Exclaim! [04-10-2017]

Con la recente pubblicazione del nuovo album ‘Wonderful Wonderful’, il frontman dei Killers parla di storie dai tour, di Morrissey e di recensioni cattive

La strada verso Wonderful Wonderful, il primo album dei Killers in cinque anni, è stata lunga e tortuosa. Negli anni trascorsi da Battle Born, i membri si sono permessi una serie di progetti paralleli prima di mettersi al lavoro con i produttori Stuart Price e Jacknife Lee. Dopo varie false partenze, hanno trovato nel passato la chiave per il futuro; un tour che celebrava il decimo anniversario di Sam’s Town ha convinto il frontman Brandon Flowers che il quinto album della band dovesse essere costruito attorno un centro comune.

Dato che il bassista Mark Stoermer e il chitarrista Dave Keuning hanno rinunciato ad andare in tour, Flowers ha raccolto l’opportunità di renderlo l’album più personale, con riflessioni sulla mascolinità moderna e dove vede sé stesso all’interno di quel continuum mentre si muove dalla divertente sbruffonata del singolo di lancio, “The Man,” a canzoni più affettuose, come “Some Kind of Love.” “Quello che ho scoperto,” ha detto di recente a Entertainment Weekly, “è che si tratta di maggiore empatia e compassione.”

Qual è stato il concerto più memorabile o stimolante, e perché?
Quando andavo ad un concerto convinto, per cui avrei pagato soldi — ed ero pronto ad una sorta di esperienza spirituale — lo facevo perché veneravo i cantanti. Ero entusiasta di vedere persone come Morrissey e Robert Smith e respirare la loro stessa aria e stare nello stesso luogo di Dave Gahan, per cui ogni concerto a cui sono andato da ragazzino era speciale per me. Adesso tutto è cambiato. Sono io il cantante di una band e le persone non si accontentano più di essere nel tuo stesso posto. Non si tratta solo di un autografo, ma di un selfie e non puoi farlo con il gruppo intero di persone che aspettano, ognuno deve farlo da solo. Una volta sono andato all’Hard Rock perché avevo sentito che Martin Gore era al Circle Bar dell’Hard Rock, e così sono andato e sono rimasto a guardarlo. Volevo solo vedere lui, i suoi capelli e che giacca indossasse. Credo che il mio approccio sia totalmente diverso.

Quali sono stati gli alti e i bassi della tua carriera?
Abbiamo spuntato molte caselle. All’inizio era ottenere un contratto discografico, aprire un concerto di Morrissey, avere un numero uno in Inghilterra e cose simili — quelle cose erano entusiasmanti. Abbiamo suonato allo stadio di Wembley durante l’ultimo tour ed è una cosa che tutte le band sognano. Vedere quel sogno realizzato è indescrivibile.

Qual è la cosa più cattiva che ti è stata detta prima, durante o dopo un concerto?
Dopo aver suonato all’Electric Ballroom a Londra nel 2006 ho letto la recensione di Rolling Stone su Sam’s Town. [La recensione dice, in parte: “I Killers spuntano tutti i cliché di musica pomposa da arena nella loro missione di riscrivere “Born to Run”— anche se uno dei motivi che fa di Springsteen un genio è il fatto che non ha mai provato a riscrivere “Born to Run”… Sembra che stiano provando a fare una dichiarazione importante, solo che non hanno niente da dire.”] Credo che sia la cosa più cattiva che mi sia mai stata detta dopo un concerto.

Quali sono i tratti che ti piacciono di più e di meno di te stesso?
Credo di essere coerente e di lavorare sodo, credo che siano queste le cose che mi piacciono di più di me stesso. Quello che mi piace di meno? Non saprei. Non è una cosa su cui mi soffermo, ma potrei essere meno critico.

Qual è la tua idea di una Domenica perfetta?
Ho tre figli, quindi quando sono liberi e lo sono anch’io, passo le Domeniche con loro e mia moglie. Probabilmente farei qualcosa all’aperto nella natura e poi qualcosa anche in città. Mi piace mischiare le cose. Alcune delle mie giornate preferite sono quando vado a fare scalate di cinque o sei ore e poi torno in città e vado a cena al Caesar’s Palace o in posti simili. Credo che mi piaccia il contrasto di poter essere in grado di mettere insieme le due cose.

Che consiglio avresti dovuto seguire, ma non lo hai fatto?
Parlavo molto a sproposito i primi tempi. Elton John mi ha praticamente detto di smettere e di tenere la testa bassa. Mi ha detto proprio così. Credo di esserci arrivato alla fine. Non attirare troppa attenzione su di te ma lascia che le canzoni parlino da sole. Mi ci è voluto molto tempo per farlo; non so perché, ma è stato il consiglio giusto.

Cosa ti viene in mente quando pensi al Canada?
Probabilmente penso a molte cose a cui molti altri pensano. Penso a Neil Young, penso alle foglie d’acero, penso al mio tour manager, che è di Toronto. Penso a Will Arnett, penso a Coutts, mio cognato e mia sorella hanno vissuto a Coutts, in Alberta, per circa dieci anni. Queste sono le cose che mi vengono in mente.

Qual è stato il primo LP/cassetta/CD/stereo 8 che hai comprato con i tuoi soldi?
La cassetta del Greatest Hits dei Cars. Canzoni come “Just What I Needed” e “Tonight She Comes” — erano quelle le canzoni che mi trasmettevano qualcosa a quell’età. Il grunge era all’apice, ma non ero interessato a quel tipo di musica. Non ero abbastanza arrabbiato. I Cars mi trasmettevano qualcosa. Comunicavano con il mio lato sensibile e melodico. Mi piaceva come mettevano assieme tastiere e chitarre — lo facevano così bene.

Qual è stato il tuo lavoro più memorabile?
Ho lavorato nel ristorante francese all’interno del Aladdin Hotel (adesso si chiama Planet Hollywood Casino), chiamato Josef’s Brasserie. Il famoso chef Thomas Keller era suo fratello. Ero un cameriere e mi piaceva la freneticità di questo lavoro. Ripulire i tavoli, portare i piatti ai tavoli giusti, sapere i numeri dei tavoli e sentire i soldi che crescevano in tasca grazie alle mance, e contarli a fine serata, c’era qualcosa che mi dava soddisfazione.

Cosa temi di più?
Non voglio morire. Voglio arrivare almeno a 85 anni. Sono grato di stare sulla Terra. Credo sia un periodo fantastico per essere vivi. C’è ancora così tanto che non ho visto della Terra e ancora così tante cose che voglio fare. Non voglio che mi ritirino il biglietto troppo presto.

Qual è stato l’incontro più strano con una celebrità?
Condividere l’ascensore con Tom Waits in aeroporto e non essere in grado di trovare le parole per esprimere cosa significhi per me e cosa le sue canzoni abbiano fatto per me. Così non ho detto niente.

Tua madre sperava che avresti fatto qualcosa di diverso?
Mia mamma era molto coinvolta. Mi sosteneva in tutto. Aveva paura delle trappole in cui sarei potuto cadere — chiunque sarebbe preoccupato che suo figlio possa diventare una sorta di vittima, ma appoggiava completamente la mia scelta..

Fonte // Exclaim!

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