “Run for Cover” non ci sono baci per la strada che durano per sempre. La canzone in realtà parla di sopravvivenza. “It’s even harder when the dirtbag’s famous,” canta Flowers. Nonostante l’opportuno riferimento a uomini falsi che sono “fake news,” il cantante aveva iniziato a scrivere la canzone nove anni fa. “Mio fratello continuava a mandarmela una volta all’anno dicendo, ‘Non dimenticarti di questa canzone,’” ricorda, “ma non l’avevamo finita.”

“E’ un grido di allarme,” Flowers continua. “E’ come quando cerchi di scuotere qualcuno per svegliarlo quando vedi che sta cadendo negli abissi.” La canzone è ispirata dalla sua infanzia con quattro sorelle, e dal vedere quello che hanno dovuto passare. “Come uomo non posso davvero capire cosa significhi essere una donna e tutti i problemi che ne derivino,” dice. “Ma so di cosa sono capaci gli uomini. E a volte sono delle cose davvero brutte.” Non è l’unica canzone che prende ispirazione dalle donne della sua vita, e dalle loro lotte quotidiane: in “Some Kind of Love” Flowers scrive dell’esperienza di sua moglie con il DPTS, derivante da episodi traumatici della sua infanzia. E in “Rut,” piena di speranza e cori, scrive dalla sua prospettiva.

In chiusura di Wonderful Wonderful, i Killers pongono una domanda spinosa: “Have all the songs been written?” canta Flowers, sul riff più minimalista e solenne dell’album. La risposta è chiaramente no, e, giunto a 36 anni, Flowers dimostra che non dobbiamo mai smettere di documentare il nostro processo di maturazione, di riscoperta di noi stessi.

Fonte // Nylon

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